05/04/2026
Oggi Ispica si ferma davanti a un paradosso che fa male: la Pasqua, festa della vita, incontra il volto duro della morte.
Proprio qui, mentre ci prepariamo all’abbraccio tra il Risorto e la Madre Addolorata, resta il silenzio di un giovane che non ce l’ha fatta.
Se oggi smettessimo di celebrare la Pasqua, allora sì che avremmo perso davvero tutti. Come singoli, come comunitá.
Con rispetto profondo ci stringiamo alla famiglia, in un silenzio che non ha bisogno di parole, ma solo di vicinanza vera.
Perché la Pasqua non è evasione dal dolore: è sfida al dolore.
È dire, con ostinazione, che la morte non ha l’ultima parola.
Quel giovane ci lascia una domanda che ci riguarda tutti: che città siamo, se qualcuno muore così, nel silenzio?
E proprio per questo oggi restiamo. Non per distrarci, ma per ritrovarci.
Perché questo paese ha nelle sue feste il cuore del suo vivere: non rumore esterno, ma respiro interiore.
È lì che Ispica si ricuce, torna ad essere casa.
L’infinito che si fa umano, fino al mistero della croce, ci insegna che ciò che ci tiene a terra è anche ciò che ci solleva. Siamo ancorati al limite, ma fatti per guardare il cielo.
Siamo, in fondo, briciole di infinito.
E allora, proprio nel buio, scegliamo di cercare la luce. Di non cedere al cinismo, alla rassegnazione, al “non cambia nulla”. Perché è lì che la morte vince davvero.
La Pasqua accade adesso: quando una comunità ferita non si chiude, ma si stringe, quando una speranza, anche piccola, torna ad accendersi.
Oggi non celebriamo una favola.
Celebriamo una scelta.
E oggi scegliamo, ancora, la vita.
Momento di preghiera e di riflessione nel giorno di Pasqua poco prima della "cursa ro ncuontru", tenuto dal nostro parroco Don Manlio Savarino .
Ph. Paola Zocco