Appunti - dalla biografia della Serva di Dio

Appunti - dalla biografia della Serva di Dio Cari devoti della Serva di Dio Francesca Teresa Rossi, in questa pagine troverete settimanalmente nuovi contenuti per approfondirne la conoscienza.

23/12/2020

Cari Amici e Devoti,
fra poco arriverà il giorno tanto atteso: il Santo Natale!
Desidero formulare a voi tutti e alle vostre famiglie, l’augurio più sincero, affinché il Signore che nasce, porti i suoi doni più belli per voi che gli siete tanto cari.
Non dimenticate che Francesca Teresa Rossi veglia su di voi e intercede presso il Signore, affinché attraverso il Santissimo Nome di Gesù, ogni giusto desiderio di Bene, si realizzi. Stiamo uniti nella preghiera e sosteniamoci a vicenda. Pace e Bene. Fr. Riccardo

07/06/2020

Carissimi Amici e Devoti, questo credo sia l’ultimo mio messaggio in qualità di Vice-postulatore della causa di Beatificazione della nostra consorella Francesca Teresa Rossi. Ci sono troppe cause e impegni che mettono in allarme e io sono anziano; ma il messaggio che voglio lasciarvi è sempre lo stesso, perché sempre è l’unico sicuro: il Santo Nome di Gesù!
Questo lo dico con maggior ragione e raccomandazione avendolo direttamente sperimentato nel flagello della pandemia che ci ha colpito.
Anche io sono andato a finire in questo vortice di sofferenza e incertezza, ma anche questo è servito per darmi un’esperienza diretta della potenza di questo Santo Nome di Gesù.
Lo scorso 15 aprile 2020, febbricitante, con tosse almeno già da due giorni, fui ricoverato al Pronto Soccorso dell’ospedale Galliera alle ore 16 del 19, per infezione da Sars Co V2.
Ricordo bene quei momenti: i militi dell’ambulanza tutti bardati dalla testa ai piedi, impossibile vederne il volto, giunto al Pronto Soccorso fui accolto nel pre-triage, allestito in un tendone militare.
E’ sera ormai, ma sono tanti i ricoverati come me e il mio turno arriva quando ormai è notte, tampone, analisi del sangue, accertamenti, radiografie, l’ossigeno e i rimbrotti, già perché ero agitato, molto agitato per lo sconcerto e la paura.
Ad un tratto mi si avvicinò un signore, non aveva il camice bianco, dunque immagino non fosse un medico e così a bruciapelo mi disse: “Guardi là!” - indicando la parete del tendone. Automaticamente guardai nella direzione indicata e vidi un’immagine come di una vetrata tutta offuscata e nebulosa. Ero talmente confuso, con la febbre e in uno stato di torpore e ci capivo poco - “Sa cos’é? La sua polmonite!” - e subito se ne andò.
Dopo poco, mi portarono in un reparto e in seguito in un altro. Per buona sorte, per le cure dei medici e le premure degli infermieri, ma io sono convinto, per grazie e misericordia di Dio, iniziò un miglioramento delle mie condizioni di salute.
Il 28 aprile finalmente, ricevetti la lettera di dimissione con la prescrizione dell’isolamento in quarantena fino al 13 maggio, con sorveglianza presso il mio domicilio.
Rientrato in convento e recluso come da ordine medico, finalmente mi rilassai e cominciai a riflettere e mi resi conto che, io ero stato GRAZIATO.
Nel convento di San Bernardino è situata l’infermeria dei Frati, mi trovavo da alcuni giorni colà per sottopormi ad accertamenti medici per un malanno che sto curando da tempo, proveniente dal convento di Porto Maurizio ad Imperia.
Allo scoppio della pandemia, non avevo fatto in tempo a completare l’iter di visite di controllo, in quanto tutti i medici ospedalieri vennero precettati per l'emergenza, compreso il medico che mi seguiva e io fui bloccato lì, senza poter più far ritorno al mio convento.
Da molto tempo presso l’infermeria dei Frati era ricoverato un mio confratello, afflitto da tanti malanni, infiniti dolori e purtroppo anche cure che non riuscivano nella loro efficacia.
Prima di cominciare a star male anche io, quasi ogni giorno lo andavo a trovare per un saluto augurale e per offrirgli qualche parola di conforto. In una di queste visite, credei opportuno, come religioso e sacerdote, esortarlo alla fiducia nell’intercessione dei Santi e della nostra cara consorella Francesca Teresa Rossi. Sapevo quanto il mio povero confratello soffrisse e dunque non sono sicuro che quel che mi rispose fosse frutto di una debolezza spirituale o della malattia che lo affliggeva - “Voglio cure, non preghiere di lassù!” - sul momento ci rimasi molto male e non aggiunsi altro, pregai tanto quello si, per il suo bene.
Quando tornai dall’ospedale chiesi di lui, e mi informarono che il confratello era stato ricoverato all’ospedale di Volti, purtroppo non tempestivamente come era accaduto a me, per sospetta infezione da CoronaVirus e lì era deceduto.
Mi informarono anche che altri due confratelli, che si erano ammalati prima di me quando ancora non si sapeva del coronavirus, erano morti.
A questo punto, ho dovuto farmi delle domande e darmi anche una spiegazione: “Perché loro sono morti e io no, che ero e sono il più vecchio e malandato di tutti?” - ed ecco la riposta che mi sono dato: “Io sono un graziato! Senza alcun merito! Solo la potenza del Santo Nome che invocai in quei terribili momenti di paura, mi ha salvato!” - di questo sono convinto.
Ecco allora miei cari amici, il mio ultimo messaggio per la Causa di beatificazione della nostra cara Francesca Teresa Rossi: attaccatevi sempre, in ogni situazione penosa al Nome Santissimo di Gesù, li troverete ogni pace e bene e anche la salute del corpo e dello spirito.
Benedicendo vi saluto, Francesca Teresa Rossi vi sia sempre di protezione col Suo Gesù. Pace e bene, fr. Riccardo Gemignani capp.
Genova, 6 giugno 2020

21/03/2020

JHS
Pasqua di Risurrezione
Gesù è risorto dai morti
“Chi crede in me anche se muore vivrà
Io lo risusciterò nell’ultimo giorno”

Carissimi, eccomi a voi. Un malanno improvviso che sto ancora curando, mi ha costretto al silenzio, ma non vi ho dimenticato, anzi più che mai ho pensato e pregato per voi, imitando la nostra cara consorella Francesca Teresa Rossi, che affidava quanti le si rivolgevano alla potenza del Santissimo Nome di Gesù.
E’ proprio nel Nome di Gesù che la Chiesa si prepara e ci prepara alla festa della Santa Pasqua, se pur in questo momento di grande afflizione.
Oltre che il nostro appuntamento su questa pagina di Facebook, vi ricordo il sito internet di Francesca Teresa Rossi, dove potrete trovare altro materiale, come articoli di giornale e fotografie.
Quindi vi saluto e vi do appuntamento prossimamente, se avrete la pazienza di leggermi, per continuare insieme il racconto di alcuni episodi tratti della vita della nostra Consorella, allo scopo di trarre qualche spunto di devozione e riflessione che ci possa tornare utile per la nostra vita, nell’ottica di una maggiore adesione al progetto che il Signore ha pensato per ognuno di noi.
I Santi sono i veri furbi di questo mondo! Dunque miei Carissimi, per una volta facciamo i FURBI anche noi. Non lasciamoci rubare questa grande opportunità; ricordiamo che “la vera tristezza e il rimpianto più struggente sarebbe quello di non aver tentato di diventare santi”; l’ha detto Gesù: “Imparate da me che sono umile e mite di cuore”.

AUGURI, BUONA PASQUA! Pace e bene.
fr. Riccardo

12/07/2019

Cari Amici e Devoti, pace e bene.
Dopo la morte del suo confessore, Francesca Teresa si trova ancora una volta senza direttore spirituale e sempre di più si abbandona a Dio, seguendo con fedeltà l’itinerario di vita e di fede concordato col padre Garrone, curando la mamma e il papà, la piccola Marinin e la casa, non tralasciando mai il suo lavoro di sarta, la cura dei poveri del vicinato e la preghiera, costante e instancabile.
La giovane Marinin ebbe una parte molto importante nel processo canonico; fu a lei che chiesero quando e quanto Francesca Teresa si dedicasse alla preghiera.
La giovane raccontò che ogni giorno Francesca Teresa attendeva al suo lavoro di cucito ponendosi in controluce quando avrebbe potuto scegliere un punto della casa più luminoso e ne chiese spiegazione.
Questa le rispose che da quella posizione riusciva a vedere il tabernacolo della chiesa. Marinin non completamente persuasa della risposta, le fece notare che era impossibile vedere il Tabernacolo, sia per i muri della chiesa che ovviamente non ne potevano far scorgere l’interno e anche per la presenza dai palazzi che si ergevano davanti alla loro finestra. Francesca Teresa le aveva risposto candidamente che si sbagliava poiché lei lo vedeva benissimo il Tabernacolo e che non avvertiva alcun impedimento visivo.
Altra testimonianza della sua assiduità alla preghiera ci viene da uno “straccetto” di carta commerciale verde, molto usato e ripiegato recante una supplica scritta a mano, rivolta alla Misericordia Divina in riparazione delle offese e delle bestemmie.
Sempre la Marinin testimonierà la grande devozione di F. T. per il Santissimo Nome di Gesù. Affissa alla parete di casa era una immagine del monogramma J.H.S. davanti al quale si soffermava assiduamente in preghiera e al quale invitava gli ospiti della sua casa a rivolgersi con fiducia.
E non solo questa immagine aveva in casa, ma si premurava di portarla in tutti i luoghi di culto sparsi per Genova e, alle persone che aveva modo di incontrare raccomandava di affiggerla in casa, per ricordare costantemente la potenza del Santissimo Nome di Gesù.
Altra importante devozione fu quella a Gesù Bambino di cui vi dirò in occasione del nostro prossimo appuntamento.
Il Signore vi benedica e vi dia pace. Fr. Riccardo.

05/07/2019

Cari Amici e Devoti,
con nel cuore il ricordo e la preghiera per il caro padre Andrea che ci ha lasciati così d’improvviso, torno a voi per continuare a raccontare alcuni episodi tratti dalla vita della nostra consorella Francesca Teresa Rossi.
Come sicuramente ricorderete, monsignor Magnasco suo primo confessore, divenuto vescovo di Genova e moltiplicati gli impegni ecclesiali si preoccupò di affidarne la cura spirituale ad un sacerdote che godeva della sua massima fiducia: il Servita padre Agostino Garrone, di cui vi ho già descritto le virtù e che all’epoca era quarantenne.
Come ricorderete Francesca Teresa, aveva avuto dal nuovo direttore spirituale il divieto di raccontare ad altri che non fosse lui stesso, le sue esperienze ultraterrene, dopo che lei stessa lo aveva reso partecipe della visione della sua futura missione di propagatrice della devozione al Santissimo Nome di Gesù.
Non ci è dato sapere le ragioni per cui il santo e illuminato padre Garrone impose il silenzio, possiamo escludere però che lo fece per mancanza di fiducia.
Francesca Teresa era contenta del suo nuovo confessore e ne seguiva perfettamente le indicazioni.
Un giorno d’improvviso il povero padre Garrone fu colto da un malanno, e anche qui nei processi non si fa menzione di quale tipo di male si trattasse, sappiamo solo che Francesca Teresa fu assidua al suo capezzale con soccorsi e preghiere. Un giorno mentre F. T. si trovava presso la chiesa di Sant’Ambrogio raccolta in preghiera davanti all’immagine del Sacro Cuore di Gesù udì una voce che la invitava a riferire un messaggio a padre Garrone: doveva prepararsi perché le sue sofferenze di lì a due giorni sarebbero finite.
Francesca Teresa riferito il messaggio al destinatario si sentì rispondere: “Ho capito, voglio subito confessarmi” e così dicendo in tutta furia si alzò dal suo letto di sofferenza e sotto gli occhi esterrefatti degli astanti, si precipitò dal suo confessore.
Potete immaginare cosa successe: due giorni dopo, padre Garrone spirò.
Dunque Padre Garrone anche in quella circostanza non ebbe dubbi, Gesù si era servito ancora una volta di Francesca Teresa Rossi per tramettergli un messaggio e, fino all’ultimo suo respiro continuò incessantemente ad implorare il perdono della sua diretta: “Ho sbagliato, ho sbagliato, mi perdoni Teresa!”
Possiamo ipotizzare che padre Garrone in quel momento estremo si fosse pentito di aver imposto a Francesca Teresa il silenzio sulle sue esperienze spirituali, ma non riuscì a scioglierla ufficialmente dal divieto, tanto che F. T. addolorata, se ne sentì ancora legata e mantenne il silenzio ancora per sedici anni.
Vi saluto e benedico cari Amici. Pace e bene il Signore sia il vostro sostegno. Fr. Riccardo

13/06/2019

Ben trovati cari Amici e Devoti, mi scuso per il ritardo e inizio questa nostra breve chiacchierata invitandovi, se non lo avete già fatto, a leggere “Gaudete et Exsultate” l’esortazione apostolica del Santo Padre Francesco, che ci parla della chiamata alla santità nel mondo contemporaneo (testo che ho pubblicato integralmente anche sul sito dedicato alla nostra cara consorella Francesca Teresa Rossi). Dopo averla letta, costaterete come sia facile trovare il parallelo con la vita della nostra cara consorella: la spiritualità vissuta nel quotidiano e l’offerta della propria vita per il benessere spirituale e corporale dell’umanità.
E ora riprendo a raccontare gli episodi salienti della vita della nostra F. T. R.
E’ nota la devozione speciale di F. T. per la Madre di Gesù. Un giorno mentre era impegnata nelle pulizie di casa, le scivolò nell’acquaio l’anello che da anni portava al dito. Quel monile era molto caro a Francesca poiché recava impressa l’effige della Vergine Maria. Trovandosi sola e non sapendo come recuperare l’anello nella tubatura, ne rimase a tal punto addolorata da arrivare a pensare che l’evento potesse essere una dimostrazione di disgusto nei suoi confronti, da parte della Regina del Cielo e si abbandonò ad un pianto disperato. Ma ecco che nel mentre udì bussare alla porta di casa: sull’uscio vi era una giovane donna bruna che le chiedeva qualcosa da mangiare. Francesca se ne meravigliò molto, poiché il suo palazzo mostrava chiari i segni di povertà dei suoi abitanti, ciò non di meno corse in cucina e prese il pane fresco appena comprato, e glielo diede. Nel frattempo rincasò mamma Maria e anche a lei la sconosciuta chiese se poteva farle la ca**tà di regalarle un paio di scarpe. Mamma Maria fece cenno alla figlia di accontentarla. Francesca Teresa porse alla povera donna le sue scarpe appena risuolatele e promise che di li a qualche giorno sarebbe andata a trovarla a casa sua per portarle qualche altra cosa in dono. La giovane ringraziò le due donne e nell’andarsene disse a mamma Maria di ritenersi fortunata di avere una figlia così buona e augurando a F. T. tanto bene, disse che abitava nella ca****la di Nostra Signora del Monte. Dopo qualche giorno F. Teresa decise di andare a trovarla: si inerpicò alla volta del santuario e ad ogni stazione della via crucis cercava negli anfratti il rifugio di fortuna della povera donna. Non trovandolo, chiese alle persone del posto se la conoscessero, ma alle risposte negative, ritenendo di aver capito male l’indirizzo, raggiunta la chiesa si soffermò a pregare giù nella cappelletta prima di far ritorno a casa, e fu proprio lì che, alzando gli occhi, vide la donna sconosciuta, o meglio riconobbe nella pala d’altare la donna a cui aveva fatto la ca**tà.
Qualche giorno dopo, F. Teresa sognò la Vergine Maria che, con gesto affettuoso le porgeva il Bambino che teneva tra le braccia, il quale protendendosi verso di lei, la baciò sulla guancia.
Al risveglio mamma Maria le domandò preoccupata come avesse fatto a bruciarsi in viso.
Francesca confusa si guardò allo specchio e vide il segno del bacio di Gesù; segno che le rimase sulla guancia per mesi, come testimoniarono molte persone al processo canonico.
Pace e bene, care sorelle e fratelli in Cristo, spero di ritrovarvi sempre più numerosi e devoti al nostro prossimo appuntamento.

31/05/2019

Pace e bene, cari Amici e Devoti,
riprendo dal punto in cui ci siamo lasciati la scorsa settimana e precisamente completando la descrizione dalla visione del cuore di Gesù con la scritta Jesus al centro.
La figura era maestosa e l’atmosfera percepita da F. Teresa era di indicibile serenità. Davanti a Gesù, si muovevano altre figure che gli rendevano omaggio, chinandosi: tra i tanti angeli e santi adoranti, Francesca Teresa riconobbe San Francesco d’Assisi con le stimmate ben visibili; ma l’entità soprannaturale che attirò maggiormente la sua attenzione fu quella di un personaggio vestito sfarzosamente. Francesca Teresa non lo riconobbe e fu il Signore a precisarle il nome: “E’ Ignazio, colui che tanto onorò il mio Nome e lo fece onorare dai suoi figli”.
Con queste parole pronunciate dal Signore, si chiuse la visione. Francesca Teresa corse da padre Garrone e gli raccontò tutto.
Il suo direttore spirituale, ascoltato il suo racconto, rinnovò ancora una volta il suo consiglio di non rivelare ad alcuno quello che aveva visto.
Francesca Teresa sebbene già sentisse un amore particolare al SS. Nome e fosse convinta che quella visione di fatto racchiudesse la missione che il Signore desiderava affidarle di farla propagatrice del culto del Santissimo Nome di Gesù, accettò la decisione del suo confessore di tacere.
Pace e bene cari Amici e Devoti, appuntamento alla prossima settimana, il Signore vi benedica.

26/05/2019

Ben ritrovati cari Amici e Devoti.
Francesca Teresa dunque, accoglie in casa la piccola Marinin amandola come una figlia e custodendola come un dono prezioso ricevuto dal Signore. Naturalmente il fatto che una donna sola potesse avere una figlia, non passò inosservato e alcune voci malevole cominciarono a girare per il quartiere. I testimoni al processo canonico diranno di non aver mai sentito F. T. giustificarsi rispetto a questo fatto, conservando sempre la serenità.
Ma lasciamo nuovamente la vita pratica di Francesca Teresa e della sua Marinin, per tornare al 1879 ed esattamente il primo venerdì di settembre.
Nella Chiesa del Rimedio di via Giulia, si stava celebrando la festa del Sacro Cuore di Gesù e il Canonico Ansaldo nella sua omelia stava esortando i fedeli presenti ad assumersi l’impegno di riparare con preghiere e sacrifici, alle offese perpetrate contro il cuore Santo e per la conversione di chi fosse macchiato di tale misfatto.
Ascoltando quell’invito F. Teresa si sentì coinvolta in prima persona, ed avvertì ancora una volta la voce del Signore che le diceva di recarsi dal vescovo Gaetano Alimonda e riferirgli di celebrare per trenta giorni una messa in onore del Santissimo Nome di Gesù.
Possiamo immaginare l’animo di Francesca Teresa per quella richiesta, lei donna umile, doveva recarsi dal vescovo e riferirgli il messaggio che il Signore le aveva affidato. Il prelato certamente l’avrebbe presa per pazza e probabilmente non l’avrebbe neppure ricevuta. Non sapendo come fare, in prima battuta, si rivolse al suo padre spirituale, il quale inaspettatamente le disse di aspettare a riferire al vescovo il messaggio ricevuto.
Teresa considerò la richiesta del suo direttore spirituale una prova per la sua ubbidienza e accettò il consiglio di Padre Garrone.
Trascorsero così undici giorni, nei quali F. Teresa continuò a invocare incessantemente il Signore, affinché le confermasse quello che dovesse fare. Mentre si trovava in preghiera per l’adorazione delle quarant’ore nella Chiesa dei Servi di via Madre di Dio, all’improvviso vide l’Ostia Santa ingrandirsi e al centro apparire chiaramente visibile la figura di Gesù con il Cuore esposto sul petto come nelle immagini che ritraggono il Sacro Cuore ma, anziché circondato da spine, ben evidenziata al centro la scritta latina JESUS.
Mentre stupita ed emozionata cercava di darsi una spiegazione, sentì ancora una volta la voce del Signore che le diceva: ”Perché il mio Nome mi sta tanto a Cuore. Và dal tuo confessore e raccontagli tutto quello che hai veduto”.
Vi saluto e benedico cari amici, appuntamento alla prossima settimana. Pace e bene.

Indirizzo

Chiesa Di Santa Caterina In Portoria/Viale IV Novembre 5/Genova
Genova
16100

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