05/04/2026
La Domenica di Pasqua
è il giorno lieve della promessa compiuta,
del silenzio che fiorisce in parola,
del cuore che, tremando, riconosce.
È il giorno di chi corre,
col respiro corto e gli occhi pieni di luce,
e di chi cammina piano,
con passi incerti ma ostinati,
e arriva lo stesso,
perché l’amore sa attendere.
È un raggio sottile di luce
che scivola dentro il buio,
che accarezza i lini piegati,
che sfiora il sudario
e insegna alla notte
come arrendersi al mattino.
È il giorno dello stupore,
di chi ancora non comprende
e di chi, in un istante,
vede e crede.
È il giorno in cui i sepolcri si svuotano,
non solo di pietra e di morte,
ma di tutto ciò che pesa,
di ciò che trattiene,
di ciò che spegne.
Lasciamo allora rotolare via
le pietre che serrano l’anima,
le paure antiche,
le colpe che non ci appartengono più.
Lasciamo che il vuoto diventi spazio,
che il silenzio diventi respiro,
che la ferita diventi luce.
Perché questo è il giorno:
vuoto di morte
e colmo di vita,
spoglio di ombra
e traboccante di eternità.