01/06/2026
𝗗𝗶𝗼 𝗺𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗶𝗹 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼?
𝗖𝗲𝗹𝗲𝗯𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗰𝘂𝗼𝗿𝗲, 𝗱𝗮𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝗮𝗹𝗹'𝘂𝗹𝘁𝗶𝗺𝗼 𝗺𝗶𝗻𝘂𝘁𝗼
Alla Comunità Parrocchiale
Carissimi fratelli e sorelle,
con l'affetto del pastore che vi accompagna nel cammino della fede e con la sincerità di un padre che desidera il bene dei propri figli, sento il bisogno di condividere con voi un disagio che da qualche tempo porto nel cuore.
Sempre più frequentemente accade che si giunga in ritardo alle celebrazioni liturgiche, talvolta anche quando la Parola di Dio è già stata proclamata o la celebrazione è iniziata da diversi minuti. Comprendo bene che gli impegni quotidiani, gli imprevisti e le difficoltà della vita possano talvolta causare un ritardo; tuttavia, ciò che si sta verificando con una certa abitualità rischia di impoverire il significato stesso del nostro ritrovarci insieme davanti al Signore e a nulla serve ritardare di qualche minuto l’inizio della celebrazione in attesa che tutti prendano posto in chiesa.
Una comunità si riconosce e si distingue anche dalla compostezza e dallo stile con cui celebra la propria fede. La puntualità non è semplicemente una questione organizzativa: è un segno di rispetto verso Dio, verso la comunità e verso il momento sacro che stiamo vivendo. Quando si entra in chiesa a celebrazione iniziata e si cerca posto tra i banchi, inevitabilmente si crea movimento, si produce rumore, ci si distrae e si distrae chi sta cercando di pregare e partecipare con raccoglimento.
Tante volte mi chiedo: se abbiamo una visita medica ci presentiamo in anticipo per essere puntuali; se dobbiamo prendere l’autobus, il treno o l’aereo ci rechiamo per tempo nei luoghi di partenza. Perché, allora, non avere lo stesso rispetto (anzi molto di più) per l’appuntamento con il Signore?
Non è forse anche la leggerezza e la superficialità con le quali viviamo l’Eucaristia che ci fanno perdere credibilità e impoveriscono la nostra fede?
Questo fenomeno appare ancora più evidente e doloroso durante la celebrazione dei funerali. Sembra che, per alcuni, l'inizio delle esequie non abbia più un orario preciso. Si arriva quando si vuole, spesso senza preoccuparsi di partecipare alla preghiera comune, si cerca posto tra i banchi, si salutano i presenti, oppure ci si premura di trascinare qualche sedia lungo la navata tanto il pensiero è rivolto soprattutto al momento delle condoglianze ai familiari è lì che “vado a fare il dovere” o a ricambiare quanto è stato fatto a me in un’altra occasione.
Vorrei ricordare a tutti che il funerale cristiano non è anzitutto un'occasione sociale, ma un atto di fede e di ca**tà. È la comunità che si raccoglie per affidare al Signore una persona cara e per sostenere, con la preghiera, chi vive il dolore della perdita. La vicinanza ai familiari si esprime certamente anche attraverso una parola di conforto e un gesto di affetto, ma trova la sua forma più alta nella partecipazione alla celebrazione e nella preghiera condivisa.
Chi desidera essere presente soltanto per porgere le proprie condoglianze ai familiari può attendere all'esterno della chiesa e unirsi al momento previsto al termine della celebrazione, quando i parenti si dispongono per ricevere tale gesto di vicinanza. In questo modo si eviterà di disturbare la preghiera della comunità e si darà alla liturgia la dignità che merita.
In questi giorni mi hanno fatto riflettere le parole di Papa Leone XIV rivolte ai Vescovi Italiani, che ha invitato la Chiesa ad avere «il coraggio dell'essenziale». È un richiamo prezioso a non smarrire ciò che conta davvero nella vita cristiana e nella vita delle nostre comunità. L'essenziale è l'incontro con il Signore, l'ascolto della sua Parola, la celebrazione dei sacramenti, la comunione fraterna. Tutto ciò che favorisce questo incontro va custodito con cura; tutto ciò che lo ostacola o lo impoverisce merita di essere corretto con umiltà e responsabilità.
Anche il rispetto degli orari, il silenzio, il raccoglimento e la partecipazione attenta alle celebrazioni appartengono a questo "essenziale". Non si tratta di formalismi o di semplice buona educazione, ma di segni concreti dell'amore che portiamo al Signore e del rispetto che dobbiamo alla comunità che si raduna nel suo nome.
Per questo motivo desidero invitare tutti a riscoprire il valore della puntualità, del silenzio e del raccoglimento. Entrare in chiesa qualche minuto prima dell'inizio della celebrazione permette di preparare il cuore all'incontro con Dio e di rispettare la preghiera degli altri.
Sono certo che queste parole saranno accolte non come un rimprovero, ma come un invito sincero a custodire insieme la bellezza delle nostre celebrazioni. La liturgia è un dono prezioso: impariamo a viverla con rispetto, attenzione e amore, perché attraverso di essa il Signore continua a parlare ai nostri cuori e a edificare la nostra comunità.
Nel ringraziarvi per la bontà di aver letto queste mie parole, nella speranza che possiate accoglierle e farne tesoro, vi benedico e vi accompagno con la preghiera.
Gangi 1 giugno 2026
Il Parroco
Don Giuseppe Amato