23/09/2026
Triduo per la festa di San Nilo
23, 24 e 25 settembre 2026
PRIMA OMELIA (23 settembre 2026).
Per grazia di Dio ci siamo riuniti insieme, nel nome del Signore, noi che ci siamo proposti un unico e medesimo fine: la vita vissuta nella pietà. San Basilio il Grande
Il monaco è un angelo e la sua opera è misericordia, pace e sacrificio di lode. San Nilo da Rossano, il fondatore
La festa di San Nilo, fondatore e padre del nostro monastero ci raduna in questi tre giorni di preparazione alla sua festa, per pregare, per appunto prepararci a vivere, nella gioia e nel ringraziamento, la memoria di colui che arrivò più di mille anni fa in questo posto e fondò un edificio -uso questa parola più in senso metaforico che reale- che divenne casa di Dio, casa dei fratelli, casa del popolo fedele che pregò e prega in questo luogo santo.
Quest’anno, il mio primo anno come esarca apostolico di Grottaferrata ed egumeno di questa nostra comunità, ho voluto essere io stesso a proporvi le riflessioni, le meditazioni in preparazione a due grandi nostre feste: quella del 22 agosto, la festa della Madre di Dio nella sua e nostra icona venerata da noi a Grottaferrata; e quella di questi giorni, la festa patronale di san Nilo. Del nostro santo fondatore, abbiamo la vita che è per tutti noi, monaci e laici, un esempio di vita monastica e di vita cristiana. E vi invito tutti, monaci e laici, a rileggere o leggere per prima volta, la vita di san Nilo, per scoprire o riscoprire tanti aspetti validi pienamente per tutti noi, cristiani del secolo XXI, come lo furono per quelli dell’undicesimo secolo, del dodicesimo secolo, del diciottesimo secolo appunto fino ai nostri giorni.
In questo triduo di settembre voglio proporvi di riflettere su alcuni aspetti della vita monastica, della vita cristiana -perché il monachesimo è, dovrebbe essere, vita cristiana vissuta fino in fondo-, presi dalla Regola di san Benedetto. Perché, come sapete, le mie origini come monaco sono quelle benedettine, nel monastero di Montserrat, nella Catalogna, in Spagna. Poi il Signore mi ha portato in diversi posti, con ministeri assai diversi. Però lo stampo come monaco rimane sempre, grazie a Dio.
Qualcuno potrebbe avere delle obiezioni dicendo che san Benedetto -e la sua Regola-, appartengono alla tradizione latina, e noi a Grottaferrata apparteniamo, a quella bizantina. Il monachesimo -o se volete il fenomeno “ascetico monastico”- nasce contemporaneamente in diverse Chiese cristiane già alla fine del III secolo e all’inizio del IV: in ambito siriaco, in ambito greco e cappadoce, in ambito egiziano copto, in ambito latino… Il monachesimo dall’inizio -e questo sarà un punto fermo nella mia riflessione di questi giorni- non ha una appartenenza confessionale (dire così è anacronico ma per poterci capire lo dico), neppure una unica appartenenza linguistica, geografica, ecclesiale, bensì è un fenomeno cristiano che cristallizza in diverse Chiese, ma che è veramente di tutti. Se questo è chiaro per tutti, o fosse chiaro per tutti, avremo risolto parecchi dei problemi sorti lungo la storia.
L’unicità del fenomeno monastico dalle origini ci fa vedere che non esiste un monachesimo bizantino, un altro latino, un altro copto e così via…, bensì esiste un monachesimo cristiano che mette radici culturali, liturgiche, ecclesiologiche in un mondo cristiano latino, bizantino greco, copto, siriaco…
Quindi mai e poi mai nessuna opposizione o contrapposizione, bensì una sinergia spirituale, teologica ed ecclesiale che va dal III-IV secolo fino al XXI secolo. Se questo per noi monaci, per voi laici è chiaro, la comunione ecclesiale è assicurata. Altrimenti possiamo cadere in un neo-manicheismo che distrugge la comunione tra le Chiese, tra le persone.
Quando in questi ultimi mesi mi hanno chiesto e mi chiedono: “voi a Grottaferrata che siete…; che tipo di monaci; a che ordine appartenete…”, e altre domande di questo genere, rispondo semplicemente e convinto: “siamo monaci”. La storia, la Chiesa stessa, ci ha dato un nome che ci dà una diciamo ubicazione canonica, nominale, ma siamo monaci, né più né meno. Quindi siamo uomini cristiani, battezzati, per prima cosa. Uomini di comunione, di preghiera e di fraternità.
Abbiamo certamente un punto di riferimento nella figura di san Nilo, e un riferimento che ci identifica e ci fa figli suoi, discepoli suoi. Ma san Nilo si inserisce in quale tradizione? In quella degli inizi del monachesimo: la ricerca di Dio, la fraternità nella comunità, l’accoglienza dell’altro, degli altri. Ricerca di Dio, fraternità, accoglienza, comunione.
Quindi vi propongo in questi tre giorni di meditare, di rileggere qualche aspetto della regola di san Benedetto, perché è un testo venerabile, antico, accolto in Occidente ed i Oriente -san Benedetto viene celebrato nel calendario bizantino, come è celebrato anche il suo biografo san Gregorio Magno, ed altri Padri della Chiesa latina (Ambrogio, Leone Magno..). quindi non opposizione, mai opposizione bensì piena comunione tra i cristiani, tra le Chiese cristiane.
E questo lo dico ai monaci, ed anche ai laici: siate sempre uomini e donne di comunione, di fraternità. Saremo esaminati di amore e di comunione. Evitiamo, noi monaci e voi laici, parole di amarezza, parole che dividono, parole che creano divario e non ponti.
Inoltre, vi propongo la Regola Benedettina perché come ben sappiamo il legame di san Nilo con i benedettini, sia in vita sua specialmente nel suo soggiorno a Montecassino, sia lungo la storia fino ai nostri giorni, è un legame ben stretto che ha dato sempre, allora ed oggi, speriamo nel Signore, ha dato buoni frutti. I monaci di Montecassino, ad esempio, quando accolsero Nilo di Rossano, credevano di vedere in loro Sant'Antonio il Grande o persino il loro stesso legislatore e maestro, San Benedetto!.
Qualche aspetto della vita del monaco, preso dalla Regola Benedettina che vorrei sottolineare oggi e nei prossimi due giorni.
Tra le varie forme di vita monastica dell'epoca, San Benedetto ne riconosce valide solo due: quella dei cenobiti, che abitano in comunità condividendo la preghiera, i pasti, la vita fraterna, e per i quali Benedetto scrive la sua Regola, e poi quella degli eremiti. Costoro, gli eremiti, Benedetto li considera come un tipo di monaci seri, validi, ma come mettendoli in guardia e mettendoci in guardia dice: “…non per il fervore novizio della vita monastica, ma per una lunga prova nel monastero, hanno imparato a combattere contro il diavolo, una volta addestrati con l'aiuto di molti, e, ben addestrati tra i fratelli per il combattimento solitario nel deserto…, sono sufficienti con l'aiuto di Dio a combattere i vizi della carne e dei pensieri".
Quindi, l’importanza nella vita monastica -e nella vita cristiana in genere-, dei fratelli, degli altri che, per Benedetto, non saranno mai un peso bensì sacramento di Colui, Cristo, che ci ha chiamati a seguirlo. San Benedetto nella sua Regola dà un’importanza fondamentale alla comunione fraterna, alla comunione, alla appartenenza alla comunità monastica.
Esorto i monaci e i laici con insistenza in questi giorni in cui ci prepariamo alla festa di San Nilo e in ogni momento della nostra vita monastica e cristiana, ad essere fermenti di fraternità, di comunione. A non rovinare la nostra e la vita degli altri con atteggiamenti, parole, gesti divisori.
In fondo, quando san Nilo dirà: “Il monaco è un angelo e la sua opera è misericordia, pace e sacrificio di lode”, si situa in questa prospettiva direi molto benedettina. E per ché Nilo dirà che il monaco è un angelo? Perché è in contemplazione costante, perenne? Perché il suo sguardo è soltanto in alto? No, carissimi, il monaco è un angelo perché annuncia la presenza, l’incarnazione del Signore nella sua e la nostra vita.
San Benedetto, nel capitolo IV della sua Regola, in cui tratta degli strumenti delle buone opere, cioè quegli strumenti che fanno del monaco – aggiungo di ogni cristiano- qualcuno capace di vivere in comunità ed in comunione, afferma: “Prima di tutto amare il Signore Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze; poi il prossimo come sé stesso”. Quindi un programma veramente cristiano. E prosegue: “…non uccidere, …non rubare…, onorare tutti gli uomini…, soccorrere i poveri, vestire gli ignudi, visitare gli infermi…, alleviare tutte le sofferenze, consolare quelli che sono nell'afflizione…, riporre in Dio la propria speranza…, spezzare subito in Cristo tutti i cattivi pensieri che ci sorgono in cuore e manifestarli al padre spirituale…, guardarsi dai discorsi cattivi o sconvenienti…, nell'eventualità di un contrasto con un fratello, stabilire la pace prima del tramonto del sole…, e non disperare mai della misericordia di Dio”.
Un programma di vita cristiana e monastica che sicuramente san Nilo, nel suo soggiorno a Montecassino, ha conosciuto e ha fatto suo.
Vi lascio quindi con questo pensiero affinché lo meditate anche voi in questi giorni: cosa chiedono da noi oggi san Benedetto, san Nilo, cosa chiede oggi da noi monaci di Grottaferrata la Chiesa che si affida a noi come uomini di preghiera, di accoglienza e di comunione.