21/08/2026
Terza omelia (21 agosto 2026).
Ὑπὸ τὴν σὴν εὐσπλαγχνίαν, καταφεύγομεν, Θεοτόκε, τὰς ἡμῶν ἱκεσίας, μὴ παρίδῃς ἐν περιστάσει, ἀλλ' ἐκ κινδύνων λύτρωσαι ἡμᾶς, μόνη Ἁγνή, μόνη εὐλογημένη.
Sub tuum praesidium confugimus, Sancta Dei Genitrix. Nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus nostris, sed a periculis cunctis libera nos semper, Virgo gloriosa et benedicta.
Sotto la tua tenera compassione ci rifugiamo, o Madre di Dio: nell'angustia non disprezzare le nostre suppliche, ma liberaci dai pericoli, o sola pura, sola benedetta.
Carissimi padri fratelli e sorelle,
radunati questa sera al tramonto del sole, radunati per ringraziare il Signore perché Lui è sempre per noi quella Luce gioiosa della Santa gloria del Padre, come abbiamo cantato adesso poco fa e come cantiamo ogni sera in questa nostra e vostra chiesa di Grottaferrata, siamo pieni di gioia perché Lui il Signore nella Sua grande misericordia ci concede un'altra volta, un altro anno di celebrare la nostra festa a Grottaferrata.
Questa festa della Madre di Dio che noi veneriamo nella sua bellissima icona, antica ma bellissima, che raccoglie tutte le nostre speranze, le nostre preghiere, le nostre angosce, le nostre tribolazioni e le presenta a Cristo suo Figlio. Questa icona che raccoglie tutta la vostra, la nostra storia, storia che conoscete meglio di nessun altro, perché la storia, la nostra storia siete voi.
Questo è il terzo giorno del triduo ed anche all'inizio solenne della festa, e seguendo il ritmo di questi giorni, vi propongo di continuare e concludere la nostra riflessione a partire dalla preghiera alla Madre di Dio che vi ho proposto in questi giorni.
… ma liberaci dai pericoli, o sola pura, sola benedetta.
Arriviamo oggi al terzo giorno di preghiera, a Grottaferrata, preghiera al Signore per intercessione di santa Maria, la Madre di Dio, che veneriamo in questa nostra bellissima icona a Grottaferrata.
Nei due giorni precedenti ho voluto, con voi, riflettere cosa volesse dire, supporre, per noi questa antica preghiera mariana. Cosa può significare per noi accorrere, porgerci sotto le ali della protezione materna di Maria, la Madre di Dio. E cosa volesse dire ciò per noi a Grottaferrata, oggi, nel nostro momento attuale, nella storia nostra oggi, senza rimpianti di un passato che è passato, e senza farneticazioni su un futuro o un presente che ognuno potrebbe costruirsi da solo, nel proprio immaginario.
Oggi, per noi in questo luogo santo dove monaci e popolo ci sappiamo amati e protetti dalla Madre del Salvatore. Vi proponevo, a voi monaci e a voi fedeli, di vedere Grottaferrata come luogo di accoglienza. Poi, Grottaferrata come luogo dove vi sentite accolti tutti quelli che ogni giorno, ogni domenica, una volta all’anno forse venite a pregare, magari a piangere tante sofferenze e tanti peccati forse, ma dove vi sentite accolti dal Signore -che nella preghiera e nei sacramenti viene al nostro incontro-, dalla Madre di Dio -che dal trono della sua icona ci guarda, ci rasserena, ci mostra Cristo suo Figlio, dalla comunità dei monaci -che sono sacramento dell’incontro, del perdono e della grazia che vengono dal Signore. E questo è impegnativo ed anche bello.
Inoltre, uomini e donne di fede, di speranza e di ca**tà. Che confessiamo Cristo e il suo vangelo. Che viviamo il momento e la storia con speranza, sicuri che il Signore portandoci qua ha voluto e vuole qualcosa da noi, da Grottaferrata oggi. Che sappiamo che è l’amore, ed unicamente l’amore, la ca**tà, il rispetto di noi stessi e dell’altro, che ci fa camminare.
Quella della Madre di Dio e un’icona che unisce tutti, vescovo, monaci, fedeli di Grottaferrata che amate, che venerate, che conoscete questo luogo santo e la sua storia. In questi giorni, e in tutti i giorni dell’anno, l’abbiamo invocata come Madre di Dio, come nostra protezione, come colei che presenta a Cristo Signore, suo Figlio, le nostre necessità.
E oggi concludiamo questo nostro percorso col terzo versetto della preghiera che ci ha accompagnato questi giorni: … ma liberaci dai pericoli, o sola pura, sola benedetta.
Dai pericoli liberaci… Perché Maria viene da noi invocata come colei che ci libera dai pericoli? Il nostro Redentore è Cristo Signore certamente, Lui è il nostro Liberatore. Ma Maria è colei che ci fa presente il volto umano, l’umanità vera del Signore, ci fa presente la dimensione di accoglienza che l’unico Salvatore fa delle nostre preghiere.
Pregare davanti all’icona della Madre di Dio manifesta la nostra consapevolezza, la nostra fede in Colui che dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria si è fatto uomo.
… ma liberaci dai pericoli… o sola pura, sola benedetta. μόνη Ἁγνή, μόνη εὐλογημένη.
Possiamo dire di Maria che è l’unica pura, benedetta, certamente perché lei ha detto il suo “sì”, il suo amin al Signore quando l’ha chiamata. E per questo il Signore stesso l’ha coperta con la sua ombra, l’ha santificata in tutta la Sua pienezza.
Possiamo dire della Chiesa stessa, che è l’unica pura, benedetta, santa, certamente perché anche la Chiesa ha detto il suo “sì”, il suo amen al Signore quando ogni giorno la chiama, la santifica. E per questo il Signore stesso l’ha coperta con la sua ombra, l’ha santificata in tutta la Sua pienezza.
Infine, possiamo dire di ognuno di noi che siamo l’unica pura, benedetta, certamente perché ogni giorno cerchiamo di dire e dare il nostro “sì”, il nostro amen al Signore quando ci chiama. E per questo il Signore stesso ci copre con la sua ombra, ci santifica in tutta la Sua pienezza.
Carissimi, in questi giorni, venendo nella nostra e vostra chiesa a pregare con i monaci, a pregare tutti insieme, vi esortavo –e l’ho fatto convinto tutti i tre giorni-, a vedere Grottaferrata come un luogo santo, un luogo dove siete accolti dal Signore -e accolti vuol dire amati, guardati, ascoltati-, da Maria la Madre di Dio e dai monaci. Accolti, guariti, redenti dal Signore. Che ci chiede, diciamo in contraccambio, soltanto una cosa: “amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati”, cioè siate uomini e donne di Vangelo, di comunione e mai di divisione. San Giovanni della Croce diceva: “Alla fine della vita saremo esaminati di amore”. Non pretendo di essere il santo spagnolo del sedicesimo secolo, ma mi permetto di dirvi e di proporvi: “Alla fine della vita saremo esaminati di comunione”.
Che la celebrazione della traslazione della nostra icona anche quest’anno sia un momento di benedizione per la nostra comunità, per questo nostro monastero, per le nostre famiglie, per ognuno di noi. Chiedendo al Signore, per intercessione della Madre di Dio, che ci faccia uomini e donne di comunione e mai di divisione. Uomini e donne di fede, di speranza e di ca**tà.