Monaci Basiliani - Abbazia di San Nilo

Monaci Basiliani - Abbazia di San Nilo I Monaci Basiliani sono monaci cattolici di rito bizantino, rappresentanti della chiesa italo-greca.

21/08/2026

Terza omelia (21 agosto 2026).



Ὑπὸ τὴν σὴν εὐσπλαγχνίαν, καταφεύγομεν, Θεοτόκε, τὰς ἡμῶν ἱκεσίας, μὴ παρίδῃς ἐν περιστάσει, ἀλλ' ἐκ κινδύνων λύτρωσαι ἡμᾶς, μόνη Ἁγνή, μόνη εὐλογημένη.



Sub tuum praesidium confugimus, Sancta Dei Genitrix. Nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus nostris, sed a periculis cunctis libera nos semper, Virgo gloriosa et benedicta.



Sotto la tua tenera compassione ci rifugiamo, o Madre di Dio: nell'angustia non disprezzare le nostre suppliche, ma liberaci dai pericoli, o sola pura, sola benedetta.



Carissimi padri fratelli e sorelle,

radunati questa sera al tramonto del sole, radunati per ringraziare il Signore perché Lui è sempre per noi quella Luce gioiosa della Santa gloria del Padre, come abbiamo cantato adesso poco fa e come cantiamo ogni sera in questa nostra e vostra chiesa di Grottaferrata, siamo pieni di gioia perché Lui il Signore nella Sua grande misericordia ci concede un'altra volta, un altro anno di celebrare la nostra festa a Grottaferrata.



Questa festa della Madre di Dio che noi veneriamo nella sua bellissima icona, antica ma bellissima, che raccoglie tutte le nostre speranze, le nostre preghiere, le nostre angosce, le nostre tribolazioni e le presenta a Cristo suo Figlio. Questa icona che raccoglie tutta la vostra, la nostra storia, storia che conoscete meglio di nessun altro, perché la storia, la nostra storia siete voi.



Questo è il terzo giorno del triduo ed anche all'inizio solenne della festa, e seguendo il ritmo di questi giorni, vi propongo di continuare e concludere la nostra riflessione a partire dalla preghiera alla Madre di Dio che vi ho proposto in questi giorni.
… ma liberaci dai pericoli, o sola pura, sola benedetta.

Arriviamo oggi al terzo giorno di preghiera, a Grottaferrata, preghiera al Signore per intercessione di santa Maria, la Madre di Dio, che veneriamo in questa nostra bellissima icona a Grottaferrata.



Nei due giorni precedenti ho voluto, con voi, riflettere cosa volesse dire, supporre, per noi questa antica preghiera mariana. Cosa può significare per noi accorrere, porgerci sotto le ali della protezione materna di Maria, la Madre di Dio. E cosa volesse dire ciò per noi a Grottaferrata, oggi, nel nostro momento attuale, nella storia nostra oggi, senza rimpianti di un passato che è passato, e senza farneticazioni su un futuro o un presente che ognuno potrebbe costruirsi da solo, nel proprio immaginario.



Oggi, per noi in questo luogo santo dove monaci e popolo ci sappiamo amati e protetti dalla Madre del Salvatore. Vi proponevo, a voi monaci e a voi fedeli, di vedere Grottaferrata come luogo di accoglienza. Poi, Grottaferrata come luogo dove vi sentite accolti tutti quelli che ogni giorno, ogni domenica, una volta all’anno forse venite a pregare, magari a piangere tante sofferenze e tanti peccati forse, ma dove vi sentite accolti dal Signore -che nella preghiera e nei sacramenti viene al nostro incontro-, dalla Madre di Dio -che dal trono della sua icona ci guarda, ci rasserena, ci mostra Cristo suo Figlio, dalla comunità dei monaci -che sono sacramento dell’incontro, del perdono e della grazia che vengono dal Signore. E questo è impegnativo ed anche bello.



Inoltre, uomini e donne di fede, di speranza e di ca**tà. Che confessiamo Cristo e il suo vangelo. Che viviamo il momento e la storia con speranza, sicuri che il Signore portandoci qua ha voluto e vuole qualcosa da noi, da Grottaferrata oggi. Che sappiamo che è l’amore, ed unicamente l’amore, la ca**tà, il rispetto di noi stessi e dell’altro, che ci fa camminare.



Quella della Madre di Dio e un’icona che unisce tutti, vescovo, monaci, fedeli di Grottaferrata che amate, che venerate, che conoscete questo luogo santo e la sua storia. In questi giorni, e in tutti i giorni dell’anno, l’abbiamo invocata come Madre di Dio, come nostra protezione, come colei che presenta a Cristo Signore, suo Figlio, le nostre necessità.



E oggi concludiamo questo nostro percorso col terzo versetto della preghiera che ci ha accompagnato questi giorni: … ma liberaci dai pericoli, o sola pura, sola benedetta.
Dai pericoli liberaci… Perché Maria viene da noi invocata come colei che ci libera dai pericoli? Il nostro Redentore è Cristo Signore certamente, Lui è il nostro Liberatore. Ma Maria è colei che ci fa presente il volto umano, l’umanità vera del Signore, ci fa presente la dimensione di accoglienza che l’unico Salvatore fa delle nostre preghiere.



Pregare davanti all’icona della Madre di Dio manifesta la nostra consapevolezza, la nostra fede in Colui che dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria si è fatto uomo.



… ma liberaci dai pericoli… o sola pura, sola benedetta. μόνη Ἁγνή, μόνη εὐλογημένη.



Possiamo dire di Maria che è l’unica pura, benedetta, certamente perché lei ha detto il suo “sì”, il suo amin al Signore quando l’ha chiamata. E per questo il Signore stesso l’ha coperta con la sua ombra, l’ha santificata in tutta la Sua pienezza.



Possiamo dire della Chiesa stessa, che è l’unica pura, benedetta, santa, certamente perché anche la Chiesa ha detto il suo “sì”, il suo amen al Signore quando ogni giorno la chiama, la santifica. E per questo il Signore stesso l’ha coperta con la sua ombra, l’ha santificata in tutta la Sua pienezza.



Infine, possiamo dire di ognuno di noi che siamo l’unica pura, benedetta, certamente perché ogni giorno cerchiamo di dire e dare il nostro “sì”, il nostro amen al Signore quando ci chiama. E per questo il Signore stesso ci copre con la sua ombra, ci santifica in tutta la Sua pienezza.



Carissimi, in questi giorni, venendo nella nostra e vostra chiesa a pregare con i monaci, a pregare tutti insieme, vi esortavo –e l’ho fatto convinto tutti i tre giorni-, a vedere Grottaferrata come un luogo santo, un luogo dove siete accolti dal Signore -e accolti vuol dire amati, guardati, ascoltati-, da Maria la Madre di Dio e dai monaci. Accolti, guariti, redenti dal Signore. Che ci chiede, diciamo in contraccambio, soltanto una cosa: “amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati”, cioè siate uomini e donne di Vangelo, di comunione e mai di divisione. San Giovanni della Croce diceva: “Alla fine della vita saremo esaminati di amore”. Non pretendo di essere il santo spagnolo del sedicesimo secolo, ma mi permetto di dirvi e di proporvi: “Alla fine della vita saremo esaminati di comunione”.



Che la celebrazione della traslazione della nostra icona anche quest’anno sia un momento di benedizione per la nostra comunità, per questo nostro monastero, per le nostre famiglie, per ognuno di noi. Chiedendo al Signore, per intercessione della Madre di Dio, che ci faccia uomini e donne di comunione e mai di divisione. Uomini e donne di fede, di speranza e di ca**tà.

21/08/2026

Seconda omelia (20 agosto 2026)..

Ὑπὸ τὴν σὴν εὐσπλαγχνίαν, καταφεύγομεν, Θεοτόκε, τὰς ἡμῶν ἱκεσίας, μὴ παρίδῃς ἐν περιστάσει, ἀλλ' ἐκ κινδύνων λύτρωσαι ἡμᾶς, μόνη Ἁγνή, μόνη εὐλογημένη.

Sub tuum praesidium confugimus, Sancta Dei Genitrix. Nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus nostris, sed a periculis cunctis libera nos semper, Virgo gloriosa et benedicta.

Sotto la tua tenera compassione ci rifugiamo, o Madre di Dio: nell'angustia non disprezzare le nostre suppliche, ma liberaci dai pericoli, o sola pura, sola benedetta.

Carissimi, in questo secondo giorno in cui, come monastero, che, come comunità cristiana di fedeli e di amici di Grottaferrata, ci siamo radunati per la preghiera, vi propongo di continuare la nostra meditazione della preggiera alla Madre di Dio “Ὑπὸ τὴν σὴν εὐσπλαγχνίαν… Sub tuum praesidium”, preghiera veramente cattolica, appartenente alla tradizione bizantina, copta ed anche latina.

Sotto la tua tenera compassione ci rifugiamo, o Madre di Dio… Vi lasciavo ieri il primo versetto della preghiera come pegno di questo nostro camminare sicuri, fermi, guardando Colei che ci guarda.

Vi proponevo ieri, a voi monaci e a voi fedeli, di vedere Grottaferrata come luogo di accoglienza. Poi, Grottaferrata come luogo dove vi sentite accolti tutti quelli che ogni giorno, ogni domenica, una volta all’anno forse venite a pregare, magari a piangere tante sofferenze e tanti peccati forse, ma dove vi sentite accolti dal Signore -che nella preghiera e nei sacramenti viene al nostro incontro-, dalla Madre di Dio -che dal trono della sua icona ci guarda, ci rasserena, ci mostra Cristo suo Figlio, dalla comunità dei monaci -che sono sacramento dell’incontro, del perdono e della grazia che vengono dal Signore. E questo è impegnativo ed anche bello.

Questo è importante che la comunità dei monaci lo abbiamo sempre in mente e in modo molto chiaro: siamo sacramento dell’incontro, del perdono e della grazia che vengono dal Signore.

Il secondo versetto della preghiera è questo a cui voglio avvicinarmi oggi, con voi, monaci, fedeli di Grottaferrata.
… nell'angustia non disprezzare le nostre suppliche… Questo è il secondo versetto della preghiera che in questi giorni vi sto proponendo come meditazione e come preghiera. Come stile di vita anche, sempre vita cristiana.

La nostra vita cristiana, nell’ogni giorno del suo svolgersi, è segnata da momenti di gioia e di pena, da momenti di crescita e da momenti di prova. Sono momenti del nostro vivere e del nostro agire che il Signore stesso ci mette di fronte per farceli affrontare, per non fuggirli bensì per viverli nella fede, nella speranza e nella ca**tà. Non fuggire questi momenti che il Signore ci chiede di vivere, siano difficili, siano gioiosi.

Anche la nostra vita come Chiese, come comunità monastiche passa per momenti di crescita, di prova anche. momenti della nostra storia certamente, ma che mai possiamo utilizzare per piangerci a dosso. Perché? Perché noi come cristiani siamo chiamati a vivere nella consapevolezza che è il Signore che ci guida, che guida la nostra vita.

Grottaferrata è un monastero basiliano che è anche un Esarcato Apostolico. E questo fatto ci fa sentire membra a pieno titolo della Chiesa Cattolica. Siamo un monastero e una Chiesa che ha vissuto lungo la sua storia millennaria momenti di gioia, di splendore, e momenti di difficoltà. E siamo una Abbazia, una Chiesa che vive il momento attuale come momento di speranza, malgrado, come diceva san Giovanni XXIII, quei profeti di sventura che vogliono tingere -e tingono- di nero il momento attuale che il Signore e la Chiesa ci chiama a vivere, presentandolo e anche -forse scrivendolo nero su bianco- come momento infecondo, inoperante, sterile. Come sterili e vane sono le parole vuote che più che costruire, edificare cercaqno di demolire e soprattutto di dividere. Come la zizania. E il ruolo della zizania, il suo operare e la sua fine il Signore ce li presenta chiaramente nel vangelo.

… nell'angustia non disprezzare le nostre suppliche… Per questo tutti noi presentiamo alla Madre di Dio le nostre suppliche: per Grottaferrata, per ognuno di noi e per ognuno di voi. Anche per quelle persone che, credendo di far qualcosa di positivo, seminano divisione, zizania, attorno a sé stessi e attorno agli altri.

… nell'angustia non disprezzare le nostre suppliche… Preghiamo sempre come monaci per il nostro mondo, per la nostra Chiesa, per noi stessi, ed anche e soprattutto per tante e tante persone che si affidano alla nostra preghiera. Vivere da e come cristiani. Nella fede, nell’accogliere in noi il Verbo eterno di Dio che si è incarnato e continua ad incarnarsi per la nostra salvezza. Accoglierlo nei sacramenti, nella sua Parola, nei fratelli. Nella speranza, nella consapevolezza che è Lui e soprattutto Lui che costruisce la casa, la Chiesa, la nostra abbazia. Mettendoci da parte nostra tutto quel che siamo e che possiamo. Nella ca**tà, con quell’atteggiamento nel cuore e nella bocca e nelle mani -in tutto quel che siamo- atteggiamento che costruisce e non distrugge, che unisce e non divide, che crea, che ricrea -la redenzione è anche e sempre una ricreazione- e non sopprime.

Di fronte all’icona della Madre di Dio, come Chiesa di Cristo, come monastero basiliano che vuole camminare nel momento presente che è parte della nostra storia, guidato dal Signore e da coloro che ne facciamo parte come corpo di Cristo, con fede, con speranza e con ca**tà.

19/08/2026

Grottaferrata, triduo agosto 2026

Prima omelia di sua Ecc. Manuel Nin (19 agosto 2026).

Ὑπὸ τὴν σὴν εὐσπλαγχνίαν, καταφεύγομεν, Θεοτόκε, τὰς ἡμῶν ἱκεσίας, μὴ παρίδῃς ἐν περιστάσει, ἀλλ' ἐκ κινδύνων λύτρωσαι ἡμᾶς, μόνη Ἁγνή, μόνη εὐλογημένη.

Sub tuum praesidium confugimus, Sancta Dei Genitrix. Nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus nostris, sed a periculis cunctis libera nos semper, Virgo gloriosa et benedicta.

Sotto la tua tenera compassione ci rifugiamo, o Madre di Dio: nell'angustia non disprezzare le nostre suppliche, ma liberaci dai pericoli, o sola pura, sola benedetta.

La festa della Madre di Dio ci raduna a Grottaferrata, in questo storico e amato monastero, per questi tre giorni di preparazione e di celebrazione. Facciamo memoria, nel senso più forte del termine, di quel 22 agosto 1230, quando papa Gregorio IX fece dono all’abbazia dell’icona della Madre di Dio che per molto tempo era stata custodita a Roma, a San Pietro.

Inoltre, ogni anno il popolo di Grottaferrata viene al monastero -e il monastero va al popolo in processione-, per rinnovare quel voto popolare fatto nel febbraio 1944 per ringraziare la Madre di Dio per aver protetto, per aver protetto sotto la sua protezione, il paese durante l’ultima grande guerra.

Siamo cristiani -vescovo, monaci, sacerdoti, laici…-, e la nostra fede, quella ricevuta dai nostri padri nel battesimo e nel seno delle nostre famiglie, ci dà la fiducia che il nostro cammino come cristiani, tutti, chiede da noi un attimo di attenzione, di raccoglimento e di preghiera.

La mia riflessione in questi tre giorni, voglio farla scaturire da un testo liturgico, una preghiera indirizzata alla Madre di Dio, tra le più antiche, e già ce ne sono testimonianze nel III secolo, e che si è conservata nella tradizione bizantina, nella tradizione latina ed anche in altre tradizioni orientali. Una preghiera veramente cattolica -come cattolici siamo noi-, cioè aperti da Oriente ad Occidente.

Vi leggo la preghiera.
Ὑπὸ τὴν σὴν εὐσπλαγχνίαν, καταφεύγομεν, Θεοτόκε, τὰς ἡμῶν ἱκεσίας, μὴ παρίδῃς ἐν περιστάσει, ἀλλ' ἐκ κινδύνων λύτρωσαι ἡμᾶς, μόνη Ἁγνή, μόνη εὐλογημένη.

Sub tuum praesidium confugimus, Sancta Dei Genitrix. Nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus nostris, sed a periculis cunctis libera nos semper, Virgo gloriosa et benedicta.

Sotto la tua tenera compassione ci rifugiamo, o Madre di Dio: nell'angustia non disprezzare le nostre suppliche, ma liberaci dai pericoli, o sola pura, sola benedetta.

Come accennavo è un testo molto antico, tra i più antichi indirizzati alla Madre di Dio. L’originale? Greco? Copto? Un testo antico, che hanno diverse Chiese cristiane, e questo ci offre un buon punto di partenza. Un testo arcaico, antico, bello, recepito da tante Chiese cristiane di Oriente e di Occidente. quindi un testo che ci aiuta a non creare né divisioni né contrapposizioni. Bensì un testo possiamo dire veramente cattolico.

Inoltre, come avete sentito, utilizza il titolo “Madre di Dio / Θεοτόκος / Sancta Dei Genitrix”. È il titolo cristologico e mariologico che verrà coniato diciamo dogmaticamente al concilio di Efeso 431, ma che dalla liturgia e dai Padri (Origene) verrà utilizzato già due secoli prima.

Divido la mia riflessione su questa preghiera in tre parti, che presenterò in questi tre giorni che il Signore ci dà, ci offre e, quindi, ci chiede di accogliere. Non lasciamoli cadere, non siamo ingrati -uno dei peccati più grandi in cui possiamo cadere è l’ingratitudine, il non cogliere il καιρός che il Signore ci dà, ci offre ad ogni momento della nostra vita.

Sotto la tua tenera compassione ci rifugiamo, o Madre di Dio...
Le preghiere che noi indirizziamo alla Madre di Dio sono sempre delle preghiere indirizzate anche e soprattutto al Signore, a Dio. Perché? Perché lei, Maria, la Madre di Dio intercede presso il Signore, presenta a Lui le nostre preghiere, le nostre necessità, tutta la nostra vita. Maria è la nostra interceditrice, la nostra avvocata. Perciò, i santuari della Madre di Dio, ed anche Grottaferrata, sono dei luoghi speciali, luoghi santi, dove i fedeli che vi accorgono, e i monaci che vi abitano, vivono, viviamo questa dimensione di luogo di accoglienza.
Quindi Grottaferrata come luogo di accoglienza -e lo dico ai monaci, perché questo è stato, è e sarà sempre il nostro impegno principale, il nostro” lavoro” come monaci: accogliere, ascoltare, guardare coloro che qua vengono. Poi, Grottaferrata come luogo dove vi sentite accolti tutti quelli che ogni giorno, ogni domenica, una volta all’anno forse venite a pregare, magari a piangere tante sofferenze e tanti peccati forse, ma dove vi sentite accolti dal Signore -che nella preghiera e nei sacramenti viene al nostro incontro-, dalla Madre di Dio -che dal trono della sua icona ci guarda, ci rasserena, ci mostra Cristo suo Figlio, dalla comunità dei monaci -che sono sacramento dell’incontro, del perdono e della grazia che vengono dal Signore. E questo è impegnativo ed anche bello.

Questo è importante che la comunità dei monaci lo abbiamo sempre in mente e in modo molto chiaro: siamo sacramento dell’incontro, del perdono e della grazia che vengono dal Signore.

Le preghiere alla Madre di Dio sono anche delle preghiere che noi facciamo come Chiesa e nella Chiesa. La dimensione ecclesiale della nostra preghiera è fondamentale. E per questo la preghiera comunitaria, nei grandi momenti della mattina e della sera, con la Divina Liturgia, la facciamo nella chiesa del monastero. La tentazione potrebbe essere di dire: “Siamo pochi, non ce la facciamo. Facciamo qualcosa di ridotto, in una ca****la interna… No”, cari fratelli, è fondamentale che seguiamo a fare la nostra preghiera nella chiesa, siamo due, tre, venti…”. Mai da soli, mai individualmente, ma sempre come membra della Chiesa di Cristo. Preghiamo in chiesa perché siamo Chiesa.

Maria, la Madre di Dio, genera Cristo; la Chiesa genera nei nostri cuori pure Cristo. Come lo fa? Attraverso i sacramenti, attraverso la lettura e l’accoglienza nei nostri cuori della sua Parola. E attraverso i fratelli e le sorelle che ci fanno presente veramente Cristo incarnato in mezzo a noi.

Sotto la tua tenera compassione ci rifugiamo, o Madre di Dio.

Questa prima parte della preghiera alla Madre di Dio come diventa realtà oggi in noi e per noi a Grottaferrata? Come la viviamo e dobbiamo viverla?

Rifugiarci sotto la tenera compassione della Madre di Dio, sotto la tenera compassione della Chiesa, di cui lei è immagine, icona, modello. Ricordiamo tante volte nella Sacra Scrittura in cui ci viene presentata l’immagine dell’uomo che si rifugia nel Signore, che accorre sotto le sue ali. Tanti salmi ci portano nella preghiera a sentirci accolti da quest’ombra che è la misericordia, l’amore del Signore verso ognuno di noi e verso le nostre famiglie, le nostre comunità. E quindi ripropongo alla vostra riflessione cosa vorrà dire questa prima parte della preghiera alla Madre di Dio, come diventa realtà oggi in noi e per noi a Grottaferrata? Come la viviamo e dobbiamo viverla?

Suppone da parte nostra -vescovo, monaci, fedeli, amici dell’abbazia- un atteggiamento di fiducia e di speranza che siano veramente costruttivi. Dall’inizio del mio ministero come esarca apostolico qualche mese fa, tante volte vi ho insistito, vi ho spinto -i monaci lo sanno, ma anche i fedeli che frequentano questo luogo santo-, a vivere il momento attuale della nostra storia come un nuovo millennio che il Signore ci dà, ci offre, mette nelle nostre mani.

Metterci sotto la tenera compassione della Madre di Dio, rifugiarci in lei, vorrà dire allontanare da noi, dai nostri cuori quei sentimenti di disperazione, di disprezzo, e soprattutto di divisione -una divisione che nasce dalle nostre parole, dai nostri scritti, dai nostri atteggiamenti divisori e distruttori- e rifugiandoci sotto la tenera compassione della Madre di Dio che ci guarda, cerchiamo ogni giorno di avere uno spirito di fede, di speranza e di ca**tà.

E cosa vorrà dire per noi oggi vivere con uno spirito di fede, di speranza e di ca**tà? Vivere da e come cristiani. Nella fede, nell’accogliere in noi il Verbo eterno di Dio che si è incarnato e continua ad incarnarsi per la nostra salvezza. Accoglierlo nei sacramenti, nella sua Parola, nei fratelli. Nella speranza, nella consapevolezza che è Lui e soprattutto Lui che costruisce la casa, la Chiesa, la nostra abbazia. Mettendoci da parte nostra tutto quel che siamo e che possiamo. Nella ca**tà, con quell’atteggiamento nel cuore e nella bocca e nelle mani -in tutto quel che siamo- atteggiamento che costruisce e non distrugge, che unisce e non divide, che crea, che ricrea -la redenzione è anche e sempre una ricreazione- e non sopprime.
Carissimi, mettendoci sotto la tenera compassione e rifugio che è per noi la Santissima Madre di Dio, che dal suo trono di gloria ci guarda, chiediamo al Signore che pure quest’anno visiti e custodisca Grottaferrata, l’abbazia, il paese, tutte le persone che amano questo luogo santo. Sentiamoci membra della Chiesa, di questa Chiesa che è Grottaferrata, custode della tradizione millenaria portata qua da san Nilo e da san Bartolomeo e custodita viva e vivente. Viva perché è quella della preghiera quotidiana dei monaci in questa bellissima chiesa e nella quotidianità delle mura e delle celle del monastero. Vivente perché dà, elargisce vita monastica e cristiana ad ognun di noi, che vogliamo vivere in questo luogo nella pace, nella serenità di una tradizione millenaria -traditio, tradere, παράδοση… vuol dire, possiamo tradurre come “dare, consegnare, dono, consegna”…, passare da mano in mano, da mani calde a mani calde, la tradizione non è mai e poi mai fredda, inamovibile, ma viva e datrice di vita, una tradizione che dobbiamo sempre alimentare, curare, custodire, perché risplenda in tutta la sua bellezza, mai sclerotizzata neppure mummificata in schemi che non danno vita. Quindi, non ideale neppure idealizzata ma viva e reale nel nostro vivere.

Sotto la tua tenera compassione ci rifugiamo, o Madre di Dio: nell'angustia non disprezzare le nostre suppliche, ma liberaci dai pericoli, o sola pura, sola benedetta.

Sotto la tua tenera compassione ci rifugiamo, o Madre di Dio… Vi lascio questo primo versetto affinché diventi vostra preghiera, vostra riflessione, vostra vita in questo primo giorno di cammino con la Madre di Dio all’incontro del Signore. Amin.

Icona della Dormizione della Madre di DioG. Dimov, Sofia XX secoloLa festa della Dormizione della Madre di Dio nella tra...
15/08/2026

Icona della Dormizione della Madre di Dio
G. Dimov, Sofia XX secolo

La festa della Dormizione della Madre di Dio nella tradizione bizantina

Oggi, la fonte della vita è deposta in un sepolcro…
La Dormizione della Madre di Dio è una delle grandi feste dell’anno liturgico bizantino. La festa del 15 agosto celebra la dormizione, la morte ed il transito glorioso di Maria in cielo, e lo fa con un giorno prefestivo ed un’ottava che si conclude il giorno 22 di agosto. Inoltre, dal primo agosto molte delle Chiese cristiane orientali vivono un periodo di digiuno, di preparazione e di preghiera, per vivere quella che è la Pasqua della Madre di Dio. I testi liturgici della festa hanno un senso mistagogico e catechetico molto forte; infatti, la liturgia che è sempre un maestro nella fede dei fedeli è impregnata di elementi che li istruiscono nelle verità della fede.
Nei testi liturgici troviamo sempre delle immagini contrastanti che assumono una forza speciale nel mettere in evidenza, nel sottolineare, possiamo dire per via di
opposizione o di contrasto, la vera e propria comunione, unione tra le realtà terrestri e quelle celesti, e così nella festa odierna presentano il sepolcro come luogo di vita, la tomba come scala verso il cielo: il luogo di morte e di chiusura diventa luogo di vita e di salita verso l’alto. Troviamo volutamente anche un parallelo tra le immagini possiamo dire “pasquali” riferite a Cristo e quelle in riferimento alla Madre di Dio: “O straordinario prodigio! La fonte della vita è deposta in un sepolcro, e la tomba diviene scala per il cielo. Rallégrati, Getsemani, santo sacrario della Madre di Dio. Acclamiamo, o fedeli, con a capo Gabriele: Gioisci, piena di grazia, con te è il Signore che tramite te elargisce al mondo la grande misericordia”.
Un altro dei tropari del vespro paragona il grembo di Maria che ha partorito il Figlio di Dio, al cielo che accogliendola apre a sua volta il proprio grembo: “Oggi, infatti, il cielo apre il suo grembo per ricevere colei che ha partorito colui che l’universo non può contenere; e la terra, consegnando la fonte della vita, si abbiglia di benedizione e decoro. Gli angeli fanno coro insieme agli apostoli, fissando pieni di timore colei che ha partorito l’autore della nostra vita mentre passa da vita a vita”.
La festa della Dormizione della Madre di Dio è presentata nei testi liturgici e nelle rappresentazioni iconografiche come una vera e propria Divina Liturgia presieduta e celebrata da Cristo stesso, e concelebrata dagli angeli e dagli apostoli, che ha come altare il letto funebre di Maria mentre viene portata al sepolcro, ed accolta nella gloria da Cristo stesso. Uno dei tropari del vespro mostra questa celebrazione liturgica del transito di Maria alternando le immagini e i “concelebranti” terrestri a quelli celesti: “Gli apostoli teòfori, portati su nubi per l’aria da ogni parte del mondo, a un cenno del divino potere, giunti presso il tuo corpo immacolato origine di vita, gli tributavano le più calde manifesta zioni del loro amore”. I primi concelebranti ad iniziare la liturgia sono gli apostoli stessi che accorrono a venerare il corpo di Maria, che è fonte, origine di vita, di Colui che è la vita. “Le supreme potenze dei cieli, presentandosi insieme al loro Sovrano, scortano piene di timore il corpo purissimo che ha accolto Dio; lo precedono in ascesa ultramondana e, invisibili, gridano alle schiere che stanno più in alto: Ecco, è giunta la Madre di Dio, regina dell’universo”. Le schiere celesti diventano anche concelebranti della liturgia, scortando, portando in alto, offrendo con le loro mani angeliche il corpo e l’anima di Maria a Colui che ne riceve l’offerta. Il tropario prosegue con la citazione del salmo 23: “sollevate le porte…”, un testo salmico che troviamo anche citato molto spesso nell’Ascensione di Cristo, e che è stato letto dalle tradizioni liturgiche e patristiche in chiave chiaramente cristologica e nella liturgia odierna anche mariologica. Il tropario prosegue con l’elenco dei doni ricevuti attraverso la Madre di Dio, colei che è Madre della luce, attuazione della salvezza: “Sollevate le porte, e
accoglietela con onori degni del regno ultramondano, lei che è la Madre dell’eterna luce. Grazie a lei, infatti, si è attuata la salvezza di tutti i mortali. In lei non abbiamo la forza di fissare lo sguardo, ed è impossibile tributarle degno onore. La sua sovreminenza eccede infatti ogni mente”. Il tropario si chiude con una preghiera a Maria affinché diventi sempre colei che intercede per il popolo, la Chiesa: “Tu dunque, o immacolata Madre-di-Dio, che sempre vivi insieme al tuo Re e Figlio apportatore di vita, incessantemente intercedi perché sia preservato e salvato da ogni attacco avverso il tuo popolo nuovo: noi godiamo infatti della tua protezione, e per i secoli, con ogni splendore, ti proclamiamo beata”.
Un altro dei tropari del vespro, attribuito a san Giovanni Damasceno (+749), situa in modo bello e profondo il mistero della morte e glorificazione di Maria all’interno del mistero stesso di Cristo: “La sposa tutta immacolata e Madre del beneplacito del Padre, colei che da Dio è stata prescelta come luogo della sua unione senza confusione, consegna oggi l’anima immacolata a Dio Creatore: l’accolgono in modo divinamente degno le schiere degli incorporei, e viene trasferita alla vita colei che è veramente Madre della vita, lampada della luce inaccessibile, salvezza dei credenti e speranza delle nostre anime”.
+P. Manuel Nin
Esarca Apostolico di Grottaferrata

Oggi 11 agosto è deceduto il nostro confratello  P. Basilio Intrieri. Aveva 93 anni di età, 73 di professione monastica ...
11/08/2026

Oggi 11 agosto è deceduto il nostro confratello P. Basilio Intrieri. Aveva 93 anni di età, 73 di professione monastica e 67 di sacerdozio. Per molti anni fu professore di fisica e matematica e preside del Liceo Benedetto XV ed anche direttore della Biblioteca del Monumento Nazionale, si occupò inoltre della traduzione di numerosi testi inerenti al monastero. Lo raccomandiamo alla vostra preghiera. Il funerale avrà luogo il giorno 13 agosto alle ore 10 nella basilica di Grottaferrata.
Mons. Manuel Nin, esarca Apostolico e comunità monastica

Mosaico della Trasfigurazione Sinai. VI secolo La festa della Trasfigurazione del Signore nella tradizione bizantina Ogg...
04/08/2026

Mosaico della Trasfigurazione
Sinai. VI secolo

La festa della Trasfigurazione del Signore nella tradizione bizantina
Oggi la gloria del Signore si manifesta nelle tavole della sua umanità

La trasfigurazione del Signore è una delle grandi feste dell’anno liturgico nelle diverse tradizioni liturgiche di Oriente e di Occidente. la tradizione bizantina ha dei testi liturgici, tropari, di una grande ricchezza teologica e di una bellezza unica a livello anche letterario. Troviamo, nei testi della liturgia, un parallelo continuo di immagini che collegano le teofanie veterotestamentarie e la trasfigurazione di Cristo sul monte Tabor da una parte, e l’apparizione gloriosa di Mosè ed Elia e la presenza meravigliata ed allo stesso tempo atterrita degli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, come è narrata nelle pericopi evangeliche. I testi liturgici infatti volutamente fanno un parallelo tra i tre discepoli portati con sé dal Signore sul monte Tabor, e che diventano testimoni della sua umanità, ed i due profeti anche loro chiamati dal Signore come testimoni a loro volta della sua divinità. Quindi, la trasfigurazione del Signore diventa una teofania della divino-umanità di Cristo.
Mi soffermo in uno dei testi liturgici del vespro della festa. Si tratta di un tropario assai lungo e che possiamo dividere in quattro momenti o in quattro parti, e che presenta i misteri centrali della festa che si celebra: nella prima parte presenta la trasfigurazione del Signore avvenuta sul monte Tabor prima della sua crocefissione; poi il tropario mette in evidenza la presenza nella scena evangelica dei tre discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni; segue quindi nel testo l’apparizione dei due profeti Mosè ed Elia; ed infine la testimonianza della voce del Padre del cielo. Il tropario finisce con una sorta di preghiera conclusiva. Presento le quattro parti del testo.
“Il Cristo, splendore anteriore al sole, mentre ancora era corporalmente sulla terra, compiendo divinamente prima della croce tutto ciò che attiene alla tremenda economia, oggi sul monte Tabor misticamente mostra l’immagine della Trinità”.
La trasfigurazione è, allo stesso tempo, una teofania trinitaria e cristologica; il Signore trasfigurato sul Tabor manifesta, mostra l’immagine e la gloria della Santa Trinità. Questa prima parte del tropario ci mette in evidenza anche tre immagini di carattere chiaramente cristologico: l’eternità dell’esistenza di Cristo con l’immagine della luce, splendore anteriore al sole, prima dell’aurora, prima di qualsiasi creazione da parte di Dio; poi la sua vera incarnazione ed il suo essere corporalmente sulla terra; quindi la trasfigurazione di Cristo è inserita nel suo manifestare integralmente già prima della sua piena glorificazione nella croce, il suo essere veramente Dio e uomo. Infine, l’economia di salvezza del Signore a nostro favore, che va dalla sua croce alla piena manifestazione della Santa Trinità. Nel Tabor si manifesta la voce del Padre, la divino umanità del Figlio e, in qualche modo manifestata anche dal prostrarsi a terra dei tre discepoli, la vera discesa dello Spirito Santo che darà loro, al suo momento, la vera consapevolezza del mistero avvenuto.
“Conducendo infatti con sé in disparte i tre discepoli prescelti, Pietro, Giacomo e Giovanni, nasconde un poco la carne assunta e si trasfigura davanti a loro, manifestando la dignità della bellezza archetipa, seppure non nel suo pieno fulgore: l’ha infatti manifestata per dare loro piena certezza, ma non totalmente, per risparmiarli, perché a causa della visione non perdessero la vita, ed essa si adattasse piuttosto alle possibilità dei loro occhi corporali”.
La seconda parte del tropario si trattiene, quasi fosse una breve mistagogia, nella spiegazione che il Signore fa ai tre discepoli prescelti ed a tutti noi che celebriamo la festa, il senso della sua trasfigurazione: per i tre discepoli nasconde “la carne assunta”, la realtà della sua incarnazione e manifesta sì la sua divinità ma, trasfigurato manifesta soprattutto la dignità e la bellezza della prima creazione in cui siamo stati plasmati anche noi nel battesimo, immagine e bellezza che mai abbiamo perso. Ai discepoli e soprattutto a tutti noi la trasfigurazione del Signore ci riporta alla bellezza ricevuta nel nostro battesimo, e la pedagogia divina ce la fa sperimentare e vivere adattata, come dice lo stesso tropario, “…alle possibilità degli occhi corporali”.
“Parimenti prese il Cristo anche i sommi tra i profeti, Mosè ed Elia, come testimoni della sua divinità, perché attestassero che egli è verace irradiazione dell’essenza del Padre (Eb 1,3), colui che regna sui vivi e sui morti (Rm 14,9)”.
La presenza dei due grandi profeti Mosè ed Elia, presi, chiamati potremmo dire, dal Signore stesso, diventa una testimonianza della sua divinità. Allo stesso modo che i tre discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni sono adesso e lo saranno anche più avanti nel Getsemani, testimoni della sua vera umanità, qua Mosè ed Elia di nuovo diventano testimoni della gloria di Dio, gloria che si manifesta pienamente nelle tavole di carne che è l’umanità del Signore, trasfigurato oggi nella piena e primitiva bellezza.
“Perciò anche la nube come tenda li avvolse (Es 24,15), e attraverso la nube risuonò dall’alto la voce del Padre che confermava la loro testimonianza, dicendo: Questi è colui che, senza mutamento, dal seno, prima della stella mattutina, ho generato (salmo 109,3), il mio Figlio diletto; è colui che ho mandato a salvare quanti vengono battezzati nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo e con fede confessano che è indivisibile l’unico potere della Divinità: ascoltatelo!”
La quarta parte del testo liturgico si sofferma nella manifestazione trinitaria che ha come prefigurazione, anticipazione, quella sul Sinai nella narrazione del libro dell’Esodo. E la voce del Padre, nel tropario, diventa quasi una professione di fede di carattere sacramentale: il Padre, che manda il Figlio a lui coeterno per la salvezza dell’umanità per mezzo del battesimo fatto nel nome della Santa Trinità: “Questi è colui che ho mandato a salvare quanti vengono battezzati nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo e con fede confessano che è indivisibile l’unico potere della Divinità:”.
“Tu, dunque, o Cristo Dio amico degli uomini, rischiara anche noi con la luce della tua gloria inaccessibile, e rendici degni eredi, tu che sei più che buono, del regno che non ha fine (Lc 1,33; Dn 7,14)”.
L’ultima parte del testo è una sorta di preghiera conclusiva, con la richiesta di essere anche noi, che celebriamo questa festa, rischiarati con la luce della sua gloria, quella luce che farà risplendere di nuovo in noi la bellezza archetipa con cui il Signore ci ha voluti da sempre e creati nel battesimo.

+P. Manuel Nin
Esarca Apostolico di Grottaferrata

Indirizzo

Corso Del Popolo, 128
Grottaferrata
00046

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Monaci Basiliani - Abbazia di San Nilo pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Il Luogo Di Culto

Invia un messaggio a Monaci Basiliani - Abbazia di San Nilo:

Scelte rapide

Condividi