20/04/2022
É stata confermata dalla Cassazione la condanna a sei anni e mezzo di reclusione, senza concessione delle attenuanti generiche, nei confronti di un imprenditore della Val Seriana titolare di un agriturismo con ristorante e produzione agricola, che nel 2017 aveva violentato la donna che si occupava di lavare i piatti dell'attività ricettiva dicendole «se ci stai ti faccio il contratto».
Questa è solo l'ennesima di tante storie simili che disegna un quadro preciso di come il fenomeno della violenza maschile contro le donne sia strettamente intrecciato a quello della asimmetria di potere. Nei rapporti di lavoro non è infrequente, infatti, che le donne siano sottoposte a molestie, ricatti o inganni, come in questo caso.
Questa sentenza deve sollecitare il Parlamento ad approvare quanto prima il disegno di legge sul contrasto delle molestie sessuali sui luoghi di lavoro che ho presentato, insieme a tante altre senatrici e senatori e che è all'esame delle commissioni Giustizia e Lavoro del Senato. Il ddl è nato dall'esigenza di colmare quel vuoto normativo che si pone tra la violenza sessuale e la violenza personale, introducendo una nuova fattispecie di reato: quella delle molestie sessuali con l'aggravante dei rapporti di lavoro e di studio. Con questo disegno di legge costituiranno finalmente reato tutti quei comportamenti, pratiche o minacce che mirano a provocare – o sono suscettibili di provocare – danni fisici, psicologici, sessuali o economici, così come richiesto dalla Convenzione di Istanbul.
Dobbiamo accelerare, anche perché, come abbiamo visto più volte, dopo la pandemia moltissime donne sono uscite dal mercato del lavoro e spesso, quando vi rientrano, lo fanno in situazioni di precarietà che le espongono ancora di più a ricatti, abusi di potere violenze sui luoghi di lavoro.