07/12/2025
Cari "cospiratori",
godo nel trasmettervi questa scheda, frutto della mia biennale frequentazione della Facoltà di Mariologia in Roma, quando studiavo teologia.
Vi auguro quindi "buona festa",
p. Antonio
L’Immacolata Concezione
Il titolo della solennità che stiamo celebrando, riprende le parole con cui la Vergine Maria si rivelò a santa Bernadette il 16 luglio 1858, mentre quattro anni prima Pio IX aveva definito il dogma dell’Immacolata Concezione, definizione caldamente raccomandatagli dal cardinale barnabita Luigi Lambruschini. Maria non tardò a esprimere il proprio apprezzamento, inaugurando la più celebre delle “mariofanie”. Nell’ultima apparizione a Lourdes Maria sciolse per così dire la riserva e affermò: “Io sono l’Immacolata Concezione”, come se avesse voluto dire: “Io, unica fra le creature umane, sono stata concepita da Gioacchino e Anna, eccezionalmente immune dal retaggio originario ereditato da ogni essere umano e testimoniato dal Salmo 50/51 che recita: “Mia madre mi ha concepito contrassegnato dal marchio – potremmo dire: dalla ferita – del peccato”.
Dire “immacolata concezione o concepimento” è come esprimere in negativo ciò che in positivo suona “panaghìa; piena di grazia” (come, tra l’altro, ripetiamo nell’Ave Maria).
A spiegare simile concepimento straordinario da parte dei genitori di Maria di Nazareth, i Vangeli apocrifi narrano della sterilità di Anna e delle fervide preghiere elevate insieme al consorte Gioacchino, perché Dio accordasse loro la grazia di una nuova creatura. Consapevoli della straordinarietà dell’evento vista la loro età avanzata, i due genitori, una volta esauditi, consegnarono al Tempio la loro creatura all’età di tre anni, quando venne accolta dal sacerdote, che la benedisse esclamando: “Il Signore ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni”. Maria riprenderà queste parole nel suo inno.
Compiuti i 12 anni, Maria considerata maggiorenne, fu accolta, quale sua sposa, da Giuseppe. Reso infatti consapevole, attraverso un sogno, della vocazione di Maria, futura madre del Salvatore, Giuseppe la prese con sé quale sposa, testimone a un tempo della verginità di Maria e dell’origine divina maternità del Figlio che portava nel grembo, lo stesso Verbo fattosi Uomo “per opera dello Spirto santo”, come recita il Credo.
L’angelo Gabriele, annunciandole questo evento, offre a Maria come segno del suo adempimento il parto. Il Verbo da lei concepito sarebbe “nato santo” (*), a differenza delle creature umane, concepite peccatrici e come tali nate (Sal 50/51). Di tale concepimento segnato dal peccato era già stata avvertita Eva da parte di Dio, quando le disse: “Con dolore partorirai figli” (Gen 3,16). Diversa l’esperienza di Maria, alla quale l’arcangelo Gabriele annuncia il grande evento dell’Incarnazione, dicendole che Colui che concepirà verginalmente nel suo grembo, sarebbe “nato santo”. L’espressione “nascere santo” che ritroviamo nel Vangelo (Lc 1,35) è del tutto inusuale nel nostro linguaggio e se Luca la registra è per sottolineare l’eccezionalità del parto di Maria, che peraltro e di conseguenza non rivestì nulla di traumatico. A differenza della creatura umana concepita con la macchia dal peccato (cf Sal 50,7: “Nella colpa sono nato, nel peccato mi ha concepito mia madre”), quando partorì, Maria ebbe la controprova della divina maternità, e se all’annuncio dell’Angelo venne interpellata la sua fede, all’atto del parto ne ebbe la conferma. Lo possiamo facilmente ricavare dalla descrizione che del parto di Maria ci offre l’Evangelista Luca. A dispetto dell’eccezionalità con cui avvenne, tutto ci fa ritenere che un simile evento non abbia registrato nulla di traumatico. È la stessa Vergine ad accogliere il Figlio e adagiarlo nella mangiatoia, quindi nel retro dell’abitazione, non essendo opportuno che partorisse nella sala che accoglieva i famigliari e gli ospiti e alle cui spalle si trovava la stalla, a un tempo dimora notturna condivisa con gli animali (Lc 2,7. La traduzione “non c’era posto nell’alloggio” è quantomeno imprecisa!).
Mentre l’Assunzione, altrimenti detta della Dormizione di Maria, si può ritenere accolta e celebrata fin dall’antichità e ben prima che Pio XII ne proclamasse il dogma (1 XI 1950), la definizione del suo immacolato concepimento faticò ad essere accolta – favorevoli i Francescani e contrari i Domenicani a motivo del Peccato originale contratto da tutte le creature. Il Concilio Vaticano II, che ha dedicato a Maria e al suo rapporto con la Chiesa un’intera sezione della Costituzione dogmatica Lumen Gentium (III, 434-445), le riconosce i titoli di “Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice; titoli cui Paolo VI aggiunse quello di “Madre della Chiesa” (Post scriptum apposto dal papa Paolo VI). Questi titoli si arricchiscono, oltre a quello di Immacolata, di altre due qualifiche che bene inquadrano figura e missione di Maria: Sponsa Trinitatis o Compendium Trinitatis. E poiché Maria viene a costituirne la quarta realtà in quanto Madre del Verbo incarnato, si parla della Quaternità divina. Abbiamo quindi una riformulazione degli “attori”: Il Padre invia il suo Spirito a Maria che di conseguenza concepisce il Verbo a Lui coeterno e ora fattosi uomo.
Una breve sintesi di ciò che significa Maria nel piano della salvezza, ci viene offerta da una recente pubblicazione a più mani, dove si traccia un indovinatissimo quanto essenziale profilo della Vergine nel piano della salvezza: “Il carattere profetico dell’annuncio a Maria colloca lei e la sua chiamata nell’ampio contesto della storia della salvezza. Mentre i profeti proclamano la parola di Dio al popolo di Israele e al mondo, Maria dà la carne alla parola di Dio per lo stesso mondo. Ma Maria fa ancora di più. Nel ruolo di profetessa e di discepola ideale, Maria fa anche nascere spiritualmente la parola di Dio. Maria è modello di santità per tutti i discepoli, che sono a loro volta chiamati a lasciare che la parola di Dio cresca nei loro cuori prima di farla nascere spiritualmente nella forma dell’amore per tutta la creazione di Dio, con tutta la gioia e il dolore che questo comporta” (AA. VV., Commentario biblico per il secolo XXI, Queriniana, 2025, pag. 1307).
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(*) Il testo greco e di conseguenza quello latino recita alla lettera: “Colui che nascerà santo” e non “Colui che nascerà sarà santo” Questo “sarà” va cancellato nelle nostre Bibbie, perché ci impedisce di coglie l’eccezionalità del parto di Maria! E poiché le Bibbie sono corredate da note (quantomeno essenziali) non si vede la ragione di modificare il testo uscito dalla penna dell’evangelista, che godette di informazioni di primissima mano nella ricostruzione degli eventi concernenti Maria.
p. Antonio,