Convento Cappuccini Sant'Antonio in Lamezia Terme

Convento Cappuccini Sant'Antonio in Lamezia Terme Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Convento Cappuccini Sant'Antonio in Lamezia Terme, Centro religioso, Piazza S. Antonio da Padova, 3, Lamezia Terme.

14/08/2024

Benedetto XVI e gli angeli
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A proposito dell'angelo custode, Papa Benedetto ha raccontato alcune sue esperienze; due si sono verificate quando era bambino.

La prima ha avuto luogo quando da piccolo si ammalò di difterite. Dicevano che non sarebbe sopravvissuto, ma alla fine si riprese, e attribuì la guarigione al suo angelo custode.

Pochi anni dopo cadde in uno stagno vicino a dove viveva e riuscì ad uscirne grazie all’aiuto dell’angelo custode.

In seguito, alla fine della II Guerra Mondiale, Hi**er decise di reclutare tutti i giovani tedeschi e lo inviò a un’unità antiaerea.

Nel febbraio del 1945 si ammalò di setticemia e il medico militare del battaglione di difesa antiaerea (dove era stato arruolato a forza) pensava di amputargli un pollice per salvargli la vita. Poi, finito il conflitto, saputo che Hi**er era morto, decise di disertare... incontrò dei soldati. La sua situazione era grave, perché disertare l’esercito equivaleva a tradire la patria.

Per via del suo delicato stato di salute, però, decisero di lasciarlo andare e potè tornare a casa. Nelle sue memorie, Ratzinger dice che sembrava che un angelo lo proteggesse.

Nel 2009, già Papa, si era recato in Valle d'Aosta in vacanza, con l’intenzione di scrivere la sua opera “Gesù di Nazaret”.

Poi è caduto, fratturandosi un polso. Benedetto XVI ha detto che il suo angelo custode aveva permesso quella caduta, seguendo ordini superiori, perché si dedicasse al riposo.

Ricordiamo anche le parole di Papa Benedetto XVI all'Angelus del 2 ottobre 2011: “Cari amici, il Signore è sempre vicino e operante nella storia dell’umanità, e ci accompagna anche con la singolare presenza dei suoi Angeli, che oggi la Chiesa venera quali “Custodi”, cioè ministri della divina premura per ogni uomo.
Dall’inizio fino all’ora della morte, la vita umana è circondata dalla loro incessante protezione. E gli Angeli fanno corona all’augusta regina Maria delle Vittorie, la Beata Vergine Maria del Rosario, che nella prima domenica di ottobre, proprio a quest’ora, dal Santuario di Pompei e dal mondo intero, accoglie la fervida Supplica, affinché sia sconfitto il male e si riveli, in pienezza, la bontà di Dio”.

14/08/2024

Lo scorso agosto venni ricevuta in udienza privata da Ratzinger, insomma da Papa Benedetto XVI. Un Papa che ama il mio lavoro da quando lesse "Lettera a un bambino mai nato" e che io rispetto profondamente da quando leggo i suoi intelligentissimi libri. Un Papa, inoltre, col quale mi trovo d'accordo in parecchi casi. Per esempio, quando scrive che l'Occidente ha maturato una sorta di odio contro sé stesso. Che non ama più sé stesso, che ha perso la sua spiritualità e rischia di perdere anche la sua identità. (Esattamente ciò che scrivo io quando scrivo che l'Occidente è malato di un cancro morale e intellettuale. Non a caso ripeto spesso: «Se un Papa e un'atea dicono la stessa cosa, in quella cosa dev'esserci qualcosa di tremendamente vero»). Nuova parentesi. Sono un'atea, sì. Un'atea-cristiana, come sempre chiarisco, ma un'atea. E Papa Ratzinger lo sa molto bene. Ne "La Forza della Ragione" uso un intero capitolo per spiegare l'apparente paradosso di tale autodefinizione. Ma sapete che cosa dice lui agli atei come me? Dice: «Ok. (L'ok è mio, ovvio). Allora Veluti si Deus daretur. Comportatevi come se Dio esistesse». Parole da cui si deduce che nella comunità religiosa vi sono persone più aperte e più intelligenti che in quella laica alla quale appartengo. [...] E così ci incontrammo, io e questo gentiluomo intelligente. Senza cerimonie, senza formalità, tutti soli nel suo studio di Castel Gandolfo conversammo e l'incontro non-professionale doveva restare segreto. Nella mia ossessione per la privacy, avevo chiesto che così fosse. Ma la voce si diffuse ugualmente. Come una bomba nucleare piombò sulla stampa italiana.

Oriana Fallaci, discorso tenuto il 28 novembre 2005 in occasione della consegna dell'Annie Taylor Award e riportato in Libero, 1 dicembre 2005.

14/08/2024

Soffermiamoci [... sul] cammino verso “la maturità di Cristo”; così dice, un po’ semplificando, il testo italiano. Più precisamente dovremmo, secondo il testo greco, parlare della “misura della pienezza di Cristo”, cui siamo chiamati ad arrivare per essere realmente adulti nella fede. Non dovremmo rimanere fanciulli nella fede, in stato di minorità. E in che cosa consiste l’essere fanciulli nella fede? Risponde San Paolo: significa essere “sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina…” (Ef 4, 14). Una descrizione molto attuale!

Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore (cf Ef 4, 14). Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.

Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É lui la misura del vero umanesimo. “Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. É quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede - solo la fede - che crea unità e si realizza nella ca**tà. San Paolo ci offre a questo proposito – in contrasto con le continue peripezie di coloro che sono come fanciulli sballottati dalle onde – una bella parola: fare la verità nella ca**tà, come formula fondamentale dell’esistenza cristiana. In Cristo, coincidono verità e ca**tà. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, verità e ca**tà si fondono. La ca**tà senza verità sarebbe cieca; la verità senza ca**tà sarebbe come “un cembalo che tintinna” (1 Cor 13, 1).

(Card. Joseph Ratzinger - dall’Omelia pronunciata durante la Santa Messa «Pro Eligendo Romano Pontifice»,18 aprile 2005)

13/08/2024

"Noi abbiamo perduto il senso che i cristiani non possono vivere come vive chiunque. L'opinione stolta secondo cui non esisterebbe una specifica morale cristiana è solo una espressione particolarmente spinta della perdita di un concetto base: la " differenza del cristiano rispetto ai modelli del mondo".
Anche in alcuni ordini e congregazioni religiose si è scambiata la vera riforma con il rilassamento della austerità tradizionale. S'è scambiato il rinnovamento con l'accomodamento".
"Il futuro della Chiesa può dipendere, anzi certamente dipenderà anche nel nostro tempo, dalla forza di quei credenti che hanno radici profonde, e vivono un'esistenza ricolma della luminosa pienezza della fede [...].
Sarà certamente una Chiesa consapevole della sua natura di realtà religiosa, che non si accrediterà sulla base della sua potenza politica e non amoreggerà né con le «destre » né con le «sinistre ».
Avrà un’esistenza faticosa, poiché la sua nuova configurazione e il suo rinnovamento le costeranno una purificazione nella quale si consumeranno anche molte delle sue forze migliori.
Sarà una Chiesa che ha imboccato la strada della povertà, e sarà in particolare la Chiesa dei piccoli e dei deboli: un processo, questo, tanto più delicato e rischioso, in quanto dovrà guardarsi e dalla grettezza di parte e dalla testardaggine magniloquente.
Si può prevedere che ciò sarà valido per ogni tempo.
Sarà un’evoluzione lunga e tortuosa: proprio come lo è stata la via che partendo dalle false istanze progressiste, diffuse alla vigilia della rivoluzione francese, ha condotto fino al rinnovamento effettivo del XIX secolo.
In base a queste istanze, anche a dei vescovi poteva sembrare imperativo dell’attualità e inesorabile « linea di tendenza » deridere i dogmi, e addirittura lasciare intendere che l’esistenza di Dio non potesse darsi in alcun modo per certa.
Ma, dopo la prova di simili divisioni, sgorgheranno sorgenti limpide e feconde.
Gli uomini di un mondo in tutto e per tutto « programmato » si ritroveranno in una indicibile solitudine.
Quando Dio sarà completamente scomparso dal loro orizzonte, essi proveranno sulla loro pelle una miseria terribile e senza confini.
Scopriranno allora la piccola comunità dei credenti come un fatto del tutto nuovo, una novità assoluta: come una speranza che è anche per loro, come la risposta a una domanda che li ha sempre nascostamente inquietati.
Per questo sono certo che si preparano per la Chiesa tempi molto difficili.
La sua « crisi » vera e propria è solo appena cominciata".

(Joseph Ratzinger/Benedetto XVI - da "Glaube und Zukunft")

05/08/2024

"Ben presto mi troverò di fronte al giudice ultimo della mia vita. Anche se nel guardare indietro alla mia lunga vita posso avere tanto motivo di spavento e paura, sono comunque con l’animo lieto perché confido fermamente che il Signore non è solo il giudice giusto, ma al contempo l’amico e il fratello che ha già patito egli stesso le mie insufficienze e perciò, in quanto giudice, è al contempo mio avvocato (Paraclito). In vista dell’ora del giudizio mi diviene così chiara la grazia dell’essere cristiano. L’essere cristiano mi dona la conoscenza, di più, l’amicizia con il giudice della mia vita e mi consente di attraversare con fiducia la porta oscura della morte. In proposito mi ritorna di continuo in mente quello che Giovanni racconta all’inizio dell’Apocalisse: egli vede il Figlio dell’uomo in tutta la sua grandezza e cade ai suoi piedi come morto. Ma Egli, posando su di lui la destra, gli dice: ‘Non temere! Sono io…’ (cfr. Ap 1,12-17)". (Papa Benedetto XVI)

Santa notte...

05/08/2024

"Se chi amo, se l'amore, se il più grande regalo della mia vita mi è vicino, se posso essere certo che colui che mi ama è con me, allora anche nelle difficoltà provo nel profondo del cuore una gioia che è più grande di ogni sofferenza".

(Papa Benedetto XVI – dal libro "Per Amore")

Santa notte...

03/08/2024
02/08/2024

...Qual è la ragione per cui alcuni vedono e trovano e altri no? Che cosa apre gli occhi e il cuore? Che cosa manca a coloro che restano indifferenti, a coloro che indicano la strada ma non si muovono? Possiamo rispondere: la troppa sicurezza in se stessi, la pretesa di conoscere perfettamente la realtà, la presunzione di avere già formulato un giudizio definitivo sulle cose rendono chiusi ed insensibili i loro cuori alla novità di Dio. Sono sicuri dell’idea che si sono fatti del mondo e non si lasciano più sconvolgere nell'intimo dall'avventura di un Dio che li vuole incontrare. Ripongono la loro fiducia più in se stessi che in Lui e non ritengono possibile che Dio sia tanto grande da potersi fare piccolo, da potersi davvero avvicinare a noi.

Alla fine, quello che manca è l'umiltà autentica, che sa sottomettersi a ciò che è più grande, ma anche il coraggio autentico, che porta a credere a ciò che è veramente grande, anche se si manifesta in un Bambino inerme. Manca la capacità evangelica di essere bambini nel cuore, di stupirsi, e di uscire da sé per incamminarsi sulla strada che indica la stella, la strada di Dio. Il Signore però ha il potere di renderci capaci di vedere e di salvarci. Vogliamo, allora, chiedere a Lui di darci un cuore saggio e innocente, che ci consenta di vedere la stella della sua misericordia, di incamminarci sulla sua strada, per trovarlo ed essere inondati dalla grande luce e dalla vera gioia che egli ha portato in questo mondo. Amen!

(Papa Benedetto XVI - dall'Omelia del 6 gennaio 2010)

28/07/2024

L' uomo non si fida di Dio. Egli, tentato dalle parole del serpente, cova il sospetto che Dio, in fin dei conti, gli tolga qualcosa della sua vita, che Dio sia un concorrente che limita la nostra libertà e che noi saremo pienamente esseri umani soltanto quando l'avremo accantonato; insomma, che solo in questo modo possiamo realizzare in pienezza la nostra libertà. L'uomo vive nel sospetto che l'amore di Dio crei una dipendenza e che gli sia necessario sbarazzarsi di questa dipendenza per essere pienamente se stesso. L'uomo non vuole ricevere da Dio la sua esistenza e la pienezza della sua vita. Vuole attingere egli stesso dall'albero della conoscenza il potere di plasmare il mondo, di farsi dio elevandosi al livello di Lui, e di vincere con le proprie forze la morte e le tenebre. Non vuole contare sull'amore che non gli sembra affidabile; egli conta unicamente sulla conoscenza, in quanto essa gli conferisce il potere. Piuttosto che sull'amore punta sul potere col quale vuole prendere in mano in modo autonomo la propria vita. E nel fare questo, egli si fida della menzogna piuttosto che della verità e con ciò sprofonda con la sua vita nel vuoto, nella morte. Amore non è dipendenza, ma dono che ci fa vivere. La libertà di un essere umano è la libertà di un essere limitato ed è quindi limitata essa stessa. Possiamo possederla soltanto come libertà condivisa, nella comunione delle libertà: solo se viviamo nel modo giusto l'uno con l'altro e l'uno per l'altro, la libertà può svilupparsi. Noi viviamo nel modo giusto, se viviamo secondo la verità del nostro essere e cioè secondo la volontà di Dio. Perché la volontà di Dio non è per l'uomo una legge imposta dall'esterno che lo costringe, ma la misura intrinseca della sua natura, una misura che è iscritta in lui e lo rende immagine di Dio e così creatura libera. Se noi viviamo contro l'amore e contro la verità – contro Dio –, allora ci distruggiamo a vicenda e distruggiamo il mondo. Allora non troviamo la vita, ma facciamo l'interesse della morte. Tutto questo è raccontato con immagini immortali nella storia della caduta originale e della cacciata dell'uomo dal Paradiso terrestre.
Cari fratelli e sorelle! Se riflettiamo sinceramente su di noi e sulla nostra storia, dobbiamo dire che con questo racconto è descritta non solo la storia dell'inizio, ma la storia di tutti i tempi, e che tutti portiamo dentro di noi una goccia del veleno di quel modo di pensare illustrato nelle immagini del Libro della Genesi. Questa goccia di veleno la chiamiamo peccato originale. Proprio nella festa dell'Immacolata Concezione emerge in noi il sospetto che una persona che non pecchi affatto sia in fondo noiosa; che manchi qualcosa nella sua vita: la dimensione drammatica dell'essere autonomi; che faccia parte del vero essere uomini la libertà del dire di no, lo scendere giù nelle tenebre del peccato e del voler fare da sé; che solo allora si possa sfruttare fino in fondo tutta la vastità e la profondità del nostro essere uomini, dell'essere veramente noi stessi; che dobbiamo mettere a prova questa libertà anche contro Dio per diventare in realtà pienamente noi stessi. Con una parola, noi pensiamo che il male in fondo sia buono, che di esso, almeno un po', noi abbiamo bisogno per sperimentare la pienezza dell'essere. Pensiamo che Mefistofele – il tentatore – abbia ragione quando dice di essere la forza "che sempre vuole il male e sempre opera il bene" (J.W. v. Goethe, Faust I, 3). Pensiamo che patteggiare un po' col male, riservarsi un po' di libertà contro Dio, in fondo, sia bene, forse sia addirittura necessario.
Guardando però il mondo intorno a noi, possiamo vedere che non è così, che cioè il male avvelena sempre, non innalza l'uomo, ma lo abbassa e lo umilia, non lo rende più grande, più puro e più ricco, ma lo danneggia e lo fa diventare più piccolo. Questo dobbiamo piuttosto imparare nel giorno dell'Immacolata: l'uomo che si abbandona totalmente nelle mani di Dio non diventa un burattino di Dio, una noiosa persona consenziente; egli non perde la sua libertà. Solo l'uomo che si affida totalmente a Dio trova la vera libertà, la vastità grande e creativa della libertà del bene. L'uomo che si volge verso Dio non diventa più piccolo, ma più grande, perché grazie a Dio e insieme con Lui diventa grande, diventa divino, diventa veramente se stesso. L'uomo che si mette nelle mani di Dio non si allontana dagli altri, ritirandosi nella sua salvezza privata; al contrario, solo allora il suo cuore si desta veramente ed egli diventa una persona sensibile e perciò benevola ed aperta.
Più l'uomo è vicino a Dio, più vicino è agli uomini.

( Omelia di Sua Santità Benedetto XVI nel 40° anniversario della conclusione del Concilio ecumenico Vaticano II, nella solennità dell’Immacolata concezione della Beata Vergine Maria, 8 dicembre 2005)

27/07/2024

La verità non può avvalersi d'altra arma che se stessa. Chi crede d'aver trovato nella verità la perla preziosa, è disposto a dar via tutto il resto, anche se stesso: egli sa che nel "perdersi" si ritrova, e che solo il chicco di grano che muore porta molto frutto. Chi crede e può dire: "Abbiamo trovato l'amore", deve ridistribuire questo dono. Operando così egli non eserciterà violenza, non soffocherà l'identità di nessuno, non aggredirà le culture, bensì le affrancherà in prospettiva della loro possibile grandezza. C'è una responsabilità da soddisfare: "Un'urgenza mi spinge; guai a me se non predico il Vangelo" (1Cor 9,16)...
Mi sembra, in definitiva, che possa intendersi sotto questa luce anche la parabola del servo timoroso che sotterra il denaro del suo padrone, così da poterglielo restituire integro, invece di trafficarlo e accrescerlo al pari degli altri servi. Il "talento" a noi affidato - il tesoro della verità - non può essere tenuto nascosto, ma dev'essere dispensato con audacia e coraggio, affinché fruttifichi e (passando ad un'altra immagine) come lievito si diffonda nell'umanità e la rinnovi. Oggi, nel nostro Occidente, noi sembriamo frequentemente solleciti a sotterrare il tesoro. Forse perché colti da pusillanimità di fronte all'esigenza di gettarlo nella competizione della nostra storia, rischiando così di perderlo (ma questa è pura incredulità); oppure per indolenza: la sotterriamo perché non vogliamo esserne noi stessi importunati, desiderando condurre una vita risparmiata dal peso della sua responsabilità. Ma il dono della conoscenza di Dio, il dono del suo amore che si offre a noi nel cuore spalancato di Gesù, dovrebbe pungolarci a dare il nostro contributo affinché tutti i confini della terra possano vedere la salvezza di Dio.

(Joseph Ratzinger - da "In cammino verso Gesù Cristo")

25/07/2024

L' atto di violenza espresso dagli uomini contro di lui, Gesù lo trasforma dall'interno in atto di offerta a loro favore, in un gesto d'amore. Tutto questo è drammaticamente riconoscibile nell'agonia dei Getsemani. Ciò che aveva proclamato nel Discorso della montagna, ora Gesù lo compie: non contrappone violenza a violenza, come avrebbe potuto, ma pone fine alla violenza trasformandola in amore. L' atto della sua uccisione e il suo morire sono trasformati in amore, la violenza è sconfitta dall'amore. Questa è la trasformazione basilare, sulla quale tutto il resto si fonda. E' la vera trasformazione di cui il mondo ha bisogno, l'unica che può salvare il mondo. Avendo Cristo vinto e trasformato dall'interno la violenza in atto d'amore, la morte stessa è trasformata: l'amore è più forte della morte. Esso rimane in eterno.
In questa trasformazione ne è dunque racchiusa un'altra: la trasformazione della morte in risurrezione, del corpo morto nel corpo risorto. Come dice San Paolo: se il primo uomo era anima vivente, il nuovo Adamo, Cristo, diventa in quest'evento Spirito datore di vita (1Cor 15,45). Il Risorto "è" offerta, è Spirito vivificante, e come tale comunicabile, anzi comunicazione. Ciò non significa in alcun modo negazione della materia, ma proprio così essa raggiunge il suo fine; senza l'evento fisico della morte e il suo interiore superamento, tutto questo non sarebbe possibile. Nella trasformazione della risurrezione tutto il Cristo continua a sussistere, però trasformato in modo che il suo "essere corpo" e il suo "offrirsi in sacrificio" non s'escludono più, bensì s'includono.

(Joseph Ratzinger - da "In cammino verso Gesù Cristo")

19/06/2024

COS'È LA FEDE?

BENEDETTO XVI:

«Si tratta della questione: cosa sia la fede e come si arrivi a credere. Per un verso la fede è un contatto profondamente personale con Dio, che mi tocca nel mio tessuto più intimo e mi mette di fronte al Dio vivente in assoluta immediatezza in modo cioè che io possa parlargli, amarlo ed entrare in comunione con lui. Ma al tempo stesso questa realtà massimamente personale ha inseparabilmente a che fare con la comunità: fa parte dell’essenza della fede il fatto di introdurmi nel noi dei figli di Dio, nella comunità peregrinante dei fratelli e delle sorelle. La fede deriva dall’ascolto (fides ex auditu), ci insegna san Paolo. L’ascolto a sua volta implica sempre un partner. La fede non è un prodotto della riflessione e neppure un cercare di penetrare nelle profondità del mio essere. Entrambe le cose possono essere presenti, ma esse restano insufficienti senza l’ascolto mediante il quale Dio dal di fuori, a partire da una storia da Lui stesso creata, mi interpella. Perché io possa credere ho bisogno di testimoni che hanno incontrato Dio e me lo rendono accessibile. La Chiesa non si è fatta da sé, essa è stata creata da Dio e viene continuamente formata da Lui. Ciò trova la sua espressione nei sacramenti, innanzitutto in quello del battesimo: io entro nella Chiesa non già con un atto burocratico, ma mediante il sacramento. E ciò equivale a dire che io vengo accolto in una comunità che non si è originata da sé e che si proietta al di là di se stessa. La pastorale che intende formare l’esperienza spirituale dei fedeli deve procedere da questi dati fondamentali. È necessario che essa abbandoni l’idea di una Chiesa che produce se stessa e far risaltare che la Chiesa diventa comunità nella comunione del corpo di Cristo. Essa deve introdurre all’incontro con Gesù Cristo e portare alla Sua presenza nel sacramento».

(Da un'intervista del teologo gesuita Jacques Servais a Sua Santità Benedetto XVI, 16 marzo 2016)

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