25/12/2022
UN BAMBINO... SARÀ CHIAMATO PRINCIPE DELLA PACE
Is 9, 5
L'INFANZIA PROTETTA: FONTE DELLA PACE
I NOSTRI RIFUGIATI. Sono arrivati a febbraio, in fuga, con la guerra alle calcagne. Erano tre madri con tre bambini
piccoli: Ludmila con Vladik di sette anni, il nostro Principe senza spada del lago di Nemi, Luda con la figlia Vika di 10 anni e Maria con Sofia di sei mesi. Sono stati raggiunti da Catherine con due figlie, in un momento disperato, senza un posto dove andare. Abbiamo festeggiato l’ottavo compleanno di Vladik e assistito ai primi passi di Sofia a nove mesi, vedendo crescere Vika fino a diventare la bellissima adolescente che è ora. Vladik, Sofia e Vika vivono con il sorriso sulle labbra, felici, protetti dalla presenza materna, dalla compagnia e dall'aiuto della Caritas di Genzano e dal nostro affetto e accoglienza. Sono le vere vittime della guerra, ma la vivono nella sicurezza che è loro data degli adulti che li accolgono. Hanno perso la loro infanzia tra di essi, con i loro padri al fronte, senza i nonni, senza i cugini, senza la scuola, senza i compagni... Li vediamo ogni giorno e desideriamo per loro un regalo di Pace e questa è la nostra supplica. "Io conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo, progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza" (Ger 29,11; cfr. 33,9). Che così sia.
In questa Lettera di Comunione vorrei dirvi che le guerre e la Nascita di Gesù hanno attirato la mia attenzione sulla figliolanza, sulla nascita, sull'infanzia. Il bambino - che bella parola per chiamare il cucciolo d'uomo - quel soggetto paziente, innocente, vulnerabile e precario, è un essere del futuro, ma di un futuro incerto. Quando guardo Maria e Sofia non posso fare a meno di pensare alla Famiglia di Nazareth e alla loro fuga in Egitto di fronte all'imminente minaccia di morte da parte del dittatore. "Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto" (Mt 2,13-15, 19-23). Sono i nostri rifugiati a causa di un conflitto terribile e sanguinoso. Anche oggi. E non posso fare a meno di pensare all'INFANZIA come a quel periodo in cui le nostre fragili vite sono assolutamente nelle mani degli altri.
ESSERE FIGLIO. La nascita è sempre sorprendente perché è un evento che porta con sé un inizio assoluto, una meraviglia. Ma è anche traumatico, e ciò che viene dopo quel momento è probabile che sia anch'esso traumatico, o almeno lo sarà a un certo punto della storia. La ferita lasciata da ogni nascita rimane per tutta la vita, segnata sul corpo stesso. È la ferita di un'interruzione dolorosa, di una separazione, di una distanza, qualcosa che ci farà sempre anelare di essere amati, voluti, accolti.
E oggi essere figlio è per molti un debito insopportabile. Se la disincarnazione moderna detesta l'idea di incarnazione, ancor più quella di filiazione, perché essere figlio è dipendere, vivere nella massima debolezza, perdere ogni autoreferenzialità, perché siamo legati a un'origine a cui ci riferiamo, con cui ho un legame stretto. E, d'altra parte, avere un figlio è rischiare molto nella breve vita che abbiamo: non possiamo assicurargli un futuro, un benessere, richiede la nostra comoda tranquillità, ci fa uscire dal solipsismo dell'uno o dell'altro, della felicità autocontemplativa. Le teorie antinataliste ci vengono presentate come la saggia prudenza dei nostri tempi. E a volte non c'è nessuno che si prenda cura di questa vita generata, nata e così spesso non amata. Ma sappiamo bene che, senza la famiglia, senza la tenerezza originaria che è la culla dell'essere, il bambino non fa il nido in questo mondo e in questa vita.
"QUESTO È IL FIGLIO MIO, L'AMATO" Mc 1,1-11; Mt 1,20-25. Dio si è rivelato come Padre, Figlio e Spirito Santo. Sia l'essenza del cristianesimo che la santità cristiana, o discepolato, riposano nella Figliolanza, che ci porta a conoscere l'Essere di Dio, Tre volte Santo, Immortale, Tre volte Buono, Tre volte Bello, Padre, Figlio, Spirito, Uno. Che Dio Padre riveli il suo Figlio prediletto è la contropartita alla grave crisi ontologica della filiazione e della paternità che stiamo vivendo.
Celebrando la Nascita di Gesù, il Figlio di Dio, riconosciamo che Egli ci ha dato il vero valore della filiazione e dell'infanzia umana. La sua Incarnazione, su iniziativa e richiesta del Padre a Maria, è stata resa possibile da una donna che avrebbe assunto la gestazione nel suo grembo, la nascita nella carne. Il riconoscimento del Padre gli darà il nome identitario: "Questo è il mio Figlio, l’Amato, nel quale mi sono compiaciuto" (Mc 1,11; Mt 1,20-25) e questo nome, Figlio Amato, incatenerà e sigillerà le porte del male, del Drago, del serpente primordiale, del Diavolo, della morte (cfr. Ap 20,1-15). Sì, il male sarà bandito perché non c'è male più grande di quello di non avere un nome (senza documenti) o di essere un numero (Auschwitz, Jasenovac, Dachau, Gospic, Cambogia, Gulag...), di non avere cittadinanza e di essere cancellati dalla lista dei vivi. Il nome segna le porte dell'abisso e fonda l'umano e, in questo caso, l'umano-divino in Gesù, il nostro Principe della Pace.
Egli ci scoprirà, facendosi figlio-bambino, siccome l'infanzia è l’apertura incondizionata al Padre, all'"Abbà" (Mc 14,36), poiché l'infanzia è passività fatta ricettività e gratitudine, che segna la propria vita come riferimento all'Altro, da cui provengo, a cui sono legato da un vincolo di amore e di cura, di cui parlo e che faccio conoscere. È dall'origine, dal nostro essere filiali, figli nel Figlio (cfr. Gal 4,4-7; Rm 8,14-1), che ci fa comprendere il creato (cfr. Col 1,16), questo mondo, l'Umanità, noi stessi, la nostra vera profondità, altezza e gravità e la via "che porta alla pace" (Lc 19,42) che facciamo così fatica a scoprire.
MADRI CHE PROTEGGONO L'INFANZIA. Il Padre ha affidato a Maria la cura del Figlio. Anche noi abbiamo ereditato la cura di questa Madre (cfr. Gv 19, 26-27). Lei ci ha rivelato che nessuno di noi è solo davanti a Dio. Ci accompagna una moltitudine, di cui siamo responsabili e di cui dobbiamo prenderci cura. Ma se c'è qualcuno che sta con noi davanti a Dio, questi sono i bambini (cfr. Mt 19,13-15; Mc 10,13-16), i nostri, i vostri, tutti i bambini di questo mondo; essi hanno a che fare con noi e sono la nostra "presentazione" davanti a Dio Padre.
Oggi la guerra ha uno scudo umano: Gesù, nato da Maria, sua Madre, il Principe della Pace: "Pace ai lontani e ai vicini" (Is 57,19), ai poveri, affondati nel fango, e a coloro che si perdono in ogni deserto o mare di questa terra, a coloro che lo cercano con passione e a coloro che lo bandiscono dalla loro vita.
Oggi le nostre guerre hanno molti scudi umani: bambini, ragazzi e ragazze che vivono nella confusione, che perdono, che sono privati, che si ammalano, che muoiono... che piangono. Dio, che è Madre, ha sentito il pianto del bambino (cfr. Gen 21,17). E noi? Per loro le nostre guerre, i nostri genocidi, gli stermini e gli esili forzati dovrebbero finire. Loro dovrebbero essere la nostra ragione di Pace. Benedetto XVI ha detto: "Il segno di Dio è il bambino" (Messa della Notte di Natale 2006). In questa "Parola abbreviata" (cfr. San Cipriano, Sul Padre Nostro, c. 28), come i Padri della Chiesa chiamavano Gesù, è la nostra Pace.
Vi invito a vedere nella FILIAZIONE il modo di essere e di stare in questo mondo, lasciandoci salvare nel Figlio, in modo che, figli nel Figlio, possiamo andare insieme a Maria verso il Padre, che è il senso ultimo della nostra esistenza.
Vi invito in questo nuovo Natale a promuovere la CULTURA DELLA NASCITA alla luce della Nascita di Gesù, il Salvatore, il Figlio Amato. Se nel piano di salvezza di Dio l'Incarnazione era la via, oggi anche continua ad essere la via di salvezza per gli esseri umani. Maria, la Madre, aiuti le altre madri a generare, a partorire, a prendersi cura e a proteggere il loro bambino.
E vi invito a PRENDERVI CURA DEL BAMBINO, a essere padri e madri, come Maria e Giuseppe, di coloro che iniziano a vivere, di coloro che hanno "la pelle più sottile" e hanno bisogno del riparo della tenerezza, dell'amore, dell'educazione, della compagnia, nei primi instanti, nei primi passi e sempre.
Buon e Santo Natale dell'Infanzia Protetta, FONTE DELLA PACE. Buon Natale a tutti i bambini del mondo!
M. Prado González Heras Presidente federale
Federazione della Conversione di Sant'Agostino