Oratorio Don Bosco

Oratorio Don Bosco L’educazione è cosa di cuore e noi mettiamo la fiducia nei mezzi dell’amicizia e del rapporto prima ancora ke n. organizzazione

07/10/2020

In che rapporto sta l’educazione con il futuro della nostra società?
L’educazione non è unicamente la trasmissione di valori che riteniamo fondamentali, ma anche una scelta prospettica di quello che pensiamo aiuti i bambini a crescere nella società attuale.
L’educazione dell’Ancora è orientata al futuro dei minori, non ai valori in sé, come principi esistenziali, ma a fornire le coordinate adeguate per rispondere alle problematiche e alle criticità che attraversano lo scenario sociale e la dialettica della convivenza.
Con questo vogliamo dire che, nel momento in cui incontriamo i bambini quotidianamente, cerchiamo di avere in mente i problemi principali con cui si dovranno confrontare nella società attuale e futura.

05/10/2020

Il primo fondamentale passaggio è di identificare il di del servizio. L’Ancora non è solo un Centro in cui operano educatori, ognuno dei quali ha una propria visione dei modelli comportamentali più corretti: l’Ancora è un Centro che vuole darsi un proprio sistema di valori.
Qui si apre una problematica importante, che vorremmo discutere: i valori sono scelte personali che non possono essere obbligate? Come possiamo condividere valori comuni, pur essendo persone diverse?
I valori identificati come riferimento per il servizio non sono e non possono essere imposti come i valori di ogni operatore, il quale mantiene le proprie personali visioni, ma sono quelli scelti come base per la convivenza e regole interne, che ognuno accetta di condividere nel momento in cui partecipa della vita del centro.
Questa tesi intende avere una funzione educativa per i minori.
Si intende far vivere l’esperienza della scelta di convivenza in un contesto connotato sul piano valoriale, come opportunità di crescita e di sviluppo di competenze sociali; è infatti possibile riconoscersi momentaneamente e in modo concreto in un sistema di valori, senza che questo condizioni l’individuo.
L’esperienza educativa è quindi duplice; il bambino apprende che si possono avere diverse visioni di cosa sia giusto (come avviene in qualsiasi famiglia), ma anche l’importanza di sapersi identificare con valori comuni per proteggere la convivenza e l’appartenenza.
L’esperienza che gli operatori vivono sul piano valoriale è quella comune a tanti adulti che si trovano a condividere un ruolo educativo, ovvero la responsabilità di comunicare dei valori integrandoli rispetto a quelli proposti dagli altri adulti di riferimento, senza che questo costituisca un problema per i bambini, ma sia fonte di arricchimento.
Ma mentre per gli adulti, che hanno legami naturali con i bambini (familiari, amici), il problema si limita nel mediare con i valori degli altri adulti (pensiamo ad una famiglia in cui solo un genitore segue una religione), per gli educatori dell’Ancora il compito è molto più complesso; devono infatti svolgere il proprio ruolo educativo, pur valorizzando e rafforzando i modelli proposti dai familiari.
Gli operatori sono consapevoli che i propri comportamenti non possono stare sullo stesso piano di quelli dei genitori, che rimangono i principali educatori agli occhi dei bambini, e questa consapevolezza si traduce in pratica professionale in ogni momento della relazione con i minori.
Non è una questione semplice, né gestibile con regole prefissate a priori. La premessa è che i bambini abbiano di , e che è sempre salutare, sul piano psicologico, che questi modelli non siano univoci, limitati, coercitivi, ma che vengano proposte differenti visioni.
La finalità è di proporre un preciso e concreto modello di , come esperienza fondante la partecipazione ai diversi contesti quando i bambini cresceranno. Sul piano valoriale, quindi, la finalità non è di trasmettere un modello giusto, ma di consentire ai bambini di entrare in relazione con varie scelte, tramite le quali riuscire ad esplorare nel modo più completo le proprie personali direzioni.

Si può parlare di stile salesiano, uno stile improntato alla valorizzazione del   e del rapporto affettivo, in cui si ma...
02/10/2020

Si può parlare di stile salesiano, uno stile improntato alla valorizzazione del e del rapporto affettivo, in cui si manifesta accoglienza come valore alla base delle interazioni.

Quali sono i principi e il percorso di nascita del progetto? In che termini possono dirsi salesiani?

L’Ancora intende proporsi non solo come servizio educativo e di accoglienza, ma come progetto sociale; questo significa che assume come ambito di azione la comunità, non solo i propri utenti, ma le loro relazioni con il contesto e le dinamiche sociali che lo attraversano.
Il tema amplia molto e approfondisce la questione di cosa significhi essere educatore con uno sguardo prospettico, essere operatore sociale, che con un compito anche rivolto alla società.
Don Bosco è stato l’esempio di questa direzione, soprattutto con le sue opere e con la sua eredità, che ha cambiato il rapporto tra comunità e minori disagiati, agendo sulla sensibilità e sulla consapevolezza dei problemi sociali alla base dell’emarginazione.
L’Ancora cerca le “domande ancora non viste”, i problemi di cui la società ancora non si sta occupando, ponendosi come possibile risorsa di accoglienza; aprire l’accoglienza alle richieste e ai bisogni impliciti, quelli che non hanno (ancora) voce. La vocazione salesiana si rivolge ai bambini come coloro che non esprimono richieste, perché non hanno i sufficienti strumenti per avvertire le proprie difficoltà e perché naturalmente portati a sentirsi dipendenti e secondari rispetto ad un mondo adulto da cui devono apprendere a vivere.
La scelta di aprire un centro per minori è in sintonia con il solco della tradizione, ma in questo l’Ancora cerca chi è della loro domanda, ovvero tutti i soggetti del che sono direttamente a contatto con le necessità e le richieste dei bambini e delle loro famiglie.
L’Ancora si pone in ascolto di chi è già in ascolto e può aiutarci a compiere le scelte metodologiche, organizzative, di tipologia di minori e di problematiche.
Non si tratta di un atto formale, di un rapido giro di riunioni o scambi scritti per definire un progetto nascente, si tratta di un costante dialogo per conoscere e farsi conoscere, per sviluppare un processo di comprensione condivisa in cui tutti coloro che hanno molta più esperienza a Pescara e ruoli già consolidati possano aiutarci a pensare il progetto, visto come opportunità per il territorio.
Cerchiamo di creare una di , soggetti e referenti di varie istituzioni che possano collaborare sia in fase di costruzione, sia in fase di realizzazione, al progetto.
L’Ancora, infatti, è solo una idea, un’ipotesi poco definita e pronta ad essere discussa e ad accogliere nuovi alleati, non solo in quanto referenti di istituzioni o organizzazioni sociali, ma anche facendo appello alla loro stessa vocazione educativa, al loro senso di responsabilità verso i minori in difficoltà di Pescara.
Costruire un progetto sociale ed educativo secondo la prospettiva salesiana significa animare il protagonismo e le migliori disponibilità di tutti gli esponenti di spicco della società in favore dei minori.
Siamo conviti che i bambini non hanno diritto ad avere solo ciò di cui hanno bisogno, hanno diritto ad avere tutto quello che riusciamo a dare per la loro felicità e crescita.
La scelta e la responsabilità è di provare a fare esistere ciò che ancora non c’è, ma potrebbe nascere sulla base delle importanti motivazioni ed esperienze disponibili; la responsabilità assunta dal “Soggiorno Proposta” è stata di riconoscersi come opportunità sia per i bambini, sia per il contesto sociale.
Vorremmo provare ad evidenziare un altro aspetto che connota “salesianamente” l’avvio del progetto, tramite l’assunzione dei principi dell’accoglienza, della ragionevolezza e dell’attenzione all’individuo.
È un approccio difficilmente traducibile in attività concrete, riguarda soprattutto un comportamento e una modalità relazionale, fondata sulla costante accoglienza delle idee, delle richieste, delle proposte delle persone, in un dialogo in cui è sempre presidiato il riconoscimento di chiunque entri in rapporto con il servizio.
Questo significa avere sempre tempo e ad e a interessarsi sui pensieri dell’altro, avere sempre per lui, riconoscerlo come individuo importante nel momento in cui si rapporta a noi.
Si può parlare di stile salesiano, uno stile improntato alla valorizzazione del e del rapporto affettivo, in cui si manifesta accoglienza come valore alla base delle interazioni.
L’approccio che investe nella relazione è dunque alla base dei legami di rete che si vogliono sviluppare intorno all’Ancora e alla proficua compresenza di collaboratori con storie e percorsi formativi molto differenti.

29/09/2020

❓Quanto è attuale e attuabile il richiamo di Don Bosco all’amorevolezza? In che senso il lavoro educativo può prevedere l’amore e quanto questo può essere una risorsa o un problema? Che rapporto c’è tra noi come persone, con un carattere, reazioni emotive, valori, e noi come educatori? Cosa significa essere con i ?
Don Bosco propone di risolvere in modo semplice una questione complessa e difficile, ovvero il rapporto affettivo tra educatore e minori: questo deve essere animato da , ovvero l’educatore deve amare i giovani; non solo, ma i giovani devono conoscere di essere amati.
L’amore deve essere trasmesso, testimoniato, come tratto trasversale di ogni condotta educativa: un amore “effettivo” che superi un amore semplicemente “affettivo”.
Don Bosco ha anche parlato di uno stile educativo caratterizzato dall’equilibrio tra fermezza e amorevolezza, in cui è importante non esasperare i ragazzi con le richieste, e di puntare piuttosto sulla coerenza e sulla moltiplicazione delle “occasioni” educative, privilegiando i temi della testimonianza, della saggezza e della benevolenza.
L’amore come principe dell’educazione: “Uno sguardo poco amorevole su alcuni produce maggior effetto di uno schiaffo. La lode, quando una cosa è ben fatta, o il rimprovero, in caso di trascuratezza, sono già un premio o una punizione”. “La famigliarità porta amore, e l'amore porta confidenza. Ciò è che apre i cuori e i giovani palesano tutto senza timore ai maestri, agli assistenti ed ai Superiori. Diventano schietti in confessione e fuor di confessione e si prestano docili a tutto ciò che vuol comandare colui dal quale sono certi di essere amati”.
L’amore per i giovani è il principio fondamentale della , soprattutto per quelli più bisognosi, dove il bisogno oggi significa mancanza di valori, di affetto, di interessi, di possibilità, di relazioni vere e costruttive.
Un’ulteriore e non scontata affermazione di Don Bosco riguarda il bisogno di amore come appartenente sia minori, sia agli educatori, che solo per amore e con l’amore possono affrontare la difficile scelta dell’impegno educativo. Don Bosco afferma: “chi sa di essere amato ama e chi è amato ottiene tutto specialmente dai giovani. Questa confidenza mette una corrente elettrica fra i giovani ed i Superiori. I cuori si aprono e fanno conoscere i loro bisogni e palesano i loro difetti. Questo amore fa sopportare ai Superiori le fatiche, le noie, le ingratitudini, i disturbi, le mancanze, le negligenze dei giovanetti”.
La tesi di Don Bosco, apparentemente semplice, pone delle questioni molto difficili. La libera scelta di un educatore di dedicarsi ai minori in difficoltà, ma soprattutto la scelta di vita di chi si fa salesiano e intraprende un cammino religioso, senza secondi fini se non il dedicarsi agli altri, ha alla base l’amore per i giovani. Solo l’amore e il dono della propria vita può motivare a rinunciare a sé per seguire una missione e una vocazione; sembra persino scontato sottolineare che nell’azione educativa occorre amare i giovani, perché tale amore è la premessa minima e necessaria di una scelta totalizzante compiuta dai salesiani.
Parlando di amore necessario, c’è quindi da chiedersi di che amore parli Don Bosco: di un sentimento (necessario) o della necessità di dimostrarlo in modo comprensibile ai giovani? Un’altra domanda ci suscita il messaggio di Don Bosco: l’amore può essere prescritto? Può essere invocato, richiamato, richiesto, essendo un affetto? L’amore come moto dell’anima esiste solo se del tutto libero e precede il proprio comportamento, che ne diventa espressione; non si dà un amore perché richiesto da una data situazione, anche se fondamentale come l’educazione, l’amore è originato dall’anima dell’educatore, può solo essere riconosciuto.
Inoltre, nei servizi educativi professionali, gli operatori sono lavoratori che hanno un contratto e sono pagati per svolgere un ruolo, secondo la rappresentazione socialmente condivisa per cui esiste uno scambio tra organizzazione e professionisti, denaro per prestazione; la dimensione affettiva, in questo scambio, non è prevista, né minimamente approfondita, ciò che ci si attende da un buon lavoratore è che svolga competentemente e con affidabilità il proprio compito.
Quindi che senso può avere richiedere, a professionisti dell’educazione, di amare i giovani? Anche in questo caso, il confronto con il messaggio di Don Bosco è provocatorio e difficile, e anima la riflessione con percorsi innovativi e produttivi, fino a definire alcune idee che possono porsi come riferimento dell’Ancora.
I’Ancora condivide la tesi principale di Don Bosco: per educare è necessario l’amore per i minori. Ma cosa è l’amore per i minori? È la partecipazione emotiva ed affettiva alla loro vita e ai loro percorsi, l’essere coinvolti dalle loro sofferenze ed essere felici per la loro felicità, essere profondamente appagati quando crescono avendo opportunità di sviluppare le proprie potenzialità, vivere la gioia dei loro sorrisi.
Amare i giovani significa essere particolarmente partecipi ed inclini alla loro condizione e desiderare la loro felicità. Ma in cosa consiste questa specificità dell’amore da parte degli educatori, cosa vuol dire “particolarmente inclini”?
Significa che, per un educatore, dedicarsi ai bambini non è solo un lavoro come gli altri, ma è fonte di gioia e soddisfazione indipendentemente dal guadagno, diventa una scelta di vita appagante e in cui sente una profonda sintonia.
Non si può fare l’educatore, si può solo essere educatore.
L’amore è quindi, nell’Ancora, necessario, ed è un presupposto della scelta di partecipare al progetto. Questo significa che non tutti possono lavorare all’Ancora, anzi, che la forte motivazione e una certa vocazione sono precondizioni per questo tipo di volontà, e hanno infatti contribuito molto all’individuazione degli operatori.
Osserviamo come si tratti di una notazione valida per tutte le professioni in qualche modo dedicate all’aiuto, e che si svolgono coinvolgendosi con le sofferenze e le problematiche di altre persone.

28/09/2020

❓Che rapporto c’è tra educazione e ? In che senso la spiritualità può far parte dell’educazione? Che spazio e proposta questo può avere in un centro per minori?
Il tema della religione nell’educazione è uno dei più difficili e allo stesso tempo affascinanti, e su cui è meno semplice trovare visioni comuni.
Il rischio, quando si affronta questo tema, è duplice; da un lato, lo si può dare per scontato in modo superficiale, partendo dall’assunto che la religione faccia parte della comunità salesiana, quindi ovviamente sia parte del progetto educativo. Dall’altro, si può escludere questo aspetto dalla metodologia educativa, come se l’educazione, e in particolare quella realizzata in un centro salesiano, non riguardasse la religione, ma unicamente dimensioni comportamentali o relative alla crescita psicologica.
Partiamo dalla convinzione che la religione debba far parte dell’esperienza educativa, come proposta dalla comunità educante.
Quali sono le questioni e le parole che ci aiutano maggiormente?
Don Bosco propone un’idea della religione come grande per i giovani; la religione non è una tra le tante forme di apprendimento o di , è qualcosa di unico, di straordinariamente bello e importante.
La bellezza delle religione rende superfluo e impossibile che sia obbligatoria, avvicinarsi ad essa è un moto autonomo dell’anima, profondo e sincero, non formale e adempitivo.
Inoltre, la religione è essenzialmente un sentimento di amore, qualcosa che i bambini ricevono e che, se riconosciuta, riempie loro di gratitudine e del bisogno di percorrere quella strada.
La religione è un’esperienza a sé stante, diversa da ogni altra forma di crescita, che riguarda l’essere umano in aspetto profondi e non di immediato accesso.
È quindi una proposta educativa che deve essere considerata come , opportunità, appello a un bisogno che i bambini e i ragazzi possono iniziare a sentire, ovvero il bisogno di comunione spirituale con il mondo e gli altri, che conduce ad una felicità veramente piena e totalizzante.
La è quindi come di ricerca di .
In tal senso, la visione educativa è legata al senso profondo, vissuto dell’esperienza, come condivisione emotiva della propria vita, sentimento di realizzazione e di pienezza, in cui si avverte un senso che va molto oltre la nostra individualità e materialità.
Con la pratica religiosa si intende fare esperienza di legami e di comunione tra gli uomini, tra gli esseri viventi e tra la natura. L’intento è quello di non spiegare, ma di far vivere nell’esperienza concreta del benessere direttamente dipendente dal benessere degli altri e del mondo.
L’opportunità che si vuole offrire al minore è di superare il proprio individualismo per prendere contatto con gli altri in cui sperimentare di far parte di un legame universale che va oltre se stessi.
Superare l’individualismo non vuol dire rinuncia, ma la condizione necessaria per raggiungere un maggiore benessere. “Il tuo problema è anche il mio, la politica è uscirne insieme” diceva Don Milani.
Tale sentimento è quindi una possibile esperienza, che i minori possono avvertire e che nell’Ancora trova spazio e ascolto.
La proposta della religione, all’Ancora, è dunque un’opportunità per fare esperienze di sé, e in particolare di dimensioni che i minori difficilmente conoscono e incontrano altrove.
L’Ancora non solo decide di riconoscere, condividere e supportare la dimensione religiosa, ma si propone di creare e realizzare esperienze spirituali, laddove vi sia desiderio da parte dei bambini.
Il centro è parte del mondo cattolico e quindi è inserito in un contesto religioso che si declina in alcune proposte, la principale delle quali è la Comunità Educativa Pastorale, come esperienza concreta dei valori di chiesa.
Per sua stessa vocazione, la CEP ha una fondamentale attenzione ai minori e a quelli più bisognosi in particolare, con un impegno alla cura psicologica, fisica, culturale, professionale, sociale.
La proposta cattolica passa attraverso una pratica costante di sobrietà, di accoglienza e dono, di supporto ai bisognosi, che si esplica nei comportamenti quotidiani da parte dei laici e dei salesiani.
In tal senso, l’esperienza religiosa è proposta come scelta di vita, non solo come pratica di fede.
L’ispirazione del vangelo è il riferimento che i bambini possono conoscere e riconoscere come dimensione trascendente che connota la vita della comunità e ne fonda ogni atto.

27/09/2020

❓Cosa significa usare la ragione oggi? Cosa significa in concreto essere capaci di con i di oggi?
La ragione come proposta educativa è l’investimento del dialogo, nell’approfondimento dei diversi punti di vista e nel confronto costruttivo.
Avere un atteggiamento ragionevole è molto più che un atto relazionale, è una proposta sociale e valoriale. Infatti, in questa fase storica anche per il ruolo pervasivo che la televisione prima e i social poi hanno avuto, i rapporti tra persone sono spesso rappresentati come scontri e attacchi reciproci per l’affermazione di sé attraverso la denigrazione personale e l’umiliazione pubblica dell’interlocutore, proposto come nemico.
La politica è diventata, più che conflitto legittimo ed utile di idee, scontro personale e per il , proponendo questo scontro come spettacolo in cui i cittadini, passivamente, diventano tifosi e fanatici partigiani, smettendo così di dialogare e comprendere le posizioni diverse dalla propria, e perdendo irrimediabilmente l’enorme preziosità della molteplicità delle idee, per affrontare problemi condivisi.
Questa cultura propone una visione dei rapporti in cui le riflessioni non contano e le ragioni non interessano: interessa solo la sopraffazione e l’affermazione dei singoli, del proprio partito, del proprio gruppo, della propria appartenenza.
I bambini crescono con queste rappresentazioni, che, implicitamente ma potentemente, comunicano i valori socialmente approvati e segnano direzioni di crescita e di aspirazione: i bambini rischiano di desiderare anch’essi il conflitto e l’affermazione di sé contro gli altri, e spesso impersonificano questi valori con atteggiamenti arroganti verso i coetanei.
In questo senso, la proposta di rappresenta una risposta attuale e profetica, verso una società che recuperi le potenzialità migliori delle persone.
La è una forma di , un modo di rapportarsi ai bambini che comunica un sentimento verso loro, un profondo e autentico .
Don Bosco invitava a manifestare affetto tramite la partecipazione al mondo del minore, inteso anche come suo personale modo di ragionare e vedere le situazioni. Proponendo al bambino il dialogo si comunica l’interesse a stare con lui, l’importanza del tempo e dell’attenzione, l’impegno a partecipare al suo mondo, e ai suoi pensieri.
Il dialogo e il ragionamento sono essi stessi testimonianza del valore che l’educatore attribuisce alla relazione; le persone e i bambini sono le cose più importanti e il tempo del dialogo è sempre prioritario rispetto ad ogni altra urgenza.
Incoraggiare i minori a ragionare non significa proporre una relazione paritaria; l’educatore mantiene la responsabilità della direzione e dei valori proposti, significa facilitare un percorso personale e un’esplorazione soggettiva di quegli stessi valori e del modo di comprendere le cose da parte dei bambini.
Questo richiede da parte dell’adulto una comunicazione comprensibile capace di sintonizzarsi con il minore creando fiducia, restituendo dignità senza imporre i propri punti di vista e senza assumere un atteggiamento giudicante.
Ragionevolezza non è quindi principalmente razionalità, ma disponibilità verso i vissuti dell’interlocutore e verso la ricerca comune.
Proporre il dialogo significa anche incoraggiare il pensiero e l’approfondimento e permettere ai bambini di sviluppare la fiducia nella propria capacità di comprensione.
Tutti i minori hanno una potenziale capacità di conoscere e capire e l’educatore ha il compito di facilitarne lo sviluppo.

26/09/2020

26/09/2020

Il modello salesiano propone la prevenzione come sistema.
Cosa si intende per ?
Un sistema è un insieme di elementi in rapporto, per cui ogni elemento condiziona gli altri e l’intero sistema.
Nel momento in cui ci avviciniamo ad un bambino che presenta qualche difficoltà, occorre aver ben presente che tali difficoltà sono in rapporto al sistema di appartenenza, non sono unicamente del bambino.
Il sistema definisce le condizioni in cui ogni minore cresce e apprende ed egli è in rapporto con una serie di figure e ambienti, ognuno dei quali agisce condizionandolo.
Agire preventivamente in un’ottica sistemica significa leggere e intervenire anche sugli altri elementi che concorrono alla vita del bambino, dalla famiglia, ai contesti di vita, agli altri coetanei, alla scuola, ai servizi.
In concreto, questo può ad esempio significare agire per valorizzare le capacità dei genitori, inserendoli in una rete sociale di supporto, aiutandoli con affiancamento e consulenza costante, per facilitare il sistema intorno al bambino nel prevenirne i problemi.
In generale, si cerca di agire non solo sul disagio ma sulle condizioni che lo provocano e, nel caso dei minori, rinforzando le risorse del sistema.
La prevenzione, quindi, è definibile come un’azione sistematica nella rete sociale: sui giovani che vivono le situazioni di disagio a qualsiasi livello (in situazione di rischio, colpiti da queste situazioni, o in quella che viene chiamata “devianza”).
La prevenzione come proposta sistemica ed educativa è quindi una visione dei problemi, consistente nel ricollocarli costantemente in una lettura della realtà relazionale e, più in generale, della realtà sociale.
In tal senso, è un processo continuo di anticipazione delle patologie sociali, mobilitazione di risorse capaci esse stesse di rigenerarsi come antidoto e come energie di crescita. Intervenire sulle cause spinge a pensare simultaneamente con gli individui e le istituzioni ai processi e alle interazioni umane in cui prendono forma esclusione, devianza, diversità.
Significa non distinguere tra i soggetti disagiati e i soggetti normali, ma vedere ogni problema come appartenente al contesto, e quindi vedere il contesto stesso come ambito di intervento sociale.
In concreto, significa non operare unicamente per il bambino, ma per promuovere un ambiente migliore e coerente con le finalità educative; questo si realizza attraverso la promozione di iniziative di socializzazione, solidarietà, attivazione di collaborazioni, sviluppo di reti informali, tramite la valorizzazione delle risorse del contesto, famiglie, volontari, animatori.
La prevenzione ha quindi una dimensione educativa all’interno di una prospettiva sociale.
Nel messaggio di Don Bosco, la prevenzione passa attraverso la , l’ e la .

25/09/2020

La è investimento e nelle di ogni .
Don Bosco ricercava il buono anche nei ragazzi più sbandati e in difficoltà. Questo significa tenere sempre presenti le qualità di ogni minore, ma soprattutto comunicare a lui che abbiamo fiducia e lo sappiamo valorizzare, avendo ben presente la differenza tra comportamenti sbagliati e giusti e cercando sempre di condividere i motivi di questa differenza (si parlerà di ragionevolezza).
Occorre trasmettergli la capacità di apprezzare se stesso, di credere nelle proprie risorse e di riconoscere le proprie qualità vere, mentre molto spesso i minori si identificano con le qualità peggiori.
Valorizzare e rinforzare gli aspetti migliori permette al bambino di sentirsi sempre accolto e ben voluto, e quindi di essere anche più disponibile al cambiamento e a crescere.
Prevenire significa agire sulle risorse del bambino, oltre che sui suoi problemi; questo significa saper stare accanto al bambino a riconoscere ma anche a scoprire le sue , a farle nascere, tramite l’identificazione di un desiderio, di un interesse o di un tratto che produce in lui soddisfazione, aiutarlo a accorgersene e a svilupparlo.
Occorre avere la capacità di personalizzare l’azione educativa, identificando ed esplicitando per ogni bambino le sue specificità e per potere agire in funzione di queste.
La prevenzione richiede quindi una grande e una competenza di lettura psicologica; non può essere un atteggiamento generale, ma strettamente legato alla relazione con quel singolo bambino, con le sue necessità, con le sue sensibilità.
Per un buon educatore uno dei fondamenti è l’osservazione e la valutazione psicologica di ogni minore, strettamente connessa all’azione educativa, perché tramite la conoscenza delle personali dinamiche sottostanti ed implicite è possibile agire prima che si manifestino le crisi e le problematiche.

24/09/2020

Che significato può avere oggi agire preventivamente?

Riteniamo che non si possa sviluppare una senza una di cosa sia la realizzazione umana, e quindi senza avere in mente i rischi a cui va incontro un bambino.

In termini generali, il nostro orientamento è a promuovere la capacità di relazionarsi con la comunità, di sentirsene parte e di agire per migliorarne la vita, e, tramite questo, migliorare e dare significato alla propria.

Prevenire significa quindi mantenere l’attenzione allo sviluppo di alcune capacità, presenti o potenziali, dei bambini, secondo quello che affermava Don Bosco parlando di “abilità antagoniste”, capaci di fronteggiare e ridurre l’impatto dei rischi di insorgenza delle condotte negative.
La prevenzione interviene prima che un comportamento a rischio possa influenzare, ovvero l’educatore non interviene unicamente in un’ottica correttiva ma per difendere e tutelare i bisogni dell’individuo.

L’educatore nella propria azione preventiva conosce, indaga e approfondisce le attuali dinamiche sociali ed educative e quindi comportamentali dei minori; questo permette di poter essere in empatia col mondo del minore per poter cogliere le specifiche modalità individuali di approccio al rischio.

La prevenzione non è . Non si agisce per isolare o evitare i rischi, ma per per confrontarsi con la complessità evitando il conflitto con questa, l’esclusione e solitudine.

Prevenire è fornire “una cassetta degli ” per essere capaci di stare all’interno di un ambiente costantemente sottoposto a stimoli di tutti i generi.

È promuovere la capacità di gestire la complessità senza subirla ma facendone parte attivamente, assumendo scelte libere e autonome, ed investendo nei legami solidaristici con i pari e con gli operatori.

Alla base c’è la convinzione che in ogni bambino vi siano le capacità per attraversare le esperienze sviluppando la propria identità, tramite il sostegno del gruppo.

Prevenire è investire in questa capacità, accompagnarla e farla crescere.

Crediamo che molto spesso, quando i bambini vengono sottoposti a esperienze difficili, si rischi di trasmettere loro ansia e quindi li si renda fragili.

Per esempio, se un bambino deve affrontare un momento difficile, si può condividere la tristezza, cercare di consolarlo, o di rallegrarlo distraendolo; queste scelte sono utili, ma insufficienti, perché non rinforzano la capacità di ritrovare la propria serenità anche attraversando quel momento e scoprendosi in grado di riuscirci.

L’azione educativa preventiva consiste nello stare in quella tristezza con serenità, senza ansie eccessive, ma contenendo tutta la sofferenza del bambino, e allo stesso tempo mostrando tranquillità e presenza sicura.

Questo comportamento e messaggio relazionale rinforza nel bambino la capacità di fronteggiare le difficoltà.

Indirizzo

Via Roma, 138
La Spezia
19122

Orario di apertura

Lunedì 16:00 - 19:00
Martedì 16:00 - 19:00
Mercoledì 16:00 - 19:00
Giovedì 16:00 - 19:00
Venerdì 16:00 - 19:00
Sabato 16:00 - 19:00
Domenica 16:00 - 19:00

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