09/08/2026
Condivido una piccola riflessione dalla Parola di oggi. 1ª lettura: È bellissima la sensibilità del profeta Elia, capace di riconoscere la presenza di Dio non nelle manifestazioni più grandi e plausibili — il vento impetuoso, il terremoto, il fuoco — ma in quella meno appariscente: il sussurro di una brezza leggera. Tante volte anche noi vorremmo che Dio si manifestasse nella grandezza, attraverso segni evidenti e risposte immediate. Ma Dio non dipende dalle nostre aspettative: siamo noi che dobbiamo educare il cuore a riconoscerlo. Il Vangelo ci porta poi dentro un’altra immagine: la barca agitata dalla tempesta. Il verbo greco “tarássein” esprime proprio questo turbamento e ritorna anche davanti alla tomba di Lazzaro, quando Gesù stesso è turbato, e nelle sue parole: «Non sia turbato il vostro cuore». Quante volte anche il nostro cuore diventa una barca agitata in mezzo al mare! Ed è proprio allora che dovremmo chiederci: dov’è Gesù in questo momento? I discepoli lo avevano davanti agli occhi, ma la paura impediva loro di riconoscerlo: pensavano fosse un fantasma. Solo quando Gesù dice: «Coraggio, sono io, non abbiate paura», cominciano a riconoscerlo. Anche Pietro dice: «Signore, se sei tu…». Quel piccolo “se” rivela il suo dubbio. Cammina sulle acque, ma quando il rumore del vento diventa più forte della fiducia nel Signore, ha paura e comincia ad affondare. Grida: «Signore, salvami!», e Gesù gli tende subito la mano. Il testo non dice che Gesù dovette avvicinarsi: semplicemente tese la mano. È un dettaglio meraviglioso: la mano di Gesù è abbastanza grande da raggiungerci ovunque ci troviamo. Tante volte il problema non è che Dio sia assente, ma che la paura, la tristezza e le preoccupazioni parlano così forte da impedirci di riconoscerlo. Chiediamo allora la grazia di un cuore sensibile, capace di trovare Dio nella brezza leggera e di riconoscerlo anche nella tempesta; capace di ascoltare, sopra il rumore del vento, la sua voce: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». E quando sentiamo di affondare, ricordiamoci che possiamo ancora gridare: «Signore, salvami!». La sua mano è già tesa verso di noi.
Padre Francesco