Parrocchia Maria SS Annunziata

Parrocchia Maria SS Annunziata Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Parrocchia Maria SS Annunziata, Organizzazione religiosa, piazza Antonietta Sarlo, Francica.

Non c'è atto di virtù senza la prova, delle tentazioni. Non c'è fede senza la prova. non c'è la lotta senza un nemico. n...
11/09/2026

Non c'è atto di virtù senza la prova, delle tentazioni. Non c'è fede senza la prova. non c'è la lotta senza un nemico. non c'è vittoria senza una battaglia

Mi si viene richiesto il bilancio della festa S Antonio Agosto 26Rispondere a questa richiesta richiede un equilibrio tr...
09/09/2026

Mi si viene richiesto il bilancio della festa S Antonio Agosto 26
Rispondere a questa richiesta richiede un equilibrio tra fermezza amministrativa/contabile, trasparenza e opportuna sensibilità verso il contesto festivo. Quando una festa religiosa si è conclusa da poco, pretendere un bilancio immediato dimostra una mancata comprensione dei tempi tecnici necessari per la rendicontazione. "In merito alle richieste relative al bilancio della festività recentemente conclusa, si evidenzia che la gestione contabile di un evento complesso richiede tempi tecnici ineliminabili. Attualmente si sta procedendo alla raccolta delle pezze d'appoggio, al saldo dei fornitori e alla riconciliazione delle offerte e delle spese sostenute. Trattandosi di dati ancora in fase di consolidamento, un'esposizione parziale o prematura risulterebbe scorretta e fuorviante. Il rendiconto finale, completo e verificato, sarà reso pubblico ed esposto nei canali preposti non appena completata la regolare procedura di chiusura, nel rispetto della massima trasparenza e dei tempi necessari. "Comprendiamo l'interesse e la volontà di conoscere i risultati della festa, ma una corretta rendicontazione richiede ordine e precisione. Nei giorni immediatamente successivi all'evento occorre rendicontare le offerte, verificare le fatture dei fornitori e chiudere tutti i conti in sospeso. Esporre numeri non ancora definitivi non farebbe un buon servizio alla trasparenza. Non appena la contabilità sarà completamente chiusa e verificata, provvederemo a condividere il bilancio definitivo con tutta la comunità." Un bilancio economico non si improvvisa in pochi giorni: la trasparenza si garantisce con la precisione dei dati definitivi, non con la fretta. Rispetteremo i tempi tecnici necessari per contabilizzare ogni entrata e ogni uscita e presenteremo il resoconto completo non appena le lavorazioni contabili saranno ultimate." Dopo la chiusura di un evento, occorre attendere l'emissione delle ultime fatture, l'arrivo dei pagamenti tracciabili e il versamento o conteggio preciso delle offerte. Pubblicare dati provvisori può generare incomprensioni, sospetti o errori di valutazione, soprattutto giudizi affrettati verso il sacerdote che ricopre il ruolo di presidente , soprattutto verso i componenti della festa. Dimenticavo: Chi ha lavorato all'organizzazione della festa ha diritto al riposo nel periodo immediatamente successivo, prima di dedicarsi alla fase amministrativa di chiusura. n.b. Come tutti sapete la festa si conclude nel mese di Gennaio2027 quindi..”Cogito ergo sum”.

Il Vangelo di oggi ci presenta una delle opere di misericordia spirituale: la correzione fraterna in vista della salvezz...
06/09/2026

Il Vangelo di oggi ci presenta una delle opere di misericordia spirituale: la correzione fraterna in vista della salvezza eterna. Oggi, purtroppo, questa cura del fratello è caduta in disuso. Spesso, quando vediamo l'errore di un fratello o una sorella, per rispetto umano, per indifferenza o per semplice comodità preferiamo “farci i fatti nostri” o diveniamo maldicenti, sparlando a destra e a manca. La Scrittura ci ricorda invece che non bisogna tacere di fronte al male. Nella Sacra Scrittura leggiamo: «Rimprovera il saggio ed egli ti sarà grato. Dà consigli al saggio e diventerà ancora più saggio; istruisci il giusto ed egli aumenterà il sapere» (Pr 9,8). C'è sempre bisogno di uno sguardo che ama, corregge e perdona come ha fatto e fa Dio con ciascuno di noi. È importante recuperare questa dimensione della carità cristiana. E Gesù ci istruisce nella correzione da fare indicandoci i passaggi necessari: innanzitutto ci parla di una colpa commessa contro di noi. Quando la mancanza è nei nostri confronti, il primo dovere non è la correzione ma il perdono. La correzione non è mai una risposta a caldo: rischieremmo non di cercare la verità ma di vendicare l'orgoglio ferito. Poi Gesù ci dice: «ammoniscilo fra te e lui solo». La cosa peggiore sarebbe correggere subito qualcuno in presenza di altri. La correzione si trasformerebbe in un processo pubblico. Sarà ben difficile che la persona accetti di buon grado la correzione. Perciò Gesù dice: «fra te e lui solo», anche per dare la possibilità alla persona di potersi difendere e spiegare. Molte volte, infatti, certe colpe sono ignorate o commesse senza malizia o vi è solo stata una cattiva interpretazione o incomprensione. Poi Gesù ci dice che se la prima correzione non è accolta, va fatta insieme ad altri due fratelli: ovviamente che parlino anche loro e che non siano solo testimoni muti! Se non ascolta neppure costoro sia anche l'assemblea a parlare. L'intervento prima di due fratelli e poi della comunità non serve per condannare ma per fare tutto il possibile per guadagnare il fratello alla verità e alla relazione comunitaria. Lo scopo della correzione, infatti, è quello di guadagnare un fratello. Ci farà bene chiederci: io perché correggo, per condannare o per guadagnare il fratello? Lo correggo perché gli voglio bene, perché voglio la sua salvezza? La correzione cristiana non è mai animata da spirito di condanna ma è mossa sempre dall'amore e dalla misericordia per il bene del prossimo. Non è certo il prurito di poter dire: “io te lo avevo detto!” o di mostrare agli altri i suoi torti, e neppure quello di scaricarsi la coscienza con: “io ti avevo avvertito”; lo scopo è sempre quello di guadagnare un fratello! E alla fine, per non pensare di essere sempre noi quelli che hanno sempre qualcuno da correggere, facciamo il nostro buon esame di coscienza e, se fatto bene e con sincerità, capiremo che anche noi abbiamo bisogno di essere corretti, forse anche di più di altri!

Il passo del Vangelo secondo Matteo (16,21-27) rappresenta uno snodo fondamentale nel cammino di Gesù e dei suoi discepo...
29/08/2026

Il passo del Vangelo secondo Matteo (16,21-27) rappresenta uno snodo fondamentale nel cammino di Gesù e dei suoi discepoli. Subito dopo la professione di fede di Pietro a Cesarea di Filippo, Gesù comincia a rivelare apertamente il destino che lo attende a Gerusalemme: la passione, la morte e la risurrezione. Di fronte all'annuncio della passione, Pietro reagisce d'impulso prendendo in disparte Gesù e protestando: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». La risposta di Gesù è durissima: «Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!» Pietro ha appena riconosciuto Gesù come il Messia, ma immagina un Messia vincente, glorioso e privo di sofferenza secondo i parametri umani. Gesù definisce questa visione un'insidia ("scandalo" significa letteralmente pietra d'inciampo). L'invito a "andare dietro a me" riposiziona Pietro nella sua vera veste: non è il discepolo a dover indicare la strada al Maestro, ma deve seguirlo, anche quando la via passa attraverso la croce. Gesù si rivolge poi a tutti i discepoli tracciando il profilo di chi vuole seguirlo davvero: «Se qualcuno vuole ve**re dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.» Rinnegare se stessi: Non significa annullare la propria persona o svalutarsi, ma deporre l'egocentrismo, la pretesa di bastare a se stessi e il desiderio di controllare ogni cosa per mettere al centro Dio e il prossimo. Prendere la propria croce: La croce non è la ricerca del dolore o della sofferenza fine a se stessa. Nel contesto romano, chi portava il braccio trasversale della croce stava camminando verso il luogo dell'esecuzione avendolo già scelto. Prendere la croce significa assumere con responsabilità le fatiche quotidiane, le proprie fragilità e la fedeltà al Vangelo, anche quando costa in termini di rifiuto o incomprensione. Seguire Gesù: È il movimento dinamico della fede. Non si tratta di una dottrina astratta, ma del camminare sulle orme di Cristo. Gesù conclude con un paradosso che ribalta la prospettiva mondana sul successo e sul senso dell'esistenza: «Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.» Chi vive ripiegato su se stesso, cercando di trattenere, accumulare e proteggere la propria vita ad ogni costo, finisce per inaridirsi e perderne il significato profondo. Al contrario, chi spende la propria vita per amore, donandola a Dio e agli altri, la ritrova realizzata e piena. Il valore di un'esistenza non si misura da ciò che si trattiene, ma da ciò che si è capaci di donare.

Grazie Grazie GrazieLa riuscita di una festa patronale è un momento di grazia e di forte identità per tutta la comunità....
26/08/2026

Grazie Grazie Grazie
La riuscita di una festa patronale è un momento di grazia e di forte identità per tutta la comunità. Ecco una breve riflessione. Ogni festa patronale porta con sé un’energia unica: le strade che si riempiono, le luminarie che si accendono, le tradizioni che si rinnovano. Ma il valore più grande di questi giorni non sta soltanto nell'organizzazione o nello spettacolo, bensì nella capacità di farci ritrovare comunità. Custodire e celebrare la memoria di Sant'Antonio significa ricordarci chi siamo e su quali valori si fonda la nostra convivenza: la solidarietà, la fede, il senso di appartenenza. Organizzare un evento di questa portata richiede mesi di lavoro silenzioso, sacrifici e una grande dose di pazienza, accettare anche critiche che non certamente fanno del bene, specie se rivolte al sacerdote che…. In questo cammino, le lamentele e le critiche che inevitabilmente sorgono non vanno viste come un ostacolo, ma come un segno di quanto la festa stia a cuore a tutti. Anche il dissenso o il disagio per qualche piccolo imprevisto dimostrano che la piazza appartiene a ciascun cittadino. Imparare ad ascoltare tutti — chi applaude e chi si lamenta — è il primo passo per crescere insieme. Io sto crescendo con voi. Che la gioia di questi giorni non si spenga con lo smontaggio delle giostre, ma rimanga nelle nostre relazioni quotidiane, nel rispetto reciproco e nel desiderio di collaborare per il bene di tutti. Fratelli guardando questa chiesa e ripensando ai giorni trascorsi, il primo sentimento che sale al cuore è la gratitudine. Abbiamo celebrato insieme la festa del nostro Santo Patrono Antonio Abate: abbiamo visto le strade riempirsi, i volti illuminarsi, le tradizioni rinnovarsi. Ma la Liturgia di questa domenica ci invita a guardare oltre la superficie, ad andare alla radice spirituale di quello che abbiamo vissuto. La festa patronale non è solo una parentesi di svago o un insieme di luci e tradizioni: è un momento di grazia. È l'occasione in cui riscopriamo di essere una comunità. Sant'Antonio non ci chiede di essere spettatori di una festa, ma di vivere ogni giorno i valori del Vangelo che lui ha testimoniato: la carità, l'accoglienza, la cura per gli ultimi e l'unità tra di noi. Mettere in piedi questi giorni ha richiesto il lavoro silenzioso e generoso di tanti volontari, che ringrazio di cuore. Ma una comunità viva si vede anche da come gestisce le imperfezioni. In questi giorni ci sono stati apprezzamenti, ma non sono mancate le critiche o le lamentele. E sapete? Anche questo fa parte del cammino di una famiglia. Se ascoltate con umiltà, le lamentele non dividono, ma ci ricordano che questo paese appartiene a tutti e che ognuno desidera il meglio per la propria casa. Chiediamo allora al Signore, per intercessione di Sant'Antonio, che la gioia e la luce di questi giorni non si spengano con lo spegnersi delle luminarie. Che la festa continui da domani nei nostri gesti quotidiani: nella pazienza vicendevole, nell'ascolto di chi la pensa diversamente e nella capacità di camminare tutti insieme, come un'unica grande famiglia di fede. Il parroco e il comitato tutto ringrazia.

26/08/2026

Nel Vangelo di Luca (Lc 6, 24-26), il "guai a voi, ricchi" fa parte del discorso della pianura, dove alle Beatitudini corrispondono quattro ben precisi rimproveri e ammonimenti. Il punto centrale di questa provocazione non è la condanna del denaro in sé come oggetto, ma la diagnosi spirituale dell'atteggiamento che la ricchezza spesso genera nel cuore umano. La ricchezza materiale tende a creare una falsa sensazione di sicurezza e autosufficienza. Chi è ricco rischia di bastare a se stesso, convincendosi di non aver bisogno di Dio né degli altri. Il "guai" di Gesù non è un'invettiva di condanna o una maledizione, ma un lamento accorato (in greco ouai esprime più dolore che ira): è l'allarme per chi sta riponendo la propria fiducia e il proprio cuore in qualcosa di caduco e perituro. Gesù aggiunge: "perché avete già ricevuta la vostra consolazione". Chi cerca la pienezza esclusivamente nelle possessioni, nel potere, nella comodità o nel riconoscimento sociale ottiene una soddisfazione immediata, ma orizzontale e limitata. Saziando subito il desiderio, la ricchezza "anestetizza" la sete di infinito, impedendo all'uomo di aprirsi alla vera consolazione, che è il Regno di Dio e la relazione con Lui. Nelle Scritture, la ricchezza diventa un ostacolo insormontabile quando si trasforma in egoismo e chiusura verso il prossimo. Il monito riguarda la tentazione di trattenere invece di condividere, di guardare i beni come una proprietà esclusiva piuttosto che come un dono da amministrare a favore dei poveri e degli ultimi. Il Vangelo chiama non a una povertà pauperista fine a se stessa, ma a una libertà interiore. Il "guai" invita a un radicale cambio di prospettiva (conversione): disarmare il cuore dalla bramosia, riconoscersi bisognosi e far circolare i beni con giustizia e fraternità. Tanti auguri a tutti quelli che credono di amare, di essere i migliori, ma non sanno sciogliersi davanti a Dio, in quanto ancora pieni di se.

24/08/2026

Prima di giudicare la mia vita o il mio cammino mettiti le mie scarpe percorri il cammino che ho percorso io. Vivi il mio dolore, i miei dubbi le mie risate, vivi gli anni che io ho vissuto io e cadi la dove sono caduto io. Rialzati come ho fatto io.

22/08/2026

Breve riflessione sulla vita di S Antonio da fare Domenica 23/06/26 per i suoi festeggiamenti
La vita di Sant'Antonio Abate rappresenta una delle riflessioni più radicali ed evocative sulla ricerca di senso, sul rapporto con la natura e sulla forza della disciplina interiore. Nato in una famiglia agiata nella Tebaide egiziana, Antonio sceglie di regalare i suoi beni ai poveri e ritirarsi nel deserto. Il suo non è un atto di fuga dal mondo per viltà, ma un gesto rivoluzionario di semplificazione: spogliarsi del superfluo per capire cosa resta davvero quando si tolgono le distrazioni dell'ego e del consumo. È l'archetipo dell'essenzialità. La celebre resistenza di Antonio alle tentazioni nel deserto non è solo un episodio religioso, ma un'incredibile metafora psicologica. Il deserto è il luogo del silenzio assoluto, dove non ci si può nascondere da se stessi. I "demoni" che lo assalgono rappresentano le nostre paure, i desideri incontrollati, la solitudine, il dubbio e il senso di vuoto. Antonio ci insegna che la vera maestria non sta nell'evitare il conflitto, ma nel guardare in faccia le proprie ombre senza farsi dominare. Nonostante la scelta eremitica, la figura di Antonio è indissolubilmente legata agli animali e alla terra (da cui il tradizionale maialino e il fuoco). La sua solitudine non genera misantropia, ma una profonda empatia universale. Diventa un punto di riferimento per chiunque cerchi consiglio, dimostrando che chi impara a stare bene da solo diventa un faro saldo per gli altri. In un'epoca iperconnessa, rumorosa e rincorsa dall'accumulo materiale, il "pensiero" che ci regala la vita di Sant'Antonio è un invito al silenzio e all'autenticità: ritrovare un proprio "deserto" interiore in cui disattivare il rumore di fondo, affrontare le proprie fragilità e riscoprire ciò che è davvero essenziale.

22/08/2026

Straordinario il luogo dove si narra di quel dialogo: alle pendici del monte Ermon, vicino ai cedri del Libano, una risorgiva crea uno specchio d'acqua che riflette il bosco e le pendici. Tante divinità pagane, tante statue romane vi fanno da corona attorno, rispecchiandosi sull'acqua. Tra i tanti volti di marmo, un volto umano si rispecchia sui volti. Il volto di Gesù. Dopo quasi tre anni di cammino insieme. Dopo case, villaggi, tensioni e amicizie. Dopo carezze ai malati, dopo abbracci ai lebbrosi, dopo parole che hanno fatto rialzare, dopo tanto seguire senza forse capire, Lui si ferma. Si volta. Guarda in volto chi gli sta accanto, chi gli vuole bene. Chiede della gente, chiede come siano i sondaggi, le opinioni, il sentire comune: «Chi sono io secondo la gente?». Ci vuole coraggio. Ad ascoltare gli altri, a lasciarsi leggere per quello che non si è. Ci vuole coraggio a caricarsi di tutte le proiezioni, di tutto ciò che l'altro porta dentro, di tutte le tensioni che sono scaricate in quel volto. Dicono di te che tu sia Giovanni Battista, il profeta severo di giustizia, o Elia, il profeta di vento o di fuoco, o qualcuno capace di accendere le coscienze, come i profeti. Ci vuole coraggio a non assecondare quel sentire comune, quel sondaggio, quell'onda di popolarità, ma a rimanerne liberi e coerenti con sé stessi. «Ma voi, chi dite che io sia?»: questa è la domanda che cambia tutto, che coinvolge, chiede una scelta, chiede un'amicizia, chiede una relazione. Chi sono io per te? È la domanda degli innamorati, degli amici, dei figli e dei genitori, è la domanda che abbatte una profonda distanza e mendica umanità. Chi sono io per te? Posso dire di te che sei la mia vita stessa, quel segno di contraddizione, quella dolce rovina, il motivo per cui alzarmi ogni mattina e il ringraziamento per cui addormentarmi la sera. Il volto che mi restituisce la giusta forma a tutti i volti che incontro, senza deformarli. La parola più bella ancora da scrivere. La bellezza che commuove. L'umanità, quella capace di piangere e ridere insieme. La coscienza e il valore. La passione e il desiderio, mai pienamente realizzati. La resurrezione che avviene ogni volta che muoio un po' di più. Il gusto del pane, il silenzio di un amico. Chi sono io per te? Rispondere ne va della vita stessa, del senso ai nostri giorni. «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», risponde Pietro. Tu sei il Messia, colui che ha profumato la vita di olio di pienezza. Colui che rende tutti noi liberi, più forti di ogni potente. Ci hai donato una dignità talmente indelebile che neanche noi possiamo più cancellare. Tu sei colui che ha reso tutti noi capaci di celebrare la vita, di farne un canto e di darne valore. Tu sei colui che permette a noi un alfabeto così bello e profondo, che mai nessuno ha pronunciato prima di te. Tu ci hai resi re, sacerdoti, profeti. Senza di Te tutto è morto e vuoto, Tu sei Figlio della vita e del Vivente. Felice te, Simone! E io di te dico che hai un nome nuovo, Pietro. Che hai le chiavi di casa, quelle chiavi che legano e che sciolgono. Quanti legami abbiamo intessuto in Gesù Cristo: tutti i nostri sì, tutti i nostri eccomi. Tutti i nostri amori, tutte le nostre vite. Quanti nodi abbiamo sciolto in Gesù Cristo: tutte le volte che abbiamo scelto il perdono, che abbiamo lasciato andare via, liberi. Questo sciogliere e legare è già un qualcosa che mescola la vita con la morte, che mescola la terra con il Cielo, che fa entrare l'Eterno in questi brevi giorni. Non un secondo tempo, ma un volto umano e divino insieme; non un prima e un dopo, ma un attimo eterno che entra nel presente. Volto a volto stanno Gesù Cristo e Simon Pietro. Il volto dell'uno legge quello dell'altro. Volto a volto, entrambi riescono a dire quel nome segreto nascosto dentro di loro. Voglio tenere dentro di me quella domanda, anzi: fare di Dio non la risposta a tutto, il punto esclamativo, ma un punto interrogativo che rimetta in moto, che costantemente chiede di ritrovarsi, una domanda forte alla vita. «Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore e cerca di amare le domande, che sono simili a stanze chiuse a chiave e a libri scritti in una lingua straniera. Non cercare ora le risposte che possono esserti date poiché non saresti capace di convivere con esse. E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora. Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga, di vivere fino al lontano giorno in cui avrai la risposta»

Il sacerdote dei Danni Benedetto Nicotra PupoRingrazio di cuore coloro i quali si sfogano sui social piccoli, ma sopratt...
19/08/2026

Il sacerdote dei Danni Benedetto Nicotra Pupo
Ringrazio di cuore coloro i quali si sfogano sui social piccoli, ma soprattutto i grandi che dicono di saperne di più : Organizzare una festa patronale richiede mesi di lavoro, sacrifici, responsabilità enormi e spesso un grande dispendio di tempo sottratto alla famiglia. Quello che continuamente questi giovani sotto la guida del loro sacerdote ora in perfetta sintonia, hanno fatto, r continuano a fare. È un servizio fatto per la comunità, ma purtroppo la critica distruttiva e la mancanza di gratitudine sono un classico amaro che colpisce sia il comitato soprattutto il sacerdote. Quando si gestiscono eventi pubblici con risorse limitate, accontentare tutti è letteralmente impossibile. Chi sta al di fuori vede solo l'evento finale, ignora la burocrazia, i costi e gli imprevisti, e si sente in diritto di giudicare senza aver mai alzato un dito per dare una mano. Fare squadra con il sacerdote, sentitelo come un alleato. Molto spesso i parroci vengono presi di mira ingiustamente; condividere questa difficoltà può rafforzare il legame tra il comitato e la parrocchia. Se una critica riguarda un aspetto logistico reale, la si annota per l'anno prossimo. Se è un attacco personale o un'offesa gratuita, va semplicemente ignorata: definisce chi la fa, non chi la riceve. Sui social la regola d'oro è non scendere mai al livello delle provocazioni. Rispondere con rabbia o entrare in discussioni infinite alimenta l'algoritmo e dà visibilità proprio a chi vuole solo fare polemica. "Crediamo fermamente che il confronto debba sempre rimanere nei limiti del rispetto reciproco e del decoro verso le persone e la comunità che rappresentiamo. Non daremo seguito a commenti offensivi o provocatori. Buona festa a tutti." 23/08/2026

Indirizzo

Piazza Antonietta Sarlo
Francica

Telefono

+393381613620

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Parrocchia Maria SS Annunziata pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Il Luogo Di Culto

Invia un messaggio a Parrocchia Maria SS Annunziata:

Scelte rapide

Condividi