Parrocchia Santissimo Salvatore - Genzano di Roma

Parrocchia Santissimo Salvatore - Genzano di Roma Genzano, Via Roma snc. www.santissimosalvatore.it. MESSE: feriali e pref.: h 18; fest. h 10:30 e h 18 (luglio e agosto, serali h 18.30).

Confessioni: h 17/18, domenica anche 10/11:30. Ricevimento: il lunedì ore 17/18. ADORAZIONE (no estate): il merc h 17.

👫 Domenica 10 maggio, nei locali parrocchiali, alle 16:00 ultimo incontro della stagione per le nostre coppie 😃, sul tem...
07/05/2026

👫 Domenica 10 maggio, nei locali parrocchiali, alle 16:00 ultimo incontro della stagione per le nostre coppie 😃, sul tema: lo spazio spirituale nella coppia.
Vi aspettiamo!

🕊️ Ritorna la grande Musica Sacra: dal 9 maggio riparte per il 3° anno consecutivo il Festival Diocesano di Musica Sacra...
05/05/2026

🕊️ Ritorna la grande Musica Sacra: dal 9 maggio riparte per il 3° anno consecutivo il Festival Diocesano di Musica Sacra, organizzato dall' Accademia Filarmonica Europea in collaborazione con la Diocesi Suburbicaria di Albano.

Dal 9 maggio al 19 giugno 2026, otto imperdibili appuntamenti ospitati nelle chiese e basiliche più importanti e belle del nostro territorio:

* Sabato 09 Maggio | Albano Laziale
* Sabato 16 Maggio | Aprilia
* Venerdì 22 Maggio | Ciampino
* Sabato 23 Maggio | Anzio
* Sabato 30 Maggio | Marino
* Sabato 13 Giugno | Nettuno
* Domenica 14 Giugno | Ariccia
* Venerdì 19 Giugno | Genzano di Roma

✨ Tutti i concerti della rassegna sono a INGRESSO LIBERO.

ℹ️ Per maggiori informazioni: www.accademiafilarmonicaeuropea.it

“Sia questa la missione che la Chiesa oggi ti affida: annuncia ai fratelli l’amore del Signore, quell’amore che tu per p...
04/05/2026

“Sia questa la missione che la Chiesa oggi ti affida: annuncia ai fratelli l’amore del Signore, quell’amore che tu per primo hai sperimentato! Sia questa la preghiera che noi facciamo per te, perché tu sia un presbitero pieno di Spirito Santo, pieno di amore e gioia evangelica” (Mons. Vincenzo Viva, vescovo di Albano - Ordinazione presbiterale di don Paolo Larin, 24 gennaio 2026).
🙏⛪
Questa domenica avremo la gioia di salutare don Paolo Larin, che da seminarista ha prestato il suo umile e gioioso servizio anche presso la nostra comunità alcuni anni fa. Presiederà lui la S. Messa delle ore 10:30 😃
📌domenica 10 maggio !

La domanda di Filippo - “Mostraci il Padre!” - è forse una delle più vere, più umane e più universali che risuonano nel ...
03/05/2026

La domanda di Filippo - “Mostraci il Padre!” - è forse una delle più vere, più umane e più universali che risuonano nel Vangelo.
Non è solo la domanda che pone Filippo a Gesù, ma in qualche modo la domanda che ciascuno di noi potrebbe porre a Gesù. È il grido silenzioso di un cuore che cerca un volto, una radice, una casa, un senso, una direzione alla propria vita.

Nel clima caldo e intimo che caratterizza l'esperienza emozionante di quell'ultima cena con i discepoli, Gesù si accorge del loro turbamento. Non li ignora, non corregge bruscamente i loro sentimenti, ma li abita. E proprio lì, dentro quella paura così profondamente umana, quella di restare da soli, di non avere più un posto, di non essere più riconosciuti, consegna il dono più grande ai discepoli, e a ciascuno di noi: “Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Perché il cuore dell'uomo è sempre alla ricerca di una casa. Non tanto una casa fatta di mobili, quanto piuttosto una casa fatta di relazioni, di presenza, di amore. Una casa dove qualcuno ti dica: tu appartieni a me.

Nel romanzo “Jane Eyre” di Charlotte Brontë a un certo punto la protagonista, dalla sommità di una scala, vede l'uomo che ama, l'uomo per il quale in qualche modo ha cambiato la sua vita, e gli dice: “Ovunque tu sia, è la mia casa, la mia unica casa”. E' la nostalgia di una presenza che rende ogni luogo abitabile e ogni distanza colmabile, in ragione dell'amore.
E Gesù oggi ci rivela qualcosa di sorprendente: questa casa non è un luogo, ma una persona: è il Padre. “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore, dice Gesù”.
E non sta parlando di spazi fisici, quasi che il Paradiso fosse una specie di condominio o residenza alberghiera… quanto piuttosto di un luogo in cui le relazioni profonde, in cui l'amore accogliente è capace di aprire a tutti una speranza, una comunione in cui ciascuno trova il suo posto, unico e insostituibile. Il posto che Gesù prepara non è un ruolo sociale, non è un titolo, non è una sicurezza esterna: è il compimento del nostro entrare in relazione con quel Dio che si è fatto padre per noi, che si è fatto famiglia per noi.

E allora comprendiamo meglio quella frase così forte e così incisiva che Gesù pronuncia in questa pagina del Vangelo: “Io sono la via, la verità e la vita”.
Gesù non indica una strada: è Lui la strada. Non offre una teoria: è Lui la verità vivente; e non promette qualcosa: è la vita stessa. In lui il Padre si rende visibile, accessibile, si fa vicino, prossimo. Per questo, alla richiesta di Filippo risponde con parole che lasciano senza fiato: “Chi ha visto me, ha visto il Padre”. Ecco il cuore della nostra fede. Non un Dio lontano, un Dio nascosto, un Dio irraggiungibile, ma un volto: il volto di Gesù, un volto che accoglie, che perdona, che si dona fino alla fine.

Ma c'è di più. Gesù non solo ci mostra il Padre: ci introduce nella stessa relazione che lui ha con il Padre. Parla di quello che i teologi chiamano la misteriosa “inabitazione del Padre e del Figlio”: io sono nel Padre e il Padre è in me. Una specie di danza d'amore, una comunione totale. E in questa comunione così intima, così speciale, così unica, noi siamo invitati, perché la porta della casa di Dio non è chiusa, è stata aperta anche per noi. Rimanere in lui significa entrare dentro questo circolo d'amore, dentro questo movimento di cui lo Spirito Santo è il protagonista e in qualche modo è l’anima attrattiva. Significa scoprire che non siamo più stranieri, non siamo solo ospiti, non siamo soli, non siamo senza casa: siamo figli.
E da figli siamo chiamati anche a diventare segno di questa casa per gli altri. In un clima così caratterizzato dall'individualismo come quello nel quale viviamo oggi, tante sono le persone che cercano qualcuno con cui condividere gli stessi ideali, le stesse speranze, la stessa sete del futuro. E noi come comunità cristiana siamo chiamati a costruire relazioni e ponti con questi uomini e queste donne che cercano uno spazio di condivisione, che chiedono a qualcuno una casa, una casa dove abitare. Il mondo ha fame di questo, ha fame di luoghi e di cuori dove abitare senza paura, in un mondo invece che è caratterizzato dai non luoghi, dall'assenza di possibilità di costruire relazioni autentiche.

Oggi il Vangelo ci invita a fidarci, a credere che la nostra ricerca non è una ricerca vuota ma ha una risposta; che la nostra nostalgia del futuro ha un volto, che si staglia all'orizzonte della nostra vita; che quell'inquietudine che portiamo in cuore ha una meta, e questa meta non è lontana, è già in mezzo a noi: è Gesù, VIA che conduce, VERITÀ che illumina e VITA che ci abita.

Ed è per questo che con un cuore riconoscente eleviamo in questa celebrazione eucaristica la nostra lode a Dio:

Gloria al Padre, sorgente di ogni dimora e di ogni amore!
Gloria al Figlio, via che ci conduce, e volto che rivela il Padre!
Gloria allo Spirito Santo, respiro vivo che abita in noi e ci rende figli.

A Dio, uno e trino, casa eterna dell'uomo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli. Amen

"Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1,45).Domani inizia il mese di maggio, mese d...
30/04/2026

"Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1,45).

Domani inizia il mese di maggio, mese di Maria.
Ricordiamo l'appuntamento quotidiano con il Santo Rosario in parrocchia, alle ore 17:15, dal 2 maggio.

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O Vergine Santissima, Madre di Dio, Madre di Cristo, Madre della Chiesa, guardaci clemente in quest’ora!

“Virgo Fidelis”, Vergine Fedele, prega per noi! Insegnaci a credere come hai creduto tu! Fa’ che la nostra fede in Dio, in Cristo, nella Chiesa, sia sempre limpida, serena, coraggiosa, forte, generosa.

“Mater Amabilis”, Madre degna di amore! “Mater pulchrae dilectionis”, Madre del bell’amore, prega per noi! Insegnaci ad amare Dio e i nostri fratelli, come tu li hai amati: fa’ che il nostro amore verso gli altri sia sempre paziente, benigno, rispettoso.

“Causa nostrae laetitiae”, Causa della nostra gioia, prega per noi! Insegnaci a saper cogliere, nella fede, il paradosso della gioia cristiana, che nasce e fiorisce dal dolore, dalla rinuncia, dall’unione col tuo Figlio crocifisso: fa’ che la nostra gioia sia sempre autentica e piena, per poterla comunicare a tutti! Amen!

(dall'omelia di S. Giovanni Paolo II del 31 maggio 1979)

Venerdì 1º maggio, Festa di San Giuseppe Lavoratore, la Santa Messa feriale non verrà celebrata alle 18:00 bensì alle 9:...
28/04/2026

Venerdì 1º maggio, Festa di San Giuseppe Lavoratore, la Santa Messa feriale non verrà celebrata alle 18:00 bensì alle 9:00 del mattino

Questa quarta domenica di Pasqua è caratterizzata da quest'immagine, l'immagine del buon pastore, del pastore bello dell...
26/04/2026

Questa quarta domenica di Pasqua è caratterizzata da quest'immagine, l'immagine del buon pastore, del pastore bello delle pecore. Siamo in qualche modo, dall'Evangelista, catapultati dentro una scena quotidiana che era tipica dei tempi di Gesù. Quelli che ascoltavano il Signore, in qualche modo, sapevano riconoscere dietro queste parole la stessa immagine.

Cosa accadeva? La sera i pastori raccoglievano i greggi in un unico recinto. Più pastori, un unico recinto. E solitamente il recinto non aveva una copertura. Era soltanto per proteggere le pecore da assalti di animali. E c'era un'apertura che permetteva l'ingresso e l'uscita delle pecore dal recinto. Era il guardiano, uno dei pastori che a turno, durante la notte, vegliava, che si metteva lì, sulla porta del recinto, per evitare che entrassero da quella porta gli animali selvatici che potessero, in qualche modo, sbranare le pecore.
La mattina, ogni pastore si alzava e, con un fischio, chiamava le sue pecore. Erano le pecore che riconoscevano il fischio del pastore. E quelle greggi che si erano riunite in un unico recinto, si dividevano poi per ogni pastore.

Ecco, Gesù utilizza questa metafora per dire qualcosa di significativo anche per noi oggi. La pagina è molto lunga, abbiamo ascoltato i primi dieci versetti del capitolo decimo del Vangelo di Giovanni, ma delle tante cose che sono scritte nel testo ne sottolineiamo soltanto tre, lasciando poi la meditazione ulteriore del brano del Vangelo a ciascuno.

L'immagine è semplice, ma porta delle verità profonde. Innanzitutto, dice il testo che il pastore chiama le sue pecore per nome. Non è soltanto un fischio che le porta a riconoscere, ma in modo straordinario ci dice che il pastore riconosce le pecore, una per una. Non in modo generico, non si tratta di grandi numeri o di categorie. Ci chiama per nome perché riconosce la nostra verità, la nostra verità più profonda. Ci chiama non con i nostri titoli, perché davanti a Dio non ci sono titoli. Noi non siamo davanti a Dio il signor o la signora, il don o l'eccellenza, il generale o il soldato. Davanti a Dio noi abbiamo semplicemente il nostro nome, il nostro n**o nome.
Questa cosa è nello stesso tempo consolante e impegnativa. È consolante perché è bello sapere che il Signore ci conosce, che ci ama così come si ama nella nostra verità, senza la necessità di doverci in qualche modo nascondere. Ma è nello stesso tempo anche impegnativa perché non nascondersi dietro le maschere significa accettare anche le nostre debolezze, le nostre fragilità. Significa accettare che la nostra autenticità sia anche sporcata da un peccato che il Signore della misericordia può in qualche modo accogliere e trasformare.

Poi c'è un secondo aspetto che dice il testo. Dice che il pastore guida le pecore fuori. Anzi, la traduzione esatta che in qualche modo è stata messa in luce nel brano che abbiamo ascoltato oggi dice: le costringe ad uscire, le caccia fuori dal recinto.
Quest'immagine ci sorprende, sembra poco appartenere alla nostra relazione con Dio. Siamo abituati infatti nella relazione con Dio a cercare sicurezze, stabilità, protezione. Per noi Dio è quello che in qualche modo ci coccola, un po' come fa una madre o un padre con il bambino piccolo. E siamo poco abituati a quest'altra immagine che invece, ad esempio, appartiene soprattutto agli uccelli che spingono fuori dal nido i loro piccoli quando sono pronti a prendere il volo. Perché il padre e la madre non vogliono che il cucciolo rimanga ancorato al nido, ma vogliono che trovi la sua via, che scopra la sua vocazione. Ecco, è questo che Dio fa con noi: ci chiama ad uscire dai nostri recinti, dalle nostre abitudini, dalle nostre paure, dalle nostre comodità, ma anche dalle nostre chiusure. Vuole che realizziamo la nostra vita. Non si tratta semplicemente, come dire, di sfidare l'esistenza. Si tratta di prendere consapevolezza di quello che dobbiamo fare. Si tratta di prendere consapevolezza che abbiamo un posto nella vita, e fino a quando non lo accettiamo, rimaniamo in qualche modo privati noi stessi e della nostra identità. È un po' come diceva Papa Francesco, che ci ricordava sempre che preferiva una Chiesa ferita e sporca per essere uscita a cercare gli uomini e le donne di questo tempo, piuttosto che una Chiesa coccolata che in qualche modo puzza ormai di stantio perché ha perso la fiducia nel suo pastore. Non vogliamo rimanere nel nostro piccolo mondo.
Non vogliamo nemmeno avere paura di quella steppa che a volte potrebbe stare dall'altra parte del recinto; perché dietro a quella steppa c'è un intreccio di sentieri di cui almeno uno è il nostro sentiero, e che possiamo percorrere. Seguire Cristo significa avere il coraggio di uscire, di fidarsi e di camminare insieme con Lui.

E poi il testo ci dice un'ultima cosa, una terza cosa, oggi. Dice che il pastore sceglie un posto rispetto al gregge. Un pastore può stare dietro al gregge per spingerlo, può stare fuori dal gregge per controllarlo, può stare in mezzo al gregge per prenderne la lana. Gesù preferisce in questo brano dire che è davanti al gregge, davanti alle pecore.
Questo mette in evidenza che il Signore ci apre la strada. Noi non abbiamo un pastore di retroguardia, ma una guida che ci precede, non solo che ci indica la via ma che per primo si muove. È un pastore apripista, uno che entra dentro territori sconosciuti e che li rende abitabili. Noi non siamo soltanto esecutori di un progetto che Dio ha pensato per noi, ma Dio con noi lavora a quel progetto, è accanto a noi dentro quel progetto. Seppur ci dà qualcosa che sfida la nostra vita e che ci spaventa, lui ci è accanto per camminare con noi.
È come se ci dicesse: non aver paura della strada che ti indico, perché l'ho attraversata prima di te, la conosco e ti starò accanto. Seguire Gesù significa accettare anche le sfide più delicate, significa che forse non sappiamo tutto in anticipo, forse non sappiamo come andrà a finire la storia, ma anche quando avremo momenti di difficoltà sappiamo che possiamo in qualche modo affidarci a lui.

Ecco, oggi siamo invitati a riscoprire proprio questo volto del pastore, colui che chiama per nome, che ci spinge alla libertà e che cammina davanti a noi per aprire nuove sentieri e nuove strade.

Ed è per questo che a lui affidiamo il nostro cammino con fiducia e speranza. Lo invochiamo, lodiamo il suo nome e chiediamo che siano tanti, gli uomini e le donne, che rispondano con generosità alla vocazione.
A lui eleviamo la nostra lode: Gloria al Padre, sorgente di ogni vita. Gloria al Figlio, buon pastore che ci guida. Gloria allo Spirito Santo voce che chiama e ci conduce, oggi e sempre, nei secoli dei secoli. Amen

Alle ore 18.30 di oggi, presso l'ospedale Spallanzani in Roma, all’età di 80 anni, il Signore ha chiamato a sé il caro D...
20/04/2026

Alle ore 18.30 di oggi, presso l'ospedale Spallanzani in Roma, all’età di 80 anni, il Signore ha chiamato a sé il caro Don Bruno Iacobelli, parroco emerito della parrocchia San Giuseppe Lavoratore in Genzano.

Mentre rendiamo grazie a Dio per il dono della sua vita e del suo ministero, lo affidiamo all'abbraccio misericordioso del Padre, certi che ora contempla il volto di Colui che ha servito in terra.

Le esequie si terranno Mercoledì 22 aprile alle ore 15.00 presso la parrocchia San Giuseppe Lavoratore in Genzano di Roma.

Uniamoci tutti in preghiera per il riposo eterno della sua anima e per il conforto dei suoi cari.🙏

La liturgia ci dona, al termine dell'ascolto della Parola, un tempo per provare a riflettere sul senso di quello che abb...
19/04/2026

La liturgia ci dona, al termine dell'ascolto della Parola, un tempo per provare a riflettere sul senso di quello che abbiamo ascoltato e di quello che stiamo vivendo e celebrando.

La Parola di Dio che abbiamo ascoltato oggi, soprattutto il Vangelo, ci aiuta proprio a capire che cos'è la Messa.
Quanti tipi di Messa ci sono?

Due.
Esistono due tipi di Messa. Il primo tipo di Messa è una Messa celebrata, quella che stiamo vivendo oggi. Ma c'è un altro tipo di Messa. Per chi sa un po' di latino... come terminava la Messa in latino? con tre parole: "Ite, Missa est".
Oggi, diciamo: La Messa è finita. Andate in pace.
"Ite Missa est" possiamo tradurlo con: “Andate, è la Messa”: finisce la Messa celebrata, ma inizia un'altra Messa, quella vissuta. Il quotidiano celebrare ciò che abbiamo sperimentato nella celebrazione eucaristica. Questo significa che uscendo dalla Messa noi cominciamo a realizzare ciò che abbiamo vissuto nella celebrazione eucaristica.
È un po' come la scuola: la scuola non finisce, m a inizia proprio quando finisce. Perché quello che abbiamo imparato, poi dobbiamo realizzarlo nella nostra vita.
Immaginiamo un ingegnere che non capisca niente di matematica: costruisce un ponte, e il ponte crolla. E allora un cristiano che non celebra la Messa, quando poi vive la vita, fa la fine di quel ponte.

E allora la prima cosa che impariamo dalla liturgia di oggi è che i discepoli di Emmaus, prima di celebrare la Messa con Gesù (perché lo spezzare il pane è la Santa Messa), si ritrovano a dover fare i conti con le loro domande, i loro quesiti. Provano a interpretare la storia.
Di solito la storia è caratterizzata da due grandi movimenti: il movimento del bene e il movimento del male. E noi siamo soliti dire che bene e male, vita e morte, ogni giorno fanno un duello. Ma chi vince? I cristiani stanno sul carro del vincitore o del perdente, visto che Gesù è morto sulla croce? Stanno sul carro del vincitore, ma noi non ce ne rendiamo conto.
Sta sul carro del vincitore chi fa una guerra o chi fa la pace? Sta sul carro del vincitore chi uccide o chi dà la vita? Sta sul carro del vincitore chi ama o chi odia?
Questa è la cosa che fatichiamo tutti a capire, perché siamo abituati alle marce imperiali di chi attraverso la guerra pensa di poter sottomettere gli altri e pensa di uscire vincitore. Ma questo produce soltanto disastro e morte.
Se a scuola uno è brutto, antipatico, maleducato, ignorante, cafone… come si fa a farlo smettere? Certo non con la violenza: altrimenti, accumulerà rabbia, sentirà il bisogno di vendicarsi, si infilerà dentro una spirale che porterà soltanto al male. Ecco perché la forza delle armi, la forza della violenza, in realtà è debolezza, in realtà porta non sul carro del vincitore ma sul carro del perdente.

I discepoli non lo avevano capito. Pensavano che sulla croce Cristo fosse il perdente. Ma Gesù ti prende per mano e ti accompagna a capire che il modo di giudicare la storia e il mondo è diverso, ed è quello che ogni domenica noi cristiani viviamo nella Messa quando ascoltiamo la Parola e quando celebriamo l'Eucaristia.

Ecco perché sentiamo il bisogno, l'urgenza, la necessità di andare ogni domenica a Messa: perché abbiamo bisogno continuamente di capire il modo di giudicare la storia.
Chi fa la Comunione, fa l'esperienza dei discepoli, che è l'esperienza di chi ha scoperto come si giudicano le cose. E poi fa altre due cose.
La prima è quella di celebrare. Accanto alla Messa vissuta c'è la Messa celebrata, quello che facciamo noi oggi, ascoltando la Parola di Dio e mangiando il pane eucaristico. E poi fa una terza cosa: sta insieme a una comunità. Il testo dice che subito dopo aver riconosciuto Gesù e aver spezzato con lui il pane, tornano a Gerusalemme, dove era ovviamente la prima comunità cristiana. E lì a Gerusalemme fanno proprio questo: vivono in una famiglia.
La comunità cristiana ha un legame di sangue: è il sangue di Cristo che ci fa una sola cosa.

Ecco perché sentiamo il bisogno ogni domenica di ve**re a celebrare l'Eucaristia. Non solo perché incontriamo il Signore Gesù nel pane e nel vino, ma perché incontriamo quei fratelli che sono per noi veri fratelli: non sono semplicemente quelli che vanno a Messa allo stesso nostro orario, ma sono i nostri fratelli di sangue.

Ai ragazzi che oggi fanno la Prima Comunione, allora, oggi noi come comunità cristiana non stiamo regalando soltanto una festa di Prima Comunione, ma una famiglia che pregherà per loro, che li accompagnerà e cercherà di essere testimone insieme con loro della Resurrezione di Gesù.

⛪ Giovedì 16 aprile ore 19:00-20:00 appuntamento presso la parrocchia Nome Santissimo della Vergine Maria a Fontana di P...
14/04/2026

⛪ Giovedì 16 aprile ore 19:00-20:00 appuntamento presso la parrocchia Nome Santissimo della Vergine Maria a Fontana di Papa (Ariccia, via Nettunense - Piazzale Pietro Nenni) per un'ora di preghiera per le vocazioni 🙏

Da oggi riprende la lectio 😃  Appuntamento alle 19:00, portate BIbbia o Vangelo
13/04/2026

Da oggi riprende la lectio 😃 Appuntamento alle 19:00, portate BIbbia o Vangelo

Aggiornamento: la lectio sui Vangeli riprenderà il lunedì dopo le festività pasquali

Indirizzo

Via Roma Snc/WhatsApp 3791668696
Genzano Di Roma
00045

Orario di apertura

Lunedì 17:00 - 19:00
Martedì 17:00 - 19:00
Mercoledì 17:00 - 19:00
Giovedì 17:00 - 19:00
Venerdì 17:00 - 20:15
Sabato 17:00 - 19:00
Domenica 09:30 - 11:30
17:00 - 19:00

Telefono

+393791668696

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