16/05/2026
Carissimi Guardiani, Pellegrini E ,
Il Signore Gesù, Amato Figlio di Dio, sia con tutti coi!
In queste settimane, da Gesù Buon/Bel Pastore a Gesù Via, Verità e Vita; da Gesù che prepara la casa nel Regno del Padre per tutti a Gesù che prega il Padre per inviare il Paraclito, lo Spirito della Verità, abbiamo visto l'amore infinito e la grazia santificante di Gesù per coloro che lo hanno accolto come Cristo, Signore, Maestro e soprattutto Figlio di Dio. La Chiesa è custode di questo grande evento e buona notizia ma anche viva testimonianza che continua ad essere presenza del Cristo Vivente nel mondo in virtù della missione e chiamata affidata da Gesù ai suoi Apostoli, resi partecipi alla Sua stessa vita divina. Ecco dove entra il discorso della vita eterna perché l'eternità inizia qui e ora ma anche non-ancora in quanto si compirà pienamente alla beatitudine al cospetto del Padre. Infatti, l'evangelista Giovanni diceva «Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo» (Gv 17,3). La vita eterna non è una proiezione dell'Aldilà, talmente lontana e irraggiungibile, che serviva solo per spaventare e controllare la psiche della gente come Freud piaceva definire: una grande illusione e una superstizione. Per noi cristiani, la vita eterna è nell'oggi di ogni incontro con Gesù come svelano le parole di Gesù sulla croce davanti al peccatore pentito: «In verità io ti dico: OGGI CON ME SARAI nel paradiso» (Lc 27,43). Ogni discepolo è testimone di questa realtà salvifica e sulla loro pelle è stata ben incisa sia l'incredulità che la misericordia, la fiducia, la vicinanza, l'amore di Dio. Oggi con l'ASCENSIONE, nel racconto di Matteo, ci proclama la Parola scritta e vissuta dagli stessi Apostoli, incoraggiandoci a guardare ma anche lasciarsi interpellare perché la domanda di fede è più che mai impellente. Prima di confrontarci con il Vangelo di oggi merita puntualizzare alcune parole fondamentali e significative.
TEOFILO, Amici di Dio: «Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando… vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi» (Gv 15 14-15), l'evangelista Luca, scrittore degli Atti degli Apostoli e compagno di San Paolo (2Tm 4,9-11), presume ogni sentimento e fiducia di ogni amico-discepolo nei confronti di Gesù. Il primo racconto ossia il Vangelo secondo Luca è stato scritto perché la memoria di Gesù si mantenga viva come "memoriale," inteso come nello spezzare il pane (nell’Eucaristia) e non come un evento sterile ma che continui ad incarnare nella vita dei suoi amici, cioè a chiunque ascolta e mette in pratica il comandamento d'amore di Gesù. Tu sei stato battezzato, cresimato e comunicando (oppure una volta comunicato), per Gesù sei amico! Tu, però, ti consideri amico? Nella sua amicizia, infatti, si comunica lo stesso amore ardente e generante! Caro Teofilo, Gesù è vivo e ti è vicino. Tu sai dire che tipo di amicizia con Gesù hai potuto maturare lungo questi anni?
Carissimi, sentitevi l'esortazione di Paolo alla comunità Efesina ma sentitevi il cuore, la voce appassionante, il peso di ogni parola: «vi DIA uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; ILLUMINI gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi». Meriterebbe davvero andare a fondo ad ogni parola di questa esortazione ma permettetemi solo a prendere uno spunto. Profonda conoscenza e comprendere non è tanto un lavoro intellettuale quanto confrontarci con la parola "amicizia" perché Gesù non è teorico né ideale ma è una persona. Solo quando quella "amicizia" si sbriciola nella vita quotidiana, nella spontaneità, nella semplicità allora diventa reale, profonda e ricca. Gesù non è più lontano, tema da studiare e un mosaico da completare. Solo così smettiamo anche noi di abbassare ogni stima sia sugli altri e soprattutto sia su noi stessi, di deprimerci dai nostri fantasmi passati e presenti, di delimitare la vita secondo la propria categoria e criterio perché siamo chiamati per la grandezza. Anche in questa lettura a mio avviso merita ogni attenzione per gustare meglio Dio che parla.
Con il nostro Vangelo, ogni andare e ogni credere alla Parola, ogni monte è un incontrare Gesù. l'incontro permette e abbraccia il guardare, il prostrarsi e il dubitare. Chi dice di credere e non si mai posto il dubbio è un gran fasullo oppure non l'ha mai creduto veramente. È talmente superficiale che si accomoda nel consumarsi il "sacro" senza mai porsi il Santo. La conclusione cartesiana (con tutto il suo limite) con la celebre "Cogito ergo sum" nasce e inizia con il dubbio metodico oppure consideriamo l'esemplare immagine di Tommaso Apostolo: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Se gli Apostoli che hanno vissuto con Gesù gli viene il dubbio e la Filosofia che cerca di varcare l'impossibile con la conoscenza avvale dell'importanza del dubbio, mi viene tutto spontaneo a domandare: sono forse io più di costoro per essere immune al dubbio oppure per non avere il coraggio di pormi la domanda? Oppure con la solita scusa, "non ho tempo", "perdita di tempo", "non mi serve", "sono pigro", "che m'importa?" ed etc. Come possiamo pretendere di guardare, prostrare, servire, amare Dio, se davvero non abbiamo neanche mosso un dito per conoscere un nostro Amico? Come possiamo mettere carne e valorizzare tutto quanto segue nel vangelo:
«È stato dato a Gesù ogni potere in cielo e in terra», che potere è di fronte al male del mondo e del cuore dell'uomo? Che potere ha sulla mia vita e le sue implicazioni? Come l'amore di Gesù diventa potere in cielo e in terra? O è il più grande fasullo nella storia o qualcosa di estremamente grande che vale la pena rischiare?
«Andate, fate discepoli, battezzateli», questa missione è anche per me o roba da sacerdoti e suore? Cosa significano e sulla mia storia oggi? Perché seguire? È bigottismo?
«Insegnare a osservare tutto ciò che vi ho comandato», lasciar liberi le generazioni o appassionato all'insegnamento di Gesù che ti ha liberato? Osservanza cieca oppure osservanza nell'ascolto docile che dà vita?
«Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo», "promessa" consolante emozionalmente o realtà operante? Presenza ipotetico, simbolico o indicativo presente e reale? Proiezione del futuro oppure già possibile qui o era?
Carissimi, a voi ogni possibilità di conoscere e approfondire l'amicizia a Colui che si è fatto amico da sempre! A voi ogni scelta per cogliere, irrobustire e legare fortemente ogni amicizia!
Buona Ascensione e buona Domenica a tutti.
Saluti,
P. Carmelito Go