05/09/2025
# # # Di Fronte all'Impossibile
L'immagine ci pone davanti a una delle affermazioni più potenti e consolanti della fede: **"Niente è impossibile a Dio"**. Queste parole non sono uno slogan vuoto, ma un'eco potente che risuona attraverso la storia della salvezza, trovando il suo culmine nel racconto di Abramo e Sara.
La Scrittura ci presenta una scena quasi paradossale: una promessa divina di vita di fronte all'evidenza umana della fine. Sara aveva 90 anni, Abramo 100. Secondo ogni logica umana, secondo le leggi inalterabili della natura, il loro tempo per generare era finito. La risata di Sara, nascosta nella sua tenda, non è solo scetticismo, è la reazione naturale di chi si scontra con l'assurdo. È la nostra stessa reazione quando guardiamo le montagne insormontabili della nostra vita: una malattia, una relazione spezzata, un sogno infranto.
Ma è proprio qui che Dio interviene, non per spiegare, ma per domandare: **"Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per l'Eterno?"**.
Questa domanda sposta il nostro sguardo. Ci costringe a smettere di misurare la grandezza del nostro problema e a iniziare a contemplare l'infinita grandezza del nostro Dio. La figura solitaria davanti al mare nell'immagine rappresenta perfettamente questa condizione: siamo piccoli, finiti, di fronte all'immensità delle nostre sfide. Ma il Dio che ha creato quell'oceano con una parola è lo stesso che sussurra al nostro spirito che la Sua potenza non conosce limiti.
La promessa a Sara non era vaga; era precisa: "Al tempo fissato, fra un anno". Questo ci insegna che la fede non è solo credere che Dio *può*, ma è anche confidare nel Suo *quando*.
La conclusione, **"QUESTO E' IL NOSTRO DIO"**, è un sigillo, una dichiarazione d'identità. Il nostro Dio non è un'entità astratta, ma Colui che si specializza nell'impossibile. È il Dio che apre grembi sterili, che traccia sentieri nel deserto, che risuscita i morti.
Questa Parola oggi ci invita a portare a Lui le nostre "impossibilità", le nostre risate di scetticismo, e a lasciare che la Sua domanda risuoni più forte di ogni nostra paura: c'è forse qualcosa di troppo difficile per Lui? La risposta, scritta nella vita di Isacco e nel sepolcro vuoto di Cristo, è un glorioso e definitivo no.