18/03/2024
Stamane, reduce da una br**ta influenza, cercavo qualcosa di divertente su Instagram.
Quando ho visto il viso del governatore De Luca ho cliccato immaginando di ascoltare una delle sue gag. ..... e invece no!
Era una pesante accusa all'occidente "silenzioso" che non condanna le odierne ingiustizie ed in particolare il massacro sulla Striscia di Gaza.
Recentemente un'amica di FB mi scriveva sul silenzio della Chiesa, a parte Papa Francesco, su questi eventi.
Onestamente il mio primo pensiero è stato: "a cosa serve condannare ciò che è chiaro agli occhi di tutti?". .... e invece no!
La piccola dissertazione del Governatore della Campania mi ha aperto gli occhi sulla perdita di umanità dell'occidente.
Non solo l'indifferenza (come avevo già scritto) è colpevole ma qui ci troviamo di fronte alla falsità, al perbenismo di chi disserta sui termini da usare fra "massacro o genocidio" restando comodamente seduto a guardare.
Come me, come te.
La condanna dell'azione israeliana è chiara e netta.
Non è il giudizio su un popolo ma sull'infame aggressione in una guerra che non si distingue più dal terrore del terrorismo.
Mentre i popoli soffrono le gerarchie decidono il loro destino portando la fame e l'odio nella vita della gente.
La guerra non è solo disumana ma anche disumanizzante e conduce le singole persone (soldati, civili, aggrediti ed aggressori) a compiere gesti di cui si pentiranno, inutilmente, per tutta la vita.
La guerra "cosifica" le persone trasformando tutto in un "videogioco virtuale" ma il sangue che e scorre a Gaza, in Ucraina, in Sudan ha un colore indelebile che non si potrà lavare dalle mani e dal cuore indifferente.
Si affamano, si torturano, si annulla la dignità dell'altro come fosse un piatto tirato sul pavimento.
Allora non basta uscire dall'indifferenza ma si deve condannare.
Ma chi sono io per condannare?
Forse sono peggio di tanti che, impauriti, obbediscono agli ordini omicidi.
La condanna non va verso un popolo contro un altro.
Se oggi condanno vibratamente il massacro, il genocidio, le disumanità di Gaza è solamente perché vivo con una chiara convinzione antisemita che è inamovibile come questa condanna dell'orrore commesso da un'umanità che ha perso la sua essenza, che ha perso l'empatia, l'accoglienza, la difesa dei più deboli.
Nel ginepraio delle inutili discussioni di Bruxelles sulla carne artificiale o la riforma, pur importante, della scuola dobbiamo fermarci tutti e piegare il capo battendoci il petto e poi, immediatamente dopo, tirarci su le maniche per uscire da questo schifo.
La condanna nasce dalla mia umanità fragile e colpevolmente ferita.
La condanna del male odierno viene rafforzata dalla umanità di Cristo che, con parole inequivocabili, mette il punto ai vergognosi sofismi di tutti i tempi.
Nel Vangelo di Matteo al capitolo 23, 27-28 ecco le parole del Maestro che rivolge ad ognuno di noi:
"Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume.
Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità."
L'ipocrisia non può coesistere con la felicità che Dio ha scritto nei nostri cuori.
Diventa ancora più grande il senso della Pasqua, ormai prossima, nella quale la ferocia della folla crocifigge il Bene lasciando libero l'assassino.
Gesù continua per la sua strada, la via Crucis (la via della croce) per "pagare di persona", come uomo, anche per noi.
Lui paga ma se io non cambio non posso accedere alla Sua Misericordia.
Sul Calvario sono in tre sulla croce.
Gesù al centro è due delinquenti ai lati.
Mentre il primo, ormai vicino alla morte, lo insulta e si schiera con i suoi assassini, l'altro, comprendendo il male fatto, intraprende un dialogo salvifico dicendogli: «Signore, ricordati di me quando verrai nel tuo regno». Allora Gesù gli disse: «In verità ti dico: oggi tu sarai con me in paradiso». (Luca 23, 42-43)
Il paradiso è la riconquista dell'umanità.
Anche noi, oggi, siamo ancora in tempo per salvare la nostra vita e quella delle persone che amiamo.
Siamo ancora in tempo per ritrovare la nostra umanità perduta.... ma il tempo, inesorabilmente, passa....
don Giacomo Martino