Questo Luogo è stato: austero palazzo di una delle famiglie più influenti nella società genovese del 1200; umile casa di un formaggiaio; nel 1462 tardogotica chiesa costruita dalle Povere di San Silvestro (monache agostiniane) non ancora importanti sul panorama cittadino; ricca e fastosa chiesa barocca nel XVII; caserma delle guardie di città nel XIX dopo la chiusura del convento; sede nel period
o fascista dell’Opera nazionale maternità e infanzia. Alla fine degli anni Ottanta si erano avviati consistenti lavori di sgombero delle macerie della guerra: fino ad allora, la collina in rovina aveva caratterizzato la vita e l’immaginario dei suoi abitanti. Nel 1992 Comune di Genova e Comunità Economica Europea finanziarono il progetto Civis Sistema, per un importo di 7 milioni di ECU. Iniziò così la messa in sicurezza delle strutture pericolanti di Santa Maria in Passione, la protezione dei resti con coperture e la ricostruzione della parte affacciata su via di Mascherona, adibita a sede dell’Osservatorio Civis, che avrebbe custodito le chiavi della zona recintata, curandone anche la pulizia e l’ordinaria manutenzione e consentendone l’occasionale accesso al pubblico. Prima l’interruzione dei lavori nel 1997 e successivamente nel 2007 lo smantellamento dell’Osservatorio, sostituito da nuovi organismi collocati altrove, condannarono il sito al completo abbandono e l’ex convento tornò alla sua clausura. A separare il convento dalla Facoltà di Architettura pesava una squallida rugginosa ed eternamente provvisoria barriera in tubi innocenti, rete metallica e filo spinato. Recinzione del cantiere che chiudeva piazza San Silvestro precludendo, oltre l’accesso al complesso archeologico, anche parte della viabilità storica. Il 15 marzo del 2012 questo confine viene smontato, in pieno orario accademico da alcuni studenti, senza alcuna autorizzazione. Un gesto giusto, anche se illegale. Fu questo l’atto concreto che permise d’immaginare una nuova apertura del complesso archeologico, il 5 ottobre 2014.