Parrocchia Santissimo Salvatore - Genzano di Roma

Chiama Indicazioni Sito Web Contatta il luogo di culto

Parrocchia Santissimo Salvatore - Genzano di Roma Genzano, Via Roma snc. www.santissimosalvatore.it. MESSE: feriali e pref.: h 18; fest. h 10:30 e h 18 (luglio e agosto, serali h 18.30).

Confessioni: h 17/18, domenica anche 10/11:30. Ricevimento: il lunedì ore 17/18. ADORAZIONE: il merc h 17 (no estate).

🎸🎼 E' in partenza, presso l'Oratorio parrocchiale, un fantastico laboratorio di chitarra per avvicinare bambini, bambine...
28/10/2026

🎸🎼 E' in partenza, presso l'Oratorio parrocchiale, un fantastico laboratorio di chitarra per avvicinare bambini, bambine, ragazzi e ragazze al mondo della musica in modo semplice e divertente, ma professionale 😃.

Per informazioni:
347 6802822 - [email protected]

Per avvicinare bambini, bambine, ragazzi e ragazze al mondo della musica in modo semplice e divertente, ma professionale.

Presso l'Oratorio della Parrocchia Santissimo Salvatore - Genzano di Roma

Informazioni:

Cell.
347 6802822

E-mail [email protected]

🪔 "Se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in A...
26/10/2026

🪔 "Se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita." (1 Cor 15,21-22).

⛪️ Lunedì 2 novembre 2026 ore 15:00 commemorazione cittadina di tutti i defunti, con Celebrazione Eucaristica comunitaria presso la ca****la del cimitero comunale.

Molti santi e molti padri della Chiesa hanno cercato di individuare una regola capace di orientare la propria vita. Anch...
25/10/2026

Molti santi e molti padri della Chiesa hanno cercato di individuare una regola capace di orientare la propria vita. Anche ciascuno di noi, nel proprio cammino, cerca una sintesi, un modello, qualcosa che possa aiutarlo. Sant’Agostino riuscì a condensare il suo pensiero in una frase molto semplice, ma significativa: «Ama et fac quod vis», cioè: «Ama e fa’ ciò che vuoi».

Il Vangelo su cui la Chiesa riflette oggi ci presenta Gesù, ancora una volta messo alla prova dai farisei. Nelle domeniche precedenti abbiamo ascoltato le diverse provocazioni rivolte a Gesù dai sadducei, dagli scribi, dagli erodiani e anche dai farisei. Oggi questi ultimi tornano in scena. Hanno visto che Gesù ha messo a tacere i sadducei a proposito della risurrezione, sulla quale si discuteva se esistesse oppure no. Questa volta lo interrogano su un tema ancora più delicato: la Sacra Scrittura, l’Antico Testamento e i suoi comandamenti.

«Maestro, qual è il comandamento più grande?». A noi una domanda del genere potrebbe sembrare semplice. Ma, se proviamo a entrare nella mentalità di un credente ebreo di quell’epoca, chiamato a osservare molti comandamenti e precetti, comprendiamo che la domanda non era necessariamente soltanto una provocazione. Poteva essere anche una ricerca, il desiderio di conoscere e di avere una certezza.

Oltre ai dieci comandamenti, all’epoca di Gesù esistevano infatti 613 precetti, per metà negativi e per metà positivi. Un buon credente poteva dunque chiedersi quale fosse il comandamento fondamentale, quello che dava senso a tutti gli altri.
Anche noi, nella nostra vita cristiana, ci domandiamo quale sia la cosa più importante per seguire Dio. Ciascuno può indicare una pratica o un percorso: chi il rosario, chi l’esercizio della fede, chi della catechesi o del catechismo. Ma rischiamo di dimenticare ciò che è essenziale per noi: la Celebrazione Eucaristica, culmine della nostra preghiera e del cammino di fede.
È proprio questo il tema che emerge dal Vangelo di oggi: «Maestro, qual è il comandamento più grande?» (fra questi 613 precetti?). Gesù risponde con semplicità, richiamando un insegnamento che era già stato discusso da diversi rabbini. Per esempio, il rabbino Hillel (uno dei grandi rabbini dell’epoca di Gesù, che aveva una sua scuola) insegnava: «Non fare agli altri ciò che non vorresti che gli altri facessero a te».

Nel Vangelo, Gesù riprende questo insegnamento e risponde senza lasciarsi trascinare nella polemica con i farisei. Nella nostra vita spirituale e anche nella vita della Chiesa, ciascuno può proporre il proprio slogan, il proprio percorso o il proprio gruppo: il mio gruppo è migliore del tuo, il mio è ancora meglio... Gesù, invece, non entra in questa competizione. Si richiama alla Scrittura e, attraverso la sua profondità, mette al centro ciò che essa insegna. Cita il libro del Deuteronomio: il primo comandamento è amare Dio. Ogni ebreo lo conosceva bene; infatti, sulla porta di casa si usava collocare un piccolo testo contenente le parole del Deuteronomio, capitolo 6 (“Ascolta, Israele...”): « (…) Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze». Dio non si può separare. L’amore per Dio non può essere diviso. Non possiamo separare Dio dalla nostra vita, né dividere l’amore che gli offriamo. L’amore per Dio coinvolge tutta la persona: è un amore indiviso, che abbraccia la vita intera. Quando il cuore si divide e perde il proprio orientamento, rischiamo di smarrire la direzione della vita. L’amore autentico chiede di coinvolgere pienamente noi stessi.

Gesù, però, aggiunge un altro elemento importante: c’è un secondo comandamento, simile al primo, che troviamo nel libro del Levitico: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Due comandamenti simili, dunque, uniti da un legame profondo: l’amore per Dio e l’amore per il prossimo.

Ecco il senso profondo del Vangelo. Gesù non sceglie una parte contro l’altra e non si lascia condizionare dai nostri limiti e dalle nostre contrapposizioni. Richiama invece la Scrittura e pone al centro, nella mente e nel cuore dei farisei, ciò che è essenziale: l’amore per Dio e per il prossimo.

Un insegnamento che accompagna la nostra formazione cristiana fin da quando eravamo bambini. Per noi, la celebrazione eucaristica è il culmine della preghiera. Ognuno ha anche il proprio modo di pregare. Ciascuno ha il proprio percorso; tuttavia, il cammino della fede cristiana ci conduce alla celebrazione domenicale, nella quale celebriamo l’amore totale di Gesù per il Padre e per il prossimo.

Riflettendo, durante questa settimana, sul Vangelo di oggi, non possiamo ignorare ciò che accade nel mondo e i gravi disordini che in questi giorni coinvolgono molte città. Anche in tutto questo, c’è uno spunto di riflessione: quando vengono meno l’amore per Dio e l’amore per il prossimo, possono sorgere disordini morali, spirituali e sociali. Non si guarda più in faccia a nessuno, si distrugge e si getta tutto all’aria, perché non si sono coltivate nella propria vita le virtù necessarie.
Quando Dio viene escluso e non si riconosce più il valore del prossimo, si rischia di arrivare alle guerre e alle grandi ribellioni, nelle quali l’uomo perde se stesso e la persona smarrisce il centro della propria vita.

Gesù, nel Vangelo di oggi, ci aiuta invece ad armonizzare queste due realtà. Dobbiamo credere in Dio e tendere verso di lui, perché la fede purifica il nostro amore per il prossimo. E dobbiamo farci vicini al prossimo, perché questa vicinanza ci impedisce di cadere in teorie astratte, in falsi spiritualismi o in atteggiamenti che ci allontanano dalla realtà in cui viviamo.

Forse le parole della prima lettera di san Giovanni apostolo possono offrirci un orientamento e sintetizzare il messaggio di questo Vangelo. Giovanni scrive alla sua comunità: come puoi dire di amare Dio, che non vedi, se non ami il prossimo, che vedi ogni giorno?

☀️💧Domani, sabato 24 ottobre, alle ore 16:30 in Oratorio, la  terza conferenza dell'Ottobre Scientifico 2026.Il Prof. Lu...
23/10/2026

☀️💧Domani, sabato 24 ottobre, alle ore 16:30 in Oratorio, la terza conferenza dell'Ottobre Scientifico 2026.
Il Prof. Lucio Allegretti e l'Ing. Fabio Macchi parleranno di:
"Cambiamenti climatici e disponibilità delle risorse idriche".

🌱🌿 🌳Nel volantino le informazioni per chi volesse contribuire alla realizzazione del progetto "Nuova Area Verde" per la comunità.
Un'area per respirare e per intessere relazioni 😃

Vi aspettiamo!

Questo brano del Vangelo di Matteo ci pone davanti a un momento importante della vita di Gesù: la venuta del Messia e il...
18/10/2026

Questo brano del Vangelo di Matteo ci pone davanti a un momento importante della vita di Gesù: la venuta del Messia e il rifiuto del Figlio di Dio, il Cristo atteso. I farisei cercano di cogliere Gesù in fallo e di trovare il modo per allontanarlo e, in definitiva, eliminarlo. Nel testo di oggi accade qualcosa di importante e straordinario, ma anche di inconsueto, forse persino impensabile.

Per affrontare Gesù, i farisei ricorrono a una strategia particolare.
Il Vangelo di Matteo racconta, quasi con dolore e sorpresa, che i farisei mandano da Gesù alcuni dei loro discepoli insieme ai discepoli degli erodiani.

Si tratta di due gruppi distinti, che non condividono le stesse idee e che spesso si trovano su posizioni contrapposte. Eppure, pur di cogliere Gesù in fallo e trovare un pretesto per condannarlo, si alleano. È qualcosa che può accadere anche nella vita: per eliminare qualcuno o fargli del male, talvolta si stringono accordi che sembrerebbero impensabili.

Nella Scrittura troviamo un altro episodio simile. Erode e Pilato erano nemici, appartenevano a mondi e interessi diversi; tuttavia, quando si trovarono coinvolti nella vicenda di Gesù, si riconciliarono. Come racconta il Vangelo di Luca, al capitolo 23, da quel giorno diventarono amici. Accade anche nella nostra esperienza di vita.
Due gruppi che non si avvicinano per amicizia o perché si vogliono bene, ma perché hanno un interesse comune e un accordo utile a entrambe le parti.

Che cosa hanno in comune questi due gruppi e che cosa, invece, li distingue? I farisei seguono con grande scrupolo la Legge di Dio. Il loro nome è tradizionalmente collegato all’idea di separazione: si considerano osservanti e fedeli, attenti a rispettare la Legge e le prescrizioni religiose. Gesù, però, li rimprovera spesso perché rischiano di curare l’apparenza esteriore senza lasciarsi trasformare nel cuore. Li paragona ai «sepolcri imbiancati»: belli all’esterno, ma pieni di morte all’interno. Sono molto attenti alla Scrittura e, oltre ai comandamenti, osservano anche numerose prescrizioni della tradizione, che la tradizione rabbinica raccoglierà nel numero di 613 precetti.
Gli erodiani, invece, sono legati alla dinastia di Erode e al potere politico, che governa la regione sotto l’autorità di Roma. Devono mantenere rapporti con Roma, dalla quale dipende in larga misura la loro posizione politica.

Ecco, dunque, due gruppi differenti che si mettono d’accordo e si presentano a Gesù con una domanda. Prima, però, lo circondano di elogi. Anche questo preambolo, che nel testo liturgico può non essere sempre ascoltato per intero, fa parte della loro strategia: si rivolgono a lui chiamandolo «Maestro» e riconoscono che insegna la verità, che indica la via di Dio e che non si lascia condizionare dalle persone.

Gli dicono, in sostanza: «Tu insegni la via di Dio secondo verità e non guardi in faccia a nessuno». L’espressione significa che Gesù non giudica in base all’aspetto, al prestigio o alla posizione sociale di una persona, ma guarda alla verità e al cuore. Non si lascia impressionare dal potere e non fa favoritismi. Gli interlocutori, tuttavia, non lo lodano sinceramente: usano parole apparentemente rispettose per preparare una trappola.

La domanda è questa: «È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Gesù si trova davanti a una domanda insidiosa. Se avesse risposto di sì, i suoi interlocutori avrebbero potuto accusarlo di sostenere l’occupazione romana; se avesse risposto di no, avrebbero potuto denunciarlo come oppositore dell’autorità politica.
Qual è, allora, la risposta giusta?

Gesù non si lascia intrappolare in questa contrapposizione. Chiede che gli venga mostrata la moneta del tributo e domanda di chi siano l’immagine e l’iscrizione. Gli rispondono: «Di Cesare». Allora Gesù pronuncia una risposta molto chiara. Prima smaschera la loro ipocrisia, poi dice: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

La parola forte che risuona in questo episodio è «ipocriti». Il termine richiama l’immagine dell’attore che indossa una maschera. È come se Gesù dicesse loro: Voi recitate una parte; mettete una maschera per ingannarmi e tendermi una trappola. Non state agendo con sincerità. Poi aggiunge: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Questo brano ha dato origine a molte interpretazioni. Una delle più rilevanti è questa: Gesù non vuole contrapporre semplicemente la vita sociale alla vita di fede, come se fossero due realtà incompatibili. Quando dice di rendere a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio, non invita a separare la società, la patria e la vita quotidiana da Dio. Al contrario, ci chiede di vivere con responsabilità la nostra presenza nel mondo: nei luoghi di lavoro, nella politica, nella scuola, nell’università e nella famiglia, siamo chiamati ad agire con giustizia.
Se Gesù contrapponesse la vita concreta alla vita di Dio, non ci offrirebbe una vera indicazione per vivere.

Possiamo comprendere meglio la sua risposta se torniamo al primo capitolo della Genesi. Dio crea l’essere umano e gli affida il mondo, perché se ne prenda cura e lo governi responsabilmente. All’uomo è affidata la vita comune: la società, la fraternità, la convivenza. In questo senso, siamo chiamati a dare alla comunità e alla società ciò che compete loro, senza dimenticare che tutto, in ultima istanza, appartiene a Dio.

Gesù, dunque, non contrappone semplicemente una realtà all’altra: stabilisce una priorità. Ci invita a vivere pienamente la nostra vita sociale e comunitaria, ma con la consapevolezza che l’ultima parola appartiene a Dio. Viviamo nella comunità e partecipiamo alla vita del mondo sapendo che Dio è presente e che tutto trova in lui il proprio significato ultimo.

Cesare non può pretendere di governare il mondo come se ne fosse il padrone assoluto. Anche oggi alcuni potenti sembrano pensare di poter fare tutto ciò che vogliono. Ma ogni autorità dovrebbe esercitarsi con responsabilità, nel rispetto della dignità umana e in sintonia con il disegno di Dio. La risposta di Gesù ci ricorda che possiamo riconoscere ciò che spetta alla società e alle istituzioni, senza dimenticare che niente è assoluto al di fuori di Dio.

San Paolo ci aiuta a comprendere questa verità: ciò che siamo e ciò che abbiamo è ricevuto. Non ci appartengono in modo assoluto neppure la nostra esistenza, la nostra vita e la nostra fede. Tutto è dono e tutto, in definitiva, appartiene a Dio. Questa consapevolezza ci apre a una dimensione più grande e più profonda. È con sapienza che Gesù risponde: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Oggi preghiamo gli uni per gli altri, perché nella nostra vita possiamo essere testimoni del Vangelo. Chiediamo di diventare persone che pongono al centro la potenza di Dio, che è l’amore: un amore che ci raduna ogni domenica alla Messa per celebrare l’Eucaristia e per lasciarci rinnovare da Dio, che ci ha creati e ha posto in ciascuno di noi il dono della vita. Amen.

🌳 Oggi pomeriggio - sabato 17 ottobre, ore 16:30 - presso i locali dell'oratorio parrocchiale ci sarà la seconda confere...
17/10/2026

🌳 Oggi pomeriggio - sabato 17 ottobre, ore 16:30 - presso i locali dell'oratorio parrocchiale ci sarà la seconda conferenza di "Ottobre Scientifico 2026".
Il Prof. Lucio Allegretti ci parlerà di "Riforestazione urbana, benefici per l'ambiente e per le qualità della vita", affiancato dall'Ing. Fabio Macchi.

🌱🌿 Le immagini mostrano una descrizione della conferenza, e le informazioni per chi volesse contribuire alla realizzazione del progetto "Nuova Area Verde" per la comunità. Un'area per respirare e per intessere relazioni 😃

Sarà celebrata venerdì 16 ottobre alle 18,30 presso la chiesa dell’istituto Propaganda fide in piazzale della Pace, 1 a ...
13/10/2026

Sarà celebrata venerdì 16 ottobre alle 18,30 presso la chiesa dell’istituto Propaganda fide in piazzale della Pace, 1 a Castel Gandolfo, la Veglia missionaria diocesana, aperta a tutti, presieduta dal vescovo Vincenzo Viva.

Durante la veglia, il vescovo S.E mons. Vincenzo Viva conferirà il mandato missionario a sette Giovani costruttori per l’umanità, che hanno ultimato il percorso di formazione alla missionarietà, e che partiranno il 20 ottobre insieme a una rappresentanza della Chiesa di Albano, per un’esperienza nella diocesi di Makeni in Sierra Leone.

📌NB: Le offerte raccolte nelle SS.Messe prefestive e festive di questo fine settimana (17/18 ottobre) saranno destinate alla missione diocesana 📌

Giovedì 15 ottobre non ci sarà la S. Messa feriale in parrocchia (e in nessun’altra chiesa della Diocesi).Infatti, alle ...
12/10/2026

Giovedì 15 ottobre non ci sarà la S. Messa feriale in parrocchia (e in nessun’altra chiesa della Diocesi).

Infatti, alle 18 nella Cattedrale di San Pancrazio martire, ad Albano, durante la S. Messa presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, sarà data lettura del decreto di Venerabilità del Servo di Dio Cardinale Ludovico Altieri (1805–1867), vescovo di Albano.
I fedeli sono invitati a partecipare.

Figura eminente della Chiesa del suo tempo, Ludovico Altieri ricoprì importanti incarichi nella Curia Romana, distinguendosi per fedeltà, prudenza e spirito di servizio. Tuttavia, è soprattutto negli ultimi giorni della sua vita che si manifestò in modo luminoso la radicalità evangelica del suo ministero, quando scelse di restare accanto alla popolazione di Albano, flagellata dal colera, trovando a sua volta la morte.

La pagina del Vangelo di questa ventottesima domenica del Tempo Ordinario ci presenta la parabola degli invitati alla fe...
11/10/2026

La pagina del Vangelo di questa ventottesima domenica del Tempo Ordinario ci presenta la parabola degli invitati alla festa di nozze. Un re dà una festa di nozze per suo figlio. È una metafora di quella che è la redenzione: è Cristo il figlio per il quale il Padre prepara una festa di nozze; e la festa di nozze è la festa con la sua chiesa, con il suo popolo, con la sua gente; è quella misericordia che è stata donata in abbondanza all'umanità.

Ma Gesù aggiunge che coloro che erano stati invitati a le nozze sembrano non aver appetito: quel banchetto preparato non soddisfa le loro esigenze.
In genere, quando si torna a casa e non si ha appetito è perché l'appetito è stato già soddisfatto in altre sedi, in altri luoghi.

Quali possono essere i motivi per cui non viene soddisfatta quella voglia di celebrare questo momento di festa?
Su questo forse ci viene incontro il profeta Isaia nella Prima lettura che abbiamo ascoltato. Siamo al capitolo 25 di Isaia, che immagina il futuro di Israele come un banchetto di nozze che il Signore degli eserciti prepara sul suo monte per tutti i popoli; e questo banchetto è caratterizzato da bevande molto abbondanti - quindi c'è un'abbondanza di cibo, c'è cibo per tante persone. E si parla di “cibi succulenti” - quindi dei cibi che hanno un sapore particolarmente intenso e buono - e di vini raffinati. Ora, se a livello culturale guardiamo l’attuale situazione, possiamo dire che oggi ci siamo un po' disabituati sia ai cibi succulenti che ai vini raffinati: il nostro palato in qualche modo si è disabituato a questo, si preferisce il fast food, si preferisce il cibo da asporto, il take away; e se si va al supermercato, sono sempre di più le monoporzioni. Se si beve si beve più “per dimenticare”, come dice un comico, che per sentire aromi particolari del vino: va bene pure il petrolio! purché serva allo scopo. Questo modo di rapportarsi con il cibo è in realtà la metafora di un modo di rapportarci con il mondo e con le relazioni: intanto ci siamo disabituati alle relazioni, viviamo in un contesto profondamente egoista, dove ognuno di noi viene prima degli altri… Viviamo in un mondo nel quale la promessa di un banchetto celeste sembra non interessare. A volte abbiamo l'impressione che anche la nostra predicazione cristiana non interessi il mondo. Il mondo cerca cibi diversi da quelli che vengono proposti dalla predicazione domenicale del Vangelo. Se si predica un amore che apre, spalanca le porte alla relazione con l'altro, il mondo preferisce un amore egoista; se noi predichiamo la fratellanza universale, il mondo preferisce la divisione e la ripartizione dei beni attraverso la forza; se noi predichiamo la speranza nel futuro, il mondo preferisce l’attualità e il mangiare tutto e subito. Ma questo stile di vita - che si è in qualche modo fatto forte in questi ultimi decenni - sta manifestando tutta la sua fragilità. La sta manifestando in un mondo che sembra non riuscire più a sopportare l'uomo e il suo modo di ragionare e di vivere su questa terra. Ieri abbiamo iniziato una serie di quattro appuntamenti sul tema dell'ecologia insieme al Centro Arcipelago, che si terranno in questi prossimi quattro sabati, e come parrocchia abbiamo voluto sposare questa iniziativa, perché quei i temi non sono temi estranei al Vangelo, ma sono temi che appartengono alla logica del Vangelo, che sempre ha predicato la fraternità e la speranza, l'amore universale.

Forse come comunità abbiamo smesso di riconoscere che quella fame che sembra essere stata dimenticata dagli uomini e dalle donne di questo tempo, in realtà è ancora presente nel loro corpo. Tantissimi sono i cuori affamati, che cercano qualcuno capace di dare a quei cuori delle risposte, delle logiche di pensiero, dei valori che il contesto culturale ha completamente rimosso e dimenticato.
E allora dobbiamo ritornare come comunità cristiana ad annunciare quei valori: la fedeltà, i valori di un amore condiviso, la capacità di stare dentro le nostre storie nella certezza che il nostro modo di comportarci può aprirci un domani diverso.
E dobbiamo impararlo proprio dalla pagina del Vangelo perché la pagina del Vangelo non si ferma a prendere coscienza di un mondo che ha perso l'appetito per le cose belle, ma ci dice qualcosa di più; ci dice che di fronte al diniego di quelle persone il re adotta una strategia straordinaria: non si arrende. E dice :il pranzo è pronto, il banchetto è pronto, allargate le maglie, aprite le porte e incontrate quelle persone che forse mai avrete incontrato come comunità cristiana, annunciate il Vangelo a quelli che sono poco abituati alle parole di Cristo, cominciate a girare per i crocicchi delle strade, andate dappertutto e lì portate il Vangelo.

Forse dal Concilio di Trento fino al Concilio Vaticano II la Chiesa, soprattutto in Occidente, si era abituata a stare dentro le proprie chiese, non aveva più sentito il bisogno di evangelizzare questo nostro mondo; si era andati fuori ad evangelizzare: in Africa, Asia, America Latina, con abbondanza di missionari. Ma oggi occorrono missionari per queste terre, occorrono missionari per l'Italia, per l'Europa, anche per Genzano; e quei missionari non è che dobbiamo andarli a trovare solo nelle congregazioni religiose; siamo noi che dobbiamo evangelizzare; e dobbiamo avere lo stesso atteggiamento di Cristo, che non si arrende al primo no, non si ferma davanti alla sazietà degli uomini e delle donne di questo tempo, ma dice a loro: cercate dentro di voi e troverete una fame molto più profonda di quella che la cultura di questo tempo sembra voler saziare.

Chiediamo allora al Signore questa domenica di darci questa capacità, come comunità cristiana: di essere dei buoni evangelizzatori.

L’Oratorio don Bosco di Lanuvio con il parroco don Nicola Garuccio sono stati scelti come testimoni nella campagna “Unit...
10/10/2026

L’Oratorio don Bosco di Lanuvio con il parroco don Nicola Garuccio sono stati scelti come testimoni nella campagna “Uniti nel dono” della Conferenza Episcopale Italiana.

Condividiamo il link e sosteniamo la campagna della CEI.

Don Nicola Garuccio, della diocesi di Albano, non sa giocare a calcio. Eppure, è proprio dal campo che gli arrivano le prime domande su Dio.

Indirizzo

Via Roma Snc/WhatsApp 3791668696
Genzano Di Roma
00045

Orario di apertura

Lunedì 17:00 - 19:00
Martedì 17:00 - 19:00
Mercoledì 17:00 - 19:00
Giovedì 17:00 - 19:00
Venerdì 17:00 - 20:15
Sabato 17:00 - 19:00
Domenica 09:30 - 11:30
17:00 - 19:00

Telefono

+393791668696

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando Parrocchia Santissimo Salvatore - Genzano di Roma pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Il Luogo Di Culto

Invia un messaggio a Parrocchia Santissimo Salvatore - Genzano di Roma:

Condividi

Categoria

Luoghi Di Culto nelle vicinanze


Altri risultati: Chiese cattoliche a Genzano di Roma

Vedi Tutto