Tommaso da Celano scrive di San Francesco D’Assisi, che egli non era un uomo che pregava, ma un uomo fatto preghiera. Si potrebbe parafrasare questa affermazione densa di spiritualità, affermando che Francesco non era un uomo che comunicava, ma un uomo fatto comunicazione. La comunicazione è un bisogno primario per tutti gli esseri viventi, in particolare per gli esseri umani: una necessità vitale
che agli albori dell’umanità, dalla capacità di trasferire efficacemente le informazioni dipendevano le possibilità di sopravvivenza, di alimentazione, di difesa, ma anche di essere riconosciuti come membri di un gruppo sociale. A noi il compito e la responsabilità di purificare l’aria che respiriamo per immettere non veleni, ma ossigeno attraverso i valori del Poverello D’Assisi, avendo, così, la possibilità di non conformarsi a una mentalità mediatica diffusa, ma di trasformare mente e cuore per vivere questo prezioso rinnovamento che si pone come una missione per il bene della gente e dei cittadini, un rinnovamento che metterebbe da parte quel peccato sociale e mediatico che si verifica quando si sacrifica la persona alla visibilità e alla comunicazione. Questa pagina, vuole illuminare il rapporto tra lo spazio materiale e lo spazio digitale della nostra esperienza parrocchiale. Un gesto, allora, che parla della continuità e fluidità di spazi che non si contrappongono. La vita parrocchiale, così raccontata, può viaggiare sul web, collegando in un unico abbraccio tutti gli uomini di buona volontà, attraversando l’orizzontalità della rete e “aprendola a quella verticalità che fonda la nostra libertà di abitare, da cristiani, il mondo digitale”. Le parole del Pontefice sembrano aver colto la nostalgia più profonda che la comunità dovrebbe tenere sempre presente: irrorare pace sia nei circuiti esistenziali che mediatici. Il Signore vi dia Pace!