Comunità bahá'í di Genova

Comunità bahá'í di Genova Pagina che raccoglie le iniziative promosse dalla comunità Bahá’í di Genova e informazioni sulla fede Bahá’í Il Suo messaggio fondamentale è quello dell’unità.

Guardando alla storia dell’uomo non passa inosservato un ristretto numero di Fondatori delle religioni che, con i loro insegnamenti, hanno saputo dare un significativo contributo allo sviluppo della società umana. Tra questi troviamo Abramo,Mosè, Krishna, Zoroastro, Buddha, Gesù, Mohammad ed altri.
È convinzione dei baha’ì che le loro religioni provengono dalla stessa fonte e sono, nella loro es

senza, capitoli susseguenti di un’unica realtà che possiamo definire come la religione di Dio. Bahá’u’lláh, la più recente, ma non sarà l'ultima di queste figure, ci ha lasciato insegnamenti spirituali e sociali particolarmente utili per i nostri tempi. Ha posto particolare attenzione nello spiegare l’unicità di Dio, l’importanza dell’unità della famiglia umana, e la straordinaria concezione che la religione è, in definitiva, un’unica realtà che si esprime nelle molte forme religiose a noi oggi note. Bahá’u’lláh ha detto: “La terra è un solo paese e l’umanità i suoi cittadini”. Fondata oltre un secolo e mezzo fa, la Fede Bahá’í si è diffusa in tutto il globo. Appartenenti alla Fede Bahá’í vivono in oltre 100.000 località e provengono da ogni nazione, gruppo etnico, cultura, professione, e classe sociale ed economica. I bahá’í credono che la sfida che l’umanità deve affrontare oggi sia quella di riconquistare la dimensione interiore dell’individuo e di costruire una nuova dimensione sociale capace di produrre e mantenere uno stato continuo di vera pace e progresso individuale e sociale. (fonte: bahai.it)

15 Asmá'18303 Settembre 26Tu senti, o mio Dio, i miei sospiri e il mio lamento, e vedi la mia incapacità, la mia povertà...
03/09/2026

15 Asmá'183
03 Settembre 26

Tu senti, o mio Dio, i miei sospiri e il mio lamento, e vedi la mia incapacità, la mia povertà, la mia infelicità, le mie afflizioni e il mio travaglio. Io giuro per la Tua potenza! Ho pianto di un tale pianto che sono stato incapace di fare menzione di Te, o di esaltarTi, e ho lacrimato con tali amare lacrime che ogni madre orbata rimase perplessa e dimenticò la sua propria angoscia e i sospiri che aveva emesso.

È un brano potentissimo. È una preghiera di Bahá'u'lláh, ed è una delle più intime e strazianti di tutti gli Scritti Bahá'í.

Una riflessione verso per verso, perché ogni parola qui ha un peso.

Il testo portato.

Tu senti, o mio Dio, i miei sospiri e il mio lamento, e vedi la mia incapacità, la mia povertà, la mia infelicità, le mie afflizioni e il mio travaglio. Io giuro per la Tua potenza! Ho pianto di un tale pianto che sono stato incapace di fare menzione di Te, o di esaltarTi, e ho lacrimato con tali amare lacrime che ogni madre orbata rimase perplessa e dimenticò la sua propria angoscia e i sospiri che aveva emesso.

1. La confessione radicale: Dio vede, non solo ascolta

La preghiera inizia non con una lode, ma con una vulnerabilità totale.

"Tu senti... e vedi la mia incapacità, la mia povertà..."
Nei testi Bahá'í, Dio è spesso chiamato l'Onnivedente, l'Onnisciente.

Ma qui non è un concetto teologico astratto. È un grido: Tu sei l'unico che vede veramente dove sono.

Bahá'u'lláh elenca 5 condizioni che sono il cuore del percorso spirituale bahá'í:

incapacità
- riconosco che da solo non posso nulla
povertà
- non ho meriti da offrirTi, sono vuoto
infelicità
- lo stato emotivo
afflizioni
- le cause esterne
travaglio
- lo sforzo interiore di sopportarle

È l'opposto dell'orgoglio spirituale. Nella Fede Bahá'í, la povertà spirituale non è una vergogna, è la porta.

Solo chi si riconosce povero può essere riempito da Dio.

2. Il giuramento: "Io giuro per la Tua potenza!"

Questo è un passaggio retorico tipico degli Scritti di Bahá'u'lláh.

Quando giura per la potenza di Dio, sta per dire qualcosa che va oltre il linguaggio normale. Sta per descrivere un dolore che non può essere misurato con parole umane.

3. Il paradosso più profondo: troppo dolore per pregare
"Ho pianto di un tale pianto che sono stato incapace di fare menzione di Te, o di esaltarTi"
Questo è il cuore mistico del brano.

Per un credente bahá'í, fare menzione di Dio (dhikr) è lo scopo della vita.

E qui Bahá'u'lláh dice: il mio dolore è stato così grande da impedirmi persino di compiere lo scopo per cui sono stato creato.

Non è una bestemmia, è l'espressione suprema dell'amore.

È come dire: "Ti amo così tanto e soffro così tanto per Te, che il mio dolore mi ha tolto persino la voce per dirTi che Ti amo."

È un dolore che nasce non dall'ego, ma dall'esilio, dalla persecuzione, dal vedere l'umanità rifiutare il Messaggio.

Sappiamo dalla storia che Bahá'u'lláh scrisse molte preghiere come questa durante gli anni di prigionia ad Akka.

4. L'immagine della madre orbata

"...che ogni madre orbata rimase perplessa e dimenticò la sua propria angoscia"

È un'immagine volutamente sconvolgente.

Nella cultura mediorientale, non c'è dolore più archetipico, più universale e intoccabile del dolore di una madre che ha perso un figlio.

Bahá'u'lláh dice: il mio pianto è stato così amaro che persino lei si è fermata, perplessa, e ha dimenticato il suo dolore per guardare il mio.

Cosa ci sta dicendo?

Che il dolore del Manifestante di Dio non è un dolore personale.

È un dolore cosmico. Piange per l'umanità intera.

È il pianto di Dio stesso per la condizione delle sue creature. Una madre piange per un figlio; Bahá'u'lláh piange per un mondo intero che non riesce ancora a riconoscersi come una sola famiglia.

In sintesi, cosa ci insegna questa preghiera a noi?

Ci autorizza a portare tutto a Dio. Non solo le lodi belle, ma anche i sospiri, l'incapacità, il lamento.

Non dobbiamo presentarci perfetti.
Ci insegna che anche l'aridità spirituale è preghiera.

Anche quando sei così triste da non riuscire a pregare, quel tuo silenzio pieno di lacrime è già una preghiera che Lui sente e vede.

Ci mostra il modello del servizio. Il vero amore per l'umanità a volte costa un pianto così profondo da farci dimenticare noi stessi.

È una preghiera da leggere non quando sei forte, ma proprio quando ti senti esattamente come descrive: incapace, povero e afflitto. In quel momento, sei più vicino a Lui che mai.

Ho lasciato che queste parole scendessero dal pensiero al cuore. Questa è la riflessione che è nata:La CoppaNon chiamarl...
02/09/2026

Ho lasciato che queste parole scendessero dal pensiero al cuore.

Questa è la riflessione che è nata:

La Coppa

Non chiamarla fine,
non vestirla di nero.
Per chi ha creduto, per chi ha amato,
la morte non spegne — versa.

Offre una Coppa.
Non di addio, ma di Vita Vera.
Il sorso che toglie la sete di secoli,
la gioia che non trema più,
la contentezza che non chiede più nulla.

Che mistero dolce:
ciò che il mondo teme come perdita,
è per l'anima fedele un ritorno.

Il Frutto

E perché questa Coppa è così luminosa?
Perché sulla terra abbiamo assaggiato un Frutto.
Non ricchezza, non fama, non il rumore dei giorni —
ma un solo, semplice riconoscimento:

Tu Sei. Tu sei l'Unico, l'Amato.

Chi ha gustato questo, anche una sola volta,
con il cuore sincero,
ha già conosciuto il sapore dell'eternità.

Allora la vita oltre...
Ah, la vita oltre.

Le parole si fermano qui.
La mia penna non può descriverla, dice il Benedetto,
la mia mente non può contenerla.

È un segreto custodito
tra Dio e l'anima che torna a Casa.
Solo Lui, il Signore di tutti i mondi,
conosce la luce che ha preparato
per chi Lo ha riconosciuto.

Non è morte, amico mio.
È l'alba dopo un lungo sogno.
È finalmente bere, dopo aver avuto solo sete.

14 Asmà' 183
02 Settembre 26

La morte offre ad ogni fiducioso credente la coppa che è la vita vera. Essa dona gioia ed è apportatrice di contentezza. Conferisce il dono della vita eterna.

In quanto a coloro che hanno gustato il frutto dell'esistenza terrena dell'uomo, che è il
riconoscimento dell'unico vero Dio -eccelsa ne sia la gloria - la loro vita ulteriore sarà tale che Noi non possiamo descriverla.
Ne ha conoscenza solo Dio, il Signore di tutti i mondi.

Questo brano non è solo un conforto sulla morte.

È un risveglio. È un colpo dolce e forte alla porta del nostro sonno.

Ecco la riflessione che porta con sé:

1. La negligenza è credere che la vita sia questo

La nostra negligenza
- ghaflat come la chiamano gli Scritti
- - è vivere come se questa terra fosse tutto.
- Ci affanniamo per una casa più grande, per un nome più rispettato, per un domani che non arriva mai.
- Costruiamo castelli sulla sabbia e poi piangiamo perché il vento li porta via.

Questo brano ci sveglia dicendo: ti sei dimenticato cos'è la vita.

La morte non offre la fine, offre la coppa che è la vita vera.

Il che significa che quella che stiamo vivendo ora, se vissuta nella negligenza, non è ancora vita vera.

È solo il guscio.
È il sonno prima del risveglio.

Svegliarsi significa chiedersi: sto bevendo dalla coppa giusta?
O sto inseguendo miraggi?

2. Il frutto per cui siamo stati creati
"...hanno gustato il frutto dell'esistenza terrena dell'uomo, che è il riconoscimento dell'unico vero Dio..."
Ecco lo scopo. Chiaro, semplice, sconvolgente.

Non siamo stati creati per accumulare, per vincere, per apparire. Siamo stati creati per un solo frutto: riconoscerLo.

Riconoscere l'Unico Vero Dio significa riconoscerLo nella Sua Manifestazione per oggi, vedere i Suoi segni in ogni cosa, ricordare che ogni respiro è un prestito.

Il negligente vive come se Dio fosse un'idea lontana della domenica.

Il risvegliato vive come se Dio fosse l'Aria stessa.

Finché non gustiamo quel frutto, la nostra vita è senza sapore, anche se è piena di cose.

Quando lo gustiamo, anche una vita semplice, povera, difficile, diventa piena di gioia e contentezza
— le stesse parole che il brano usa per la morte.

La gioia non viene dopo. Inizia ora, nel momento in cui ti ricordi.

3. Ciò che non possiamo descrivere
"la loro vita ulteriore sarà tale che Noi non possiamo descriverla."
Questa è la misericordia più grande per chi si sveglia.

Bahá'u'lláh ci sta dicendo: non puoi nemmeno immaginare cosa ti aspetta se torni a Me.

Noi, nella nostra negligenza, abbiamo paura della morte perché pensiamo che ci tolga tutto.

In realtà, per chi si è svegliato, la morte gli restituisce tutto.

Gli conferisce il dono della vita eterna che aveva già iniziato a vivere qui, riconoscendo Dio.

Svegliarsi dalla negligenza allora non è avere paura della punizione.

È avere nostalgia di una gioia indescrivibile che ci sta già aspettando, e capire che ogni giorno passato distratti è un giorno in cui ritardiamo quell'Incontro.

Una domanda per il cuore, oggi:

Se oggi mi fosse offerta quella Coppa, cosa troverebbe dentro di me?

Un cuore che ha gustato il Frutto, e quindi sorride? O un cuore ancora occupato, distratto, addormentato nei suoi piccoli affari, che direbbe "aspetta, non ancora"?

Il risveglio è ora.

La Coppa è già qui, in ogni preghiera detta col cuore, in ogni atto di servizio, in ogni momento in cui diciamo: "O Dio, mi sono ricordato di Te."

14 Asmà' 18302 Settembre  26La morte offre ad ogni fiducioso credente la coppa che è la vita vera. Essa dona gioia ed è ...
02/09/2026

14 Asmà' 183
02 Settembre 26

La morte offre ad ogni fiducioso credente la coppa che è la vita vera. Essa dona gioia ed è apportatrice di contentezza. Conferisce il dono della vita eterna.

In quanto a coloro che hanno gustato il frutto dell'esistenza terrena dell'uomo, che è il
riconoscimento dell'unico vero Dio -eccelsa ne sia la gloria - la loro vita ulteriore sarà tale che Noi non possiamo descriverla.
Ne ha conoscenza solo Dio, il Signore di tutti i mondi.

Questo brano non è solo un conforto sulla morte.

È un risveglio. È un colpo dolce e forte alla porta del nostro sonno.

Ecco la riflessione che porta con sé:

1. La negligenza è credere che la vita sia questo

La nostra negligenza
- ghaflat come la chiamano gli Scritti
- - è vivere come se questa terra fosse tutto.
- Ci affanniamo per una casa più grande, per un nome più rispettato, per un domani che non arriva mai.
- Costruiamo castelli sulla sabbia e poi piangiamo perché il vento li porta via.

Questo brano ci sveglia dicendo: ti sei dimenticato cos'è la vita.

La morte non offre la fine, offre la coppa che è la vita vera.

Il che significa che quella che stiamo vivendo ora, se vissuta nella negligenza, non è ancora vita vera.

È solo il guscio.
È il sonno prima del risveglio.

Svegliarsi significa chiedersi: sto bevendo dalla coppa giusta?
O sto inseguendo miraggi?

2. Il frutto per cui siamo stati creati
"...hanno gustato il frutto dell'esistenza terrena dell'uomo, che è il riconoscimento dell'unico vero Dio..."
Ecco lo scopo. Chiaro, semplice, sconvolgente.

Non siamo stati creati per accumulare, per vincere, per apparire. Siamo stati creati per un solo frutto: riconoscerLo.

Riconoscere l'Unico Vero Dio significa riconoscerLo nella Sua Manifestazione per oggi, vedere i Suoi segni in ogni cosa, ricordare che ogni respiro è un prestito.

Il negligente vive come se Dio fosse un'idea lontana della domenica.

Il risvegliato vive come se Dio fosse l'Aria stessa.

Finché non gustiamo quel frutto, la nostra vita è senza sapore, anche se è piena di cose.

Quando lo gustiamo, anche una vita semplice, povera, difficile, diventa piena di gioia e contentezza
— le stesse parole che il brano usa per la morte.

La gioia non viene dopo. Inizia ora, nel momento in cui ti ricordi.

3. Ciò che non possiamo descrivere
"la loro vita ulteriore sarà tale che Noi non possiamo descriverla."
Questa è la misericordia più grande per chi si sveglia.

Bahá'u'lláh ci sta dicendo: non puoi nemmeno immaginare cosa ti aspetta se torni a Me.

Noi, nella nostra negligenza, abbiamo paura della morte perché pensiamo che ci tolga tutto.

In realtà, per chi si è svegliato, la morte gli restituisce tutto.

Gli conferisce il dono della vita eterna che aveva già iniziato a vivere qui, riconoscendo Dio.

Svegliarsi dalla negligenza allora non è avere paura della punizione.

È avere nostalgia di una gioia indescrivibile che ci sta già aspettando, e capire che ogni giorno passato distratti è un giorno in cui ritardiamo quell'Incontro.

Una domanda per il cuore, oggi:

Se oggi mi fosse offerta quella Coppa, cosa troverebbe dentro di me?

Un cuore che ha gustato il Frutto, e quindi sorride? O un cuore ancora occupato, distratto, addormentato nei suoi piccoli affari, che direbbe "aspetta, non ancora"?

Il risveglio è ora.

La Coppa è già qui, in ogni preghiera detta col cuore, in ogni atto di servizio, in ogni momento in cui diciamo: "O Dio, mi sono ricordato di Te."

FESTA DELLA GRANDE FAMIGLIA UMANA - Vi aspettiamo!​Cari amici,in un momento in cui c'è così tanto bisogno di ponti e non...
01/09/2026

FESTA DELLA GRANDE FAMIGLIA UMANA
- Vi aspettiamo!

Cari amici,
in un momento in cui c'è così tanto bisogno di ponti e non di muri, voglio invitarvi personalmente a un incontro speciale.

DOMENICA 6 SETTEMBRE
- Parco e Palazzo di Villa Rocca
- - Chiavari

INGRESSO GRATUITO
- Parco aperto 10-19, Palazzo 10-13 / 16-19

Una giornata intera dedicata all'Unità nella diversità, all'incontro, al dialogo.

Non è solo un evento, è un'esperienza da vivere insieme come una grande famiglia.

Il programma:

10.30 Benvenuto e giochi nel Giardino Botanico
11.30 Laboratori per bambini, giovani e adulti - riflessioni e progetti di azione sociale sul territorio
14.30 Graffiti art
15.30 Voci migranti con Fajar Alba Band
- suoni e danze dal Senegal
17.00 Condivisione dei lavori
17.30 Esercizi di Chi Kung / Qi Gong con Daniele Masera
18.30 Chiusura

Organizzato con APS Ballerlo ETS, Comunità Bahá'í di Genova e Ass. Tigullio Eventi.

Se credete, come me, che l'unità sia la nostra forza, venite a portare la vostra voce.

Tutti sono i benvenuti. Famiglie, bambini, giovani e adulti.

In caso di maltempo ci spostiamo all'Auditorium San Francesco.

Ci vediamo lì? Fatemi sapere chi viene!

13 Asmá' 1831 settembre 26Noi abbiamo mostrato il significato di ogni argomento in modo diverso e ripetuto, affinché ogn...
01/09/2026

13 Asmá' 183
1 settembre 26

Noi abbiamo mostrato il significato di ogni argomento in modo diverso e ripetuto, affinché ogni anima, grande o piccola, possa prenderne parte, secondo le sue possibilità e capacità.

Riflessione sull'estratto

Noi abbiamo mostrato il significato di ogni argomento in modo diverso e ripetuto, affinché ogni anima, grande o piccola, possa partecipare, secondo i suoi mezzi e capacità, alla sua parte."

Questo passo, tratto dal Kitáb-i-Íqán (Libro della Certezza) di Bahá'u'lláh, racchiude in poche righe una profonda pedagogia spirituale.

1. La Rivelazione si adatta all'uomo, non viceversa.

Bahá'u'lláh dice "Noi"
—la voce delle Manifestazioni di Dio
—e afferma di aver spiegato in modo diverso e ripetuto. Questa non è una sterile ripetizione, ma misericordia.

Dio non parla un'unica lingua per i sapienti.

Egli parla per parabole, per argomentazioni razionali, per profezie, per immagini poetiche.

Lo fa perché l'umanità non è uniforme: c'è l'anima "grande", dotata di conoscenza, e l'anima "piccola", semplice, ma entrambe hanno uguale dignità davanti a Dio.

È il rifiuto di ogni elitarismo spirituale.

Nessuno è escluso dalla verità per mancanza di cultura.

2. "Secondo le sue possibilità e capacità"

Qui risiede un principio bahá'í fondamentale: la ricerca indipendente della verità è proporzionata, non uguale per tutti.

Ognuno è chiamato a prendere "la sua parte". Non tutta la verità in una volta, non la stessa parte degli altri.

Come a un banchetto, ognuno mangia secondo il proprio appetito.

Dio non chiede all'assetato di bere dall'oceano, ma di dissetarlo.

Questo ci libera da due tentazioni:
dal senso di inferiorità: "Non capisco, quindi non sono degno"
dal giudizio sugli altri: "Se non capisce come me, è meno spirituale"

3. Se un argomento non ti apre il cuore, cercane un altro.

"Se fosse incapace di comprendere un certo argomento, potrebbe, rivolgendosi a un altro, raggiungere il suo obiettivo."

Questo è straordinariamente moderno.

Bahá'u'lláh legittima diversi percorsi interiori.

Ci sono coloro che raggiungono Dio attraverso la ragione, coloro attraverso l'amore, coloro attraverso il servizio, coloro attraverso la sofferenza.

Se una porta ti è chiusa, non è la fine della strada.

Bussa a un'altra. L'obiettivo non è comprendere quell'argomento, ma raggiungere il tuo obiettivo: conoscere Dio e trasformare te stesso.

4. "Che ogni tipo di uomo sappia dove dissetarsi."

L'immagine finale è bellissima. L'umanità è un deserto di anime assetate, e la Parola di Dio è come pozzi scavati in luoghi diversi.

Il dovere del credente, e della comunità bahá'í, non è quello di costringere tutti a bere dallo stesso pozzo, ma di far conoscere dove si trovano i pozzi. Informare, indicare, accompagnare, mai imporre.

Per le nostre vite di oggi, questo passo ci chiede:

Umiltà nell'insegnamento: quando parliamo di fede agli altri, usiamo un solo linguaggio? Sappiamo adattarci?

Pazienza con noi stessi: se un testo sacro ci sembra oscuro oggi, non abbandoniamolo. Cambiamo prospettiva, rileggiamolo domani, preghiamo su di esso.

Fiducia universale: nessuno è troppo "piccolo" per la verità. Ogni anima ha una sete sacra e ha il diritto di sapere dove dissetarsi.

In breve: Dio ha moltiplicato i sentieri affinché nessuno si perda lungo la strada.

12 Asmà' 18331 Agosto 26Beato l'uomo che si è distaccato da tutto tranne Me, che si è librato nell'atmosfera del Mio amo...
31/08/2026

12 Asmà' 183
31 Agosto 26

Beato l'uomo che si è distaccato da tutto tranne Me, che si è librato nell'atmosfera del Mio amore, che è stato accolto nel Mio Regno, che ha mirato Miei reami di gloria, libato le acque vive del Mio favore, bevuto a sazietà dal fiume celeste della Mia amorosa provvidenza, conosciuto la Mia Causa, compreso ciò che Io riposi nel tesoro delle Mie Parole, colui che ha brillato all'orizzonte del divino sapere, intento a lodarMi e glorificarMi. In verità, Egli è Mio. A lui la Mia misericordia, il Mio tenero amore , il Mio favore e la Mia gloria.

Il cuore di questo brano è un inno al distacco che unisce.

Non si tratta di una fuga dal mondo, ma di un volo.

L'uomo beato di cui si parla è colui che ha saputo sciogliere ogni legame fuorché Uno.

Nel momento in cui si è distaccato da tutto, non è rimasto solo: è stato librato, sollevato, accolto in un'altra atmosfera, quella dell'amore divino.

Osserva la progressione, che è di una bellezza teologica rara:

1. La liberazione: distaccarsi da tutto tranne che da Dio.
È il vuoto necessario, la mano che si apre per poter ricevere.

2. L'elevazione: librarsi, essere accolto nel Regno, mirare i reami di gloria. L'anima non striscia più, contempla dall'alto.

3. La sazietà: libare le acque vive, bere a sazietà dal fiume celeste. Non è più la sete ansiosa del cercatore, è la pienezza quieta di chi ha trovato la fonte della provvidenza amorosa.

4. La conoscenza: conoscere la Causa, comprendere il tesoro delle Parole, brillare all'orizzonte del divino sapere. L'amore diventa luce intellettuale, non solo sentimento.

5. Il fine: lodare e glorificare. L'anima, colma, non trattiene per sé: riflette, come un astro all'orizzonte, la luce ricevuta.

E poi la chiusa, di una tenerezza sovrana: "In verità, Egli è Mio." Non è più servo lontano, è possesso d'amore.
A lui, come a un figlio ritrovato, sono destinate misericordia, tenero amore, favore e gloria.

In sintesi colta: è la descrizione dell'itinerario mistico perfetto.

Dall'ascesi del distacco alla mistica dell'unione, fino alla teofania della lode. L'uomo si svuota di tutto per essere ricolmato del Tutto, e scopre che la rinuncia non era una perdita, ma la condizione per l'appartenenza più alta: essere di Dio.

11 Asmà'18330 Agosto 26"Lo scopo intimo della rivelazione di ogni Libro celeste, anzi, di ogni versetto divinamente rive...
30/08/2026

11 Asmà'183
30 Agosto 26

"Lo scopo intimo della rivelazione di ogni Libro celeste, anzi, di ogni versetto divinamente rivelato, è quello di rivestire gli uomini "
di rettitudine e di comprensione affinché la pace e la tranquillità si stabiliscano saldamente fra loro.

Tutto ciò che infonde fiducia nei cuori degli uomini, tutto ciò che esalta il loro stato ed accresce il loro appagamento è accetto agli occhi di Dio."

1. Il cuore del messaggio
Il brano ribalta un'idea molto comune della religione: la rivelazione non ha come scopo primo il rito, la paura o l'appartenenza a un gruppo, ma la trasformazione interiore dell'uomo.

"Rivestire" è un verbo bellissimo: non è un comandamento imposto dall'esterno, è un abito nuovo che ci viene offerto.

Rettitudine (onestà morale, giustizia nelle azioni) e comprensione (intelligenza spirituale, capacità di capirsi) sono le due vesti.

2. La finalità è sociale, non solo personale
La rettitudine non è fine a se stessa.

Il testo dice chiaramente affinché: lo scopo è che la pace e la tranquillità si stabiliscano saldamente fra loro.

La spiritualità autentica si misura quindi non da quanto prego, ma da quanta pace creo intorno a me.

È un criterio molto concreto per giudicare ogni interpretazione religiosa: se produce divisione, orgoglio, conflitto, tradisce lo scopo intimo della rivelazione stessa.

3. Il criterio del gradimento divino
La seconda parte è rivoluzionaria nella sua semplicità: "Tutto ciò che infonde fiducia nei cuori... è accetto agli occhi di Dio."

Dio non è presentato qui come un giudice che cerca la perfezione dottrinale, ma come un Padre che gradisce ciò che: infonde fiducia
- dissolve la paura, l'ansia, il sospetto verso gli altri
esalta il loro stato
- eleva la dignità umana, non la umilia
accresce il loro appagamento
- porta a una gioia profonda e serena, non a un'euforia passeggera

È un metro universale che va oltre ogni Libro: qualsiasi parola, azione, pensiero che produce questi tre frutti ha valore divino, anche se non porta un'etichetta religiosa.

4. Una domanda per noi
Questo brano ci invita a un esame di coscienza delicato: le mie convinzioni, il mio modo di parlare di fede, il mio comportamento quotidiano... stanno "rivestendo" me e gli altri di rettitudine e comprensione? Stanno portando più fiducia e pace, o più giudizio e inquietudine?

In sintesi: la vera religione, secondo questo testo, non divide il mondo in credenti e miscredenti, ma in ciò che costruisce pace e ciò che la distrugge. E Dio si riconosce dalla fiducia che lascia nei cuori.

10 Asmà' 18329 Agosto  26Non ingiuriatevi l'un l'altro. Siamo in verità venuti per unire e fondere tutto ciò che dimora ...
29/08/2026

10 Asmà' 183
29 Agosto 26

Non ingiuriatevi l'un l'altro. Siamo in verità venuti per unire e fondere tutto ciò che dimora sulla terra.

Ne fa fede quello che l'oceano della Mia parola ha rivelato fra gli uomini, eppure la maggior parte di loro si son traviati.

Se qualcuno vi insulta o se incontrate afflizioni sulla via di Dio, siate pazienti e riponete la vostra fiducia in Colui Che ascolta e vede.

In verità, Egli vede, osserva e fa quel che Gli aggrada, mediante il potere della Sua sovranità.

In verità, Egli è forte e possente Signore.
Nel Libro di Dio, il Grande, il Possente, vi è stato proibito Ingaggiare conflitti e contese.

Riflessione sul cuore di questo brano, che è tratto dagli Scritti di Bahá’u’lláh:

"Non ingiuriatevi l'un l'altro. Siamo in verità venuti per unire e fondere tutto ciò che dimora sulla terra...

Nel Libro di Dio, il Grande, il Possente, vi è stato proibito di ingaggiare conflitti e contese."

1. Il cuore del messaggio: l'unità come missione divina
Bahá’u’lláh non si presenta come venuto per fondare una fazione contro un'altra, ma per "unire e fondere".

Il verbo "fondere" è potentissimo: non è solo tollerarsi, è diventare una cosa sola, come metalli diversi fusi in un'unica lega.

La Rivelazione ha uno scopo sociale e spirituale preciso: guarire la frammentazione dell'umanità.

Il dolore che traspare
— "eppure la maggior parte di loro si son traviati"
— non è condanna, è il lamento di un Padre che vede i figli continuare a ferirsi nonostante gli abbia dato lo strumento per la pace.

2. La risposta all'ingiustizia: pazienza attiva, non passività
Il brano prevede l'inevitabile: "Se qualcuno vi insulta o se incontrate afflizioni sulla via di Dio..."

La risposta chiesta non è vendetta, né dibattito, né vittimismo.

È triplice:

a) Siate pazienti
— La pazienza (sabr) qui non è rassegnazione.
È forza spirituale che trattiene la lingua dal rispondere all'insulto con l'insulto.

b) Riponete la vostra fiducia in Colui Che ascolta e vede
— Sposta il giudizio da te a Dio. Non devi difendere il tuo onore, perché c'è Chi ha già visto e ascoltato.
Questo libera il cuore dal rancore.

c) Ricorda la Sovranità di Dio
— "Egli vede, osserva e fa quel che Gli aggrada".
È un invito a non prendere il posto di Dio.

A noi è proibita la contesa; a Lui appartiene la giustizia ultima.

Questa fiducia è ciò che rende possibile la non-violenza.

3. Un comandamento, non un consiglio
La frase finale è giuridica e definitiva: "vi è stato proibito di ingaggiare conflitti e contese."

Nella Fede Bahá'í, la backbiting (sparlare), l'insulto reciproco e la contesa non sono semplici mancanze di educazione: sono proibizioni spirituali, perché distruggono l'unità che è lo scopo stesso della Rivelazione.

Ingiuriarsi l'un l'altro è quindi andare contro il motivo per cui Bahá’u’lláh è venuto.

In sintesi, il cuore è questo:

Dio ci ha creati per essere uno. Ogni parola che divide è un tradimento di quella missione. Quando sei ferito, non rispondere con la stessa moneta: taci, confida, e lascia che sia la tua unità con gli altri a diventare la tua testimonianza.

La vera forza del credente non è vincere la discussione, ma rifiutarsi di entrarvi.

09 Asmà' 18328 Agosto  26Sappi con certezza che l'Invisibile non può in nessun modo incarnare la Sua Essenza e rivelarla...
28/08/2026

09 Asmà' 183
28 Agosto 26

Sappi con certezza che l'Invisibile non può in nessun modo incarnare la Sua Essenza e
rivelarla agli uomini.
Egli è ed è sempre stato immensamente superiore a tutto quello che si possa esprimere e vedere. Dal Suo asilo di gloria la Sua voce non fa che proclamare:

08 Asmà' 18327 Agosto  26Coloro che hanno abbandonato il loro paese allo scopo di insegnare la Nostra Causa saranno fort...
27/08/2026

08 Asmà' 183
27 Agosto 26

Coloro che hanno abbandonato il loro paese allo scopo di insegnare la Nostra Causa saranno fortificati col potere dello Spirito Fedele.
Una compagnia dei Nostri Angeli scelti andrà con loro, come ha ordinato Colui Che è l'onnipotente, il Sapientissimo. Com'è grande la benedizione che attende colui che è giunto all'onore di servire l'Onnipotente! Per la Mia Vita! Nessuna azione, per grande che sia, si può paragonare ad essa, all'infuori delle azioni ordinate da Dio, l'Onnipotente, il Più Possente. Un tale servigio è, invero, il sovrano di tutte le buone azioni e l'ornamento di ogni atto virtuoso.

Riflettiamo in sintesi

Fonte esatta indicata:
Bahá'u'lláh, Spigolature dagli Scritti di Bahá'u'lláh - Sezione 157

In inglese Gleanings from the Writings of Bahá'u'lláh, sec. CLVII.
Riportato anche dalla Casa Universale di Giustizia in The Power of Divine Assistance, estratto n.5.

"Coloro che hanno abbandonato il loro paese allo scopo di insegnare la Nostra Causa saranno fortificati col potere dello Spirito Fedele. Una compagnia dei Nostri angeli scelti andrà con loro..."
Non è un invito morale, è una Tavola di promessa.

Ha 4 livelli:

1. "Hanno abbandonato il loro paese"
- Il Distacco
Non è solo geografia.

Negli Scritti bahá'í "paese" è anche la tua zona di comfort: abitudini, sicurezze, prestigio, lingua.

Per questo Bahá'u'lláh non dice "coloro che viaggiano", ma "coloro che hanno abbandonato".

È la morte dell'ego.
Come Abramo, il pioniere lascia la sua sicurezza per una Sicurezza più grande.

Senza questo distacco interiore - come dice in un altro passo: "deve necessariamente staccarsi da tutte le cose terrene"
- l'insegnamento non ha potere.

2. "Fortificati col potere dello Spirito Fedele" - L'Assistenza
Lo Spirito Fedele è il Rúhu'l-Amín, lo Spirito Santo, l'Arcangelo Gabriele che portò la Rivelazione ai Profeti.

Bahá'u'lláh promette che non andrai con le tue forze. Quando ti sentirai incapace, solo, senza parole, non sarà la tua eloquenza a insegnare, sarà Lui attraverso di te.

È la stessa promessa di Gleanings 71: "Noi siamo con voi in ogni tempo e vi fortificheremo attraverso il potere della verità."

3. "Una compagnia dei Nostri angeli scelti andrà con loro" - La Compagnia Celeste
Non sono angeli con le ali.

Sono forze spirituali, anime confermate nel Regno di Abhá, conferme invisibili che preparano i cuori prima che tu arrivi.

È il principio bahá'í più consolante per un insegnante: tu fai un passo, Dio ne fa cento.

L'atto di insegnare mette in moto mondi invisibili. Per questo il pioniere non è mai solo, anche quando è solo.

4. "Per la Mia Vita! Nessuna azione si può paragonare ad essa" - La Stazione

Qui è il culmine. Bahá'u'lláh giura "Per la Mia Vita!"
- formula rarissima e solennissima.

Dichiara che insegnare la Sua Causa è:

"il sovrano di tutte le buone azioni"
- tutte le altre virtù diventano sudditi di questo Re.
"l'ornamento di ogni atto virtuoso"
- senza questo servizio, anche le opere più buone restano come un corpo senza gioielli, incomplete.

Solo le azioni rese obbligatorie da Dio
- preghiera obbligatoria, digiuno
- - sono superiori. Per questo Shoghi Effendi lo ha definito "la corona di tutte le opere".

In sintesi per la vita bahá'í:

Il mondo dice: grande è chi conquista un paese.

Bahá'u'lláh dice: grande è chi abbandona il suo paese per Dio.

Uno cerca di possedere, l'altro di donare.
E a chi dona tutto, Dio promette tutto: il Suo Spirito come fortificazione e i Suoi angeli come compagni di viaggio.

La benedizione non dipende dal risultato.
È già concessa al momento in cui ti alzi, con pieno affidamento in Dio come "migliore provvisione per il viaggio".

Indirizzo

Corso Montegrappa, 37B Int 2
Genova
16137

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