19/03/2026
Franco Gabrielli è uno che lo Stato lo ha servito davvero.
Capo della Polizia, direttore dei servizi segreti, prefetto di Roma, sottosegretario alla sicurezza nazionale. Uno che le istituzioni le ha attraversate tutte, dal di dentro, con responsabilità concrete sulle spalle.
E ieri sera, a Otto e Mezzo, ha spiegato con la calma di chi sa di cosa parla perché voterà No al referendum sulla giustizia. Smontando, punto per punto, la narrazione con cui il governo sta provando a vendere questa riforma agli italiani:
“Voterò no perché sono preoccupato dalla manomissione della nostra Carta Costituzionale. Perché tutte le volte che si è toccata la Costituzione così come immaginata dai nostri Padri Costituenti si sono fatti guai.
La seconda preoccupazione è quella del fatto che questa riforma incide sulla divisione dei poteri.
Ora, già il barone di Montesquieu, quasi 300 anni fa, ci diceva che i poteri tendono ad espandersi e che se non si delimitano ci sono delle repercussioni negative.
Già ci siamo giocati il potere legislativo, perché ormai da diverso tempo il Parlamento viene bypassato dalla decretazione di urgenza, non ci sono più leggi di iniziativa parlamentare ormai da tantissimo tempo. È purtroppo un vizio che nel nostro paese sempre più i governi hanno intrapreso per essere o apparire efficienti.
E dall'altro c'è l'aspetto di un chiaro intento punitivo nei confronti della magistratura. In fondo la vera novità, al di là del sorteggio, è l’Alta Corte, che è un messaggio inequivocabile.
Io continuo a ritenere, al di là dei possibili guasti, degli incidenti, degli episodi sicuramente esecrabili, che la magistratura deve rimanere autonoma, deve rimanere indipendente.
E invece nel nostro Paese, quando avvengono dei fatti che incidono sul malutilizzo dello strumento, invece di intervenire per delimitarne l’uso improprio, si annienta lo strumento.
Sento dire che questa riforma risolverà i problemi della giustizia. Dalla mia esperienza, posso dirvi che i problemi veri sono la lentezza, l’incertezza della pena, l’esecuzione della pena. Non mi sembra che questa riforma li tocchi.
E voglio ricordare un paradosso: tra i protagonisti dell'hotel Champagne, quello del caso Palamara, i magistrati sono stati tutti perseguiti e puniti.
L'unico politico che ha partecipato in qualche modo ne risulta assolto, quindi anche questo forse dovrebbe farci riflettere.
Lo stesso sorteggio che viene rappresentato come la panacea di tutti i mali è un sorteggio squilibrato, perché per quanto riguarda i magistrati riguarda tutta la platea, per quanto riguarda i componenti laici invece riguarda una platea selezionata.
E soprattutto una platea che può essere eletta a maggioranza e quindi nello stesso modo in cui hanno fatto questa riforma costituzionale: con la loro maggioranza. Non è un bel rispetto di uno Stato costituzionale e democratico, se ancora ci teniamo alle nostre democrazie.
Meloni dice che se vince il no saranno liberi stup*atori e spacciatori? Lo dico da ex capo della polizia: non c'entra niente e sicuramente lo stesso effetto si produrrà anche qualora vinca il sì.
Nel senso che se un soggetto viene scarcerato o se non si ritiene che una persona debba rimanere in un periodo di carcerazione preventiva, questo avverrà sia col sì che col no perché questa riforma non inciderà minimamente su queste questioni.
Mi sembra che ci sia più l'augurio che con l'intervento, cioè con la vittoria del sì, si inneschi un meccanismo, ma è un'aspirazione che mi sembra abbia molta poca aderenza con il quesito referendario”.
(Abolizione del suffragio universale)