Monaci Basiliani - Abbazia di San Nilo

Monaci Basiliani - Abbazia di San Nilo I Monaci Basiliani sono monaci cattolici di rito bizantino, rappresentanti della chiesa italo-greca.

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27/05/26 Canto ###IV - Lo 'mperador del doloroso regno | Don Massimo Naro
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13/05/26 Canto ###III - La bocca sollevò dal fiero pasto | Giuseppe Manfridi
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L’Ascensione del Signore nella tradizione bizantinaOggi il Signore cerca Adamo e lo fa sedere nella gloria Tutte le fest...
11/05/2026

L’Ascensione del Signore nella tradizione bizantina

Oggi il Signore cerca Adamo e lo fa sedere nella gloria

Tutte le feste dell’anno liturgico nella tradizione bizantina hanno un chiaro contenuto teologico, e diventano una vera e propria professione di fede a livello trinitario, cristologico ed ecclesiologico. Professione di fede e quindi anche mistagogia per i fedeli che pregano, che leggono e che cantano i testi liturgici. Inoltre, l’uso che questi testi fanno della Sacra Scrittura, dell’Antico e del Nuovo Testamento, ci mostra e ci insegna, diventa per noi un maestro, sul come accogliere, leggere, pregare e fare nostro il testo biblico. I tropari delle grandi feste ci fanno cantare e celebrare la nostra professione di fede con delle immagini poetiche e allo stesso tempo teologiche. E così la liturgia bizantina diventa professione di fede, celebrazione di questa fede e annuncio del mistero centrale di quello che è il nostro “credo” come Chiesa cristiana: “…per noi uomini e per la nostra salvezza… si è incarnato dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria e si è fatto uomo”. Questo stretto legame, questo vincolo tra liturgia e professione di fede lo troviamo specialmente presente nella festa dell’Ascensione del Signore, il giovedì quarantesimo giorno dopo la Pasqua. È una festa in cui troviamo intrecciati, come fosse un grande arazzo, tutti i grandi momenti della nostra fede.

La festa dell’Ascensione del Signore, celebrata il quarantesimo giorno dopo la sua risurrezione dai morti, è una delle grandi feste negli anni liturgici di tutte le Chiese cristiane di Oriente e di Occidente. Mi soffermo nella tradizione bizantina i cui testi liturgici sono una vera e propria professione di fede che ripercorre, possiamo dire, i grandi momenti della storia della salvezza, dall’incarnazione del Verbo eterno di Dio, alla sua nascita, alla sua passione e morte, e quindi alla sua risurrezione ed ascensione ai cieli dove ha portato, ha fatto salire, ha glorificato la nostra natura umana redenta e salvata, e da dove ha mandato, come dono suo e di suo Padre, lo Spirito Santo. Attraverso i testi della liturgia, la Chiesa ci fa gustare direi in un bel intreccio di teologia e di poesia, i grandi momenti della salvezza che avviene per noi in Cristo.

Il primo tropario del vespro della festa introduce i principali aspetti che troveremo poi in tutti gli altri testi: “Il Signore è asceso ai cieli per mandare il Paraclito nel mondo. I cieli hanno preparato il suo trono, le nubi il carro su cui salire; stupiscono gli angeli vedendo un uomo al di sopra di loro. Il Padre riceve colui che dall’eternità, nel suo seno dimora. Lo Spirito santo ordina a tutti i suoi angeli: Alzate, príncipi, le vostre porte. Genti tutte, battete le mani, perché Cristo è salito dove era prima.”. Vediamo come l’Ascensione del Signore è collegata senza soluzione di continuità con il dono dello Spirito Santo, e tutti i tropari metteranno in evidenza questo collegamento tra Ascensione del Signore e discesa, dono dello Spirito. In questo tropario troviamo anche un altro tema che appare ripetutamente nei testi della festa, cioè la meraviglia, lo stupore degli angeli di fronte all’Ascensione del Signore. In questo tropario troviamo l’espressione: “…stupiscono gli angeli vedendo un uomo al di sopra di loro…”, mentre in un altro dei testi liturgici troviamo la frase: “…restarono attoniti i cherubini, vedendo ve**re sulle nubi te, Dio, che siedi su di loro.” Lo stupore degli angeli diventa nei testi eucologici una vera e propria professione di fede nel Verbo di Dio incarnato, vero Dio e vero uomo, manifestata attraverso lo stupore degli angeli vedendo un uomo, la meraviglia dei cherubini vedendo Dio.

Questa stessa professione di fede la troviamo ancora bellamente cantata in un altro dei tropari: “Signore, compiuto il mistero della tua economia, hai preso con te i tuoi discepoli e sei salito sul Monte degli Ulivi: ed ecco, te ne sei andato oltre il firmamento del cielo. O tu che per me come me ti sei fatto povero, e sei asceso là, da dove mai ti eri allontanato, manda il tuo Spirito santissimo per illuminare le anime nostre”. Di questo frammento sottolineo due aspetti che ritroviamo poi anche in altri testi della stessa festa. In primo luogo, la presenza dei discepoli all’Ascensione del Signore, fatto che oltre ad essere un dato evangelico, è anche un dato ecclesiologico: i discepoli -e in alcuni tropari troviamo menzionata anche la Madre di Dio-, sono testimoni dell’Ascensione e quindi della piena glorificazione e redenzione della nostra natura umana assunta pienamente da Cristo e da lui glorificata; infatti, la stessa icona dell’Ascensione ci mostra la presenza della Madre di Dio, e dei Dodici apostoli con Paolo. In secondo luogo, l’immagine molto bella usata nel tropario: “…O tu che per me come me ti sei fatto povero…”, che riprende 2Cor 8,9 e Fil 2,6-7, per parlare dell’incarnazione. Si tratta di un tema che troviamo ancora in altri tropari, cioè il collegamento messo in parallelo tra incarnazione/discesa e glorificazione/ascensa: “Tu che, senza separarti dal seno paterno, o dolcissimo Gesù, hai vissuto sulla terra come uomo, oggi dal Monte degli Ulivi sei asceso nella gloria: e risollevando, compassionevole, la nostra natura caduta, l’hai fatta sedere con te accanto al Padre. Per questo le celesti schiere degli incorporei, sbigottite per il prodigio, estatiche stupivano e, prese da tremore, magnificavano il tuo amore per gli uomini. Con loro anche noi quaggiù sulla terra, glorificando la tua discesa fra noi e la tua dipartita da noi con l’Ascensione, supplici diciamo: O tu che con la tua Ascensione hai colmato di gioia infinita i discepoli e la Madre di Dio che ti ha partorito, per le loro preghiere concedi anche a noi la gioia dei tuoi eletti, nella tua grande misericordia”.

Nei testi della festa troviamo un uso abbondante, con una interpretazione chiaramente cristologica e soteriologica, del salmo 23 collegato direttamente con l’Ascensione del Signore: “Lo Spirito santo ordina a tutti i suoi angeli: Alzate, príncipi, le vostre porte. Genti tutte, battete le mani, perché Cristo è salito dove era prima… Mentre tu ascendevi, o Cristo, …le schiere celesti che ti vedevano, si gridavano l’un l’altra: Chi è costui? E rispondevano: È il forte, il potente, il potente in battaglia; costui è veramente il Re della gloria… Sollevate le porte celesti: ecco è giunto il Cristo, Re e Signore, rivestito di corpo terrestre”. Il dialogo del salmo lo troviamo possiamo dire messo in scena tra lo Spirito Santo e gli angeli, oppure tra gli angeli tra di loro. Si tratta, in questa festa come in tante altre della tradizione bizantina, di un’esegesi cristologica applicata ai salmi. In uno dei tropari del mattutino della festa ci riassume in quattro versetti lo smarrimento di Adamo dopo il peccato, e l’incarnazione di Cristo con l’immagine del rivestirsi proprio della natura di Adamo, presentata quasi fosse l’icona del buon pastore che si carica sulle spalle, che assume la pecora smarrita e la fa sedere con lui nella gloria: “Dopo aver cercato Adamo che si era smarrito per l’inganno del serpente, o Cristo, di lui rivestito sei asceso al cielo e ti sei assiso alla destra del Padre, partecipe del suo trono, mentre a te inneggiavano gli angeli”.

L’Ascensione del Signore adempie, porta a compimento l’opera della nostra redenzione, perché lui, asceso in cielo, rimane sempre con noi ed accanto a noi. Romano il Melodo (+555) lo canta in uno dei tropari della festa: “Compiuta l’economia a nostro favore, e congiunte a quelle celesti le realtà terrestri, sei asceso nella gloria, o Cristo Dio nostro, senza tuttavia separarti in alcun modo da quelli che ti amano; ma rimanendo inseparabile da loro, dichiari: Io sono con voi, e nessuno è contro di voi”.

+P. Manuel Nin

Esarca Apostolico

Grottaferrata

16/04/2026
LETTERA PASTORALE PER LA PASQUA 2026Carissimi fratelli monaci, fratelli e sorelle fedeli di Grottaferrata,inizio questa ...
27/03/2026

LETTERA PASTORALE PER LA PASQUA 2026

Carissimi fratelli monaci, fratelli e sorelle fedeli di Grottaferrata,
inizio questa lettera, indirizzata ai monaci ed anche ai fratelli e le sorelle “di Grottaferrata”, cioè tutte quelle persone che frequentate la nostra abazia ogni domenica, ogni qualvolta vi capita di fare una gita o una visita ai Castelli Romani e vi imbattete con queste vetuste e solide mura di questo monastero millenario che custodisce, dietro le mura del Sangallo -apparentemente rudi e massicce, ma calide quando le si sorpassa-, un monastero, una chiesa pure essa millenaria, con una bellissima icona della Madre di Dio e soprattutto una comunità di monaci che vi accoglie per la preghiera, per la fraternità, per lo studio, per la ricerca, per la riflessione, magari anche per il riposo. E questa è la mia prima lettera pastorale come vescovo esarca apostolico ed egumeno di Grottaferrata, dopo poche settimane del mio passaggio dalla Grecia all’Italia, alle porte di Roma.
Il cammino quaresimale ci porta alla celebrazione della Santa Pasqua, che per me sarà la prima celebrata in questo luogo, dopo dieci anni di annunciare la risurrezione del Signore in Grecia. Durante tutto il periodo pasquale cantiamo il tropario Χριστός ανέστη…. È come un ritornello che vuole configurare, rinnovare tutta la nostra vita. Quello che preghiamo, che fa parte della nostra vita di preghiera, del nostro patrimonio di preghiera, è quello che poi dovremmo vivere nella quotidianità della nostra vita concreta come monaci e come fedeli cristiani. Durante la Quaresima e soprattutto nella Settimana Santa abbiamo cantato dei testi liturgici, dei tropari di una profondità teologica unica. Testi, tropari, che ci hanno portato a cantare ed a vivere il mistero della passione, della morte e della risurrezione del Signore. Sono dei testi che ci fanno riprendere, ritornare alla Parola di Dio che ci viene data nella liturgia.
L’omelia o catechesi di san Giovanni Crisostomo che viene letta alla fine della liturgia della notte di Pasqua è una vera catechesi sulla fede cristiana, un testo che, come tanti tropari, ci fa contemplare la vittoria di Cristo sulla morte, il centro della nostra fede: “...è apparso infatti il regno universale, nessuno pianga i suoi peccati, perché dalla tomba è sorto il perdono; nessuno tema la morte, perché la morte del Salvatore ci ha liberati! Cristo è risorto dai morti...; la morte del Salvatore ci ha liberati!”. (Omelia di San Giovanni Crisostomo).
Chiediamoci cosa vuol dire per noi oggi celebrare, vivere la Pasqua di Cristo, proclamare la nostra fede nella risurrezione di Colui che fu appeso al legno della croce? E celebrarla come monaci e fedeli laici
Per noi cristiani la morte di Cristo sulla croce non è un fallimento; la morte sulla croce è una vittoria dell’amore sulla morte, e queste non sono né possiamo viverle noi come belle parole e basta. L’amore di Cristo si è manifestato in modo pieno nella croce; si manifestò in diversi momenti lungo la sua vita come ci insegnano i Vangeli, ma è nella croce dove questo amore, questa donazione al Padre e ai fratelli diventa ed è tuttora vera epifania per la Chiesa, per gli uomini. Un amore, quello di Cristo che è un amore sofferente, perché si è scontrato e si scontra con l’odio, con il male. Il nostro contatto con la Sacra Scrittura ci mostra che Dio per amore creò il mondo, per amore nacque in questo mondo come uomo, per amore prese su di sé la nostra fragile umanità.
Siamo testimoni, nella nostra vita personale, come comunità di monaci, nella vita ecclesiale, nel mondo, di come la sofferenza può distruggere tutto; però una cosa alla fine rimarrà: l’amore, quello che il Signore ha piantato nei nostri cuori. Ogni volta che rinunciamo a qualcosa, che sopportiamo qualcosa, e non con un senso di ribelle amarezza, ma volontariamente e per amore, questo ci rende paradossalmente non più deboli ma più forti. La grande potenza, forza di Dio si manifesta più che nella creazione o in qualcuno dei suoi miracoli, nel fatto che ha “svuotato” sé stesso: “…ma annientò se stesso prendendo natura di servo, diventando simile agli uomini; e apparso in forma umana si umiliò facendosi obbediente fino alla morte e alla morte in croce” (Fil 2,7).
La vittoria di Cristo sulla croce, e la sua risurrezione ci pongono a noi cristiani -e specialmente a noi monaci di Grottaferrata- non soltanto davanti ad un bel esempio da imitare, ma molto di più: la vittoria di Cristo sulla morte, il suo amore totale nella sofferenza ha una forza creativa, ricreativa in noi, trasforma il nostro cuore e ci fa capaci di amare in una misura al di là delle nostre capacità. “Un cuore puro crea in me, o Dio, e uno spirito retto rinnova nelle mie viscere… Rendimi l’esultanza della tua salvezza…” (Salmo 50). Allora la morte di Cristo sulla croce, come afferma san Basilio, è una morte creatrice di vita.
Noi, cristiani, siamo rinnovati dallo Spirito Santo nel Battesimo e negli altri sacramenti che accrescono in noi questo dono iniziale. Infatti, perché ognuno di noi prenda coscienza della presenza intima di Cristo, perché ognuno di noi acquisti il gusto e il senso profondo di Dio e delle cose di Dio ed esperimenti così un rinnovamento interiore decisivo, è necessario che ogni giorno accogliamo il dono dello Spirito che approda in noi in modi assai diversi. Sottolineo la parola accogliere perché come cristiani abbiamo bisogno di aprire il nostro cuore alla vita di Dio; in altre parole, abbiamo bisogno di curare la nostra vita di fede, la nostra vita in Cristo. Uno dei più grandi pericoli che abbiamo nella nostra vita è quello della non curanza della propria vita, una non curanza per quanto riguarda il rapporto con Dio, con gli altri, con noi stessi. Nella nostra vita concreta dobbiamo lasciarci trasformare dal Signore, lasciar che lui nella sua vita di Risorto trasformi -ricrei- il nostro cuore, e questo richiede da parte nostra una fedeltà quotidiana al Vangelo, all’annuncio della sua Buona Novella, alla preghiera.
Creati, ricreati, rinnovati dal Signore nella sua Pasqua, dobbiamo vivere quella fede che troviamo profetizzata il Sabato Santo nel testo di Ezechiele 37,1-10: “Fu su di me la mano del Signore... mi portò fuori... e mi mise nel mezzo della pianura piena di ossa umane... E quindi la domanda: Figlio dell’uomo, vivranno queste ossa?”. E la risposta dell’uomo: “Signore, tu lo sai!”. E questo “sai” non indica una semplice conoscenza, ma un penetrare fino in fondo il segreto, il cuore di qualcosa. Questo bellissimo testo di Ezechiele va letto nel contesto liturgico del Sabato Santo: Cristo scende nell’Ade e porta la vita a quelle “ossa inaridite”, e tirando fuori, prendendo per mano Adamo unisce il popolo dell’Antica Alleanza con quello della Nuova Alleanza, lui Cristo diventa il vero “pontifex” cioè colui che crea un ponte, un passaggio tra il vecchio e il nuovo, tra la morte e la vita. “Figlio dell’uomo, vivranno queste ossa?”. E la risposta è sempre quella del profeta: “Signore, tu lo sai!”. La domanda del Signore al profeta, ci viene posta a noi, comunità radunata per la preghiera attorno a un sepolcro di cui confessiamo che ne sgorga la vita, ci viene posta a noi ogni giorno.
La speranza cristiana, allora, è una speranza gioiosa che viene, che nasce dalla risurrezione di Cristo, il grande dono del Risorto. “Signore, tu lo sai!”, nella parola del profeta, perché tu sei colui che ci salva, colui che disceso agli inferi ne risali trascinando con te Adamo ed Eva, cioè l’umanità. Vivere nella speranza, vivere in Cristo.
E noi come Esarcato Apostolico a Grottaferrata, come Chiesa, come comunità monastica assieme a tanti fedeli, ci raduneremo attorno alla tomba vuota di Cristo, attorno a quella tomba bella per professare la nostra fede, per cantare che Lui, la Vita messa nella tomba, è anche la fonte della vita nuova rinnovata nella sua morte e la sua risurrezione.
Nella mia prima Pasqua come esarca apostolico a Grottaferrata, voglio incoraggiarvi a vivere questi giorni santi con un cuore nuovo, ricreato dalla forza della risurrezione del Signore. A viverlo come cristiani chiamati ad annunciare che Lui, il Signore, è risorto dai morti. A viverlo come monastero, come Esarcato, cioè come Chiesa di Cristo alle porte di Roma, comunità monastica, Chiesa chiamata alla preghiera, alla fraternità, al dialogo, all’accoglienza. Chiediamo al Signore che ci dia di vivere questo nuovo millennio della nostra abbazia come un momento di grazia e di rinnovamento guidati sempre dal suo Spirito Santo.
Santa Maria di Grottaferrata, assieme ai santi Nilo e Bartolomeo, siano i nostri intercessori presso il Signore, vincitore del peccato e della morte.

Cristo è risorto!
Veramente è risorto!
Χριστός ανέστη
Αληθώς ανέστη

+P. Manuel Nin
Esarca Apostolico di Grottaferrata

(Icona etiopica con scene della passione. XIX secolo)

AVVISI orari liturgici:29/03/2026 Domenica delle Palme: la divina liturgia si terrà alle ore 10:30, invece delle consuet...
24/03/2026

AVVISI orari liturgici:

29/03/2026 Domenica delle Palme: la divina liturgia si terrà alle ore 10:30, invece delle consuete ore 11:00

Si presenta di seguito il programma della Settimana Santa:

17/03/2026

AVVISI:

19/03/2026 Giovedì: non ci saranno i consueti Vespri alle ore 16:00, ma si terrà la Liturgia dei Doni Presantificati alle ore 18:30

20/03/2026 Venerdì: non ci sarà la consueta celebrazione della Liturgia dei Doni Presantificati alle ore 18:30, ma si terrà la celebrazione dell'inno Akathistos alla Madre di Dio alle ore 18:00

07/03/2026

AVVISO: La Divina Liturgia delle 11:00 di domani (Domenica 8 Marzo), sarà anticipata alle 10:30.

31/01/2026

Sua Santità Papa Leone XIV ha nominato Sua Eccellenza Mons. Manuel Nin Esarca Apostolico del Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata.

Il nuovo Esarca celebrerà il suo ingresso nella comunità monastica Sabato 21 Febbraio 2026.

Grati a Sua Eminenza Mons. Card. Marcello Semeraro, accogliamo con gioia il nuovo Esarca e preghiamo per lui.

Indirizzo

Corso Del Popolo, 128
Grottaferrata
00046

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