28/03/2026
Certamente! Ecco una storia che intreccia i luoghi e i personaggi che abbiamo scoperto in questo percorso a Valsanzibio.
L'Eco del Monte Orbieso
C'è un momento, a Valsanzibio, in cui il silenzio dei Colli Euganei diventa così profondo che sembra quasi un suono. Un'eco sottile che scivola giù dal Monte Orbieso, attraversa i vigneti di via Sant'Eusebio e va a morire tra le siepi geometriche dei Giardini di Villa Barbarigo.
Pietro lo sapeva bene. Da quando era bambino, quel silenzio lo affascinava e lo spaventava un po'. Ma oggi, a vent'anni, con lo zaino in spalla e la macchina fotografica al collo, era tornato per cercare un'altra eco. Quella della "Squilla".
Il sole di maggio era alto mentre partiva dalla Chiesa di San Lorenzo. Il centro del borgo era tranquillo, interrotto solo dal passaggio di qualche ciclista e dal fruscio dell'acqua nelle fontane dei giardini. Pietro imboccò via Diana e poi girò in via Barbarigo, costeggiando le mura della "Piccola Versailles". Il profumo del bosso e delle rose lo accompagnò fino all'Antica Pieve di San Lorenzo, un tempo cuore religioso della valle.
Ma la sua meta era più avanti. Camminava lungo via Sant'Eusebio, una strada sterrata che si perdeva tra i filari di viti. A un tratto, vide la Pieve di Sant'Eusebio, una piccola costruzione in pietra che sembrava sorvegliare la valle fin dall'anno mille.
Fu lì che la sentì. Non una campana, ma una voce. Forte, squillante, che rimbalzava contro le pareti di una vecchia casa rurale.
"Ehilà, fotografo! Che ci fai con quel coso qui, invece di andare su a farti un giro?"
Pietro si voltò. Una donna energica, con un foulard colorato in testa e un sorriso travolgente, lo stava guardando. Era lei: la Squillo di Valsanzibio. Diventata famosa sui social per i suoi racconti veraci, era, come dicevano in paese, "più originale dell'originale".
"Veramente, cercavo la campana della 'Squilla'..." rispose Pietro, un po' intimidito.
Lei scoppiò in una risata fragorosa. "La campana? Ma quella la senti s