Abbazia di Santo Stefano - Genova

Abbazia di Santo Stefano - Genova Chiesa genovese del 972 d.C in stile romanico. Nota al pubblico per la cripta dove la tradizione vuole che sia stato battezzato Cristoforo Colombo

L'abbazia di Santo Stefano è intitolata la primo martire Stefano. In stile romanico fu costruita nel 972 d.C e consacrata nel undicesimo secolo. Al suo interno sono visibili numerosi quadri di Assereto, Bajardo, Romano e Piola. La tradizione vuole che in questa chiesa sia stato battezzato Cristoforo Colombo.

Questo testo proviene dalla rivista mensile del Comune di Genova, numero 11 del novembre 1942. L'articolo, intitolato **...
11/04/2026

Questo testo proviene dalla rivista mensile del Comune di Genova, numero 11 del novembre 1942. L'articolo, intitolato **"La Chiesa di Santo Stefano"** e firmato da **Lazzaro De Simoni**, ripercorre la storia millenaria dell'abbazia genovese.

trascrizione delle parti principali del testo suddivisa per sezioni:

Introduzione e Origini (Pag. 16)
L'autore apre ricordando che nel 1451 **Domenico Colombo** portò il suo primogenito (Cristoforo) a battezzare in questa chiesa. Le origini dell'edificio risalgono forse al V secolo, sorta sulle rovine di un tempio pagano dedicato ad Apollo. Inizialmente dedicata a San Michele, nel 972 il **Vescovo Teodolfo** fece costruire accanto ad essa una nuova chiesa affidata ai monaci di San Colombano di Bobbio.

Il Potere dell'Abbazia nel Medioevo (Pag. 17)
L'Abate di Santo Stefano era una figura di grande autorità a Genova:
* Aveva il diritto di partecipare all'elezione degli Arcivescovi.
* Nominava il rettore dell'ospedale di Ponticello.
* Nel 1130 ospitò **Papa Innocenzo II**.
* Nel 1217 il Cardinale Ugolino d’Ostia (futuro Gregorio IX) vi predicò la crociata.
* Viene menzionato il prezioso **cofano bizantino** contenente un braccio del Santo Titolare, trafugato dai francesi nel 1507 e poi restituito.

Passaggi di Proprietà e Decadenza (Pag. 18)
Dopo i Benedettini, la chiesa passò in "commenda" al Cardinale Lorenzo Fieschi. Un momento di rinascita si ebbe con **Mons. Matteo Giberti**, che introdusse i monaci di **Monte Oliveto** (Olivetani), i quali rimasero fino al XVIII secolo, salvo interruzioni. Viene citata l'eroica assistenza dei monaci durante la pestilenza del 1656-57, dove cinque frati morirono curando gli appestati.

Architettura e Trasformazioni (Pag. 18-19)
* **La facciata:** Risale al 1300, in stile gotico a liste alternate di pietra bianca e marmo nero.
* **La cupola:** Costruita sei anni dopo il 1540 (demolizione della Porta degli Archi).
* **Restauri moderni:** Gli interni furono rimaneggiati da **Carlo Barabino**.
* **La ricostruzione:** Verso la fine dell'Ottocento, sotto Don Prospero Lavarello, si decise per una ricostruzione radicale affidata all'ingegnere **Camillo Galliano**, che progettò un tempio in stile romanico.

Opere d'Arte Citated (Pag. 20)
Il testo elenca i capolavori conservati o passati per la chiesa:
* **"Il Martirio di Santo Stefano"** di **Giulio Romano** (opera definita "la più bella e perfetta" dell'artista, portata a Parigi dai francesi nel 1811 e restituita nel 1816).
* Affreschi di **Giovanni Bevilacqua**.
* Opere di **Caracci, Maragliano, Piola, De Ferrari** e altri grandi maestri genovesi.



Dettaglio delle Illustrazioni:
* **Il Battistero:** (Pag. 18) Foto della fonte battesimale.
* **Catino della Cupola:** (Pag. 18) Affresco del Coro degli Angeli di G. Bevilacqua.
* **Il Martirio di Santo Stefano:** (Pag. 19) Riproduzione del celebre dipinto di Giulio Romano.
* **L'Interno della Nuova Chiesa:** (Pag. 17) Vedata prospettica delle navate.


Ecco la trascrizione integrale e fedele del testo contenuto nelle immagini caricate, rispettando l'impaginazione originale.

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# # # **LA CHIESA DI SANTO STEFANO**
*(di Lazzaro De Simoni)*

**[Pagina 16]**

I lanieri del borgo non pensarono certo in quel lontano giorno del 1451, quando Domenico Colombo portava il suo primogenito al fonte battesimale in santo Stefano, che quel bimbo avrebbe costituito la gloria più pura e più fulgida di questa chiesa, anche per altri titoli cara al nostro cuore e al nostro orgoglio di Genovesi.

E' anzitutto la sua antichità che ci commuove. Sorse infatti nel 972 accanto ad una piccola chiesa che da una lapide ivi rinvenuta molti fanno risalire al secolo V. V'è anzi chi vuol vedere in essa la succedanea d'un tempio pagano sacro ad Apollo. Ben poche delle nostre chiese possono ad ogni modo vantare una origine così antica.

Era dedicata a san Michele. Lontana dai rumori mondani, essendo a quel tempo fuori delle mura della città, era nello stesso tempo vicinissima ad essa e in grado quindi di essere difesa nei casi allora non infrequenti d'invasioni nemiche. Purtroppo ebbe a farne amara esperienza nell'incursione dei Saraceni avvenuta nel 936, poichè v'è tra gli annalisti chi l'annovera tra gli edifici sacri che in quella circostanza ebbero a subir l'onta e il danno dei nemici di Cristo.

Tutti però sono concordi nel dire che pochi anni dopo, nel 972, il Vescovo Teodolfo fece costruire accanto al vetusto san Michele un'altra chiesa di cui affidò la cura ai monaci di san Colombano in Bobbio, ai quali per la somiglianza in alcune parti architettoniche della chiesa di Teodolfo con quella di Bobbio, pareva loro di rivivere nell'antico nido.
Somiglianza che andò perduta nei successivi ingrandimenti...

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**[Pagina 17]**
..e restauri resi necessari dall'essere entrata a far parte della città con una popolazione circostante in notevole aumento, sia per la potenza non solo morale ma economica a cui erano pervenuti i titolari. Potenza attestata dai molti e pingui legati che le pervennero in tanto lasso di tempo, e dalla molteplicità delle chiese tributarie e vassalle. Oltre ad essere parrocchia essa stessa, e ciò fin dal secolo XII, esercitava la sua giurisdizione spirituale su santa Croce in Sarzano, san Colombano, san Pietro a Banchi, san Defendente, santa Margherita di Marassi, la Madonna della Pace, quella dei Servi, santo Stefano in san Remo, san Giuliano a Savona, santa Maria in Pompeiana ed altre. Non a torto era ritenuta una delle abbazie più importanti che l'Ordine benedettino possedesse in Italia.

L'Abate di santo Stefano era ritenuto nel Medio Evo un personaggio di grande autorità e uno dei primi dignitari del Clero locale. Concorreva nelle elezioni degli Arcivescovi di Genova, nominava il rettore dell'ospedale che il monastero possedeva in Ponticello, e manteneva a sue spese altre istituzioni con finalità non strettamente religiose, come bagni e scuole. Il cenobio di santo Stefano era uno dei pochi fari che anche nelle epoche tristi di decadenza splendevano qua e là, e per questo tenuti in grande considerazione dalle supreme Autorità. Qui infatti scese e soggiornò nel 1130 Papa Innocenzo II, colui che dichiarò Genova Metropolitana, elevandola a sede arcivescovile. Nel 1217 il Card. Ugolino di Ostia, poi Papa Gregorio IX, predicò in santo Stefano la crociata contro i Turchi, dopo d'aver consacrata la chiesa coll'assistenza di Sinibaldo Fieschi, anch'egli divenuto Papa col nome d'Innocenzo IV.

Ad uno anzi di codesti insigni prelati pare debba attribuirsi il dono del cofano bizantino che contiene un braccio del santo Titolare: cofano che è tra le cose più belle e più care di questa chiesa. Se n'ebbe una prova nel 1507 allorchè i Francesi se ne impadronirono e lo portarono via. Fu un coro di proteste che non ebbe termine se non quando il prezioso reliquiario fu restituito: cari e preziosi eran pure reputati il Crocifisso miracoloso e la grossa campana provenienti dalla distrutta Cattedrale di Luni.

Di Reliquie, come il corpo di sant'Ampegli venerato in santo Stefano fin dal 1258 dalla corporazione dei fabbri ferrai, di cimeli e d'opere d'arte soprattutto la chiesa di santo Stefano ne ha di così preziose da vincere il paragone con molte altre chiese. L'opera principale è anzi dovuta ad uno dei commendatarii. Intorno agli ultimi anni del secolo XIV...

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**[Pagina 18]**
..i Benedettini se n'erano partiti e la chiesa era stata data in commenda dal Papa Bonifacio IX al Card. Lorenzo Fieschi.

Fra i commendatarii che succedettero al Fieschi ve ne fu uno più solerte degli altri, uno che al contrario di codesta categoria di persone, mostrò di curarsi del tempio a lui affidato, lasciandovi tracce notevoli del suo passaggio. Quest'uomo fu Mons. Matteo Giberti, Vescovo di Verona e Datario del Papa Clemente VII, il quale vedendo in quale stato di decadenza morale e materiale era ridotto il tempio affidatogli, v'introdusse i monaci di Monte Oliveto, che salvo una breve interruzione vi stettero dalla metà del secolo XVI alla metà del XVIII.

La prima volta furono cacciati dai parrocchiani, dimentichi dei benefici ricevuti da codesti monaci in più circostanze, specialmente durante la pestilenza del 1656-57 in cui cinque frati morirono nell'assistenza degli appestati. Ritornarono di lì a poco, ma risorte le beghe e le dissensioni, se ne partirono spontaneamente e definitivamente, sottentrando nel governo della chiesa il Clero secolare.

In mezzo pertanto a quante e quali vicende era passato il vetusto edificio di santo Stefano in così lungo corso di secoli! Il cambiamento più radicale avvenne intorno al 1500 allorchè la chiesa del Vescovo Teodolfo fu ingrandita coll'annessione del piccolo san Michele, il quale abbellitosi nel secolo XIII di un'artistica facciata, servì di battistero alla parrocchia e di oratorio ai lanieri, i quali continuavano tuttavia a tenere le loro adunanze all'ombra d'un grosso olmo che sorgeva sul sagrato.

Dei mutamenti però e importanti a santo Stefano n'erano avvenuti e ne avvennero degli altri prima e dopo l'ingrandimento del 1500. E' del 1300 la facciata di stile gotico a liste alternate in pietra da taglio e di marmo. Le iscrizioni scolpite sulle liste al modo della chiesa di san Matteo risalgono al 1600 allorchè i Da Passano, divenuti patroni di questa chiesa, ottennero dagli Olivetani di far incidere sul prospetto del tempio le gesta dei loro antenati. Completa la facciata il fregio che l'incorona, costituito di piccoli archetti ogivali, adorni di ceramiche colorate su cui corre la caratteristica denterella. Al centro della facciata v'è un grande finestrone circolare sormontato da una elegante quadrifora. Inopportuna e superflua è invece la statua di santo Stefano che da pochi anni sta appollaiata sul culmine dei due spioventi.

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**[Pagina 19]**

Sei anni dopo venne costruita la cupola della chiesa, mentre per la costruzione delle nuove mura venne demolito in parte il monastero, che fu atterrato del tutto nel 1540 per la costruzione della Porta degli Archi. Si tarderà un secolo a costruirne un altro sull'area occupata al presente dalla nuova chiesa. Continuano frattanto i rimaneggiamenti nell'interno del tempio, specialmente nella travatura della volta centrale e nel presbiterio ridotto a forma moderna da Carlo Barabino.

La parte del vetusto edificio che giunse presso che integralmente a noi dal tempo della fondazione è la vecchia torre, costruita a fianco del coro. Fu l'Abate Arro nel secolo XIV a farla sopraelevare con l'aggiunta dei mattoni, leggiadramente abbellita da piccole finestre con colonnine di marmo. Certo è che se non fu costruita, come vorrebbero taluni, per servire di baluardo militare, fu volta a tale uso soprattutto durante le lotte fratricide tra Guelfi e Ghibellini. Questi ultimi riusciti nel 1398 ad accamparsi all'ombra della robusta torre, vi appiccarono il fuoco. Ed è pure la parte dell'edificio attorno a cui si sbizzarrì maggiormente la fantasia degli scrittori.

Altri uomini in arme avea visto molti anni prima affollarsi attorno alle sue mura in atto minaccioso. Un duecento persone armate di lance si spingevano dinanzi un uomo che grondava acqua come un pesce uscito allora dal mare. Vociavano che volevano essere pagati fino all'ultimo centesimo, e poichè quegli continuava a fare il sordo, lo chiusero sotto chiave nella vecchia torre. Tornava di Siria con la sua galea e la ciurma in subbuglio a motivo delle paghe. Sceso a terra riarsero le discussioni. Cercò di sfuggire loro gettandosi in mare, ma prima che avesse toccato la galea, fu pescato e portato con le armi alla gola a santo Stefano.

Se non protagonista, fu almeno spettatrice di moltissimi avvenimenti lieti e tristi che si svolsero all'ombra di questa chiesa; dei mutamenti che in essa si compirono fino alla costruzione del nuovo tempio accanto all'antico, divenuto ormai angusto ai suoi 20.000 parrocchiani.

Veramente l'idea risale alla prima metà del secolo scorso, quando una tal cifra non era ancora raggiunta, ma vi si avvicinava a gran passi. Fu l'Arch. Domenico Cervetto a preparare il disegno che, secondo i gusti dell'epoca, era intonato allo stile neo classico, con cupola e pronao a colonne come l'Annunziata del Vastato. Ma sopravvenuti i moti del 1848 il progetto del Cervetto fu messo da parte, e se anche si tornò a parlarne, non se ne fece nulla, finchè nel 1891, andato al possesso della chiesa di santo Stefano Don Prospero Lavarello, poscia Canonico di san Lorenzo e Vicario Generale dell'Archidiocesi, il problema della ricostruzione del tempio entrò nella fase risolutiva.
Il compito di preparare il disegno fu affidato al...

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**[Pagina 20]**
..l'Ing. Camillo Galliano, il quale non tardò a presentare il disegno d'un tempio di stile romanico, in armonia con la vecchia chiesa destinata a sopravvivere, sia pure mutilata d'una navata. Non manca il nuovo tempio di purezza nella sua architettura, di eleganza, di sobrietà nell'ornamentazione. Ha tre navate con cappelle incavate. Nel punto dove la navata centrale s'incontra col transetto s'innalza una cupola ottagonale, condotta a termine sotto il governo dell'attuale Abate parroco Mons. Dott. Nicolò Molfino.

La facciata è parallela a via XX Settembre, sicchè la chiesa verrà a trovarsi tra due grandi arterie stradali quando via Ettore Vernazza sarà portata a compimento. Sarà anzi proprio da questa parte che verrà al novello tempio la maggiore comodità d'accesso. Numerose aiuole protette da artistiche cancellate sorgeranno attorno alla chiesa che dalla completa sistemazione edilizia di questa zona attende la sua resurrezione e quell'attrezzamento che le si addice.

Nel 1904 l'Arc. Mons. Edoardo Pulciano procedeva alla benedizione della prima pietra del nuovo tempio dedicato a santo Stefano e alla Madonna della Guardia, e quattro anni dopo poteva essere benedetta e aperta al culto. In essa furono trasferite le opere d'arte provenienti in gran parte da chiese soppresse: opere dovute ad artisti quali: Caracci, Maragliano, Navone, Vergazzola, Illiano, Crocco, Merani, G. B. Ratti, Haas, Croce, Baiardo, Cambiaso, Domenico Piola, Valerio e Bernardo Castello, Gregorio De Ferrari, Campora e, primo fra tutti, Giulio Romano, il cui celebre dipinto è dovuto alla munificenza di Mons. Matteo Giberti, figlio d'un capitano di galee della Repubblica. Morendo, il Giberti lasciò alla sua città natale questa tavola famosa, che gli era stata donata dal Pontefice.

Il dono propriamente fu fatto agli Olivetani, ch'egli aveva introdotti in santo Stefano quando n'era commendatario. Nel 1575 in una di quelle lotte fratricide che non si arrestavano nemmeno sulla soglia delle chiese, ma che spesso andavano ad esaurirsi ai piedi degli altari, fu colpita di moschetto. Ma guaio più grave toccò nel 1811 allorchè fu incamerata dal Governo francese e partì per Parigi fra il sordo ruggito dei popolani. Ritoccata dal David, ritornò festeggiatissima nel 1816. E' l'opera più bella e più perfetta di Giulio Romano. Carlo Alberto offrì in cambio le spese per la costruzione d'un nuovo tempio, ma non gli fu concessa.

Nella nuova chiesa si ammirano pure gli affreschi luminosi del Prof. Giovanni Bevilacqua, specialmente quelli della ca****la ricca di marmi pregiati dove ha culto la Madonna della Guardia, raffigurata in un quadro dovuto al pennello di Margherita Piola De Simoni.

Animatore di questi e di parecchi altri lavori importantissimi d'abbellimento del nuovo tempio fu il Prevosto Mons. Nicolò Molfino, che dal 1920 regge con senno e con vigile cura il nuovo tempio, pur non dimentico dell'antico, sacro alla memoria ed alla venerazione dei cittadini per i privilegi di cui fu arricchito dai Pontefici Innocenzo I, Celestino II e Innocenzo II, per l'arte e per le memorie che ad esso si collegano.

Uomini e donne di santa vita, personaggi illustri e famosi vi soggiornarono o vi trovarono l'ultimo riposo. Oltre ai già accennati basti ricordare i Beati Giovanni Serra, Giovanni D'Orio e la Beata Paola Frassinetti; Maria Semino e Maria Daconi, morte in concetto di santità; i Piola, famiglia di celebrati artisti; lo scultore A. M. Maragliano; Balilla, il piccolo eroe di Portoria, e il fondatore delle scuole popolari in Genova, Sac. Lorenzo Garaventa.

L'elenco non è completo. Vi sono secoli nella storia delle nostre chiese, quelli soprattutto prima del Concilio di Trento, che sono muti sulla vita patriarcale dei nostri padri. Nè sempre abbondano di notizie i secoli posteriori al famoso Concilio, poichè troppo spesso gli archivi parrocchiali furono vittime di saccheggi, d'incendi o d'altre rovine. La chiesa di santo Stefano non ne è andata esente, per cui pur fra tanta storia che certamente riposa sulle pareti della vecchia e della nuova chiesa, a noi fu dato soltanto in parte di sollevarne il velo.

**Lazzaro De Simoni**

Chi trovera` su questo dipinto la chiesa di S. Stefano?🖌Tomaso Castello (Genova 1790 ca. - 1845)"La spianata del Bisagno...
11/04/2026

Chi trovera` su questo dipinto la chiesa di S. Stefano?

🖌Tomaso Castello (Genova 1790 ca. - 1845)
"La spianata del Bisagno dalle mura di Santa Chiara"
Anno 1834
Olio su tela, 66 x 108 cm.

Ci troviamo di fronte ad una veduta parziale di Genova presa dalle Mura di S. Chiara, che rimangono in primo piano. Lungo le mura interne sono visibili gli alberi della passeggiata dell'Acquasola, da notare la chiesa di S. Stefano e la Villetta Serra.
Tra la varie costruzioni presenti spiccano i poderosi bastioni di Porta Pila, nonché il Ponte Pila ed il Ponte S. Agata, mentre il torrente Bisagno scorre quieto sulla spianata verdeggiante (oggi Viale Brigate Partigiane, Piazza Vittoria, ecc...)
In lontananza, i vari forti cittadini fanno da sfondo alla pittura.

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Il giorno 28 marzo sabato c’è l messa prefestiva con la benedizione delle palme
Santa Messa ore 16.00
Che Dio benedica!

🕯️ In Memoria di Don Paolo Romeo"Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà." (Gv 11,25)N...
28/01/2026

🕯️ In Memoria di Don Paolo Romeo
"Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà." (Gv 11,25)

Nel 4 anniversario del suo ritorno alla Casa del Padre, la comunità si riunisce per ricordare con gratitudine il ministero sacerdotale e pregare per l'anima di Don Paolo Romeo.

Invitiamo tutti i fedeli, gli amici e quanti lo hanno conosciuto a unirsi a noi in preghiera per celebrare la Santa Messa in suo suffragio.

• Data: domenica 1 Febbraio 2026
• Orario: alle ore 15.30
• luogo Chiesa di S Stefano

26/12/2025

Coro Ucraina presso la chiesa di s stefano

Solennità di Santo StefanoS Messa Pontificale celebrata da padre Marco, arcivescovo di Genova
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Solennità di Santo Stefano
S Messa Pontificale celebrata da padre Marco, arcivescovo di Genova

Solennità di s Stefano Esposizione delle reliquie di s Stefano davanti al quadro di S Stefano di Giulio Romano
26/12/2025

Solennità di s Stefano
Esposizione delle reliquie di s Stefano davanti al quadro di S Stefano di Giulio Romano

Indirizzo

Piazza Di Santo Stefano N. 2
Genova
16121

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 11:30
Martedì 09:00 - 18:30
Mercoledì 09:00 - 18:30
Giovedì 09:00 - 18:30
Venerdì 09:00 - 18:30
Sabato 09:00 - 18:30
Domenica 09:00 - 14:00

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