Padre Antonio Gentili: preghiera del cuore e meditazione

Padre Antonio Gentili: preghiera del cuore e meditazione Sito di informazione per i partecipanti alle meditazioni e ai momenti di contemplazione e preghiera del cuore introdotti da Padre Antonio Gentili barnabita.

15/03/2026

Omelia di stasera di Pa dre Antonio Gentili

Prima domenica di Quaresima – Anno A Il Vaticano II insegna che “il peccato è una diminuzione dell’uomo stesso”. Da un l...
22/02/2026

Prima domenica di Quaresima – Anno A
Il Vaticano II insegna che “il peccato è una diminuzione dell’uomo stesso”. Da un lato noi sperimentiamo la nostra sublime vocazione e dal lato opposto sperimentiamo la nostra profonda miseria, che rende deforme la somiglianza con Dio (Gaudium et spes, 13).
Pascal a sua volta ci insegna che l’“uomo va infinitamente al di là dell’uomo”, trascende sé stesso nella proiezione verso un “Oltre” che avrà in Paradiso – questo è almeno il nostro desiderio – il suo compimento. Sorella Maria di Campello sul Clitunno comunicava il decesso delle sue consorelle dicendo appunto che erano andate oltre… La morte non è una fine – “vita mutatur, non tòllitur”, recita l’antico prefazio – ma costituisce un andare verso l’Oltre eterno, consegnandosi all’abbraccio divino, o se si preferisce all’abbraccio materno di Maria, come si legge del dantesco Bonconte da Montefeltro: “Nel nome di Maria finii…” e come chiediamo nel Rosario: “prega per noi … nell’ora della nostra morte”. Un’antifona mariana invoca Maria: “Tu nos ab Hoste pròtege et mortis hora sùscipe; proteggici dal Nemico e accoglici nell’ora della morte”.
Non dobbiamo nuovamente dimenticare Pascal, là dove afferma che “l’uomo va infinitamente al di là dell’uomo”. “Non fatevi minori alla vostra vocazione”, ci ricorderebbe sant’Antonio Maria. Egli – ordinato sacerdote il 20 febbraio 1529 – parla infatti dell’“istinto naturale” definito anche “istinto dello Spirito”. Non vuole che si abbia a guastarlo, mentre ci sollecita a seguirlo assecondandone gli impulsi e non facendoci minori rispetto alla vocazione alla quale siamo stati chiamati. Solo a questa condizione – aggiunge – possiamo considerarci eredi e figli legittimi dei nostri padri e di santi grandi… Simile istinto fa tutto ciò che può!
Offenderebbe il nostro amato Padre, e prima ancora la nostra dignità, trincerarsi nel “son fatto/a così”! E delude pure le nostre attese, visto che i primi a farne le spese siamo noi stessi. E poiché è universale la chiamata alla santità, ossia alla perfezione cristiana, non dimentichiamo che i santi sono considerati dei veri atleti… dello spirito. …Meglio ancora se siamo atleti anche secondo la carne, come si esprimerebbe san Paolo!
Propositi per la Quaresima - Per la preghiera
Collegarci ogni giorno con Gesù nel deserto, attraverso un tempo di preghiera silenziosa. Concludere con il Padre nostro, non senza la presa di coscienza delle “tentazioni” che ci mettono alla prova e che desideriamo superare. Una Quaresima senza dolci è già un record! La salute ne beneficia. Ricordate lo schema che vi diedi gli anni scorsi (Valori e Bisogni).
A mensa (sempre collegandoci con Gesù e il suo digiuno sorretto dalla preghiera…). Osservarsi mentre si mangia (importanza di un pasto in silenzio, senz’altro il venerdì). Ricordare:
1. Prima digéstio fit in ore; La prima digestione avviene già in bocca, dove gustiamo i cibi, accogliendone il meglio! Evitare di mangiare “a imbuto”.
2. La salute vien mangiando. Il meglio dei cibi, le sostanze più nutrienti passano per il palato e, se i cibi sono “sani”, si rivelano salutari/apportatori di salute. La “benattia” esclude la “malattia”!
3. I processi digestivo-assimilativi vengono facilitati e favoriti da una consapevole masticazione che avvia il processo di assimilazione. Ricordare il Decalogo a mensa.
4. Non bere più acqua una mezz’ora prima della refezione e neppure bere molta acqua durante i pasti, per non diluire eccessivamente i succhi gastrici impegnati nel metabolizzare le vivande.
5. Utile una boccata d’olio un quarto d’ora ante pranzo o cena. Anche lo stomaco va “accarezzato”.

Auguroni da Padre Antonio Gentili A Natale Dio compie un gestoche ha il saporedella follia e dell’amore:non trattiene nu...
27/12/2025

Auguroni da Padre Antonio Gentili

A Natale Dio compie un gesto
che ha il sapore
della follia e dell’amore:
non trattiene nulla per sé, si affida.
Si fa bambino, si mette nelle mani dell’uomo,
come a dire: mi fido così tanto di te
da consegnarmi alla tua fragilità.
È una follia che comunica dell’amore vero,
quella stessa follia che san Francesco
ha intuito e vissuto:
spogliarsi, fidarsi, consegnarsi,
credere che la tenerezza sia più forte
di ogni potere.

Francesco lo aveva compreso:
solo chi ama davvero osa fidarsi,
solo di chi si fida fino in fondo
accetta di diventare piccolo
e così il Natale diventa punto di incontro:
Dio che si affida all’uomo
e l’uomo che davanti a un Dio bambino
ritrova il coraggio di affidarsi a Dio.

Che questo Natale
ci renda un po’ folli per Dio,
come Francesco:
abbastanza innamorati da fidarci,
abbastanza liberi da affidarci,
abbastanza umani da accogliere un Dio
che sceglie le nostre mani
per salvare il mondo.
(Eremo del silenzio)

All’Epifania
I Magi, i santi più nostri

Eran partiti da terre lontane:
in carovane di quanti e da dove?
Sempre difficile il punto d’avvio,
contare il numero è sempre impossibile.

Lasciarono case e beni e certezze,
gente mai sazia dei loro possessi,
gente più grande, delusa, inquieta:
dalla Scrittura chiamati sapienti.

Le notti che hanno vegliato da soli,
scrutando il corso del tempo insondabile,
seguendo astri, fissando gli abissi
fino a bruciarsi gli occhi del cuore!

Naufraghi sempre in questo infinito,
eppure sempre a tentare, a chiedere,
dietro la stella che appare e dispare,
lungo un cammino sempre imprevisto.

Magi, voi siete i santi più nostri,
i pellegrini del cielo, gli eletti,
l’anima eterna dell’uomo che cerca,
cui solo Iddio è luce e mistero.

(David. M. Turoldo)

Cari "cospiratori",godo nel trasmettervi questa scheda, frutto della mia biennale frequentazione della Facoltà di Mariol...
07/12/2025

Cari "cospiratori",
godo nel trasmettervi questa scheda, frutto della mia biennale frequentazione della Facoltà di Mariologia in Roma, quando studiavo teologia.
Vi auguro quindi "buona festa",
p. Antonio

L’Immacolata Concezione
Il titolo della solennità che stiamo celebrando, riprende le parole con cui la Vergine Maria si rivelò a santa Bernadette il 16 luglio 1858, mentre quattro anni prima Pio IX aveva definito il dogma dell’Immacolata Concezione, definizione caldamente raccomandatagli dal cardinale barnabita Luigi Lambruschini. Maria non tardò a esprimere il proprio apprezzamento, inaugurando la più celebre delle “mariofanie”. Nell’ultima apparizione a Lourdes Maria sciolse per così dire la riserva e affermò: “Io sono l’Immacolata Concezione”, come se avesse voluto dire: “Io, unica fra le creature umane, sono stata concepita da Gioacchino e Anna, eccezionalmente immune dal retaggio originario ereditato da ogni essere umano e testimoniato dal Salmo 50/51 che recita: “Mia madre mi ha concepito contrassegnato dal marchio – potremmo dire: dalla ferita – del peccato”.
Dire “immacolata concezione o concepimento” è come esprimere in negativo ciò che in positivo suona “panaghìa; piena di grazia” (come, tra l’altro, ripetiamo nell’Ave Maria).
A spiegare simile concepimento straordinario da parte dei genitori di Maria di Nazareth, i Vangeli apocrifi narrano della sterilità di Anna e delle fervide preghiere elevate insieme al consorte Gioacchino, perché Dio accordasse loro la grazia di una nuova creatura. Consapevoli della straordinarietà dell’evento vista la loro età avanzata, i due genitori, una volta esauditi, consegnarono al Tempio la loro creatura all’età di tre anni, quando venne accolta dal sacerdote, che la benedisse esclamando: “Il Signore ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni”. Maria riprenderà queste parole nel suo inno.
Compiuti i 12 anni, Maria considerata maggiorenne, fu accolta, quale sua sposa, da Giuseppe. Reso infatti consapevole, attraverso un sogno, della vocazione di Maria, futura madre del Salvatore, Giuseppe la prese con sé quale sposa, testimone a un tempo della verginità di Maria e dell’origine divina maternità del Figlio che portava nel grembo, lo stesso Verbo fattosi Uomo “per opera dello Spirto santo”, come recita il Credo.
L’angelo Gabriele, annunciandole questo evento, offre a Maria come segno del suo adempimento il parto. Il Verbo da lei concepito sarebbe “nato santo” (*), a differenza delle creature umane, concepite peccatrici e come tali nate (Sal 50/51). Di tale concepimento segnato dal peccato era già stata avvertita Eva da parte di Dio, quando le disse: “Con dolore partorirai figli” (Gen 3,16). Diversa l’esperienza di Maria, alla quale l’arcangelo Gabriele annuncia il grande evento dell’Incarnazione, dicendole che Colui che concepirà verginalmente nel suo grembo, sarebbe “nato santo”. L’espressione “nascere santo” che ritroviamo nel Vangelo (Lc 1,35) è del tutto inusuale nel nostro linguaggio e se Luca la registra è per sottolineare l’eccezionalità del parto di Maria, che peraltro e di conseguenza non rivestì nulla di traumatico. A differenza della creatura umana concepita con la macchia dal peccato (cf Sal 50,7: “Nella colpa sono nato, nel peccato mi ha concepito mia madre”), quando partorì, Maria ebbe la controprova della divina maternità, e se all’annuncio dell’Angelo venne interpellata la sua fede, all’atto del parto ne ebbe la conferma. Lo possiamo facilmente ricavare dalla descrizione che del parto di Maria ci offre l’Evangelista Luca. A dispetto dell’eccezionalità con cui avvenne, tutto ci fa ritenere che un simile evento non abbia registrato nulla di traumatico. È la stessa Vergine ad accogliere il Figlio e adagiarlo nella mangiatoia, quindi nel retro dell’abitazione, non essendo opportuno che partorisse nella sala che accoglieva i famigliari e gli ospiti e alle cui spalle si trovava la stalla, a un tempo dimora notturna condivisa con gli animali (Lc 2,7. La traduzione “non c’era posto nell’alloggio” è quantomeno imprecisa!).
Mentre l’Assunzione, altrimenti detta della Dormizione di Maria, si può ritenere accolta e celebrata fin dall’antichità e ben prima che Pio XII ne proclamasse il dogma (1 XI 1950), la definizione del suo immacolato concepimento faticò ad essere accolta – favorevoli i Francescani e contrari i Domenicani a motivo del Peccato originale contratto da tutte le creature. Il Concilio Vaticano II, che ha dedicato a Maria e al suo rapporto con la Chiesa un’intera sezione della Costituzione dogmatica Lumen Gentium (III, 434-445), le riconosce i titoli di “Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice; titoli cui Paolo VI aggiunse quello di “Madre della Chiesa” (Post scriptum apposto dal papa Paolo VI). Questi titoli si arricchiscono, oltre a quello di Immacolata, di altre due qualifiche che bene inquadrano figura e missione di Maria: Sponsa Trinitatis o Compendium Trinitatis. E poiché Maria viene a costituirne la quarta realtà in quanto Madre del Verbo incarnato, si parla della Quaternità divina. Abbiamo quindi una riformulazione degli “attori”: Il Padre invia il suo Spirito a Maria che di conseguenza concepisce il Verbo a Lui coeterno e ora fattosi uomo.
Una breve sintesi di ciò che significa Maria nel piano della salvezza, ci viene offerta da una recente pubblicazione a più mani, dove si traccia un indovinatissimo quanto essenziale profilo della Vergine nel piano della salvezza: “Il carattere profetico dell’annuncio a Maria colloca lei e la sua chiamata nell’ampio contesto della storia della salvezza. Mentre i profeti proclamano la parola di Dio al popolo di Israele e al mondo, Maria dà la carne alla parola di Dio per lo stesso mondo. Ma Maria fa ancora di più. Nel ruolo di profetessa e di discepola ideale, Maria fa anche nascere spiritualmente la parola di Dio. Maria è modello di santità per tutti i discepoli, che sono a loro volta chiamati a lasciare che la parola di Dio cresca nei loro cuori prima di farla nascere spiritualmente nella forma dell’amore per tutta la creazione di Dio, con tutta la gioia e il dolore che questo comporta” (AA. VV., Commentario biblico per il secolo XXI, Queriniana, 2025, pag. 1307).
________
(*) Il testo greco e di conseguenza quello latino recita alla lettera: “Colui che nascerà santo” e non “Colui che nascerà sarà santo” Questo “sarà” va cancellato nelle nostre Bibbie, perché ci impedisce di coglie l’eccezionalità del parto di Maria! E poiché le Bibbie sono corredate da note (quantomeno essenziali) non si vede la ragione di modificare il testo uscito dalla penna dell’evangelista, che godette di informazioni di primissima mano nella ricostruzione degli eventi concernenti Maria.

p. Antonio,

23 novembre 2023 Solennità di Cristo Re - Omelia di padre GentiliCristo REL’odierna solennità di Cristo Re venne istitui...
24/11/2025

23 novembre 2023 Solennità di Cristo Re - Omelia di padre Gentili
Cristo RE

L’odierna solennità di Cristo Re venne istituita da Pio XI nel 1925. Inizialmente la si celebrava l’ultima domenica di ottobre, per poi essere spostata significativamente alla fine dell’Anno liturgico.

Gli esiti delle utopie nazi-fasciste che rivendicavano il dominio quantomeno europeo, della razza ariana, sfociarono nelle guerre più sanguinose che la storia conosca e che devastarono il pianeta. Il numero totale delle vittime della Prima guerra mondiale (1914-1918) fu di 18 milioni di morti, mentre i feriti assommarono a 23 milioni; cifre che si raddoppiarono nella Seconda guerra mondiale (1939-1945), quando tra morti e feriti si raggiunsero 60 milioni, a cui vanno tristemente aggiunti anche oltre 20 milioni nel dopoguerra. Una carneficina che è sotto i nostri occhi e non ha tregua…

In merito alla solennità che stiamo festeggiando, il Papa affermava autorevolmente che soltanto Cristo – Principe della pace – può rivendicare una signoria universale sul mondo e in esso sulla Chiesa che, unica tra le istituzioni umane, diffusasi progressivamente nel Pianeta lungo il succedersi dei secoli, vanta ormai un’estensione planetaria e annuncia il messaggio della pace. “Amore, pace e gioia” costituiscono una trilogia che Gesù ha consegnato alla Chiesa perché se ne faccia testimone e paladina. E poiché siamo negli anni che ricordano l’800esimo centenario della vita di san Francesco e del suo messaggio, è spontaneo rifarci al testamento che egli redasse e dove si legge: «il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: “Il Signore ti dia pace”» (FF 121).

La regalità di Cristo che si esprime nella Chiesa e che è aperta sul mondo, ha la sua espressione più eloquente quando il popolo di Dio si raccoglie intorno alla mensa eucaristica, che Gesù ha istituito come manifestazione concreta della sua regalità attraverso i secoli.
Il popolo di Dio che della signoria di Cristo è testimone, vanta un triplice carattere: è sacerdotale, profetico e regale. Sacerdotale perché ha nella Cena eucaristica la sua compiuta espressione. È profetico in quanto professa e testimonia la fede in Cristo, nato dalla Vergine Maria, crocifisso e vittorioso sulla morte. Ed è sacerdotale, poiché attualizza nei secoli il gesto della Cena Pasquale, che anticipa il banchetto celeste: “Beati gli invitati alla mènsa dell’Agnello”, come suona il richiamo liturgico alla Comunione eucaristica.


La Chiesa testimonia l’attualità perenne del Regno di Dio in divenire, attraverso tutte le sue espressioni, liturgiche e sacramentali, non meno che attraverso la “caritas” evangelica e l’esercizio delle virtù, come risplende nei santi e nelle santi, di cui la Chiesa – così Manzoni nell’inno delle Pentecoste è madre che li genera nel suo grembo!


A questo punto sorge un interrogativo: che ne è concretamente del Regno di Dio su questa Terra? In altri termini – così si domandava padre Semeria, oltre un secolo fa, nel 1906 – «È cristiano oggi il mondo?». E rispondeva, tra realismo e ottimismo: «No: ma deve diventarlo; ma lo diventa sempre». E aggiungeva: «Oh le piccinerie cristiane di quei che credono il Vangelo attuato o in loro stessi o in un piccolo loro gruppo. Essi sono i veri negatori della divinità di Cristo!».
Noteremo tra parentesi, rifacendoci alla prossima solennità dell’Immacolata Concezione, che, in parallelo alla regalità di Cristo, la Chiesa celebra la regalità di Maria, inizialmente il 31 maggio e, con il Vaticano II, il 22 agosto, nell’ottava dell’Assunzione.

Cari fratelli e sorelle, faccio seguire un'Omelia per la solennità della nostra Madonna della Divina Provvidenza.In comu...
16/11/2025

Cari fratelli e sorelle, faccio seguire un'Omelia per la solennità della nostra Madonna della Divina Provvidenza.

In comunione,
p. Antonio Gentili

Solennità della Madonna della Divina Provvidenza
Barnabiti, Angeliche e laici di san Paolo festeggiano il sabato precedente la III domenica di Avvento, la Vergine Maria con il titolo di Madre della Divina Provvidenza. Questo titolo rimanda a Maria Mediatrice. Lo approfondiamo in base all’insegnamento della Chiesa.
Prendiamo le mosse dal Vaticano II, quando afferma che la Chiesa è corredata a un tempo di doni "gerarchici e carismatici" (Ad Gentes, 4/1095. Notare la "e"). Qui è di rigore rifarci all'insegnamento di Romano Guardini sul principio della polarità, che regge tutti gli aspetti della vita umana e divina: basti pensare al nostro Dio "Uni-Trino".
Una delle polarità vede interagire i mistici e gli scribi. Pascal ci parla delle diverse "ragioni" della mente e del cuore. Soltanto queste ultime sono in grado di penetrare i "misteri". Gli scribi seguono il linguaggio "sillogistico". I mistici, all'opposto, incarnano il linguaggio bene espresso dall'aforisma: "mystica, mystice", ossia le realtà mistiche vanno trattate/esposte misticamente, per via di intuizione.
In merito alla “mediazione”, vale rifarci all'insegnamento di von Balthasar sulla Chiesa a un tempo Petrina e Mariana! Quando si tratta della Vergine Maria, per dire cose sensate dobbiamo attingere al linguaggio mistico, il quale usa o può usare espressioni che alle volte "urtano" contro la razionalità scolastica, come appunto nel caso di Maria e dei titoli che ne accompagnano, a cominciare da "mediatrice" o "corredentrice", la singolare figura.
I difensori d'ufficio della singolarità irrepetibile di Cristo sembrano ignorare che Egli non ha bisogno di garanti della sua esclusività!!! Tantomeno si offende se vede attribuiti alla Madre titoli che gli competono in modo primario, ma non esclusivo! Inclusivismo ed esclusivismo rientrano nella dialettica di ogni realtà; sono come le due facce della medaglia.
Il Vaticano II riconosce a Maria, tra diversi titoli, quello di Mediatrice e afferma perentoriamente che “l’unica mediazione del Redentore non esclude, ma suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un’unica fonte” (Lumen Gentium, 62; 436-437).

Dedicazione della Basilica Lateranense Oggi ricorre la festa della dedicazione della Basilica del Laterano, in Roma. L’i...
09/11/2025

Dedicazione della Basilica Lateranense
Oggi ricorre la festa della dedicazione della Basilica del Laterano, in Roma. L’intero complesso architettonico apparteneva all’antica famiglia dei Laterani e venne donato nel IV secolo da Costantino al Vescovo di Roma, il Papa. Fu la più antica sede papale fino alla cattività di Avignone (1308). L’intero complesso venne ricostruito sotto Sisto V (1586) e oggi è la sede del Vicariato di Roma.
La Basilica costantiniana è la più antica di Roma, e qui si tennero tre concili ecumenici e vennero firmati nel 1929 i “Patti Lateranensi” che comportarono la Conciliazione tra Italia e Vaticano.
Il rilievo che la liturgia festiva riconosce alla Basilica del Laterano richiama l’importanza del l’edificio ecclesiastico finalizzato a ridestare il senso di appartenenza alla Chiesa e quindi all’apprezzamento dei doni che ella custodisce ed elargisce attraverso i secoli. Qui viene proclamata e attualizzata la Parola divina. Qui si riceve il Battesimo, qui la Cresima, qui il Perdono dei peccatori, qui soprattutto si celebra l’Eucaristia, il “Memoriale” per eccellenza della nostra fede. Qui si impartisce l’Unzione dei peccatori e degli infermi. Qui è benedetto l’amore umano nel sacramento nuziale e qui conferiti gli Ordini sacri, dal Diaconato al presbiterato e all’episcopato.
Risuona l’invito che Agostino rivolgeva ai suoi fedeli: “Amate hanc Ecclesiam; estote talis ecclesia!”. L’insieme dei fedeli costituisce la Chiesa. E il cuore della Chiesa è Cristo, che ella ci dona incessantemente proclamandone il messaggio evangelico e accogliendoci al banchetto dell’Eucaristia. Attraverso l’Eucaristia la Chiesa – ossia la comunità del credenti - si risveglia nelle anime e passa attraverso uomini e donne che testimoniano il messaggio di Gesù nella loro vita.
Di questo amore alla Chiesa sono testimoni i fedeli a prezzo della frequentazione assidua, i predicatori che illustrano i divini misteri nonché i santi segni che li veicolano, i catechisti che ce ne spiegano i segni e le parole, i martiri che la imporporano con il loro sangue, le vergini che richiamano l’esclusività dell’amore divino, gli sposi che costituiscono l’immagine vivente della Chiesa-sposa-di Cristo, come ci insegna san Paolo.
A questa stregua possiamo affermare, con Origene, “Io mi considero un ecclesiastico!”.

02/11/2025

2 Novembre 2025
Solennità dei defunti
Omelia di Padre Antonio Gentili

26/10/2025

Padre Antonio Gentili
Vangelo e Omelia del 26/11/2025

12/10/2025

Domenica XXVIII anno C – “Confidenze occidue”
La liturgia della Parola richiama l’epidemia della lebbra e l’intervento taumaturgico di Gesù a favore di dieci lebbrosi.
Poiché stiamo ricordando in questi anni l’ottavo centenario della vita di san Francesco d’Assisi, non vorremmo lasciarci sfuggire l’importanza che ebbe per lui il contatto con i lebbrosi. Ne parla nel suo Testamento, dove si legge: “Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse fra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo”.
Questa visione in cui operava la grazia divina dello Spirito capovolse letteralmente la vita del Poverello, e fu un vero dono dall’Alto, al punto che lo stesso Francesco lasciò ai propri seguaci questa consegna: “Quello che debbono sommamente desiderare è lo Spirito del Signore e la sua santa operazione”. Francesco, infatti, fu un vero carismatico – le stimmate lo documentano in modo eccezionale - e ciò gli consentì di inaugurare la duplice famiglia dei suoi diretti seguaci: frati e monache, la cui progenie conobbe fin dalle origini una straordinaria diffusione. Il Poverello, reso simile a Cristo piagato e crocifisso, acquisì quindi una risonanza planetaria e divenne un richiamo caro a tutte le culture e le tradizioni umanistiche e religiose dell’umanità.
Tornando all’episodio evangelico, ci rendiamo conto che “risanare” era per Gesù la controprova di “salvare”. Egli, infatti, annunciava e autenticava in tal modo il dono della salvezza, da lui elargito in virtù della propria testimonianza di Figlio di Dio, incarnato, crocifisso e risorto.
Mi piace richiamare questo episodio l’indomani della ricorrenza del 70° della mia professione religiosa nella amata Congregazione barnabitica, ricorrenza che abbiamo avuto modo di festeggiare, scadendo la data anniversaria del 7 ottobre, insieme ad amici affezionati, sicuramente interpreti dei sentimenti di quanti erano assenti e di tutti gli amici.
70 anni da quella data (7 ottobre 1955), ai quali aggiungere i precedenti dal1937 in cui venni alla luce, come vedete mi riportano all’età in corso di 88 anni, quasi 89. A questo punto mi sovviene l’assioma latino: “Morbus ipse senectus”, gnome attestata in Terenzio e divenuta proverbiale. Posso quindi… “darmi per malato”!
Pertanto, non mi resta che chiedervi con “gentilezza” di condividere spiritualmente questa sorta di infermità (morbus) che di fatto mi impone dei limiti. D’altra parte, avendo dissertato su Le ragioni del corpo (il libro uscì nel 1966 e venne ripubblicato in terza edizione riveduta e ampliata con contributi di Marco Rivara e Luciano Mazzoni Benoni) è giocoforza che tali ragioni abbia a rispettare io per primo. Ciò comporta che i cari amici e le care amiche accolgano a loro volta questo verdetto e lo traducano in un pensiero orante che mi sia propizio delle benedizioni celesti. Quindi pur non ricorrendo più ai consueti appuntamenti mensili via Internet, possiamo sempre (?!) comunicare via mail, non senza parlare degli incontri personali, sempre graditi. Mi scriveva di recente una “vecchia” conoscenza milanese nel centro di Isabella, “L’arte del massaggio”, dove spesso ero invitato a celebrare l’Eucaristia dopo un breve ritiro. Parlava di una “presenza e purezza dei momenti vissuti insieme”. Una testimonianza in cui possiamo riconoscerci pure noi.
Per quel che mi concerne, ho celebrato giorni or sono il sacramento dell’Unzione degli infermi, impartitami amorevolmente da padre Fabrizio Rossi, il nostro nuovo parroco a “Gesù Adolescente”, traendone il frutto di una grande pace. E sappiamo che la pace esprime speranza nella vita terrena ed è pegno di quella celeste.
Porgo a tutti/tutte un fraterno abbraccio, che ha la valenza e la tenerezza di una “carezza” (ricordate il testo che vi ho inviato?). Il Signore Gesù ci accompagni con la sua benedizione.
p. Antonio Gentili
9 ottobre 2025

Cuore” nel pensiero cineseAnima e corpo si unificano nel cuore In cinese xin, ossia “cuore” è detto “il sovrano del corp...
11/10/2025

Cuore” nel pensiero cinese

Anima e corpo si unificano nel cuore
In cinese xin, ossia “cuore” è detto “il sovrano del corpo” e propriamente va tradotto con “spirito/mind”. Il “cuore” nel pensiero cinese riveste infatti la duplice valenza psicologica e spirituale, anche se xin designa in primo luogo l’organo fisico del cuore. Si tratta di uno dei cinque organi principali, insieme al fegato, alla milza, ai polmoni e ai reni. “L’empatia è il cuore dell’uomo, la rettitudine è la sua via. … Cercare il cuore che si è perduto: ecco tutto”. Si tratta della bussola, l’organo decisivo del discernimento inscritto in un sé incarnato.
Il carattere cinese shen/spirito, evoca il moto di estensione continua, che va sia verso il basso sia verso l’alto. “Chi va fino al fondo del proprio cuore, ne conosce la natura. Chi conosce la natura conosce il cielo e serve il cielo”. Il cuore unifica tutto… come il sangue versato dagli animali sacrificati.
Gli esercizi di respirazione ripetuti sgombrano il cuore da ogni desiderio… Il vuoto che si crea nella contemplazione purifica il cuore. Si tratta del “digiuno del cuore”. Solo un cuore vuoto e limpido è capace di conoscere veramente sia il mondo sia sé stessi. “L’uomo perfetto utilizza il suo cuore come uno specchio”. “Il cuore è arbitro tra le diverse passioni”, è il luogo della libertà interiore, chiamato a compiere un’opera di discernimento e di deliberazione. È arbitro tra le buone e le cattive inclinazioni. È padrone della persona, quello che impartisce gli ordini, il punto di passaggio tra interno ed esterno del nostro essere.
Seguire il suo autentico desiderio ci affranca da ogni servitù, ritiene Confucio. “Il Maestro ha detto: a 15 anni mi sono applicato allo studio; a 30 anni ero indipendente; a 40 avevo superato le esitazioni; a 50 sapevo ciò che il Cielo voleva da me; a 60 le mie orecchie discernevano con naturalezza ogni cosa, e ora a 70 seguire il desiderio del cuore non mi fa mai eccedere nella misura”. E ancora: “Seguire il desiderio del cuore ci immerge nelle profondità del nostro spirito ed è fonte di vera gioia”.
(Benoit Vermander, Il cuore nel pensiero cinese, “Civiltà Catt.”, Quad. 4197, settembre 2025, pp. 73-78. Cf Papa Francesco, enciclica Dilexit nos del 24 ottobre 2024, nn. 3; 9-10).

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