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10/06/2026

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Oggi 10 giugno la Chiesa Cattolica fa memoria diSan Maurino da ColoniaAbate e MartireMaurino di Colonia fu un abate tede...
09/06/2026

Oggi 10 giugno la Chiesa Cattolica fa memoria di
San Maurino da Colonia
Abate e Martire

Maurino di Colonia fu un abate tedesco del IX secolo, che si dice sia morto martire.

Il 13 ottobre 966, durante la ricostruzione della chiesa di San Pantaleone a Colonia, al tempo dell’arcivescovo Folcmaro, successore di San Brunone, furono ritrovate le reliquie di San Maurino con un epitaffio.

Nella scritta oltre la buona memoria del Santo, viene ricordato che era un abate e che fu ucciso nell’atrio della stessa chiesa di San Pantaleone; non indica una data ma solo il mese di giugno.
Per questo non si può precisare l’epoca in cui visse, tanto più che di lui non si parla in nessun documento, precedente al rinvenimento del 966.
Anche la qualifica di abate non è sufficiente ad indicare un monastero, ma avrebbe potuto essere abate di un capitolo collegiale sorto presso la stessa chiesa di San Pantaleone, come in quell’epoca esistevano; non ci sono indicazioni per ritenerlo un abate benedettino.

Né ci sono ulteriori spiegazioni sul fatto che sia stato ucciso, perché e come; se è un martire oppure no. Le sue reliquie sono custodite in un cofano romanico, un vero capolavoro di oreficeria, datato intorno al 1180, esso fu riportato nella chiesa di San Pantaleone nel 1922, proveniente dalla ca****la di Santa Maria alla Schnurgasse.
Dal secolo XII la festa di San Maurino è celebrata in tutta la diocesi di Colonia al 10 giugno.
Autore: Antonio Borrelli
Fonte: Enciclopedia dei Santi.

ETIMOLOGIA
Diminutivo del nome Mauro. Deriva dal termine latino Maurus, che significa letteralmente "abitante della Mauritania" o, per estensione, "persona dalla carnagione scura" o "moro".

MARTIROLOGIO ROMANO
A Colonia san Maurino, Abate e Martire.

PREGHIERA
+ O glorioso San Maurino, che offriste la vostra vita per l’evangelo e testimoniate l'amore per Cristo sino al martirio, voi che vegliate sulla città di Colonia, ascoltate la mia umile preghiera.
Pregate per noi il Signore, affinché ci doni la forza di superare le prove quotidiane e di rimanere saldi nella fede, anche quando il cammino si fa oscuro.
O fedele servitore di Dio, intercedete per le nostre necessità, donando pace alle nostre famiglie e conforto a chi soffre nel corpo e nello spirito. Guidate i nostri passi sulla via del bene, aiutateci a essere testimoni coraggiosi del Suo Amore.
Amen. +

Oggi 10 giugno la Chiesa Cattolica fa memoria di San Getulio di RomaMartireSan Getulio fu martirizzato insieme ai Santi ...
09/06/2026

Oggi 10 giugno la Chiesa Cattolica fa memoria di
San Getulio di Roma
Martire

San Getulio fu martirizzato insieme ai Santi Amanzio, Cereale e Primitivo ed è considerato un protomartire dei Sabini. Getulio secondo la leggenda sarebbe nato nella città di Gabio in Sabina, che si trovava nei pressi di Cures e fu distrutta dai popoli barbari. San Getulio fu chiamato anche Getulio “gabiese” dal luogo di nascita, e non lontano da qui subì il martirio (secondo quando riferisce la “Passio”) sotto l’imperatore Adriano (76-138 d.C.).

Proprio la “Passio” così ci racconta il Martirio: “fu legato da un palo (insieme al fratello Amanzio, e con i compagni Primitivo e Cereale) e fu fatto bruciare. Le fiamme però non lo toccarono, e i suoi carnefici lo uccisero a colpi di bastone fracassandogli il capo, decapitandolo poi”.

Secondo il M.R. invece: “A Roma, sulla via Salaria, la passione del Beato Getulio, uomo chiarissimo e dottissimo, padre dei sette fratelli Martiri, avuti dalla santa sua moglie Sinforosa; e dei suoi Compagni Cereale, Amanzio e Primitivo. Tutti questi, per ordine dell'Imperatore Adriano, presi da Licinio Consolare, prima furono flagellati, quindi chiusi in prigione, finalmente gettati al fuoco, ma per nulla offesi dalle fiamme, spezzato loro il capo con bastoni, compirono il martirio.
I loro corpi furono raccolti da Sinforosa, moglie del Beato Getulio, ed onorevolmente sepolti nell'arenario del suo podere”.

Il Martirologio di Adone così riporta: “consumati sunt beati Martyres Gethulii in fundo Capriolis, viam Salariam, ab urbe Romam, plus minus miliario decimotertio, supra flumium Tiberim, in partem Savinensium”, e così altri Martirologi. Gli antichi codici citano dunque con minuziosa precisione il luogo del martirio, che sarebbe chiamato “Capris”. Santa Sinforosa dunque raccolse le spoglie del martire Getulio, e le seppellì nel suo fondo di “Capris in Sabina”, nel corso superiore del fiume Tevere.

Questo territorio nel Medioevo prese il nome di “Corte di San Getulio”, perché qui in suo onore fu innalzata una chiesa dove per molto tempo furono custodite le spoglie del Martire. Nell’867 per evitare che i Saraceni profanassero il corpo di San Getulio nell’omonima corte, l’abate Pietro di Farfa lo traslocò all’interno del monastero farfense, con una solenne cerimonia ed una grande partecipazione di fedeli, come del resto avveniva in ogni traslazione di reliquie.

Il territorio della corte di San Getulio, oggi detto di Villa Caprola fu concesso agli abitanti di Montopoli dall’abate farfense Nicolò II (1387-1390).
Da allora questo territorio è sempre appartenuto a Montopoli, ed ancora oggi fa parte del comune di questo paese sabino.

I resti del Santo si trovano oggi a Roma, all’altare maggiore della chiesa di Sant’Angelo in Pescheria. Le reliquie di San Getulio, insieme a quelle di Santa Sinforosa ed i 7 figli, furono rinvenute proprio a Sant’Angelo in Pescheria da Pio IV (1560-1565) che le fece esporre alla venerazione dei fedeli in una urna di vetro.

Nel 1584 parte delle loro reliquie, tra queste il capo di Getulio, furono donate da Gregorio XIII ai Gesuiti, oggi sono in una ca****la presso Villa d’Este.
Altre vennero portate nei collegi gesuiti dell’India e della Spagna (25 giugno 1572), altre ancora in alcune chiese di Roma. Per frenare questa emorragia, il 26 settembre 1587 il governatore di Roma Mariano Perbenedetti le fece chiudere nel sarcofago di marmo, oggi posto all’altare maggiore. Nello stesso sarcofago vennero collocati anche i resti dei Santi Ciro e Giovanni.
Fonte: Enciclopedia dei Santi.

ETIMOLOGIA
Dal latino Gaetulius, in origine un etnonimo riferito alla Getulia, una zona dell'Africa settentrionale, o ai Getuli che l'abitavano (quindi "della Getulia" o "dei Getuli", in senso lato "africano"). Sebbene portato da un santo, il nome non ha mai veramente attecchito in Italia e adesso gode di scarsa diffusione; attestato perlopiù in Nord Italia tranne che in Toscana.

MARTIROLOGIO ROMANO
A Roma, sulla via Salaria, la passione del beato Getúlio, uomo chiarissimo e dottissimo, padre dei sette beati fratelli Martiri, avuti dalla santa sua moglie Sinforosa; e dei suoi Compagni Cereale, Amánzio e Primitivo. Tutti questi, per ordine dell'Imperatore Adriano, presi da Licínio Consolare, prima furono flagellati, quindi chiusi in prigione, finalmente gettati al fuoco, ma per nulla offesi dalle fiamme, spezzato loro il capo con bastoni, compirono il martirio. I loro corpi furono raccolti da Sinforósa, moglie del beato Getúlio, ed onorevolmente sepolti nell'arenario del suo podere.

PATRONATI
Patrono di Gambolò e Roccadaspide.
La presenza delle reliquie dei santi Sinforosa e Getulio a Roccadaspide ha radici antiche. Per la sua conformazione geografica - "Rocca de
Aspro", ovvero roccia impervia — il luogo viene scelto in epoca remota come punto strategico di difesa. Nel 1245 viene costruita una fortezza, che passa sotto il dominio di vari feudatari fino alla famiglia Filomarino, che governa fino all'eversione della feudalità nel 1806. Le reliquie giungono a Roccadaspide in seguito alla battaglia di Otranto contro i Turchi. I principi Giovanbattista e Tommaso Filomarino si distinguono per il loro coraggio, e Papa Sisto IV li premia donando loro le reliquie dei santi martiri. Da quel momento, Sinforosa e Getulio diventano i patroni del paese. La donazione è stata rievocata in tempi recenti con eventi in costume d'epoca. La devozione dei fedeli è alimentata anche da eventi miracolosi attribuiti all'intercessione dei Santi coniugi:
• Nel 1750, una devastante invasione di bruchi viene fermata grazie alla sua protezione.
• Nel 1764, una nuova minaccia, le cavallette, viene allontanata.
• Il 16 dicembre 1857, il paese è risparmiato da un terremoto.
• Nel 1904, durante la "processione dello Scanno", il batacchio della campana della Chiesa Madre precipita sul sagrato gremito di fedeli senza causare alcun danno.

PREGHIERA
+ O glorioso San Getulio, che hai testimoniato il tuo amore per Cristo affrontando con coraggio e fede incrollabile le sofferenze del martirio, noi ci rivolgiamo a te con fiducia. Tu che, insieme alla tua sposa Santa Sinforosa e ai tuoi compagni, hai custodito la luce del Vangelo in tempi di dura persecuzione, ottieni dal Signore la forza di superare le prove della vita. Aiutaci a rimanere saldi nella fede, difendici dalle insidie del male e sostieni le nostre famiglie affinché siano sempre luoghi di amore e di preghiera.
Glorioso martire San Getulio, prega per noi e intercedi presso l'Altissimo affinché possiamo un giorno godere con te della gloria eterna del Cielo. Amen.+

VANGELO DI OGGI 10 GIUGNO 2026 MERCOLEDÌ DELLA X SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO PARI)Colore Liturgico VerdeNon sono...
09/06/2026

VANGELO DI OGGI 10 GIUGNO 2026
MERCOLEDÌ DELLA X SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO PARI)
Colore Liturgico Verde

Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,17-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Parola del Signore.

Apparizione di Gesù Cristo agli apostoli sul monte degli ulivi. Opera di Duccio Di Boninsegna (1260 Ca./ 1318). Maestà nel Museo dell'Opera, Siena.

09/06/2026

Mgr Staglianò : « Président de l’Académie pontificale de théologie, je ne peux pas être un évêque hérétique. »

09/06/2026

Discorso del Papa al Parlamento di Madrid, l'affondo su ab**to e eutanasia. Imbarazzo dei socialisti. Luigi C. Nico Spuntoni 9 giugno 2026, Il Giornale La carezza del primo giorno su pace e multilateralismo ieri si è trasformata in un pugno su ab**to e eutanasia. L'atteso discorso pronunciato da L...

09/06/2026

La lettera pastorale di monsignor Anthony Fisher per la festa del Corpus Domini. L'arcidiocesi australiana ospiterà nel 2028 il Congresso eucaristico internazionale

Continua a leggere l'approfndimento di Andrea Galli
https://buff.ly/7phtE84

Oggi 9 giugno la Chiesa Cattolica fa memoria diSan Massimiano di SiracusaVescovo Sconosciuto a tutti i martirologi prece...
08/06/2026

Oggi 9 giugno la Chiesa Cattolica fa memoria di
San Massimiano di Siracusa
Vescovo

Sconosciuto a tutti i martirologi precedenti, appare nel Romano sotto la data del 9 giugno. Originario della Sicilia (Giovanni Diacono lo dice Siculus), si fece monaco a Roma e dopo la morte di Valenzione fu il secondo abate del monastero di sant'Andrea ad Clivum Scauri, eretto prima del 583, dal nobile Gregorio, ed ebbe la gloria di educare i| futuro pontefice quando questi, lasciata la pretura di Roma, abbracciò la vita monastica.

Quando Gregorio fu mandato da papa Pelagio II quale apocrisario a Costantinopoli presso l'imperatore Tiberio, Massimiano lo raggiunse con alcuni dei suoi monaci e tanto prolungò la sua dimora, che il pontefice scrisse a Gregorio che ne sollecitasse il ritorno a Roma, essendo egli necessario al suo monastero e alla Sede Apostolica per un affare importante. Al ritorno, l’anno successivo, 585, dopo otto giorni di navigazione avventurosa nell’Adriatico, la nave fece naufragio a Crotone e Massimiano, che aveva dato prova di fiducia in Dio, si salvò coi tutti i suoi compagni.

Asceso Gregorio al pontificato il 3 settembre 590, scelse alcuni suoi monaci, tra questi Massimiano, per condurre vita monastica nel suo palazzo, che, al dire di Giovanni Diacono, divenne «asceterio di perfetta virtù, scuola di ecclesiastica disciplina consiglio di sapientissimo governo, talmente in venerazione a Roma e a tutta la Chiesa che chi non avesse le carte in regola non osava nemmeno presentarvisi, stimando più opportuno starsene lontano».

Nel dicembre del 591, Massimiano era già vescovo di Siracusa. A lui il pontefice concesse l’uso del pallio e rinnovò i privilegi dell’antica sede vescovile; affidò inoltre la sua rappresentanza su tutta la Chiesa siciliana.

Vicario del papa e rispondendo alle di lui speranze, Massimiano esercitò una generale sorveglianza sulla disciplina e gli affari ecclesiastici; risolse le cause di minore importanza, rimettendo al pontefice quelle più difficili o quelle che non riteneva di poter giudicare da sé.

San Gregorio che, nell’affidargli questi amplissimi poteri, aveva fissato minutamente le direttive della politica ecclesiastica in Sicilia, gli indirizzò parecchie lettere e, alla fine, si mostrò compiaciuto di auanto Massimiano aveva fatto in poco meno di tre anni nel vasto territorio dell’isola.

Anche se ai titoli di «venerabile» «vescovo di veneranda memoria» e «santissimo», che ricorrono sovente nell'Epistolario di san Gregorio, non può ovviamente attribuirsi che un significato di onore e di rispetto, nondimeno la stima che il papa aveva di Massimiano si rileva dalle espressioni scritte nel novembre 594 alla di lui morte.

Al diacono Cipriano, suo rettore in Sicilia, il pontefice scrisse, manifestando il suo grandissimo dolore: "Non è Massimiano che deve piangersi, già volato a quel premio eterno da lui tanto desiderato, ma cotesto infelice popolo di Siracusa". Ai siracusani fece sapere che "ritenessero bene a mente che un altro Massimiano non era facile a trovarsi".

Un aspetto interessante dell'attività di Massimiano fu l'aver collaborato con il pontefice alle memorie relative ai santi d'Italia. San Gregorio vi accenna ripetutamente; anzi nel 594 avrebbe desiderato rivederlo per conoscere più distintamente, onde inserirli nei Dialoghi, alcuni fatti edificanti appresi da lui in tempi lontani. Massimiano, che non era più in grado di recarsi a Roma, per iscritto e brevemente riferì a san Gregorio quel che sapeva di san Nonnoso e di qualche altro santo.
Autore: Ottavio Garana
Fonte: Bibliotheca Sanctorum

ETIMOLOGIA
Deriva dal latino Maximianus, un patronimico che significa "appartenente a Massimo" o "discendente di Massimo". È strettamente legato al nome Massimo, che si basa sull'aggettivo maximus (superlativo di magnus, "grande") e significa letteralmente "il più grande" o "sommo".

MARTIROLOGIO ROMANO
A Siracusa, in Sicilia, san Massimiano Vescovo, del quale spesso fa menzione san Gregorio Papa.

PREGHIERA
+ O Dio, pastore eterno, che hai guidato la Chiesa attraverso l'esempio e la sapienza del tuo vescovo San Massimiano, ti preghiamo umilmente: per sua intercessione, concedi anche a noi la grazia di rimanere saldi nella fede, retti nella giustizia e operativi nella ca**tà.

Tu che hai vegliato sul gregge di Siracusa come saggio discepolo e maestro, proteggi le nostre famiglie, le nostre comunità e tutti coloro che soffrono nel corpo e nello spirito. Illumina le nostre menti affinché possiamo sempre compiere la tua santa volontà, lontani da ogni ingiustizia e tentazione.
San Massimiano, prega per noi. Amen. +

Oggi 10 giugno la Chiesa Cattolica fa memoria del Beato Guido di ValpergaVescovo Guidobono, o Guido, nacque ad Asti da E...
08/06/2026

Oggi 10 giugno la Chiesa Cattolica fa memoria del Beato Guido di Valperga
Vescovo

Guidobono, o Guido, nacque ad Asti da Eleonora Descalzi e Righino di Valperga, signori di un casato illustre. Secondo la tradizione, la sua venuta al mondo fu propiziata dalle fervide preghiere dei genitori rivolte alla Vergine di Belmonte, a cui egli stesso nutrirà una profonda devozione per tutta la vita.

All'età di quindici anni, Guido abbracciò la vita religiosa presso l'abbazia benedettina di Fruttuaria, dove ricevette la consacrazione sacerdotale. La sua formazione spirituale e culturale in seno all'ordine benedettino pose le basi per il suo futuro impegno episcopale.

Nel 1295, Papa Bonifacio VIII nominò Guido Vescovo di Asti. La diocesi, in quel periodo, si trovava in una situazione di grande difficoltà, segnata da accese lotte tra fazioni guelfe e ghibelline e da un diffuso malcostume. Consapevole delle sfide che lo attendevano, Guido si dedicò con instancabile zelo alla sua missione pastorale.

Fin da subito, il nuovo vescovo si distinse per il suo rigore morale e per il suo impegno nel contrastare l'usura e gli abusi di potere. Promosse la riforma del clero e si adoperò per ristabilire la disciplina ecclesiastica. Consapevole che la pace era condizione indispensabile per un proficuo cammino spirituale, Guido si fece infaticabile promotore di concordia tra le diverse fazioni cittadine.

La profonda devozione mariana di Guido si tradusse in una costante promozione del culto alla Vergine tra i fedeli. Egli commissionò il restauro della chiesa di Belmonte, luogo a lui particolarmente caro, e incoraggiò la diffusione di pratiche devozionali mariane. La sua ca**tà verso i più bisognosi si esplicitò nel sostegno ai poveri e infermi e nella fondazione di opere assistenziali.

Nel 1316, Guido indisse il sinodo diocesano a Cherasco, un evento significativo che testimonia la sua attenzione alla cura pastorale del territorio e al coinvolgimento del clero locale. Egli seppe mantenere buoni rapporti con le autorità civili, ottenendo dall'imperatore Enrico VII privilegi ed esenzioni per la sua diocesi e rafforzando i legami con il conte Amedeo V di Savoia.

Dopo un episcopato di 32 anni, caratterizzato da un instancabile impegno pastorale e da una profonda dedizione al bene della sua diocesi, Guido morì ad Asti nel 1327. La sua figura, già venerata in vita per la sua santità, divenne oggetto di un culto sempre più diffuso dopo la morte. Nel 1758, Papa Benedetto XIV ne confermò la beatificazione.
Autore: Franco Dieghi
Fonte: Enciclopedia dei Santi

ETIMOLOGIA
Deriva dal nome germanico Wido o Wito, di tradizione longobarda e francone, che originariamente costituiva un ipocoristico di altri nomi, come Guidobaldo e Guidalberto, composti da *widu- ("legno", "bosco") oppure da *wida- ("ampio", "disteso", "lontano") due elementi che è peraltro difficile districare nell'onomastica germanica. Alcune fonti propongono invece una connessione al franco witan ("mostrare la via", la stessa radice di "guidare"). Già anticamente, Wido si confuse con il latino Vitus (oggi Vito), tanto che in molte lingue i due nomi di fatto sono equivalenti.

MARTIROLOGIO ROMANO
Ad Asti, il beato Guido di Valperga, vescovo, che governò con saggezza la Chiesa affidatagli e promosse la pace tra le fazioni in lotta.

PREGHIERA
+ O Dio onnipotente ed eterno, che hai reso il Beato Guido, vescovo e pastore fedele, sollecito nel guidare il tuo popolo sulle vie della giustizia e della pace, concedi anche a noi, per sua intercessione, di custodire la fede ricevuta, di praticare la ca**tà verso il prossimo e di perseverare con animo forte nelle prove della vita.
Beato Guido di Valperga, che servisti la Chiesa con sapienza e umiltà, ottienici dal Signore la grazia che ora ti domandiamo
(seguono le proprie intenzioni)
Fa’ che, sostenuti dal tuo esempio, camminiamo nella volontà di Dio e giungiamo un giorno alla gioia dei santi nel Cielo.
Per Cristo nostro Signore.
Amen. +

Invocazione breve
Beato Guido di Valperga, zelante vescovo e padre dei poveri, prega per noi.
Beato Guido di Valperga, guida sicura del popolo cristiano, prega per noi.
Beato Guido di Valperga, intercedi per noi presso il trono di Dio.

Indirizzo

Genova

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
Martedì 09:00 - 13:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
Giovedì 09:00 - 13:00
Venerdì 09:00 - 13:00
Sabato 09:00 - 13:00
Domenica 09:00 - 19:30

Telefono

+393715806853

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