Gruppo RnS Betania

Gruppo RnS Betania Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Gruppo RnS Betania, Chiesa cattolica, don giovanni verità, 19, Genova.

Il Rinnovamento nello Spirito è una gioiosa esperienza di fede comunitaria che promuove un autentico rinnovamento spirituale della vita cristiana e che favorisce l’incontro con la persona di Gesù, attraverso l’esperienza dello Spirito Santo.

05/01/2024

Come avviene la vera evangelizzazione? Attraverso la parola degli amici. È questo quello che ci racconta il Vangelo di oggi: la chiamata dei discepoli avviene attraverso un umanissimo passaparola in cui fratelli e amici si incoraggiano l’un l’altro a prendere sul serio Gesù: “Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai ve**re qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi»”. È così umano questo passaparola che anche i pregiudizi o gli spigoli caratteriali vengono fuori. E Gesù non è infastidito da tutto ciò, anzi proprio riguardo a Natanaele riesce a capire che questo suo essere fastidioso non nasce da un fare polemico ma dall’incapacità ad essere falso. Le persone che dicono ciò che pensano senza fingere altro, molto spesso sono considerate più problematiche. Gesù invece li considera stoffa buona per la sua missione. È bello pensare che il cristianesimo non consiste nel fingere di essere altre persone da ciò che siamo, ma nell’imparare a splendere nella maniera più giusta rispetto proprio a ciò che siamo. Dio quando ci chiama non vuole altri se non noi. Se avesse voluto gente migliore avrebbe scelto direttamente questa gente. Ha preso noi, con i nostri pregi e i nostri difetti. Si tratta di non scoraggiarci davanti ai nostri difetti, ne di montarsi la testa riguardo ai nostri pregi. È questo paziente lavorio che Egli suscita dentro di noi che ci fa cambiare non nel senso di diventare altro, ma nel senso di diventare più realmente noi stessi.

04/01/2024

“E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù”. Sono i discepoli di Giovanni Battista che sentendo parlare Giovanni cominciano a seguire Gesù. Lasciano Giovanni per prendere più sul serio Gesù. Avviene la stessa cosa nelle diverse esperienze di fede? I nostri movimenti, le nostre appartenenze ecclesiali, le nostre parrocchie, i nostri sacerdoti, le nostre consacrate sono disposti ad essere lasciati affinchè Gesù venga preso ancora più sul serio? Oppure come capita spesso pensiamo di essere gli unici garanti del rapporto con Cristo? Mi capita sovente di avere a che fare con tante persone che vivono i più svariati carismi all’interno della Chiesa. Tante volte sento ragionare queste persone allo stesso modo di come si ragiona nella sette: “solo noi abbiamo la verità. Gli altri non hanno capito nulla. Se te ne vai Dio ti abbandonerà, nessuno ti aiuterà, sarai solo”. E magari tutto questo ben farcito di citazioni bibliche e storie di santi appositamente tagliate nei punti più utili per rafforzare questa tesi. La Chiesa non è una setta e non deve generare sette. E l’unico antidoto per non essere setta è lasciare che le persone crescano fino al punto di non avere più bisogno di noi perché hanno trovato finalmente un modo di vivere Cristo in maniera piena e senza per forza tutti gli aiuti passati. In questo senso ci sono momenti nella vita in cui una buona guida spirituale è essenziale, altri in cui l’aiuto è più rado e non si ha più per forza la necessità di vedersi o parlare come accadeva nel passato. Non è finita una relazione di bene, si è solo trasformata, è cresciuta. Sono certo che i discepoli di Giovanni saranno stati grati a lui per tutta la vita e non avranno mai pensato di avergli fatto torto perché alla fine hanno deciso di lasciarlo per prendere ancora più sul serio Gesù.

03/01/2024

“Giovanni vedendo Gesù ve**re verso di lui disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!»”. Questa scena del Vangelo sembra volerci spiegare chiaramente in che cosa dovrebbe utile la Chiesa: nell’indicare Gesù. Una Chiesa che celebra se stessa, che fa parlare solo di sé, che riduce la sua missione a un gioco mondano di partiti e preferenze non è la Chiesa come Gesù l’ha sognata. La vera Chiesa è come Giovanni Battista: parla, predica ma alla fine indica chiaramente Gesù spiegando che tutta la missione è in quel dito indicativo con cui in tutta la storia dell’arte è stato rappresentato il Battista. Ciò significa fondamentalmente diverse cose. La prima è che esiste una predicazione che sa scavare uno spazio nei cuori della persone affinchè possa esserci posto per Dio. Una predicazione che prepara la conversione attraverso la nascita del desiderio di vivere diversamente. Le parole del Battista fanno breccia nel cuore di tutti perché intercettano un fuoco nascosto sotto la cenere. Sono parole a volte dure ma mai parole violente che fanno del male. Sono un po’ come gli scossoni che qualcuno ti dà affinchè tu non prenda sonno nel momento più delicato della tua vita. In questo senso Giovanni non ha mai avuto paura di dire la verità anche se essa gli avrebbe creato problemi con i potenti. L’ultimo schiavo davanti ai suoi occhi valeva tanto quanto il re Erode. Nessuno ha amato Erode come Giovanni perché è difficile essere re e avere qualcuno che ti dice le cose chiaramente. Solitamente si fa una br**ta fine e Giovanni fece appunto una br**ta fine ma non smise di usare la Verità come modo per voler bene. Nessuno può indicarti Cristo se non dicendoti le cose come stanno anche se ciò è impopolare e fa male ai nostri equilibri precari. Non bisogna smettere di indicare Gesù, costi quel che costi.

01/01/2024

La festa della maternità di Maria è anche l’inizio di un nuovo anno. Sembra che la liturgia voglia suggerirci che ogni ripartenza ha a che fare sempre con l’esperienza della maternità. Essa rappresenta molte cose. La maternità ad esempio è sentirsi nel grembo di qualcuno, cioè parte di un amore che ci genera alla vita. Ci sono infatti relazioni nella nostra vita che ci tolgono vita, e ce ne sono altre invece che ci ricaricano. L’amore vero è come quello di una madre, genera. A patto però che questo suo amore non si trasformi in una prigione. Infatti un grembo è tale se poi ci spinge a venir fuori, ma se ci intrappolasse si trasformerebbe in una tomba. Maria ha amato così Gesù, con libertà e mai come possesso. Gli ha offerto un grembo, ma gli ha anche lasciato spazio di vivere la sua missione. E per tutta la vita Maria è stata quell’ideale grembo dove lo Spirito ha trovato sempre una casa. Ce lo ricorda il brano del Vangelo di oggi: dopo che i pastori vanno senza pensarci due volte a trovare il bambino, e lo riconoscono adagiato dentro una mangiatoia di fortuna, cominciano a raccontare ciò che li ha spinti fin lì. La reazione di Maria è un’indicazione per tutti noi: “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. Quante cose anche noi non capiamo, quante stagioni della vita andiamo avanti senza sapere effettivamente il senso, ma si è credenti quando si vive come questa madre, serbando tutto nel cuore finchè la Grazia non ci faccia il dono di capire. C’è un atteggiamento materno che tutti noi dovremmo coltivare.

31/12/2023

Qual è l’unica cosa di cui ha bisogno il Figlio di Dio per diventare ciò che è chiamato ad essere, cioè il Messia? La liturgia di oggi risponde a questa domanda: Gesù ha bisogno solo di una cosa: una famiglia. Ecco perché Gesù, Giuseppe e Maria non sono solo le statue principali del nostro presepe ma il messaggio più chiaro che il Vangelo ci dà. Gesù non ha bisogno di super poteri, angeli che lo servano, scorciatoie che gli permettano di viaggiare nello spazio e nel tempo, ha solo bisogno di quel circuito significativo di relazioni che è la famiglia. Averne una fa la differenza, a non averne se ne avverte un grande peso. Ma essere famiglia non significa avere la rassicurazione che tutto andrà bene. Simeone lo dice chiaramente a Maria: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». Amare significa anche esporre il proprio cuore alla vulnerabilità. Una famiglia è sana quando sa essere famiglia non solo nel bene ma anche nel male che accade. Si è famiglia quando si può contare gli uni sugli altri. Quando ci si può perdere come avverrà a Gesù dodicenne, e quando ci si ritrova. Quando si capisce tutto dell’altro e quando invece si rimane confusi. La famiglia di Nazareth è santa non perché ideale ma perché reale. Sono persone reali che si vogliono bene in maniera reale. E amare è sempre provare ad amare ogni giorno. In questa domenica il Vangelo vuole solo ricordarci che non c’è stagione della nostra vita in cui non si abbia bisogno di qualcuno. Si ha sempre bisogno di famiglia. A volte è quella del sangue, altre volte è quella che il Signore ci dona provvidenzialmente, ma si può vivere solo a patto di avere una rete di relazioni che umanizzano la nostra esistenza. In questo senso ognuno di noi è sempre figlio, sempre fratello, sorella, padre e madre.

30/12/2023

La storia di Anna è la storia di una donna che probabilmente agli occhi del mondo sarà stata tacciata di aver avuto una vita sfortunata (perde il marito da giovane e vive il resto della sua vita al tempio). Ma in realtà la storia di Anna è la storia di tante persone che ho avuto la grazia di conoscere e che in realtà reggono il peso del mondo perché dedicano la loro vita a pregare e intercedere: “Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere”. Io stesso mi reputo figlio spirituale di una donna così. Frequentavo la mia parrocchia senza avere alle spalle una grande formazione cristiana, e l’incontro con questa donna è stato decisivo. È lei che mi ha insegnato a pregare, a leggere la Parola di Dio, ad adorarlo nell’Eucarestia. È lei che mi ha messo nel cuore il desiderio di donare la mia vita a Cristo. È lei che mi ha fatto amare la Chiesa. Insomma la vita di questa donna è stata la causa della svolta della mia vita. Il Vangelo di oggi parla di una donna così: “Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme”. Il Vangelo viene annunciato da grandi missionari e missionarie, ma sovente passa attraverso gente semplice che per tutta la vita è rimasta in uno sperduto posto del mondo a vivere le cose di ogni giorno, pregando, digiunando, intercedendo per qualcuno. Queste radici nascoste sono il segreto dei grandi alberi. Anche Gesù ne ha avuta una così.

29/12/2023

La sottomissione alla Legge da parte di Maria e Giuseppe fa si che la nascita del bambino sia accompagnata anche dal gesto rituale comandato dalla tradizione israelitica: “Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore, come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà consacrato al Signore»; e per offrire il sacrificio di cui parla la legge del Signore, di un paio di tortore o di due giovani colombi”. Non è un dettaglio da poco. La vera umiltà del figlio di Dio si manifesta nel non cercare scorciatoie, raccomandazioni, salti di fila. Così come da grande Gesù si metterà in fila per ricevere il battesimo da Giovanni Battista, così da bambino viene condotto al tempio per vivere come tutti gli altri i gesti della tradizione. Troppo spesso pensiamo che gli umili sono quelli che aboliscono la tradizione per un ritorno più essenziale alle cose che contano, ma in realtà i veri umili non si sentono i padroni della tradizione, e sanno che molte cose che essa comporta non riguarda il loro protagonismo ma riguarda Dio. Se indossassi ad esempio un paramento sacro pensando che esso sta ornando me, sarei solo un vanaglorioso con le cose sacre e ciò mi renderebbe buffo oltre che indegno. Ma se ho la consapevolezza che quel paramento è un alfabeto che la tradizione mi ha consegnato per presentarmi al cospetto del Signore, allora lo indosserò senza vanità, con umiltà, sentendo tutto il privilegio di poter stare immeritatamente al cospetto del Signore senza sentirmi il padrone di nulla. La vera trasgressione è quella di Gesù che accetta ogni gesto della tradizione guarendola da dentro. Un giorno da grande dirà: “non sono venuto ad abolire la legge, ma a darle compimento”. Se Gesù non avesse fatto questo, Simeone non avrebbe mai potuto prenderlo tra le sue braccia.

28/12/2023

I racconti dell’infanzia di Gesù danno spazio non solo a personaggi positivi ma anche a figure estremamente negative come Erode. Egli rappresenta il contrario di chi si apre alla luce di Cristo. Se infatti un gruppo di inaffidabili come i pastori possono avere il privilegio di riconoscere e adorare il figlio di Dio adagiato nella mangiatoia di una grotta di fortuna, e dei “lontani” in ricerca come i Magi arrivano attraverso una serie di ragionamenti a scovarne la direzione giusta fino al punto di scovarLo, Erode è colui che si sente minacciato dalla nascita di Gesù perché non vuole in nessun modo mollare la presa del suo trono. Quanti di noi pensano che facendo spazio a Dio nella propria vita avrebbero una diminuzione di libertà? Quanti di noi sono convinti che prendere sul serio la fede significhi smettere di godere dell’esistenza per vivere invece di sacrifici e regole? Sono questi i ragionamenti di Erode. Ma Dio non viene nel mondo per toglierci libertà, ma per darci quella vera che non coincide con quella illusoria di un egoismo sfrenato in cui posso fare tutto a scapito del resto del mondo, ma quella in cui posso fare tutto quello che posso per essere me stesso permettendo anche agli altri di diventarlo. La volontà di Dio è che un’aquila sia aquila e non un pollo. Ma se un’aquila invece di essere un’aquila sceglie di essere un pollo presuntuoso, allora ha ragione ad avere paura dell’azione di Dio. Ecco perché Erode reagisce con una cieca violenza arrivando fino al punto di far ammazzare dei bambini innocenti, perché fondamentalmente è un pollo che non vuole essere spodestato. Se avesse accolto Cristo non avrebbe smesso di essere re, sarebbe stato semplicemente un re migliore. Dio aggiunge qualcosa alla nostra vita, non toglie nulla se non ciò che è di impedimento alla nostra gioia.

27/12/2023

Giovanni è il discepolo amato, è il prototipo di chi ama e si lascia amare. E chi ama e si lascia amare vola: “Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro”. La velocità di Giovanni rappresenta la velocità con cui l’amore arriva all’essenziale delle cose. Prima ancora dei ragionamenti, dei giudizi, delle scelte ben ponderate, l’amore ha la capacità di arrivare più velocemente al cuore delle cose. In questo senso dovremmo chiedere a Giovanni di insegnarci la via di questo amore. Dovremmo chiedere a lui come si fa a non avere imbarazzo di posare il proprio capo sul petto di Cristo così come fece lui nell’ultima cena. Dobbiamo chiedere a lui come si fa a non avere paura della morte tanto da sfidare i soldati romani e le guardie del sommo sacerdote e rimanere sotto la croce. Dobbiamo lasciare che sia l’amore ad insegnarci il vero discernimento, quello cioè che ci fa capire da alcuni dettagli apparentemente insignificanti che Gesù ha vinto: “Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette”. L’amore fa volare e fa vedere, Giovanni ne è la prova.

CONOSCERE I CARISMI 🌟
26/12/2023

CONOSCERE I CARISMI 🌟

Asterischi carismatici: spazio di Formazione carismatica a cura dei membri del CNS e del CN sui temi della vita comunitaria del RnS. Don Patrizio Di Pinto, g...

26/12/2023

La luce del Natale viene subito tinta di rosso del sangue del primo martire Stefano. C’è un salto temporale molto grande tra la nascita di Gesù e la morte violenta di questo primo cristiano, ma la liturgia accosta questi due eventi per ricordarci che le tenebre non rimangono indifferenti davanti alla luce e scatenano tutta la loro rabbia contro di essa. Chi vive il Vangelo deve essere consapevole che è più esposto all’azione del male. E il male non si presenta come nei film dell’orrore, il male usa la sua arma vincente, la logica del mondo. La lotta tra il bene e il male è la lotta tra la mentalità del Vangelo e quella del mondo. Quest’ultimo appare sempre più forte perché detiene il potere, usa la violenza, ha la forza del denaro, dell’egoismo, della sopraffazione. Manipola la cultura, la comunicazione, cambia il nome alle cose, cerca di far passare come bene il male e chiama male il bene. Apparentemente sembra sempre che vinca, ma Gesù ci ha insegnato che così non è: “non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi”. È questa la rassicurazione che ci viene dalla pagina del Vangelo di oggi. C’è però un secondo punto su cui Santo Stefano ci aiuta a gettare luce. In questa lotta non dobbiamo cadere nella trappola di lasciarci incattivire. Stefano muore perdonando i suoi uccisori, non odiandoli. È questo perdono la vera vittoria sul male. Se invece con la scusa di difendere il Vangelo diventiamo più cattivi e spietati del mondo allora lì si che il mondo ha vinto.

24/12/2023

A poche ore dal Natale, la liturgia della IV domenica d’Avvento ci fa ascoltare di nuovo l’annunciazione a Maria. È un’insistenza opportuna perché tutto ha avuto inizio lì. Sarà per questo che la tradizione cristiana nei secoli ha voluto mantenere questa memoria almeno tre volte al giorno, a mattino, a mezzogiorno e a sera. Proprio per questo suonano le campane che ci ricordano di pregare la preghiera dell’Angelus, la memoria di questo inizio che ha cambiato la storia. Tre volte al giorno dobbiamo ricordarci che il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Sarebbe bello quindi che questa triplice memoria giornaliera segua lo schema della parole dell’angelo a Maria: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
Innanzitutto dobbiamo fare memoria della gioia: siamo nati per la gioia, non per il dolore, e anche se la nostra vita sembra smentire questa nostra vocazione primordiale in realtà ogni vita umana è tale perché impregnata di gioia. È la gioia di essere voluti, di non essere un errore, di non essere dei semplici sopravvissuti. Il dono della fede è il dono di sapere che Dio vuole da noi solo una cosa: rallegrarci tutti giorni della nostra vita. E ciò può accadere perché lo Spirito ci apre gli occhi per vedere le cose in una profondità che la nostra semplice intelligenza non ha.
La seconda parola che l’angelo rivolge a Maria è “piena di grazia”. Questo è il segreto di Maria. Ella può fare tutto quello che ha fatto perché è piena della grazia di Dio. Senza questa grazia Maria non avrebbe mai potuto dire il proprio si, e non avrebbe avuto la forza di arrivare fin sotto la croce ed oltre. Ognuno di noi dovrebbe procurarsi di lasciarsi riempire dalla grazia di Dio. E noi sappiamo che attraverso la vita spirituale, i sacramenti, la ca**tà gratuita e nascosta, la grazia di Dio prende possesso del nostro cuore e ci rende capaci di cose immense.
La terza parola è “il Signore è con te”. Maria non è sola. Essere soli è l’inferno, e invece Maria può contare sulla compagnia di Dio. Ciascuno di noi non è solo, anche quando si sente solo. La memoria di questa compagnia è l’esorcismo più potente contro ogni inferno che possiamo vivere.
Gioia, grazia e compagnia sono allora le tre cose che ci preparano al Natale imminente. È infatti Lui la vera gioia, è Lui il dispensatore di ogni grazia, è Lui l’Emmanuele, cioè il Dio con noi.

Indirizzo

Don Giovanni Verità, 19
Genova
16158

Orario di apertura

20:30 - 22:00

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Gruppo RnS Betania pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Il Luogo Di Culto

Invia un messaggio a Gruppo RnS Betania:

Condividi