31/05/2026
“Tutti mi invocano, ma nessuno mi onora.”
Con questa frase ha inizio questa storia.
Mi perdonino i presenti se, in alcuni passaggi, non sarò preciso nei riferimenti storici. Quella che desidero raccontare, però, è una storia che appartiene alla memoria del nostro popolo, alla fede dei nostri avi e al cuore della nostra comunità.
Nei vicoletti accanto alla chiesa viveva una signora anziana: piccola, magrolina, sempre vestita di nero per il dolore della perdita di un figlio. Si chiamava zia Antonietta Diana.
Si sedeva spesso negli ultimi banchi della chiesa, sempre sotto lo sguardo di San Felice. Quello era il suo posto. Noi eravamo bambini e, ogni volta che ci vedeva giocare fra quei vicoli, iniziava a raccontare, con gli occhi pieni di fede, il sogno che aveva fatto durante il tempo della Seconda guerra mondiale.
Raccontava di aver sognato San Felice e la Madonna delle Grazie mentre proteggevano la nostra comunità dall’invasione dei soldati provenienti da Brezza. Nel sogno, San Felice parlò con voce ferma, rassicurando il popolo di Sant’Andrea che sarebbe stato protetto. Ma, prima di andare via, pronunciò una frase che lei non dimenticò mai e che, ancora oggi, risuona nel cuore di tutti noi:
“Tutti mi invocano, ma nessuno mi onora.”
Da allora, ogni 30 maggio, San Felice viene portato in processione insieme alla nostra amata patrona, Maria Santissima delle Grazie, come segno di devozione, di riconoscenza e di protezione.
È una storia che lega profondamente anche noi del Comitato 8 Settembre a questa festa: una tradizione che abbiamo promesso di custodire e tramandare nel tempo, affinché non venga mai dimenticata.
A quella visione si lega un altro episodio, che unisce l’uno all’altro come un filo di seta. A quel tempo, nell’antica chiesa del Pizzone, simile alla nostra amata chiesa vecchia, vi era una piccola ca****la sulla destra, dove erano raccolti i santi della devozione popolare. Durante la guerra, mentre il paese veniva risparmiato dalla devastazione dell’esercito nemico, quella cappellina andò a fuoco.
Le fiamme distrussero tutto.
Andarono perduti ricordi, oggetti sacri e immagini custodite da generazioni. Sembrava che nulla potesse salvarsi.
Ma qualcosa resistette.
Tra le macerie, annerito dal fumo e capovolto tra i resti dell’incendio, venne ritrovato un quadro. A recuperarlo furono alcuni membri della comunità, tra cui la maestra Gennarina Pane: una donna forte, dal carattere duro, combattiva e decisa, ma profondamente legata alla fede e alle tradizioni del nostro paese.
Tutto era andato distrutto, persino un prezioso Bambinello a cui lei era molto affezionata. Nella teca di vetro rimase soltanto la cera sciolta.
Eppure quel quadro, raffigurante San Felice, era rimasto intatto. Lì, a terra, a testa in giù, sepolto dalle macerie.
Per tutti fu il quadro del miracolo.
Oggi, dopo tanti viaggi e grazie all’impegno, ai sacrifici e all’amore di chi non ha mai dimenticato questa storia, siamo riusciti a riportarlo qui da Napoli, nel giorno della festa del nostro santo patrono
È un quadro prezioso, di importante manifattura, risalente al Settecento. Porta ancora su di sé i segni dell’incendio, quasi a testimoniare il passaggio del tempo, del dolore e della fede di un popolo che non ha mai smesso di credere.
La maestra Gennarina Pane lo custodì con amore e gelosia per tutta la vita, tramandandolo poi alle generazioni future. E oggi quel quadro è qui, davanti ai nostri occhi, a ricordarci che la fede, quando nasce dal cuore, riesce ancora a compiere miracoli.n
Il mio grazie va a Marina Lanna, custode di questo tesoro che unisce tradizione, memoria, fede e cultura. Suo papà, Amedeo Lanna, sarebbe certamente felice di sapere che siamo riusciti a ricomporre un piccolo ma prezioso puzzle di storia e cultura.
E allora, ringraziando i nostri avi per averci trasmesso questa devozione, possiamo soltanto rivolgerci ancora una volta a San Felice e promettergli che questa storia, questo patrimonio e questa fede continueranno a vivere nei secoli a ve**re.
Affinché nessuno dimentichi mai quelle parole pronunciate in sogno:
“Tutti mi invocano, ma nessuno mi onora.”
Questo è il popolo di Sant’Andrea del Pizzone: un popolo che non dimentica, un popolo che custodisce la propria fede, le proprie radici e la memoria dei propri avi nel silenzio del cuore e nella forza della tradizione.
Buon San Felice a tutti.