07/06/2020
Carissimi Amici e Devoti, questo credo sia l’ultimo mio messaggio in qualità di Vice-postulatore della causa di Beatificazione della nostra consorella Francesca Teresa Rossi. Ci sono troppe cause e impegni che mettono in allarme e io sono anziano; ma il messaggio che voglio lasciarvi è sempre lo stesso, perché sempre è l’unico sicuro: il Santo Nome di Gesù!
Questo lo dico con maggior ragione e raccomandazione avendolo direttamente sperimentato nel flagello della pandemia che ci ha colpito.
Anche io sono andato a finire in questo vortice di sofferenza e incertezza, ma anche questo è servito per darmi un’esperienza diretta della potenza di questo Santo Nome di Gesù.
Lo scorso 15 aprile 2020, febbricitante, con tosse almeno già da due giorni, fui ricoverato al Pronto Soccorso dell’ospedale Galliera alle ore 16 del 19, per infezione da Sars Co V2.
Ricordo bene quei momenti: i militi dell’ambulanza tutti bardati dalla testa ai piedi, impossibile vederne il volto, giunto al Pronto Soccorso fui accolto nel pre-triage, allestito in un tendone militare.
E’ sera ormai, ma sono tanti i ricoverati come me e il mio turno arriva quando ormai è notte, tampone, analisi del sangue, accertamenti, radiografie, l’ossigeno e i rimbrotti, già perché ero agitato, molto agitato per lo sconcerto e la paura.
Ad un tratto mi si avvicinò un signore, non aveva il camice bianco, dunque immagino non fosse un medico e così a bruciapelo mi disse: “Guardi là!” - indicando la parete del tendone. Automaticamente guardai nella direzione indicata e vidi un’immagine come di una vetrata tutta offuscata e nebulosa. Ero talmente confuso, con la febbre e in uno stato di torpore e ci capivo poco - “Sa cos’é? La sua polmonite!” - e subito se ne andò.
Dopo poco, mi portarono in un reparto e in seguito in un altro. Per buona sorte, per le cure dei medici e le premure degli infermieri, ma io sono convinto, per grazie e misericordia di Dio, iniziò un miglioramento delle mie condizioni di salute.
Il 28 aprile finalmente, ricevetti la lettera di dimissione con la prescrizione dell’isolamento in quarantena fino al 13 maggio, con sorveglianza presso il mio domicilio.
Rientrato in convento e recluso come da ordine medico, finalmente mi rilassai e cominciai a riflettere e mi resi conto che, io ero stato GRAZIATO.
Nel convento di San Bernardino è situata l’infermeria dei Frati, mi trovavo da alcuni giorni colà per sottopormi ad accertamenti medici per un malanno che sto curando da tempo, proveniente dal convento di Porto Maurizio ad Imperia.
Allo scoppio della pandemia, non avevo fatto in tempo a completare l’iter di visite di controllo, in quanto tutti i medici ospedalieri vennero precettati per l'emergenza, compreso il medico che mi seguiva e io fui bloccato lì, senza poter più far ritorno al mio convento.
Da molto tempo presso l’infermeria dei Frati era ricoverato un mio confratello, afflitto da tanti malanni, infiniti dolori e purtroppo anche cure che non riuscivano nella loro efficacia.
Prima di cominciare a star male anche io, quasi ogni giorno lo andavo a trovare per un saluto augurale e per offrirgli qualche parola di conforto. In una di queste visite, credei opportuno, come religioso e sacerdote, esortarlo alla fiducia nell’intercessione dei Santi e della nostra cara consorella Francesca Teresa Rossi. Sapevo quanto il mio povero confratello soffrisse e dunque non sono sicuro che quel che mi rispose fosse frutto di una debolezza spirituale o della malattia che lo affliggeva - “Voglio cure, non preghiere di lassù!” - sul momento ci rimasi molto male e non aggiunsi altro, pregai tanto quello si, per il suo bene.
Quando tornai dall’ospedale chiesi di lui, e mi informarono che il confratello era stato ricoverato all’ospedale di Volti, purtroppo non tempestivamente come era accaduto a me, per sospetta infezione da CoronaVirus e lì era deceduto.
Mi informarono anche che altri due confratelli, che si erano ammalati prima di me quando ancora non si sapeva del coronavirus, erano morti.
A questo punto, ho dovuto farmi delle domande e darmi anche una spiegazione: “Perché loro sono morti e io no, che ero e sono il più vecchio e malandato di tutti?” - ed ecco la riposta che mi sono dato: “Io sono un graziato! Senza alcun merito! Solo la potenza del Santo Nome che invocai in quei terribili momenti di paura, mi ha salvato!” - di questo sono convinto.
Ecco allora miei cari amici, il mio ultimo messaggio per la Causa di beatificazione della nostra cara Francesca Teresa Rossi: attaccatevi sempre, in ogni situazione penosa al Nome Santissimo di Gesù, li troverete ogni pace e bene e anche la salute del corpo e dello spirito.
Benedicendo vi saluto, Francesca Teresa Rossi vi sia sempre di protezione col Suo Gesù. Pace e bene, fr. Riccardo Gemignani capp.
Genova, 6 giugno 2020