Parrocchia Regina Pacis Forlì

Parrocchia Regina Pacis Forlì Chiesa cattolica della diocesi di Forlì-Bertinoro sita in Viale John Fitzgerald Kennedy, 2 Forlì FC, Telefono 0543 63254.

IBAN PARROCCHIA REGINA PACIS – FORLI’
IT03 V085 4213 2050 0000 0288 709
LA BCC RAVENNATE FORLIVESE E IMOLESE

03/06/2026

Carlo Lwanga. Dall’Uganda la voce dei giovani martiri che si opposero ai soprusi del sovrano (a cura di Matteo Liut).

Avevano tutti tra i 14 e i 30 anni i 13 cristiani arsi vivi il 3 giugno 1886 sul colle di Namugongo nell’odierna Uganda. La loro morte, avvenuta perché, in coerenza con la propria fede, si erano rifiutati di acconsentire alle richieste immorali del sovrano, è divenuta una testimonianza di vita per la loro terra: assieme ad altri 9 testimoni, infatti, sono stati i primi santi dell’Africa sub-sahariana, canonizzati l’8 ottobre 1964 da Paolo VI. Capofila di questo gruppo è san Carlo Lwanga, capo dei paggi del re Mwanga II (1884-1903): il suo volto è ancora oggi un richiamo a mettersi in ascolto della profezia che i giovani sanno portare nel mondo quando incontrano il messaggio del Risorto. La storia di Lwanga e dei suoi compagni si colloca nel contesto della terribile persecuzione anticristiana scatenata dal re di Buganda tra il 1885 e il 1887; una violenza nata solo da un capriccio del volubile sovrano, dai costumi morali discutibili. Carlo era diventato capo dei paggi reali dopo il martirio di Joseph Mukaso, un evento che spinse Lwanga a chiedere il Battesimo. Il Vangelo era arrivato fin lì grazie ai Padri Bianchi, fondati dal cardinale Lavigerie: inizialmente la loro opera, avviata nel 1879, venne ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Mwanga, che però poi si fece influenzare dal cancelliere del regno e dal capotribù e non accettò il rifiuto da parte dei paggi, guidati da Lwanga, di sottostare alle sue richieste immorali. Il sovrano decise così la soppressione fisica dei cristiani. Altri santi. Santa Clotilde, regina (474-545); san Lifardo, sacerdote (VI sec.).

03/06/2026

La Parola del giorno è tratta dal Vangelo secondo Marco
Mc 12,18-27

In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

Approfondisci con le parole dei Papi:
https://www.vaticannews.va/it/vangelo-del-giorno-e-parola-del-giorno/2026/06/03.html

02/06/2026
02/06/2026

Marcellino e Pietro. La violenza e la prepotenza non avranno l’ultima parola (a cura di Matteo Liut).

Morire da cristiani significa lasciare al mondo un segno, una testimonianza che affascina e mostra il vero volto dell’amore. Significa svuotare da dentro la logica della prepotenza, che da sempre cerca di mettere a tacere la voce di chi porta all’umanità la speranza del Dio di Gesù Cristo. Una prepotenza alla quale non si arresero i santi Marcellino e Pietro, sacerdote il primo, esorcista (che allora era una sorta di ministero a sé) il secondo. La loro vicenda si colloca durante la persecuzione voluta da Diocleziano: era l’anno 304 e il prete Marcellino era stato arrestato a Roma per la sua fede. In carcere conobbe un esorcista, Pietro, e insieme si misero a predicare, annunciando il Vangelo di Gesù. Per questo essi furono portati in un bosco e vennero costretti a scavarsi la fossa dove vennero sepolti dopo essere stati decapitati: l’intento era quello di farli sparire senza lasciare traccia, ma il piano non riuscì. Grazie a una matrona, infatti, i corpi dei due santi ebbero una degna sepoltura sulla Via Labicana. La storia del sacerdote e dell’esorcista uccisi nella selva venne tramandata grazie all’esecutore della sentenza, che, colpito dalla loro testimonianza, l’aveva raccontata al futuro papa Damaso. Altri santi. Sant’Erasmo di Formia, vescovo (III-IV sec.); san Guido d’Acqui, vescovo (1004-1070).

02/06/2026

La Parola del giorno è tratta dal Vangelo secondo Marco
Mc 12,13-17

In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.

Approfondisci con le parole dei Papi:
https://www.vaticannews.va/it/vangelo-del-giorno-e-parola-del-giorno/2026/06/02.html

IL BACIO SANTO DI DIO       Gv 3,16-18«Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbi...
31/05/2026

IL BACIO SANTO DI DIO

Gv 3,16-18
«Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi».
Perché è così difficile fare pace?
Perché è così difficile mettere a tacere le armi?
La liturgia di oggi ci accompagna a contemplare il mistero del Dio Trinitario:
Padre, Figlio e Spirito Santo, uniti in un solo amore.
E questa dimensione relazionale di Dio non riguarda solo Lui.
Riguarda anche noi.
Tutto vive di relazioni.
Il cosmo, come raccontano anche le intuizioni della fisica contemporanea, è fatto di connessioni, vibrazioni, legami invisibili.
Anche il nostro corpo vive di relazioni cellulari, impulsi, scambi continui.
E poi ci siamo noi,
con la nostra sete inesauribile di amore, di incontro, di comunione.
Forse è proprio questo il segno più profondo dell’immagine di Dio impressa in noi.
Eppure facciamo fatica ad amarci.
Facciamo fatica a vivere in pace.
Perché?
Perché mentre nella Trinità ciascuno vive totalmente per l’altro,
nelle nostre relazioni spesso l’altro diventa qualcosa da usare.
Un mezzo.
Una risposta ai nostri bisogni.
Uno spazio da occupare.
Ed è qui che nasce il conflitto.
Quando al centro ci siamo solo noi,
prima o poi arriva anche la guerra.
Vale tra le nazioni.
Vale nelle famiglie.
Vale nelle amicizie.
Vale nella Chiesa.
Proviamo a pensare alle nostre relazioni ferite:
c’è quasi sempre qualcosa che vogliamo trattenere, controllare, ottenere.
L’amore invece vive di gratuità.
“Io sono per te.
Tu sei per me.”
Senza calcolo.
Per questo le relazioni autentiche diventano un segno credibile di Dio.
«Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35).
L’amore di Dio si rende visibile così:
nella bontà,
nella gratuità,
nella cura reciproca.
Nel “bacio santo”.
Un bacio tradito ogni volta che scegliamo la violenza, il dominio, il sopruso.
Ma anche un bacio che siamo chiamati a diffondere,
per costruire quella nuova umanità verso cui tutti camminiamo.
📝 Parole e passi
Pensa a una relazione conflittuale della tua vita:
cosa stai trattenendo?
Cosa vuoi ottenere?
In quali relazioni, invece, stai vivendo il “bacio santo” di Dio?
🙏 Preghiera
Signore Dio,
tu che sei comunione perfetta d’amore,
continua a baciare questo mondo ferito.
Mescola il tuo soffio di pace
con le nostre polveri di guerra,
violenza, vendetta ed esclusione.
E insegnaci la gratuità,
perché le nostre relazioni
diventino segno vivo della tua presenza
e anticipo di fraternità e pace.
https://open.spotify.com/episode/0iklsjPjnTe6ERiaIoGNH5?si=RNUf0JIMRBKWl1yAwbxtqQ

Vangelo di periferia · Episode

31/05/2026

Visitazione di Maria. Ecco la fretta di andare verso l’amore autentico (a cura di Matteo Liut).

La nostra anima sa cogliere il luogo dove si trova il nostro tesoro più prezioso e guida le nostre gambe verso il nostro bene. E la strada ci porta dritti al cuore di Dio, la fonte dell’amore più grande. Lasciarci portare da questa “fretta” è la testimonianza più bella della grandezza del messaggio di Cristo. Proprio di questa ci parla l’episodio della Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta, oggi al centro della liturgia nel giorno che chiude il mese tradizionalmente dedicato alla Madre di Dio. L’episodio, narrato dal Vangelo di Luca, ci mostra due madri che si ritrovano portando dentro di loro il dono inatteso del Signore. Due nuove vite, segno affascinante della potenza di Dio ma anche della sua delicatezza. E il canto del Magnificat è l’inno a tutto questo, invocazione dell’unica vera forza che cambia il mondo: la misericordia. Maria è evangelizzatrice ancora prima di conoscere Cristo, perché lo porta in grembo, lo genera al mondo, è l’icona della potenza che sceglie il nascondimento, l’umiltà, le logiche dell’amore. Nell’incontro tra Maria ed Elisabetta, insomma, scorgiamo la possibilità che il Regno di Dio si realizzi davvero in mezzo a noi; un regno non basato sulla legge del più forte ma sulla capacità di andare incontro al prossimo. Altri santi. Santi Canzio, Canziano e Canzianilla, martiri (IV sec.); san Vitale di Assisi, eremita (1295-1370).

Indirizzo

Forlì
47121

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