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Sì sono conclusi i Solenni Festeggiamenti 2026 in onore del nostro  glorioso Protettore Sant’EuplioMa cosa ci rimane den...
07/09/2026

Sì sono conclusi i Solenni Festeggiamenti 2026 in onore del nostro glorioso Protettore Sant’Euplio
Ma cosa ci rimane dentro di questa festa? Ecco uno spunto di riflessione dato dall’omelia di Don Cosimo Schiena del 28 Agosto 2026

“Questa sera avevo preparato tante cose da dire su sant’Euplio. Date, episodi, parole, il suo martirio. Poi però mi sono fermato.
Perché a volte sappiamo tante cose dei santi e rischiamo di non incontrarli mai davvero.
E allora mi sono fatto una domanda: se questa sera sant’Euplio fosse seduto qui, in mezzo a noi, che cosa avremmo il coraggio di dirgli?

E soprattutto: che cosa ci direbbe lui guardando la nostra vita?

Perché noi sappiamo già come è morto.

Forse quello che dobbiamo chiederci è come stiamo vivendo noi.

Così, invece di parlare ancora di lui, questa sera vorrei parlare a lui.

Non so se sarà una preghiera, una lettera, o forse una confessione fatta ad alta voce.

Ma vorrei che, mentre la ascoltate, ognuno di noi provasse a metterci dentro il proprio nome, la propria storia, quella parte della vita che conosce solo Dio.

E allora, sant’Euplio, permettici per qualche minuto di rivolgerci direttamente a te.

Caro sant’Euplio,

questa sera siamo qui davanti a te.
Ti abbiamo chiamato santo così tante volte che rischiamo di dimenticare una cosa semplice: prima di essere santo, sei stato un uomo.
Un uomo con una vita da perdere.
Con una paura possibile.
Con un domani che avresti voluto vedere.
E forse è proprio questo che ci mette in difficoltà.
Perché sarebbe molto più comodo immaginarti senza paura. Uno di quegli uomini eccezionali che appartengono a un’altra epoca e con i quali noi non abbiamo niente a che fare.
Così potremmo venerarti, portarti in processione, accendere una candela davanti alla tua immagine e poi tornare tranquillamente alla nostra vita.
Ma tu eri uno di noi.
Ed è questo il problema.
Avevi il Vangelo con te.
Noi il Vangelo lo abbiamo ovunque.
Nelle nostre case.
Sul telefono.
Nelle nostre chiese.
Lo ascoltiamo ogni domenica.
Qualche volta lo condividiamo perfino sui social.
Ma c’è una domanda che questa sera non possiamo evitare:
quanto di quel Vangelo è entrato davvero nella nostra vita?
Perché possiamo conoscere le parole di Gesù e continuare a non parlare con nostro fratello.
Possiamo inginocchiarci davanti all’Eucaristia e poi tornare a casa portandoci dietro un rancore che dura da anni.

Possiamo dire “Signore, Signore” e poi essere incapaci di dire una parola semplicissima:

“Scusami”.

E allora forse comprendiamo perché la tua storia ci inquieta.

Perché tu ci ricordi che arriva sempre un momento in cui la fede smette di essere una parola.

E diventa una scelta.

Arriva un momento in cui quello che diciamo di amare ci costa qualcosa.

Un pezzo del nostro orgoglio.

Una convenienza.

Un giudizio degli altri.

Una sicurezza.

Tu sei arrivato fino alla vita.

Noi, a volte, non arriviamo neppure fino a una telefonata.

Diciamo che per i nostri figli daremmo la vita.

Poi magari non abbiamo dieci minuti per ascoltarli senza guardare il telefono.

Diciamo che amiamo una persona.

Poi pretendiamo che quella persona pensi come noi, scelga come noi, viva come abbiamo deciso noi.

Diciamo che crediamo nel perdono.

Finché non dobbiamo perdonare proprio quella persona.

Caro Euplio,

forse il tuo martirio comincia molto prima della tua morte.

Comincia quando decidi che alcune cose non sono in vendita.

La coscienza non è in vendita.

La fede non è in vendita.

La dignità di una persona non è in vendita.

L’amore non è in vendita.

E noi questa sera abbiamo bisogno che tu ce lo ricordi.

Perché viviamo in un tempo in cui sembra che tutto abbia un prezzo.

Anche le parole.

Anche le relazioni.

Anche la verità, qualche volta.

Si dice ciò che conviene.

Si resta finché conviene.

Si ama finché si riceve qualcosa.

Si è fedeli finché la fedeltà non costa troppo.

Tu invece ci metti davanti una domanda che non lascia tranquilli:

che cosa c’è nella nostra vita che non siamo disposti a vendere?

Che cosa difenderemmo anche se nessuno ci applaudisse?

Chi saremmo se domani nessuno sapesse il nostro nome?

Se nessuno vedesse quello che facciamo?

Se non arrivasse nessun grazie?

Se non ci fosse nessun riconoscimento?

Rimarrebbe ancora qualcosa di vero?

Tu hai perso molto.

Ma non hai perso te stesso.

E forse il martire è proprio questo.

Non uno che cerca la morte.

Non uno che disprezza la vita.

Ma un uomo che, quando arriva il momento decisivo, dice:

“Potete togliermi molto. Ma non potete costringermi a diventare qualcuno che non sono.”

E allora, sant’Euplio, questa sera non ti chiediamo di farci diventare eroi.

Non ne abbiamo bisogno.

Abbiamo bisogno di uomini e donne veri.

Cristiani che non abbiano una fede soltanto sulla bocca.

Genitori capaci di chiedere perdono ai figli.

Figli capaci di tornare ad abbracciare i propri genitori prima che sia troppo tardi.

Persone capaci di dire la verità senza distruggere nessuno.

Persone capaci di restare umane anche quando vengono ferite.

Perché forse oggi il martirio comincia proprio qui.

Quando qualcuno ci ferisce e decidiamo che il suo male non diventerà il nostro modo di vivere.

Quando tutti gridano e noi scegliamo di non umiliare nessuno.

Quando sarebbe più facile voltarsi dall’altra parte e invece rimaniamo.

Quando nessuno ci vede e scegliamo comunque il bene.

Questa sera siamo venuti a rendere onore a te.

Ma forse sei tu che stai facendo una domanda a noi.

E la domanda è questa:

“Voi, per che cosa state vivendo?”

Non “per che cosa sareste disposti a morire”.

È troppo facile rispondere a una domanda che probabilmente non ci sarà mai fatta.

Per che cosa state vivendo, domani mattina?

Per che cosa vi alzerete?

Come parlerete a vostra moglie?

Come guarderete vostro marito?

Che padre sarete?

Che madre sarete?

Che cristiani saremo quando usciremo da questa chiesa?

Perché alla fine il Vangelo non avrà bisogno delle nostre parole.

Avrà bisogno della nostra vita.

Caro sant’Euplio,

tu hai custodito il Vangelo.

Adesso aiutaci a fare qualcosa di ancora più difficile:

non lasciarlo chiuso.

Aiutaci ad aprirlo nelle nostre case.

Nel modo in cui perdoniamo.

Nel modo in cui trattiamo chi non può darci niente.

Nel modo in cui ci comportiamo quando nessuno ci guarda.

E se un giorno qualcuno dovesse chiederci:

“Ma davvero credete ancora nel Vangelo?”

fa’ che non dobbiamo rispondere subito.

Fa’ che possiamo indicare una porta che abbiamo riaperto.

Una persona che abbiamo perdonato.

Qualcuno che abbiamo smesso di giudicare.

Un povero che non abbiamo lasciato solo.

E dire soltanto:

“Guardate la nostra vita.”

Perché questa sera abbiamo capito una cosa.

Il martirio non comincia quando qualcuno ci chiede di morire.

Comincia quando decidiamo per che cosa vale la pena vivere.

E allora sì, sant’Euplio:

prega per noi.

Perché abbiamo chiese piene di cristiani che conoscono il Vangelo.

Ma il mondo ha ancora bisogno di incontrare cristiani nei quali il Vangelo si vede.

E da questa sera, almeno qui, almeno noi,

proviamo a diventarlo.

Tutti.

Amen”

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Bellissimi scatti della festa di Sant’Euplio 2026 grazie a Orlandophotography
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Bellissimi scatti della festa di Sant’Euplio 2026 grazie a Orlandophotography

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