16/05/2026
“Il cammino sinodale in Italia: bilancio e prospettive”
La forma del Vangelo: relazioni e strutture in un'epoca di cambiamento
Mons. Erio Castellucci, Vescovo di Modena-Nonantola-Carpi
Intervento di formazione pastorale nella Diocesi di Lanciano-Ortona
14 maggio 2026, Curia Arcivescovile.
In un’epoca segnata non solo da semplici mutamenti ma da un vero e proprio cambiamento d'epoca, la riflessione di don Erio Castellucci traccia la rotta per una Chiesa che intende riscoprire la propria essenza profonda, liberandosi dal peso di un passato glorioso ma ormai concluso. Il cuore dell'intervento si snoda attorno alla consapevolezza che la "cristianità" — intesa come quel sodalizio storico tra fede, società e potere — è giunta al termine. Questo tramonto non deve però essere letto con nostalgia o spirito di ritirata, bensì come una straordinaria opportunità offerta dallo Spirito per passare da un'ossessione per la quantità e il conteggio numerico a una dedizione assoluta verso la qualità delle relazioni, proprio come insegnato dallo stile di Gesù.
Questa nuova visione richiede una formazione che non sia una mera trasmissione scolastica di nozioni, ma il coraggio di assumere la "forma del Vangelo", ponendo al centro l'incontro personale con Cristo piuttosto che sterili sistemi ideologici. In questo processo di rinnovamento, la corresponsabilità emerge come il vero termometro della comunità: la Chiesa è chiamata ad abbandonare logiche parlamentari o autoritarie per abbracciare il discernimento comunitario, dove ogni voce ha valore. All'interno di questa dinamica, spicca il ruolo fondamentale delle donne, la cui presenza è vitale per la sopravvivenza stessa delle parrocchie. Castellucci evidenzia un paradosso ancora da sciogliere: nonostante le donne costituiscano l'ossatura della Chiesa, spesso rimangono escluse dai processi decisionali, privando la comunità di una sensibilità concreta e di una capacità di cura che è essenziale per la dignità del corpo ecclesiale.
La riforma auspicata tocca inevitabilmente anche le strutture, che devono subire una conversione profonda per non trasformare la Chiesa in un'azienda focalizzata sul profitto e sull'efficienza burocratica. L'obiettivo è tornare a essere una "famiglia" che mette al centro i fragili, semplificando gli apparati amministrativi e superando la resistenza mentale del "si è sempre fatto così", che rischia di soffocare lo slancio missionario. In definitiva, la grande sfida che attende le comunità è quella della prossimità attiva. Farsi vicini agli ammalati, ascoltare i giovani senza giudizio e abitare le periferie esistenziali sono gesti che forse non cambieranno le statistiche sociologiche, ma che segnano la differenza nel "cuore di Dio", rendendo la Chiesa un lievito di fraternità capace di offrire speranza nel mezzo del pluralismo contemporaneo