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Oggi 8 settembre la Chiesa Cattolica festeggia La Natività della Beatissima Vergine MariaNativitas beatissimae semper Vi...
07/09/2026

Oggi 8 settembre la Chiesa Cattolica festeggia
La Natività della Beatissima Vergine Maria

Nativitas beatissimae semper Virginis Genetricis Dei Mariae.
«La Natività della beatissima sempre Vergine Maria, Madre di Dio».

Così, con meravigliosa sobrietà, il Martirologio Romano tradizionale⁠ annuncia la festa.

Origine e significato della festa
I Vangeli canonici non narrano la nascita di Maria e non indicano il nome dei suoi genitori. I nomi di Gioacchino e Anna, insieme al racconto della loro lunga sterilità e della nascita miracolosa della figlia, provengono dal Protovangelo di Giacomo, scritto probabilmente verso la metà del II secolo. Non è un testo ispirato, ma testimonia una tradizione antichissima, accolta con prudenza dalla pietà e dall’iconografia cristiana.

Secondo tale racconto, Gioacchino e Anna, ormai anziani e senza figli, vivevano la loro condizione come una dolorosa umiliazione. Separatamente ricevettero l’annuncio che Dio aveva ascoltato la loro preghiera. Il loro incontro alla Porta Aurea di Gerusalemme divenne uno dei soggetti più teneri dell’arte cristiana.

La festa nacque probabilmente a Gerusalemme nel VI secolo, in relazione con la dedicazione di una basilica edificata presso il luogo tradizionalmente indicato come casa di Gioacchino e Anna. Su quel sito sorge oggi la basilica crociata di Sant’Anna, accanto alla piscina probatica. In Oriente la celebrazione si diffuse rapidamente; a Roma venne solennemente introdotta nel VII secolo, sotto papa Sergio I, che prescrisse una processione per questa e per le altre grandi feste mariane. Vatican News⁠

È importante osservare che l’8 dicembre fu stabilito contando nove mesi a ritroso dall’8 settembre: storicamente è dunque la festa della Natività a precedere quella della Concezione, non il contrario.

ETIMOLOGIA del nome di Maria
Il nome ebraico Miryām, già portato dalla sorella di Mosè, ha un’etimologia non del tutto certa. Sono state proposte diverse interpretazioni:

* “amata” o “prediletta”;
* “elevata”, “eccelsa”;
* “signora”;
* secondo l’interpretazione cristiana medievale, “Stella del mare” — Stella maris.

Quest’ultima spiegazione non è probabilmente quella filologicamente originaria, ma è divenuta spiritualmente fecondissima: Maria è la stella che non sostituisce il porto, Cristo, ma indica ai naviganti la direzione per raggiungerlo.

Luogo della nascita e memorie
La tradizione più diffusa colloca la nascita di Maria a Gerusalemme, presso la casa dei genitori, nel luogo oggi occupato dalla basilica di Sant’Anna. Un’altra tradizione, attestata soprattutto in Galilea, indica invece Sefforis, non lontano da Nazaret.

Non possediamo reliquie storicamente verificabili riferibili alla nascita di Maria. Nel corso dei secoli furono venerate in diversi santuari presunte fasce, veli e oggetti della sua infanzia, ma si tratta di testimonianze devozionali, non documentabili storicamente. Il vero “reliquiario” della festa rimane dunque il luogo gerosolimitano e, soprattutto, la memoria liturgica conservata dalla Chiesa.

PATRONATI ED INVOCAZIONI
Sotto il titolo della Madonna Bambina, Maria è particolarmente invocata:

* per i bambini appena nati;
* dalle gestanti e dalle madri;
* dalle coppie che desiderano un figlio;
* negli ospedali e nelle istituzioni dedicate all’infanzia;
* dalla città e dall’arcidiocesi di Milano, il cui Duomo è dedicato a Santa Maria Nascente.

MEDITAZIONE
“Dio comincia dalle cose piccole”
Quando Maria nasce, apparentemente non accade nulla di memorabile. Non si muovono eserciti, non vengono promulgate leggi, non cadono regni. In una casa modesta nasce una bambina. Il mondo non se ne accorge; eppure, agli occhi di Dio, comincia una storia nuova.

La liturgia applica a questa nascita le parole del profeta Michea:

«E tu, Betlemme di Efrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele».

La logica di Dio si manifesta già qui: Egli sceglie ciò che è piccolo, nascosto, privo di potere. Betlemme è piccola; Nazaret è sconosciuta; Maria è una bambina della quale nessun cronista registra la nascita. Eppure proprio attraverso questa piccolezza Dio prepara la salvezza del mondo.

La nascita di Maria è l’aurora, non ancora il giorno pieno. L’aurora non è il sole, ma ne annuncia infallibilmente la venuta. Così Maria non trattiene la luce per sé: tutta la sua esistenza è orientata verso Cristo. La Chiesa gioisce per la sua nascita perché in lei vede già avvicinarsi il Salvatore.

Vi è poi un’altra consolazione. Noi conosciamo Maria nell’Annunciazione, ai piedi della Croce e nel Cenacolo; oggi, invece, la contempliamo inerme, affidata alle braccia di sua madre. Anche colei che un giorno avrebbe accolto il Figlio di Dio dovette prima essere accolta; colei che avrebbe nutrito Gesù dovette essere nutrita; colei che sarebbe divenuta rifugio dei peccatori ebbe bisogno di una casa e di due braccia materne.

Dio santifica così anche la trama più ordinaria della vita: una nascita, una famiglia, una culla, le cure quotidiane, l’attesa silenziosa. La Redenzione non irrompe nel mondo come una forza estranea: germoglia dentro la nostra umanità, attraverso la fedeltà nascosta di persone che forse non vedranno mai il compimento di ciò che hanno iniziato.

Gioacchino e Anna, secondo la tradizione, non potevano conoscere tutto ciò che Dio avrebbe operato attraverso la loro bambina. Anche noi raramente vediamo la piena fecondità del bene che compiamo. Un gesto di carità, una preghiera perseverante, un perdono concesso, una sofferenza offerta possono sembrare cose minime. Ma l’8 settembre ci ricorda che Dio ama cominciare in piccolo.

La nascita di Maria è dunque la festa della speranza nascosta. Ci insegna a non giudicare l’opera di Dio dalla sua apparenza presente. L’aurora è ancora pallida, ma porta già in sé la certezza del giorno.

PREGHIERA
+ O Maria Bambina,
aurora purissima del giorno della salvezza,
tu nascesti nel silenzio
mentre Dio preparava in te
la dimora del suo Figlio.

Insegnaci a riconoscere
la presenza del Signore nelle cose piccole,
a non disprezzare gli inizi umili
e ad attendere con fiducia
ciò che ancora non possiamo vedere.

Custodisci i bambini,
consola le madri e i padri,
sostieni le famiglie ferite
e accogli sotto il tuo manto
chiunque si senta piccolo, dimenticato o solo.

Ottienici un cuore semplice come il tuo,
pronto ad accogliere la volontà di Dio,
affinché anche nella nostra vita
possa nascere e crescere Cristo.

Santa Maria Bambina, speranza del mondo e aurora della Redenzione, prega per noi.
Amen. +

Natività di Maria. Opera di Pietro Lorenzetti. Museo dell’Opera del Duomo. Siena.

Oggi 8 settembre la Chiesa Cattolica fa memoria di San Corbiniano di FrisingaVescovo, missionario e confessoreSan Corbin...
07/09/2026

Oggi 8 settembre la Chiesa Cattolica fa memoria di San Corbiniano di Frisinga
Vescovo, missionario e confessore

San Corbiniano è una delle grandi figure della prima evangelizzazione della Baviera. Cercava la solitudine dell’eremita, ma Dio gli pose sulle spalle il “basto” dell’episcopato e lo mandò sulle strade d’Europa.

Le nostre conoscenze derivano soprattutto dalla Vita Corbiniani, composta verso il 770 dal vescovo Arbeo di Frisinga, suo terzo successore: è la più antica opera letteraria bavarese attribuibile con certezza a un autore conosciuto. Il testo è relativamente vicino agli avvenimenti, pur contenendo gli elementi edificanti e miracolosi propri dell’agiografia altomedievale. Historischer Verein Freising⁠

MARTIROLOGIO ROMANO
Frisingae sancti Corbiniani, qui fuit primus ejusdem civitatis Episcopus.

«A Frisinga, san Corbiniano, che fu il primo vescovo di quella città».

L’espressione “primo vescovo” richiede una precisazione: Corbiniano fu il grande vescovo missionario e fondatore spirituale della Chiesa di Frisinga; la diocesi in senso canonico venne però organizzata da san Bonifacio soltanto nel 739, alcuni anni dopo la sua morte.

Dall’eremo alla missione
Corbiniano nacque intorno al 680 a Castrum, località identificata con Châtres, presso l’odierna Arpajon, a sud di Parigi. Secondo la Vita, fu battezzato col nome del padre, Valdegiso, ma in seguito assunse quello della madre, Corbiniana.

Rimasto presto orfano, maturò il desiderio della vita contemplativa. Presso una chiesa dedicata a san Germano si costruì una cella e condusse per parecchi anni vita eremitica, dedicandosi alla preghiera, alla penitenza e allo studio delle Scritture.

La fama della sua santità attirò discepoli, pellegrini e poveri. La solitudine che cercava divenne una piccola comunità. Corbiniano comprese allora che forse Dio non lo chiamava semplicemente a nascondersi, bensì a portare ad altri ciò che aveva ricevuto nel silenzio.

Partì pellegrino per Roma, desiderando pregare presso le tombe degli Apostoli e ottenere dal Papa il riconoscimento della propria forma di vita. Papa Gregorio II, tuttavia, vide in lui un uomo adatto all’evangelizzazione: lo consacrò vescovo e lo inviò a predicare.

Corbiniano aveva chiesto il deserto; ricevette una diocesi ancora da costruire.

Il vescovo itinerante
Dopo un periodo di predicazione nelle regioni franche, Corbiniano intraprese un secondo viaggio verso Roma. Fu durante questo cammino che la tradizione colloca il celebre episodio dell’orso.

Attraversando una foresta alpina, un orso assalì e uccise il cavallo che portava i bagagli del santo. Corbiniano rimproverò l’animale e gli impose il basto del cavallo. L’orso, divenuto mansueto, trasportò il carico fino a Roma; giunto alla meta, fu lasciato libero.

Al ritorno Corbiniano si stabilì a Frisinga, accolto dal duca bavaro Grimoaldo. Sul monte presso la città — l’attuale Weihenstephan — organizzò una comunità religiosa e pose le fondamenta della vita ecclesiastica locale.

Non fu però un cappellano docile alla corte ducale. Grimoaldo aveva sposato Pilitrude, già moglie del proprio fratello: un’unione considerata contraria alla disciplina ecclesiastica. Corbiniano la denunciò apertamente e chiese al duca di separarsene.

Pilitrude concepì allora il progetto di farlo uccidere. Avvertito del pericolo, Corbiniano non cercò il martirio in modo temerario: lasciò Frisinga e si rifugiò a Maia, presso l’odierna Merano, dove possedeva una piccola fondazione religiosa.

Dopo la morte di Grimoaldo e la caduta di Pilitrude, il duca Ugiberto richiamò Corbiniano in Baviera. Il santo riprese la sua opera a Frisinga, dove morì intorno al 725–730, tradizionalmente l’8 settembre.

SEPOLTURA E RELIQUIE
Corbiniano desiderava riposare accanto a san Valentino di Rezia, nella chiesa di Maia presso Merano. Il suo corpo fu quindi trasportato oltre le Alpi e lì sepolto.

Circa quarant’anni dopo, verso il 768–769, il vescovo Arbeo ricondusse solennemente le reliquie a Frisinga. La traslazione consolidò il culto di Corbiniano come padre della diocesi e patrono della Baviera.

Oggi le sue ossa riposano in un prezioso reliquiario collocato sopra un possente sarcofago nella cripta romanica della cattedrale di Santa Maria e San Corbiniano a Frisinga. La cripta, restaurata nel 2023–2024, costituisce ancora il cuore spirituale della cattedrale.

Il 20 novembre viene ricordata localmente la traslazione delle reliquie.

ETIMOLOGIA del nome Corbiniano
L’etimologia non è completamente sicura. Il nome latino Corbinianus viene generalmente avvicinato a corvus, “corvo”, e al nome personale Corbinus: potrebbe dunque significare “appartenente a Corbino” o, in senso remoto, “uomo del corvo”.

La Vita afferma però che il santo prese il nome della madre Corbiniana. È quindi preferibile non attribuirgli traduzioni fantasiose troppo precise.

L’orso di san Corbiniano
L’orso con il basto divenne l’emblema di Frisinga. Joseph Ratzinger lo inserì nel proprio stemma quando fu nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga nel 1977 e lo conservò nello stemma pontificio come Benedetto XVI.

Il Papa ne offrì una lettura autobiografica e spirituale: l’orso domato dalla grazia rappresenta il vescovo stesso; il pesante basto raffigura il ministero che Dio gli pone sulle spalle.

Benedetto XVI richiamava anche le parole di sant’Agostino:

Ut iumentum factus sum apud te, et ego semper tecum.
«Sono diventato come una bestia da soma davanti a te, ma io sono sempre con te»
(Sal 72 [73],22-23).

Il significato è bellissimo: l’uomo crede che la propria libertà consista nel non portare alcun peso; ma quando accetta il carico affidatogli da Dio, scopre di essere condotto proprio là dove deve giungere.
È questa la spiegazione ufficiale dello stemma di Benedetto XVI⁠

PATRONATI ED INVOCAZIONI
San Corbiniano è:

* patrono principale dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga;
* patrono della città di Frisinga;
* venerato in Baviera e nell’Alto Adige;
* invocato dai missionari e dai vescovi;
* associato ai viaggiatori e a chi porta responsabilità gravose.

ICONOGRAFIA
È raffigurato come vescovo, con mitra e pastorale, accompagnato da:

* un orso con il basto;
* un cavallo abbattuto;
* un libro, simbolo della predicazione;
* talvolta un modellino della cattedrale di Frisinga.

La cattedrale conserva nella cripta una serie di pitture che illustrano l’intera vita del santo: l’eremitaggio, la consacrazione a Roma, l’incontro con l’orso, la predicazione a Frisinga, la morte e la traslazione delle reliquie.

MEDITAZIONE
L’orso e il peso della vocazione

Corbiniano voleva essere eremita. Desiderava il silenzio, la preghiera e una vita sottratta alle agitazioni del mondo. Dio non disprezzò quel desiderio: lo purificò e lo trasformò.

Il Signore gli fece comprendere che la solitudine non doveva diventare possesso geloso della pace. La luce ricevuta nell’eremo doveva essere portata sulle strade, nelle corti, fra popolazioni ancora poco evangelizzate. Corbiniano cercava una cella; Dio gli affidò un popolo.

Anche l’orso cercava soltanto di seguire il proprio istinto. Divorò il cavallo, ma fu poi costretto a prenderne il posto e a portare il bagaglio del santo. La grazia non distrusse la sua forza: le diede una direzione.

Quell’orso siamo anche noi.

Dentro di noi esistono forze non ancora ordinate: il carattere, l’orgoglio, il desiderio di indipendenza, le passioni, persino le capacità che vorremmo impiegare soltanto per noi stessi. Dio non vuole necessariamente annientarle; vuole convertirle, mettere loro un basto e farle servire al bene.

Il basto rappresenta ciò che non avremmo scelto: un dovere, una responsabilità familiare, una malattia, l’assistenza a una persona fragile, un incarico che interrompe i nostri progetti. Il primo impulso è ribellarci, come una creatura selvatica che non vuole essere condotta.

Ma Corbiniano ci insegna una verità sorprendente: talvolta proprio il peso che ci viene affidato diventa la strada sulla quale Dio ci conduce a Roma, cioè al luogo della nostra vocazione e del nostro incontro con Cristo.

Ciò non significa amare la sofferenza per se stessa. Corbiniano fuggì quando Pilitrude volle ucciderlo: la santità non consiste nel cercare imprudentemente il male. Consiste piuttosto nel non abbandonare la verità per salvare la propria comodità. Egli si sottrasse all’assassinio, ma non ritrattò ciò che aveva insegnato.

La sua vita unisce così contemplazione e responsabilità, prudenza e fermezza. Ci ricorda che si può desiderare la quiete ed essere chiamati al servizio; si può avere paura e tuttavia non tradire; si può portare un peso senza perdere la libertà.

Alla fine del viaggio l’orso viene liberato. Il basto non è eterno. Verrà il momento in cui Dio scioglierà le cinghie, deporrà il carico e ci dirà che il cammino è compiuto.

Rimarrà soltanto ciò che Benedetto XVI leggeva nella storia di Corbiniano: “Sono diventato la tua bestia da soma; ma proprio così io sono sempre con te”.

PREGHIERA
+ O glorioso san Corbiniano,
che cercasti Dio nel silenzio
e accettasti di servirlo sulle strade del mondo,
insegnaci a riconoscere la sua volontà
anche quando è diversa dai nostri desideri.

Tu che portasti il Vangelo
fra i popoli della Baviera,
sostieni i missionari, i vescovi e i sacerdoti;
ottieni loro coraggio nella verità,
prudenza nelle prove
e carità verso le anime affidate alle loro cure.

Come l’orso della tradizione
fu domato e posto al servizio del bene,
così la grazia di Cristo
ordini le nostre passioni,
renda feconda la nostra forza
e trasformi ogni peso in un cammino verso Dio.

Intercedi per coloro
che portano responsabilità gravose,
per chi assiste i malati e gli anziani,
per chi è stanco e vorrebbe deporre il proprio carico.

Fa’ che possiamo ripetere con fiducia:

«Signore, sono davanti a te come una bestia da soma; eppure sono sempre con te, perché tu mi hai preso per la mano».

San Corbiniano, vescovo e confessore,
prega per noi. Amen. +

Oggi 8 settembre la Chiesa Cattolica fa memoria di Sant’Adriano di NicomediaMartire La figura di Adriano emerge da una P...
07/09/2026

Oggi 8 settembre la Chiesa Cattolica fa memoria di
Sant’Adriano di Nicomedia
Martire

La figura di Adriano emerge da una Passio antica, ma fortemente elaborata dall’agiografia. Il nucleo essenziale — un martire di Nicomedia, venerato assai presto sia in Oriente sia in Occidente — è solido; i dialoghi, le torture dettagliate e alcuni episodi miracolosi appartengono invece alla tradizione edificante.

MARTIROLOGIO ROMANO
Sancti Hadriani Martyris; cujus dies natalis quarto Nonas Martii recensetur, sed festivitas hac die, qua sacrum ejus corpus Romam translatum fuit, potissimum celebratur.

«San Adriano martire, il cui giorno natalizio è ricordato il quattro marzo; la sua festa tuttavia si celebra principalmente in questo giorno, nel quale il suo sacro corpo fu trasportato a Roma».

L’8 settembre, dunque, non sarebbe il giorno della morte, ma quello della traslazione delle reliquie a Roma. Il martirio era ricordato il 4 marzo. Testo del Martirologio⁠

Vita e martirio
Adriano sarebbe nato verso il 278 e avrebbe prestato servizio come ufficiale presso la corte imperiale di Nicomedia, l’odierna İzmit in Turchia. Le fonti lo pongono durante la grande persecuzione di Diocleziano e Massimiano, all’inizio del IV secolo.

Secondo la Passio, ventitré cristiani erano stati catturati e sottoposti a crudeli interrogatori. Adriano, incaricato di registrarne nomi e dichiarazioni, rimase colpito dalla loro fermezza. Domandò loro:

«Quale ricompensa attendete dal vostro Dio per sofferenze tanto terribili?»

Essi risposero richiamando san Paolo:

«Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore d’uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano»
(1 Cor 2,9).

Quelle parole non furono per Adriano una semplice spiegazione: furono una chiamata. Dichiarò pubblicamente:

«Annotate anche il mio nome, perché anch’io sono cristiano».

Non risulta che avesse ancora ricevuto il battesimo. La tradizione cristiana riconobbe perciò nel suo sangue il battesimo di desiderio e di martirio.

Fu immediatamente incatenato e rinchiuso insieme con coloro che fino a poco prima aveva sorvegliato.

Natalia, la sposa che conduce al Cielo

Adriano era sposato da poco con Natalia, segretamente cristiana. Quando apprese che il marito era stato imprigionato, dapprima credette che avesse commesso qualche delitto e pianse; ma, saputo che era stato arrestato perché si era dichiarato cristiano, indossò gli abiti della festa e corse al carcere.

La sua presenza è il tratto più bello della vicenda. Natalia non chiese ad Adriano di salvarsi né di pensare alla vita che avrebbero potuto ancora trascorrere insieme. Lo incoraggiò invece a non venir meno alla promessa fatta a Cristo:

«Beato te, mio signore Adriano, perché hai trovato il tesoro che non avevi ricevuto dai tuoi padri».

Quando Adriano ottenne temporaneamente il permesso di lasciare il carcere per avvertire la moglie dell’imminente esecuzione, Natalia, vedendolo tornare, temette che avesse rinnegato Cristo. Chiuse la porta e gli gridò che non avrebbe accolto un apostata. Soltanto quando seppe la verità lo abbracciò e lo accompagnò nuovamente dai compagni.

L’episodio è agiograficamente costruito, ma racchiude una concezione altissima del matrimonio: amare l’altro significa desiderare per lui non soltanto la sopravvivenza, ma la santità.

Il supplizio
La tradizione racconta che ai martiri furono spezzate sopra un’incudine le gambe e le braccia con pesanti martelli. Natalia sarebbe rimasta accanto al marito, sostenendolo nell’ora estrema e aiutandolo a porgere le membra ai carnefici.

Adriano morì probabilmente nel 306, a circa ventotto anni.

I corpi avrebbero dovuto essere bruciati, ma un violento temporale spense il fuoco. Un cristiano riuscì allora a trasportarli ad Argiropoli, presso Bisanzio. Natalia conservò una mano del marito e, dopo essere fuggita da Nicomedia per sottrarsi a un nuovo matrimonio, raggiunse il luogo dove riposavano i martiri. Morì poco tempo dopo presso la loro sepoltura.

Natalia non subì propriamente un’esecuzione; è tuttavia associata al martirio del marito perché ne condivise spiritualmente la prova e custodì le sue reliquie.

SEPOLTURA TRASLAZIONI E RELIQUIE
La prima sepoltura tradizionale è dunque collocata ad Argiropoli, sulla sponda europea del Bosforo.

Una parte eminente delle reliquie sarebbe stata successivamente trasferita a Roma. Papa Onorio I, intorno al 630, trasformò l’antica Curia del Senato romano nella chiesa di Sant’Adriano al Foro. Era un gesto simbolico formidabile: l’aula dalla quale un tempo erano state promulgate decisioni dell’Impero diventava il santuario di un ufficiale imperiale messo a morte per Cristo.

Negli anni Trenta del Novecento la chiesa fu sconsacrata e privata delle aggiunte medievali per ricostituire l’aspetto della Curia romana. Il titolo di Sant’Adriano sopravvive oggi nella chiesa romana di Santa Maria della Mercede e Sant’Adriano.

Altre reliquie attribuite al santo raggiunsero:

* Geraardsbergen, nelle Fiandre, dove nel XII secolo l’abbazia di San Pietro assunse il nome di Sant’Adriano e divenne un importante centro di pellegrinaggio; Abbazia di Sant’Adriano⁠
* il regno asturiano-leonese, dove Adriano e Natalia furono venerati congiuntamente;
* diversi monasteri della Spagna settentrionale.

Particolarmente notevole è la cassa reliquiaria romanica di Adriano e Natalia, realizzata a León tra il 1100 e il 1150, oggi all’Art Institute of Chicago. Le lamine d’argento mostrano la confessione di fede, il martirio sull’incudine e Natalia che porta con sé la mano dello sposo. (Cfr. Art Institute of Chicago⁠)

Non possiamo naturalmente certificare l’autenticità materiale delle diverse reliquie; possiamo però ricostruire con buona sicurezza la diffusione medievale del loro culto.

ETIMOLOGIA
Adriano, dal latino Hadrianus, significa propriamente:

«originario di Hadria» oppure «appartenente ad Hadria».

Hadria — identificata generalmente con l’odierna Adria nel Veneto — diede il nome anche al mare Adriatico. Il nome fu reso celebre dall’imperatore Publio Elio Adriano, ma il martire di Nicomedia lo trasformò, nella tradizione cristiana, da nome imperiale in nome battesimale.

PATRONATI
Sant’Adriano è invocato come patrono:

* dei soldati e delle guardie;
* degli agenti di custodia e dei carcerieri;
* dei fabbri e, per gli strumenti del supplizio, dei macellai;
* contro la peste e le epidemie;
* secondo alcune tradizioni, contro l’epilessia e la morte improvvisa.

ICONOGRAFIA
Nel Medioevo fu uno dei santi militari più venerati dell’Europa settentrionale, quasi al livello di san Giorgio.

È rappresentato come un giovane soldato romano, con:

* la spada e l’armatura;
* la palma del martirio;
* un’incudine, spesso posta ai suoi piedi;
* un martello o le membra spezzate;
* talvolta un leone, soprattutto nell’iconografia fiamminga;
* santa Natalia che lo conforta o custodisce la sua mano.

Fra le immagini più interessanti ricorderei il Sant’Adriano di Hans Holbein il Giovane, nel quale appare come un elegante cavaliere rinascimentale, e il distintivo medievale da pellegrino conservato al Walters Art Museum: Adriano vi compare sopra un leone, con martello e incudine. (Walters Art Museum⁠).

MEDITAZIONE
il coraggio ricevuto guardando gli altri
Adriano non si convertì dopo una lunga disputa teologica. Si convertì guardando degli uomini soffrire.

Conosceva certamente la forza militare, l’obbedienza imposta e la paura della pena. Ma nei cristiani vide una forza di natura diversa: uomini incatenati che possedevano una libertà sconosciuta ai loro giudici. Potevano spezzarne il corpo, ma non riuscivano a governarne la coscienza.

Adriano comprese allora che un uomo disposto a morire senza odio deve aver incontrato qualcosa di più grande della morte.

La sua conversione ci insegna che ogni cristiano è, anche senza saperlo, osservato. Talvolta la parola più convincente non è quella pronunciata, ma la maniera in cui attraversiamo una prova; non è ciò che diciamo della fede, ma ciò che la fede ci permette di sopportare senza diventare cattivi.

Ma Adriano non cammina da solo. Accanto a lui troviamo Natalia.

Ella avrebbe potuto considerare la conversione del marito una sciagura: dopo appena pochi mesi di matrimonio, Adriano sceglieva una strada che lo avrebbe condotto alla morte. Eppure Natalia comprese che il marito non le veniva sottratto: le veniva restituito trasformato, ormai destinato a una comunione che nessuna morte avrebbe potuto interrompere.

Qui il loro matrimonio raggiunge la sua verità più alta. Natalia non ama Adriano per trattenerlo; lo ama abbastanza da accompagnarlo fino alla porta del Cielo.

Non tutti siamo chiamati al martirio del sangue. Tutti, però, incontriamo momenti nei quali la fedeltà costa qualcosa: la reputazione, una convenienza, una sicurezza o una relazione diventata incompatibile con la verità. In quei momenti abbiamo bisogno sia del coraggio di Adriano sia della voce di Natalia: una voce che non ci lusinghi, ma ci ricordi chi abbiamo promesso di essere.

Adriano vide la fede incarnata nei martiri; Natalia custodì quella fede appena nata nel marito. La santità passa così da una persona all’altra, come una fiamma: i prigionieri la comunicarono ad Adriano, Adriano la rivelò a Natalia, Natalia la sostenne fino al sacrificio.

Nessuno giunge completamente solo alla santità.

PREGHIERA
+ O glorioso sant’Adriano,
che contemplando la fermezza dei martiri
riconoscesti la verità di Cristo
e non esitasti a farti annoverare tra loro,

ottienici una fede limpida e coraggiosa,
capace di vincere il rispetto umano
e di rimanere fedele nell’ora della prova.

Tu che fosti sostenuto dall’amore forte di Natalia,
proteggi gli sposi e le famiglie;
insegnaci ad amarci non per trattenerci,
ma per condurci reciprocamente verso Dio.

Custodisci i soldati, le guardie
e quanti sono chiamati a esercitare autorità;
fa’ che difendano il debole,
servano la giustizia
e non obbediscano mai all’iniquità.

Per la tua intercessione,
rendici testimoni credibili del Vangelo,
affinché anche altri, vedendo la nostra speranza,
possano trovare la strada che conduce a Cristo.

Sant’Adriano martire e santa Natalia, sposi fedeli, pregate per noi. Amen. +

VANGELO DI OGGI MARTEDÌ 8 SETTEMBRE 2026 NATIVITÀ DELLA BEATA VERGINE MARIA – FESTAColore Liturgico BiancoIl bambino che...
07/09/2026

VANGELO DI OGGI MARTEDÌ 8 SETTEMBRE 2026
NATIVITÀ DELLA BEATA VERGINE MARIA – FESTA
Colore Liturgico Bianco

Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 1,1-16.18-23

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Parola del Signore.

Il sogno di San Giuseppe. Opera di Domenico Guidi (1625–1701). Santa Maria della Vittoria a Roma.

VANGELO DI OGGI 7 SETTEMBRE 2026 LUNEDÌ DELLA XXIII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO PARI)Colore Liturgico VerdeOsser...
06/09/2026

VANGELO DI OGGI 7 SETTEMBRE 2026
LUNEDÌ DELLA XXIII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO PARI)
Colore Liturgico Verde

Osservavano per vedere se guariva in giorno di sabato. Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,6-11

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Parola del Signore.

Guarigione di un uomo con una mano paralizzata. Codice Hitda, Fol. 114. Biblioteca Universitaria e Statale di Darmstadt.

Indirizzo

Genova

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
Martedì 09:00 - 13:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
Giovedì 09:00 - 13:00
Venerdì 09:00 - 13:00
Sabato 09:00 - 13:00
Domenica 09:00 - 19:30

Telefono

+393715806853

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