04/10/2025
𝓐𝓵𝓵𝓪 𝓼𝓬𝓸𝓹𝓮𝓻𝓽𝓪 𝓭𝓮𝓲 𝓷𝓸𝓼𝓽𝓻𝓲 𝓣𝓮𝓼𝓸𝓻𝓲
𝑳’𝒂𝒓𝒕𝒊𝒆𝒓𝒆 𝑺𝒆𝒃𝒂𝒔𝒕𝒊𝒂𝒏𝒐 𝑷𝒐𝒓𝒄𝒊𝒂𝒏𝒊 𝒆 𝒈𝒍𝒊 𝒔𝒕𝒖𝒄𝒄𝒉𝒊 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒂𝒄𝒓𝒆𝒔𝒕𝒊𝒂
Anche agli occhi di una persona non esperta, appare evidente la differenza tra “la mano” che ha disegnato gli stucchi della navata della chiesa collegiata di Santa Sofia e quella che ha ideato l’apparato in stucco che adorna i muri della sua solenne sacrestia. Gli stucchi della navata, infatti, com’è ben noto, furono realizzati intorno al 1740 su disegno del regio ingegnere Domenico Antonio Vaccaro. È invece scoperta recente che, nel settembre del 1717, i governatori della chiesa Biagio de Blasio, Tommaso Pizzuto (la cui lapide sepolcrale, datata 1719, è posta nel pavimento della ca****la dell’Addolorata e della Santa Croce) e Andrea de Simone commissionarono all’artista Sebastiano Porciani il disegno e la realizzazione degli stucchi della sacrestia. Infatti, gli studiosi Luigi Abetti, Gian Giotto Borrelli e Luigi Guerriero, in archivio notarile dell’epoca, Notaio Biagio Cacciapuoti, hanno rinvenuto, oltre alla notizia, anche i disegni originari degli stucchi.
Lo stuccatore romano Sebastiano Porciani era noto nella diocesi per avere completato intorno al 1712 gli stucchi della cattedrale di Aversa, un lavoro avviato dal padre Carlo nel 1709 su incarico del vescovo Innico Caracciolo. Inoltre egli operò in altre chiese aversane: la Trinità dei Pellegrini (1716), San Lorenzo (1719 e 1725), San Biagio (1727) e Sant’Eligio (1732).
Per i lavori assegnatigli presso la Collegiata giuglianese, il Porciani ebbe la disponibilità di un alloggio, posto a carico della chiesa, e concordò un pagamento complessivo di 180 ducati. A Natale del 1717 egli ricevette un anticipo di 50 ducati. I lavori si avviarono subito dopo, tant’è che a Pasqua del 1718 l’autore ebbe ulteriori 50 ducati di acconto, mentre il saldo della cifra pattuita fu rimandato al completamento dell’opera che probabilmente avvenne nei mesi successivi.
Il disegno plastico degli stucchi della sacrestia fu ideato in armonia con le tele che avrebbero incorniciato. Al culmine della volta, due teste alate di cherubini sostengono il riquadro al centro del soffitto con la grande tela della Resurrezione di Cristo (Nicola Cacciapuoti, 1736). Dalle ali dei cherubini si diramano festoni di foglie di quercia che giungono all’imposta della volta dove, sulle pareti lunghe, sei cornici tonde, sormontate da cartocci aggettanti, circondano le tele che raffigurano gli evangelisti e i simboli della passione (Luigi Cacciapuoti, 1730-1740). Sulle stesse pareti, ciascuna trabeazione delle quattro finestre è arricchita dalla rappresentazione di una conchiglia. Gli stucchi inquadrano anche i grandi dipinti della sacrestia posti alla parete d’ingresso dalla chiesa e su quella difronte (l’Adorazione dei Magi e la Salita al Calvario, Nicola Cacciapuoti, 1736), con sopra di essi una corona di rilievo con due palme e una “fettuccia” che le tiene legate.
(Tratto da: “Fonti per la conservazione del patrimonio culturale. Architettura, scultura e arti applicate nei disegni dei protocolli dei notai napoletani dei secoli XVI-XIX”, a cura di L. Abetti, G. G. Borrelli, L. Guerriero, Armando Caramanica Editore, 2024, pp. 255-257; ASNa, Notai del XVIII secolo, Biagio Cacciapuoti, Sch. 112, Prot. 25, cc. 450r-450v; “La Genesi della Collegiata di Santa Sofia”, L. Ronca, F. Vasca, A. Nardelli, fotografie di G. Vista, disegno di copertina di A. Pianese, Claudio Editore, 2025.)