30/03/2026
La statua in cartapesta del “Cristo in croce”, realizzata nel 1871 dai maestri cartapestai leccesi, si presenta come un’opera di intensa espressività devozionale e raffinata maestria artigianale, pienamente inserita nella tradizione artistica salentina.
Il corpo del Cristo è modellato con straordinaria cura anatomica: il torso, leggermente incurvato in avanti sotto il peso della sofferenza, evidenzia una muscolatura definita ma non idealizzata, resa con delicate sfumature cromatiche che conferiscono realismo alla pelle. Le braccia, tese e allungate lungo il patibolo, accentuano il senso di tensione e abbandono, mentre le mani, trafitte dai chiodi, mostrano dettagli accurati delle ferite, da cui colano sottili rivoli di sangue dipinto con grande perizia.
Il volto, inclinato verso il basso, è uno degli elementi più toccanti: gli occhi socchiusi, la bocca appena dischiusa e l’espressione sofferente ma composta restituiscono un senso di pietà e raccoglimento. La corona di spine, finemente intrecciata, cinge il capo, segnando la fronte con piccole ferite sanguinanti. I capelli, lunghi e scuri, ricadono sulle spalle in ciocche morbide, mentre la barba è trattata con minuziosa attenzione al dettaglio.
Il panno che cinge la vita, modellato con pieghe morbide e naturali, avvolge i fianchi con un movimento leggero che contrasta con la rigidità della croce, realizzata in legno scuro e robusto. Sopra il capo, il cartiglio con la scritta “INRI” richiama la tradizione iconografica della Crocifissione.
Alla base, la croce si innesta su un elemento roccioso che simboleggia il Golgota, impreziosito da una composizione floreale che introduce un segno di speranza e devozione. Ai lati, eleganti candelieri con candele slanciate incorniciano la scena, contribuendo a creare un’atmosfera solenne e liturgica.
Quest’opera, custodita con profonda venerazione dai confratelli del SS. Sacramento, non è soltanto una scultura, ma un oggetto di culto che racchiude fede, tradizione e identità comunitaria. La tecnica della cartapesta leccese, con la sua leggerezza e capacità espressiva, permette di raggiungere un livello di realismo e partecipazione emotiva che rende il “Cristo in croce” una testimonianza viva della spiritualità popolare ottocentesca.