Parrocchia Santissimo Salvatore - Genzano di Roma

Parrocchia Santissimo Salvatore - Genzano di Roma Genzano, Via Roma snc. www.santissimosalvatore.it. MESSE: feriali e pref.: h 18; fest. h 10:30 e h 18 (luglio e agosto, serali h 18.30).

Confessioni: h 17/18, domenica anche 10/11:30. Ricevimento: il lunedì ore 17/18. ADORAZIONE: il merc h 17 (no estate).

☀🏓⚽️🏀  L'apertura di settembre dell'oratorio parrocchiale sarà di 2 giorni a settimana:📌 lunedì e mercoledì dalle 16:00 ...
28/08/2026

☀🏓⚽️🏀 L'apertura di settembre dell'oratorio parrocchiale sarà di 2 giorni a settimana:
📌 lunedì e mercoledì dalle 16:00 alle 19:30 📌

sempre nei locali sottostanti la nostra parrocchia (saloni e campo), in via Roma snc.
Lo spazio sarà a disposizione di bambini, ragazzi, adulti di tutte le età ☺️.

🌿✨ L'Oratorio Santissimo Salvatore ospita nuovamente 🏃🏻‍♀️🏃GREEN FEET 💚🗓️ Giovedì 27 agosto🕖 Dalle 19:00 alle 20:00📍 nel...
24/08/2026

🌿✨ L'Oratorio Santissimo Salvatore ospita nuovamente 🏃🏻‍♀️🏃GREEN FEET 💚

🗓️ Giovedì 27 agosto
🕖 Dalle 19:00 alle 20:00
📍 nel verde dell'Oratorio Santissimo Salvatore, in Via Roma snc - Lato campetto

🦵🏻ginnastica dinamica
🌬️ tecniche di respirazione
🎶 musica
🌳 natura
🎧 cuffie (fornite dagli organizzatori)

🎒 Portare un tappetino

ℹ️ Prenotazione necessaria:
Moira 3476802822 - Katia 3403507570

Questa settimana  (24-27/08) si tiene, a Fiuggi, la prima delle Giornate residenziali di formazione per il nostro clero ...
24/08/2026

Questa settimana (24-27/08) si tiene, a Fiuggi, la prima delle Giornate residenziali di formazione per il nostro clero diocesano, sul tema “Abitare il ministero con cuore di pastore: interiorità, relazioni e discernimento del presbitero oggi”.
https://www.diocesidialbano.it/wd-appuntamenti/giornate-residenziali-di-formazione-per-il-clero-diocesano-24-28-08/

Preghiamo per i nostri sacerdoti, preziose guide delle nostre comunità 🙏

𝘚𝘱𝘪𝘳𝘪𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘚𝘪𝘨𝘯𝘰𝘳𝘦,
𝘥𝘰𝘯𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘙𝘪𝘴𝘰𝘳𝘵𝘰 𝘢𝘨𝘭𝘪 𝘈𝘱𝘰𝘴𝘵𝘰𝘭𝘪 𝘥𝘦𝘭 𝘊𝘦𝘯𝘢𝘤𝘰𝘭𝘰,
𝘨𝘰𝘯𝘧𝘪𝘢 𝘥𝘪 𝘱𝘢𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘭𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢 𝘥𝘦𝘪 𝘵𝘶𝘰𝘪 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘣𝘪𝘵𝘦𝘳𝘪.
𝘙𝘪𝘦𝘮𝘱𝘪 𝘥𝘪 𝘢𝘮𝘪𝘤𝘪𝘻𝘪𝘦 𝘥𝘪𝘴𝘤𝘳𝘦𝘵𝘦 𝘭𝘢 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘴𝘰𝘭𝘪𝘵𝘶𝘥𝘪𝘯𝘦.
𝘙𝘦𝘯𝘥𝘪𝘭𝘪 𝘪𝘯𝘯𝘢𝘮𝘰𝘳𝘢𝘵𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘛𝘦𝘳𝘳𝘢,
𝘦 𝘤𝘢𝘱𝘢𝘤𝘪 𝘥𝘪 𝘮𝘪𝘴𝘦𝘳𝘪𝘤𝘰𝘳𝘥𝘪𝘢 𝘱𝘦𝘳 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘦 𝘭𝘦 𝘴𝘶𝘦 𝘥𝘦𝘣𝘰𝘭𝘦𝘻𝘻𝘦.
𝘊𝘰𝘯𝘧𝘰𝘳𝘵𝘢𝘭𝘪 𝘤𝘰𝘯 𝘭𝘢 𝘨𝘳𝘢𝘵𝘪𝘵𝘶𝘥𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘨𝘦𝘯𝘵𝘦
𝘤𝘰𝘯 𝘭'𝘰𝘭𝘪𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘰𝘮𝘶𝘯𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘧𝘳𝘢𝘵𝘦𝘳𝘯𝘢.
𝘙𝘪𝘴𝘵𝘰𝘳𝘢 𝘭𝘢 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘴𝘵𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦𝘻𝘻𝘢,
𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩é 𝘯𝘰𝘯 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘪𝘯𝘰 𝘢𝘱𝘱𝘰𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘱𝘪ù 𝘥𝘰𝘭𝘤𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘪𝘭 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘳𝘪𝘱𝘰𝘴𝘰
𝘴𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘶𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘱𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘔𝘢𝘦𝘴𝘵𝘳𝘰.
𝘓𝘪𝘣𝘦𝘳𝘢𝘭𝘪 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘢𝘶𝘳𝘢 𝘥𝘪 𝘯𝘰𝘯 𝘧𝘢𝘳𝘤𝘦𝘭𝘢 𝘱𝘪ù.
𝘋𝘢𝘪 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘰𝘤𝘤𝘩𝘪 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘢𝘯𝘰 𝘪𝘯𝘷𝘪𝘵𝘪 𝘢 𝘴𝘰𝘷𝘳𝘶𝘮𝘢𝘯𝘦 𝘵𝘳𝘢𝘴𝘱𝘢𝘳𝘦𝘯𝘻𝘦.
𝘋𝘢𝘭 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘤𝘶𝘰𝘳𝘦 𝘴𝘪 𝘴𝘱𝘳𝘪𝘨𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘢𝘶𝘥𝘢𝘤𝘪𝘢 𝘮𝘪𝘴𝘵𝘢 𝘢 𝘵𝘦𝘯𝘦𝘳𝘦𝘻𝘻𝘢.
𝘋𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘮𝘢𝘯𝘪 𝘨𝘳𝘰𝘯𝘥𝘪 𝘪 𝘪𝘭 𝘤𝘳𝘪𝘴𝘮𝘢 𝘴𝘶 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘪ò 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘤𝘤𝘢𝘳𝘦𝘻𝘻𝘢𝘯𝘰.
𝘍𝘢' 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘭𝘦𝘯𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘨𝘪𝘰𝘪𝘢 𝘪 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘤𝘰𝘳𝘱𝘪.
𝘙𝘪𝘷𝘦𝘴𝘵𝘪 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘥𝘪 𝘢𝘣𝘪𝘵𝘪 𝘯𝘶𝘻𝘪𝘢𝘭𝘪 𝘦 𝘤𝘪𝘯𝘨𝘪𝘭𝘪 𝘤𝘰𝘯 𝘤𝘪𝘯𝘵𝘶𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘭𝘶𝘤𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩é,
𝘱𝘦𝘳 𝘦𝘴𝘴𝘪 𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪, 𝘭𝘰 𝘚𝘱𝘰𝘴𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘵𝘢𝘳𝘥𝘦𝘳à.

Tonino Bello, Omelia Messa Crismale

La chiave interpretativa della pagina odierna del Vangelo possiamo trarla dalla seconda lettura. Paolo scrive ai Romani ...
23/08/2026

La chiave interpretativa della pagina odierna del Vangelo possiamo trarla dalla seconda lettura. Paolo scrive ai Romani e dice che la profondità della coscienza di Cristo è qualcosa di insondabile, richiede lo sforzo dell'incontro con Lui. Per capire chi è il Signore occorre in qualche modo fare un cammino che permetta di raggiungere questa profondità, che rimane comunque sempre insondabile.

Questa domenica segnaliamo un libro dell'autore Clive Staples Lewis - noto per il romanzo Le Cronache di Narnia, un paio di capitoli del quale sono stati trasposti cinematograficamente. Lui era un fervente cristiano - lo stesso Cronache di Narnia è una rilettura del Vangelo in chiave favolistica - e ha scritto un libretto simpaticissimo che si intitola Le Lettere di Berlicche, un libro nel quale un vecchio demone scrive al suo giovane nipote, Malacoda, e gli dà alcuni consigli su come fare bene il diavolo, come tentare le persone (l’autore intende, con questo testo, invitarci a capire in che modo il demonio lavora su di noi e ci spinge a compiere il male). La quindicesima lettera è sul tempo, sulla gestione del tempo, e qui a un certo punto scrive: “Il presente è infatti il punto nel quale il tempo tocca l'eternità”.

Ecco, se vogliamo conoscere Dio, se vogliamo entrare in relazione con Dio, occorre imparare a leggere il presente. Ed è proprio quello che Gesù invita a fare a Pietro e ai suoi discepoli, ponendogli una domanda: “La gente chi dice che io sia?”. Cioè: guardatevi intorno, voi cosa dite di me, che idea vi siete fatti di me? Perché, per entrare in relazione con qualcuno, occorre farsi un'idea di quel qualcuno. E in base all'idea che ci siamo fatti di quella persona, stabiliamo il tipo di relazione con lei. Se io ho un senso di venerazione nei confronti di qualcuno, una persona importante, non è che gli darò una pacca sulla schiena per salutarla. Perché? Perché ho un senso di venerazione nei confronti di quello che riconosco un'autorità. E quindi in base a quello che dico della persona che ho di fronte, mi relaziono con quella persona, a volte con pregiudizi.
Gesù invece invita gli apostoli a valutare chi hanno di fronte.
E Pietro prende l'iniziativa e risponde: dopo tutto quello che abbiamo vissuto insieme, dopo la strada fatta, dopo gli entusiasmi, le passioni, le incomprensioni, io posso dire che “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”. Pietro non sta semplicemente ripetendo una definizione da catechismo della Chiesa Cattolica, sta parlando della propria esperienza di Cristo.

E qui leggiamo un'altra frase, sempre di Lewis, questa volta tratta da una sua autobiografia - dal titolo particolarmente evocativo, “Sorpreso dalla gioia”- : “Quello che mi piace dell'esperienza è che si tratta di una cosa così onesta. Potete fare un mucchio di cose sbagliate, ma tenete gli occhi aperti e non vi sarà permesso di spingervi troppo lontano prima che appaia il cartello giusto. L'universo risponde il vero quando lo interrogate onestamente, perché quell'universo è mosso dalla misericordia di Dio, è mosso da quella condiscendenza che il Signore ha verso l'umanità perché attraverso la storia possa comprendere l'incontro con Lui.”

La nostra Bibbia non è un testo di norme etiche, morali, ma è una storia della salvezza, e dentro quella storia Dio si fa presente.
Pietro ha fatto l'esperienza di Gesù, ha sbagliato, ha avuto paura, si è entusiasmato, ha dubitato, non ha capito subito tutto. Ha tenuto gli occhi aperti e dentro la sua storia ha imparato a riconoscere il Signore.

Per spiegare questa cosa padre Ronchi ha utilizzato un'espressione particolarmente significativa: “La vita è teologa”, cioè la vita spiega Dio, ci insegna qualcosa di Dio. Questo non significa che tutto quello che ci accade automaticamente abbia un significato pronto e preconfezionato, che da ogni dolore nasca necessariamente una spiegazione che noi siamo invitati a trovare. Significa piuttosto che gli avvenimenti della nostra esistenza possono diventare il luogo dell'incontro con Dio, quando impariamo a rileggerli alla luce del Vangelo.
Vangelo e storia si incontrano dentro di noi in quel luogo intimo che noi chiamiamo preghiera.

A volte comprendiamo qualcosa di Dio soltanto dopo, quando ci capita di rileggere la nostra storia. Allora quella persona incontrata, quella perdita, quel perdono, quella prova inattesa... tutto acquista un significato. Mentre le viviamo, non le comprendiamo fino in fondo. Ma dopo, la rilettura, l’interpretazione di quella storia, ci aiutano a individuare in che strada siamo chiamati a camminare.
“La vita è teologa” quando impariamo a leggerla davanti a Dio.

Ed è forse per questo che Gesù chiede a Pietro: chi dite che io sia, voi? Non che cosa sapete di me, ma cosa sono diventato per voi. E qui c'è un secondo passaggio molto significativo che riguarda sicuramente il nostro rapporto con Dio, ma riguarda il rapporto con l’alterità, sempre e comunque, con chi incontriamo ogni giorno. Perché nel momento in cui Pietro riconosce Gesù, e dunque stabilisce con la verità di Gesù un rapporto autentico, Gesù riconosce Pietro e gli dice chi è: “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa”. Mentre Pietro riconosce Gesù, Gesù aiuta Pietro a riconoscere se stesso. Ed è quello che accade anche nelle nostre relazioni, pensiamo all’amicizia, pensiamo alle relazioni di coppia. Più conosci la persona che hai di fronte e più impari a conoscere te stesso, impari chi sei, impari come sei fatto, impari il tuo modo di rispondere alle sollecitazioni della vita di ogni giorno.

E quando questo avviene con Dio, è logico che la verità che ne scaturisce è la più grande, la più significativa delle verità.

Dio non si aspetta da noi la perfezione per poter costruire qualcosa, ma dentro quella storia fatta di fragilità, di fallimenti, di gioie e di entusiasmi, Dio diventa qualcosa per te e tu prendi consapevolezza di te stesso.

E allora torniamo a quella frase da cui eravamo partiti, delle lettere di Berlicche: “Il presente è il punto nel quale il tempo tocca l'eternità”. Questo presente, non un altro, è il luogo nel quale incontro Dio. E dentro questa vita concreta Dio anche oggi torna a chiedermi: ma tu chi dici che io sia? E forse la fede è proprio questo: imparare giorno dopo giorno a riconoscere che dentro il nostro tempo è già presente una scintilla di eternità.

Ci sono pagine del Vangelo che sono un po' difficili, non soltanto da commentare, ma anche da accogliere e da recepire, ...
16/08/2026

Ci sono pagine del Vangelo che sono un po' difficili, non soltanto da commentare, ma anche da accogliere e da recepire, perché il Gesù che viene dipinto da queste pagine sembra essere molto lontano da quello al quale siamo abituati.
Una donna si avvicina a Gesù. Si tratta di una donna cananea, fondamentalmente una straniera. La potremmo definire con una parola forte come “infedele”, perché non appartiene al popolo di Israele. E' una donna che porta nel cuore dolore immenso, un dolore tipicamente di madre. Ha una figlia che soffre, il testo di Matteo dice che “soffre terribilmente”. E come ogni madre cerca una spiegazione, si fa delle domande, cerca una salvezza per questa figlia. Perché il Signore non mi aiuta? Perché il Signore sembra accanirsi proprio su uno di questi piccoli che non ha colpe, che non ha fatto nulla di male, che non merita quel dolore e quella sofferenza?

Ecco, noi siamo abituati a vedere Gesù che si piega sulle sofferenze degli uomini e delle donne che incontra, che perde tempo ad ascoltarle, che apre loro il suo cuore di fratello, che si mette al servizio, che li consola, che ha una misericordia che gli impedisce di allontanarsi da chi vive nel dolore.
Ma questa volta le cose sono diverse. Gesù sembra non ascoltare. E il silenzio di Dio diventa qualcosa di molto difficile per noi da comprendere, forse addirittura da digerire.
Eppure l'esperienza di questa donna è un'esperienza che tutti in qualche modo, in qualche momento della nostra vita, abbiamo fatto. Soprattutto quando ci ritroviamo di fronte al dolore e alla sofferenza del giusto. Come può il Signore non rispondere? Perché io prego e sembra che il Signore non abbia nulla da dirmi? Perché io chiedo e la risposta di Dio tarda ad arrivare? E' un interrogativo che non ci lascia mai in piedi. E non solo non lascia in piedi noi, ma in qualche modo non lascia in piedi neanche i suoi discepoli, che si ritrovano di fronte a questo suo silenzio e non lo sanno interpretare, tanto che si rivolgono a Gesù e chiedono che questa donna venga esaudita. Al che a loro Gesù dice che non è venuto se non per i perduti della casa di Israele. Eppure nell'atteggiamento dei discepoli ritroviamo qualcosa che è anche profondamente nostro: l'atteggiamento nei confronti del dolore. Loro dicono letteralmente: “Esaudiscila, perché ci grida dietro”.

Quante volte anche noi di fronte al dolore cerchiamo delle scappatoie? non ci vogliamo rapportare col dolore. Se esiste un luogo sempre più spesso disertato dalle persone è l'ospedale. Quando ci dicono che qualcuno sta all'ospedale, non è che ci venga proprio subito la voglia e l'entusiasmo di andarlo a trovare.
Cosa dico a una persona che sta soffrendo? Soprattutto se magari mi proclamo cristiano e lui mi dice “ma dov'è quel Dio che tu preghi ogni domenica... e io mi ritrovo qui in un letto di ospedale a soffrire?”. E di fronte a tutto questo rischiamo di rimanere in silenzio anche noi, perché fonda,entalmente non lo comprendiamo. Allora preferiamo evitare, ci rivolgiamo al Signore e diciamo “vedi di esaudirla altrimenti metterai in crisi anche la mia di fede, oltre che la sua”...

Ma questa donna ha un atteggiamento molto particolare, molto diverso dal solito. Di fronte al silenzio di Dio lei in qualche modo tenta un approccio nuovo, un approccio che parte proprio da quel no che il Signore ha presentato a lei. Si avvicina: “Signore, mia figlia sta male”, e Gesù gli risponde con una frase terribile, forse una delle poche frasi assolutamente terribili, paragonabile a quella frase sullo scandalo dei piccoli quando dice “mettetevi una macina da mulino al collo e buttatevi nel mare”... dice: “non è bene dare il pane dei figli ai cagnolini”, che non vuol dire “cuccioletti di cane”, vuol dire “cagnacci”… Eppure questa donna prende quel no e lo trasforma in preghiera: “anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”.

Cosa sta dicendo questa donna? Sta dicendo che lei si rende conto, si sta rendendo conto che nella sua vita a quel no corrispondono tantissimi piccoli sì, ai quali deve prestare attenzione, che deve guardare, deve riconoscere. Come quando in una giornata di forte caldo, quando stai sudando, tu senti una boccata d'aria, dura pochi secondi, è niente rispetto al calore di quella giornata... ma in quella boccata d'aria tu trovi tutta la bellezza e la grazia che stavi cercando, e la riconosci. E di questi piccoli sì, di queste piccole briciole di grazia, la nostra vita è costellata, anche quando noi non le vediamo. Ed è lì che Gesù riconosce in questa donna non tanto una “fede” quanto piuttosto quella fiducia tutta umana, quella modalità con cui poi la fede creduta si esprime, che le permette di aprire il suo cuore e il cuore di Dio.
Ma che tipo di fede ha questa donna? Certo lei torna a casa, resta cananea, resta una straniera, resta un'infedele; quindi la fede di questa donna non è la fede nel messianismo di Cristo, nel fatto che lui è il figlio di Dio, il redentore venuto a salvare Israele; non entrerà a far parte del gruppo dei discepoli. È la fede di una donna che cerca continuamente la propria fede e che non è detto che riesca a trovarla. E quanti - forse anche di coloro che ogni domenica vengono a Messa - si trovano in questa situazione! Dicono: - la mia fede non è grande, sì io credo nel Signore ma tante volte rimango ancorato ai miei schermi, alle mie realtà...

Ci sono nella storia della Chiesa tante figure che in qualche modo possono assomigliare alla figura di questa cananea.
Tra esse ne citiamo una molto particolare, significativa della spiritualità del secolo scorso. Una donna nata da una famiglia ebrea, una famiglia ebrea però non praticante, una famiglia ebrea agnostica - i suoi genitori educheranno lei e il fratello dentro la filosofia, dentro un laicismo molto forte, e lei crescerà così -: si tratta di Simon Weil. Diventerà filosofa, diventerà insegnante di filosofia; ma due fatti in qualche modo la inquietano, due condizioni dell'uomo che interrogano la sua coscienza: il primo sarà la condizione degli operai del suo tempo. Tanto che nonostante fosse insegnante di filosofia, decide di andare a lavorare come operaio, per capire quale fosse all'epoca la condizione degli operai; e da quell'esperienza nascerà un libro che si intitola “La condizione operaia” in cui riflette sulle dinamiche morali, sociali del contesto nel quale vive; e una seconda condizione la metterà profondamente in crisi: la seconda guerra mondiale. Morirà nel 1943 con la tubercolosi e di stenti, perché rifiuterà di mangiare: dice letteralmente “se non quello che hanno da mangiare i miei stessi concittadini”. All'epoca i nazisti avevano razionato il cibo e nonostante lei venisse da una famiglia benestante, e avesse un lavoro che gli permetteva di avere soldi a disposizione, decide di mangiare le stesse cose dei poveri, perché voleva capire cosa significasse. Morirà nel 1943, molto giovane. Lei fa un'esperienza particolare, incontra anche la figura di Gesù, e come questa donna cananea rimane affascinata da lui, ma soprattutto cerca di capire i silenzi di Dio. Alla fine non si farà battezzare, non si convertirà realmente, ma la potenza della sua spiritualità colpirà fortemente molti personaggi degli anni successivi. Paolo VI la citerà più volte nelle sue riflessioni. Un piccolo libro, che è una raccolta uscita postuma nel 1950 che si intitola “Attesa di Dio”, è forse il libro più conosciuto della spiritualità di Simone Weil; è una raccolta di lettere, meditazioni, riflessioni; e ce n'è una sulla scuola, in cui lei cerca proprio di capire come dentro i silenzi, dentro le fatiche si possa sperimentare una spiritualità vera, autentica, che se non altro può aprire il cuore a Dio; scrive: “L'attenzione consiste nel sospendere il proprio pensiero, nel lasciarlo disponibile, vuoto e permeabile”. È quello che fa la donna cananea: sospende per un attimo il proprio pensiero, non si ribella a quel no di Dio, lascia che il suo cuore diventi permeabile per cercare di capire cosa c'è dietro quel no; e accetta tutto, forse anche la non guarigione della figlia - non lo sappiamo - ma forse quello che accetta con certezza è che il dialogo con quel Dio che gli diceva no possa continuare ad essere un dialogo forte, significativo.
Chiediamo anche noi oggi la stessa forza della donna cananea, la forza di accettare i nostri dubbi, di accogliere anche i no che vengono da Dio, e la ricerca continua di quelle briciole di grazia che in abbondanza ogni giorno il Signore semina intorno a noi.

Solo una madre avrebbe potuto esprimersi con tanta chiarezza e con tanta determinazione nel descrivere la beatitudine de...
14/08/2026

Solo una madre avrebbe potuto esprimersi con tanta chiarezza e con tanta determinazione nel descrivere la beatitudine del cuore di colei che è stata la madre di Gesù. Quello descritto dalla frase della donna «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». è però un sentimento che ha in sé almeno due differenti direzioni, due differenti sottolineature.

In primo luogo, è qualcosa di squisitamente umano. L'orgoglio di una madre verso un figlio o una figlia che ha realizzato i suoi obiettivi nella vita non può che riempire il cuore di gioia. Nel libro “Il profeta” Gibran diceva alle madri: «voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi».

L'espressione di questa gioia incontenibile l'abbiamo vista qualche giorno fa, il 12 agosto, sugli spalti dei campionati europei di nuoto quando, dopo il record del mondo nei 50 dorso di Sara Curtis, la madre si è esibita in una danza meravigliosa che è stata più eloquente di mille parole. Di lei, e del padre, Sara ha detto: «i miei genitori sono le persone più umili che abbia mai incontrato nella mia vita, un esempio di perseveranza, disciplina e tecnica; sono la mia prima fonte di ispirazione».

Probabilmente, anche Maria è stato tutto questo per Gesù.
Ma colei che ha gridato quella frase tanto umana è anche nel novero dei discepoli, di coloro che tra la folla seguivano Gesù e che hanno riconosciuto in lui il Messia e il profeta di Dio. Questa donna riconosce allora che Maria ha partecipato, nella sua divina maternità, a qualcosa che non è soltanto umano, ma anche celeste.
La Madre di Dio infatti, preservata dal peccato originale in virtù dei meriti del Figlio, diventa la prima che può sperimentare la beatitudine che viene dalla relazione intima con lui.

Questo doppio livello, umano e divino di beatitudine che troviamo in Maria, il Signore oggi lo promette anche a noi che con lei vogliamo rendere oggi grazie al Padre per il dono ineguagliabile del Regno dei Cieli.

Oggi il nostro consiglio di lettura riguarda un poeta, forse uno dei maggiori poeti del Novecento internazionale: Rainer...
09/08/2026

Oggi il nostro consiglio di lettura riguarda un poeta, forse uno dei maggiori poeti del Novecento internazionale: Rainer Maria Rilke; e riguarda un suo testo non poetico, né scritto come un libro da pubblicare, ma un epistolario. Sono le lettere che Rilke si è scambiato per circa cinque anni con Franz Xaver Kappus, un giovane poeta che aveva scoperto che Rilke, che era già un poeta affermato, aveva fatto i suoi stessi studi e nella sua stessa scuola; per cui aveva preso coraggio e gli aveva mandato una lettera con alcuni suoi sonetti e la richiesta di qualche consiglio. Per diversi mesi non arrivò neanche una risposta da parte di Rilke, poi però si scrissero per ben cinque anni, e dopo la morte di Rilke le lettere furono raccolte da Kappus in un libro che si intitola “Lettere a un giovane poeta”, un testo particolarmente intenso.
Proprio all'inizio del libro, Rilke consiglia a questo giovane “Lascia perdere i giudizi degli altri, guarda dentro te stesso”.

In fondo, la pagina del Vangelo che abbiamo ascoltato questa mattina può essere letta da diversi punti di vista, però la chiave interpretativa di oggi ci viene data dalle altre letture domenicali, in particolare dalla prima lettura tratta dal Libro dei Re. Siamo nel cosiddetto ciclo di Elia, e l'autore del Libro dei Re descrive l'incontro tra Elia e Dio, e lo descrive in un modo particolare: Dio non è nel fuoco, Dio non è nel terremoto; Dio non è in quegli eventi che potrebbero in qualche modo manifestare la sua potenza, ma Elia riconosce Dio in un sussurro nel silenzio... nella profondità di quel dialogo che lui stesso ha intessuto con il Signore. Sì, perché in fondo il brano del Vangelo di oggi ci mette davanti agli occhi una scena di trionfo: Gesù ha moltiplicato i pani e i pesci, e il popolo è entusiasta di questo miracolo; anche i discepoli sono particolarmente contenti perché vedono il loro gradiente di apprezzamento crescere... stanno diventando famosi, tutti parlano bene di loro... ma Gesù di fronte a questa scena decide di prendere i discepoli e letteralmente di “cacciarli” - dice il testo “li costrinse a salire sulla barca” -. Gesù di solito è molto tenero con coloro che stanno male, perde anche tantissimo tempo con le persone affaticate, sole... ma quando si tratta di fare i conti con la potenza, quando si tratta di fare i conti con il successo allora è sbrigativo, teme che quel successo possa deviare il cuore dei discepoli.
Un grande maestro della spiritualità, San Filippo Neri, diceva: ci sono alcune tentazioni che, se le vuoi superare, devi scappare... non le puoi affrontare. C'è bisogno di allontanarsi. Gesù sa che quella del potere è proprio una di quelle tentazioni, e quindi manda via i discepoli, e lui stesso si prende del tempo per recuperare il rapporto con il Padre, nel silenzio e nella preghiera. Perché? Perché c'è bisogno di scendere dentro noi stessi.

Qualche giorno fa è venuto a mancare un cantatore italiano, Francesco Guccini, che certo non potremmo definire un fervente cattolico ma, come spesso capita, la verità si nasconde proprio dentro la fatica della ricerca quotidiana; e c'è tanta verità soprattutto in molte opere poetiche di alcuni tra i cantatori italiani più famosi. Tra le tante canzoni che ha scritto Guccini, ce n'è una ispirata al famoso Cyrano de Bergerac, nella quale dice delle cose che possono essere utili anche per la lettura di questa pagina di oggi. Parla proprio ai poeti e dice:
“Venite pure avanti poeti sgangherati,
inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza
avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finchè dura,
che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura (…)
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso,
che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali,
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali”.

Ecco, questo è il rischio: che, senza accorgercene, facciamo come i maiali che cercano nel successo delle cose terrene, nelle luci della ribalta quello che veramente può rendere felice la nostra vita. Ma le cose che rendono felice la nostra vita sono quelle che ci permettono di superare le difficoltà, di camminare sulle acque dentro la tempesta e di non avere paura neanche quando ci sembra di vedere i nostri piedi affondare.

E ce lo dicono oggi questi nostri fratelli che celebrano i 50 anni di matrimonio. Sicuramente, i momenti che hanno messo in luce la forza del loro amore e la possibilità di guardarsi negli occhi e dire che quel sentimento che provavano davvero era autentico non è stato quando gli applausi degli amici gridavano “viva gli sposi” ma quando nelle solitudini del loro rapporto e dentro le difficoltà della vita quotidiana si sono resi conto che tenendosi per mano e facendo leva su quell'amore che li aveva uniti potevano superare ogni difficoltà. Non possiamo continuare a fissare i nostri piedi, a fissare solo il vento, come ha fatto Pietro quando nella crisi, nelle ferite, nei fallimenti ha visto se stesso affondare; perché il problema non sono le onde, il problema è da che parte guardiamo. Il punto più bello di questo Vangelo è probabilmente proprio lì: quando Pietro dentro il miracolo dubita, ma dentro il dubbio grida: “Signore salvami!”. Ciascuno di noi deve essere grato a Pietro perché intreccia fede e dubbio in modo inseparabile; la sua fede non è paura, il suo dubbio non è totale: l'uno e l'altro abitano insieme il suo cuore. Questa è la condizione umana. Proprio nel libro citato Rilke scrive una frase che sembra commentare proprio questa pagina del Vangelo; scrive a questo giovane poeta: “Abbi pazienza verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore e cerca di amare le domande stesse”. Pietro è un uomo irrisolto; la maggior parte di noi oggi siano uomini e donne irrisolte. Ma Gesù non aspetta che si risolva tutto, non pretende una fede grande, non dice “quando avrai smesso di dubitare ancora ti solleverò”: lo salva mentre affonda, lo salva mentre grida, lo salva mentre tende la mano. Questa è la buona notizia del Vangelo! Il Signore ci raggiunge proprio nei punti in cui siamo più fragili; viene dentro le nostre paure, entra nei nostri naufragi; non ci chiede di essere eroi, ci chiede soltanto una mano tesa.
E allora capiamo che la fede non è camminare sulle acque. La fede è lasciarsi afferrare. La fede è credere che c'è una mano più forte del mare agitato. Alla fine della notte il vento si calma e la barca continua il suo cammino, non perché i discepoli siano diventati perfetti, ma perché hanno scoperto che insieme a loro sulla barca è salito Gesù.
E anche sulla nostra piccola barca, magari fatta di canne e di assi annodati, cammineremo verso la fine delle nostre personali notti, dove le nostre paure verranno accarezzate , dove i gridi diventeranno abbracci e dove i dubbi non verranno umiliati ma trasformati da quell'unica mano che non ci lascia affondare, che è la mano di Cristo.

⛪️AVVISO 1️⃣4️⃣ - 1️⃣5️⃣ - 1️⃣6️⃣ AGOSTOLe SS. Messe per la solennità dell'Assunzione di Maria saranno nei seguenti orar...
09/08/2026

⛪️AVVISO 1️⃣4️⃣ - 1️⃣5️⃣ - 1️⃣6️⃣ AGOSTO
Le SS. Messe per la solennità dell'Assunzione di Maria saranno nei seguenti orari:

venerdì 14/08 ore 18:30 (vespertina)
e sabato 15/08 ore 18:30 (festiva, valida per la solennità dell'Assunzione e non per la domenica);
sabato mattina non ci sarà S. Messa (in concomitanza, S. Messa e Angelus del Papa a Castel Gandolfo).

Domenica 16/08 SS. Messe festive nei consueti orari (10:30 e 18:30)

Viviamo in un tempo strano, in cui la percezione del tempo è alquanto distorta; dove la cosa più preziosa che si possied...
02/08/2026

Viviamo in un tempo strano, in cui la percezione del tempo è alquanto distorta; dove la cosa più preziosa che si possiede è l'orologio, non perché sia un Rolex, ma perché conta e scandisce i minuti e le ore delle nostre giornate sempre più intense e piene di impegni. Un adulto ha sempre qualcosa da fare, a partire dal lavoro; i giovani hanno le giornate piene; e anche i bambini non hanno la possibilità di annoiarsi un po', presi da tutto quello che ogni giorno hanno da fare - o meglio, che gli adulti gli danno da fare -; forse gli unici che hanno ancora un po' di tempo sono gli anziani, che però spesso vivono proiettati nel passato, o gli infanti, che del tempo non hanno ancora una percezione chiara. E questo poco tempo che abbiamo fa il paio con la velocità con cui tutto corre intorno a noi, mettendoci in affanno. Forse l'estate ha la capacità di darci un tempo, è un periodo della nostra vita più libero, meno organizzato, meno scandito dal ritmo degli impegni quotidiani; ma ci sono sempre quelli che organizzano anche le vacanze con un ritmo veloce e impellente: ci sono tante cose da vedere, tante cose da fare, per non sprecare neanche un minuto di quelle agognate e meritate vacanze che tanto ci sono costate sia economicamente che proprio nella gestione di questo prezioso tempo; sono, per intenderci, quelle famose vacanze dalle quali si torna stanchi e stressati… quando era per lasciare lo stress e stare un po' più tranquilli il motivo per cui si sarebbe dovuti andare in vacanza…

Ma che cosa c'entra tutto questo con il Vangelo che abbiamo ascoltato oggi? il brano della moltiplicazione dei pani e dei pesci oggi l'abbiamo ascoltato nella versione di Matteo: è forse quella più conosciuta. Ne abbiamo addirittura 5 versioni, nei Vangeli; ed è commentato, stracommentato. Ma ogni volta che incontriamo la Parola di Dio, essa ha qualcosa di nuovo da dirci; ed è importante ogni tanto imparare a leggere la Parola da un'altra prospettiva, attualizzandola.

Gesù ci viene presentato come uno che di fronte al ritmo incessante al quale era in qualche modo abituato si prende un tempo di deserto, un tempo di riposo. Ma ci sono anche altri particolari che meritano particolare attenzione in questo Vangelo. Intanto, siamo invitati a rallentare a prenderci un tempo per noi, un tempo vuoto, nel quale riposare il corpo e la mente, scaricando tutto il peso che abbiamo accumulato nelle mani e che ci prende sulle spalle e sul cuore. È importante anche il modo con cui il testo evangelico è scritto: è un testo pieno di virgole, dunque pieno di respiri: di calma, di attenzione. Ma c'è anche un secondo aspetto importante, che riguarda la gestione del tempo: Dio spesso passa attraverso l'imprevisto e l'indefinito. Se ci pensiamo bene ci sono cose che non possiamo inserire nel nostro calendario, che non possiamo programmare, che non abbiamo il potere di cambiare; e a volte sono proprio le più belle. Non puoi decidere dove e quando i tuoi occhi incontreranno lo sguardo di quella donna che ti farà sobbalzare il cuore, che ti farà cambiare completamente i tuoi programmi di vita, le tue proiezioni per il futuro. Non puoi immaginare quando il cuore ti verrà trafitto da un tramonto... L'unica cosa che puoi fare è attendere che la bellezza arrivi e che la grazia ti travolga, che la gioia ti riempia il cuore.

Christian Bobin - autore di “Francesco e l’infinitamente piccolo”, libro poetico sulla vita di San Francesco – in un suo diario, scritto tra il 1986 e il 1987, dal titolo originale “Autoritratto al Radiatore”, dove raccoglie le sue meditazioni, i suoi pensieri, le sue riflessioni, ma anche e soprattutto i suoi silenzi, scrive: “Ciò che trovo è mille volte più bello di ciò che cerco”.
La folla che seguiva Gesù che cosa cercava? un condottiero capace di sconfiggere la potente Roma? un politico dalla parola potente che mettesse a tacere gli avversari? l'economista che immaginasse un mondo dove non domini il denaro?... forse tutto questo, e magari molto altro ancora… Ma che cosa hanno trovato? Qualcosa che dà sapore alla loro vita, un pane capace di sfamare più di qualsiasi altro pane, come ci hanno ricordato le meravigliose immagini della prima e della seconda lettura di questa domenica.
Cercavano un uomo e hanno trovato Dio: chissà che non capiti anche a noi!

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