16/08/2026
Domenica 16 agosto 2026, Galati 2,5-21, pastore Emanuele Fiume
Galati 2,15-21
Noi Giudei di nascita, non stranieri peccatori, sappiamo che l'uomo non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, e abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato. Ma se nel cercare di essere giustificati in Cristo, siamo anche noi trovati peccatori, vuol dire che Cristo è un servitore del peccato? No di certo! Infatti se riedifico quello che ho demolito, mi dimostro trasgressore. Quanto a me, per mezzo della legge, sono morto alla legge affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me. Io non annullo la grazia di Dio; perché se la giustizia si ottenesse per mezzo della legge, Cristo sarebbe dunque morto inutilmente.
Baruffe teologiche su incomprensibili dottrine. Da Paolo a Lutero. Solo chi conosce molto bene la teologia del Nuovo Testamento e l’insegnamento della Riforma può capire qualcosa di questo arzigogolo di cui, infatti, possiamo ricordare soltanto il versetto più bello e spirituale «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me!». No, cari. Qui siamo al centro del Vangelo, al centro di tutto, e non lo sappiamo più. Lo sapevano i vostri nonni, e lo hanno dipinto qui, sopra la mia testa. La croce di Cristo, la corona di spine che lo rivela re, alla base il Vangelo su una roccia, inamovibile. Ecco tutto Galati 2. Lo sapevano bene i nostri nonni, ma noi oggi non lo sappiamo più e resti senza parole quando ti vengono fatte le due obiezioni degli avversari dell’Apostolo Paolo. La prima: “Ma se non fai questo e quest’altro, che cristiano sei? Che cristiani siete?” e tu che cosa hai risposto quando qualcuno ti ha chiesto: “Ma che cristiano sei?”? La seconda: “Se Dio è tollerante con te così come sei, allora tollera anche il male.” Cioè che titolo hai, con la tua vita di peccato, di dire che Dio è buono? Ma guarda come va il mondo, e il tuo Dio che cosa fa?”. Ecco, a fronte di queste due contestazioni al Vangelo che ho condensato in due critiche piuttosto attuali – perché i problemi in fondo sono sempre quelli – l’Apostolo dice: Se avete ragione voi, se l’essenziale è che adesso si vede che siete, se tu diventi manifestazione e garanzia della buona notizia di Dio… allora Cristo è morto per niente. Se fai tu, non occorre che abbia fatto lui, e lui quello ha fatto, ha dato la sua vita per te. Se vuoi fare tu, se vuoi compiere tu, se vuoi rendere vero, presentabile, desiderabile tu il Vangelo, perché sei tanto credente e tanto morale, perché grazie a te Dio diventa più presentabile e più difendibile, perché come valdese sei tanto stimato… stai rinnegando il Cristo sulla croce e stai rendendo la sua morte inutile. La giustificazione del peccatore per sola grazia mediante la fede non è un orpello storico dei protestanti, è l’unico Vangelo che l’Apostolo Paolo conosce affinché la morte di Cristo, cioè il centro della sua opera e della nostra fede, non sia inutile, non sia sostituibile, non sia ridotta a un dettaglio.
“Ma che cristiano sei?” vuol dire che il tuo cristianesimo si deve vedere. E come si sarebbe visto meglio che in un galata pagano che diventava cristiano, e che dopo il battesimo grazie a Cristo poteva seguire la legge mosaica come gli altri ebrei che credevano in Cristo. Che cristiano sei? Te lo faccio vedere io: io prima adoravo gli idoli, poi mi hanno detto che il Messia degli Ebrei ha aperto le porte del regno spirituale anche a me, ho creduto, mi hanno battezzato, poi circonciso, ora non vesto abiti con due tessuti, non mangio più certe cose, osservo il sabato, prego con la testa coperta e avvolto in uno scialle. Ecco che si vede! Gli avversari di Paolo sparavano la risposta giusta subito! Ecco che si vede, il nostro galata, quando è vestito e quando è n**o, quando prega e quando mangia… è sempre diverso dagli altri e non è più quello di prima. Come oggi vedi e distingui un prete, un frate e una suora e un bonzo. E questi sono inseriti in una storia secolare, millenaria, che ha fatto e prodotto tanto.
Ma Paolo, che era perfettamente inserito in tutto questo, annuncia che questo non è il Vangelo. Noi, giudei di nascita e non stranieri peccatori, sappiamo, cioè abbiamo imparato e sperimentato, che l’uomo non è giustificato per le opere della legge, ma soltanto per la fede in Cristo Gesù. Ma allora la giustizia della legge di Dio? Allora questi Comandamenti? Con la giustizia della legge Dio ci dimostra proprio che il Vangelo non si compie e non si corona con una nostra prestazione, perché chi può dire di avere sempre completamente obbedito a queste parole? Il giovane ricco dice di avere seguito questa legge sin dalla sua giovinezza, ma poi rivela di avere il cuore occupato dall’idolo della ricchezza e che la sua obbedienza era solo nella forma. Allora, una volta accusati da queste dieci parole, possiamo comprendere che la giustizia di Dio non è solo la giustizia che Dio ci chiede, ma soprattutto la giustizia che Dio ci dà. Il Signore Gesù Cristo, l’unico che ha adempiuto perfettamente tutta la legge, che dà la sua vita quale sacrificio di espiazione, secondo la legge, per i nostri peccati, che ci viene donato per fede. Allora la tua giustizia non è fare, ma ricevere, ricevere dal Signore Gesù Cristo e ricevere il Signore Gesù Cristo mediante la fede. Allora che cristiano sei? Sono cristiano perché il Signore Gesù Cristo è morto per me, è morto per i miei peccati ed è risorto per la mia giustizia. “Cristiano” vuol dire “di Cristo”, e non sei tu che ti fai cristiano o che fai il cristiano, ma Cristo ti ha riscattato, ti ha comprato pagandoti con la sua vita per renderti suo, e prima credevi di essere libero ma eri schiavo del tuo peccato, ora sei suo, sei sua proprietà ma sei libero perché appartieni al Liberatore. Cristo ha fatto, ha adempiuto la legge anche per te, perfettamente anche per te. Questa è la giustizia di Cristo dalla quale non si torna indietro, e se si torna indietro, si rinnega Cristo e la sua morte.
La Bibbia ha risposto alla prima obiezione: Che cristiano sei? Risposta: sono un povero peccatore che Gesù Cristo ha amato e ha dato la sua vita per lui. Punto. Tutto il resto è contorno. Veniamo alla seconda: Se tu dici che Dio ama questo mondo così ingiusto, se Dio ama te che sei ingiusto, come fa Dio ad essere giusto? Perché non risolve lui ingiustizie, guerre, terremoti, incidenti mortali, malattie di bambini e fame nel mondo? Detto con le parole dell’Apostolo: se siamo anche noi trovati peccatori, vuol dire che Cristo è un servitore del peccato? Caro Dio, tu pensi a perdonare quattro bigotti in chiesa che appena escono continuano come prima e peggio di prima, e intanto il mondo va a rotoli? E noi ci diciamo che Dio ci accetta così come siamo, cioè peccatori, pensando che così Dio possa accettare anche il nostro peccato così come accetterebbe il peccato del mondo? Dio accetta noi così come siamo – ingiusti – e accetta il mondo così com’è – ingiusto – senza muovere una foglia? Un dio garante dell’esistente e disponibile su chiamata come un centralino di un numero clienti? E questo è un dio mostruoso. Purtroppo molto creduto, ma è una caricatura, una parodia del Padre che si rivela in Cristo e accoglie i peccatori non perché sono peccatori, ma perché sono rivestiti della giustizia di Cristo. Ecco. “Dio ci accoglie così come siamo”: falso! Dio ci accoglie solo in Cristo, solo sotto il mantello della sua giustizia sotto il quale sei sempre quello di prima, ma per essere accolto da Dio conta Cristo, non conta come sei tu. Secondo, la manifestazione e il compimento della giustizia di Dio qual è? La morte di Cristo. La fine più ingiusta del più giusto, condannato da tutti i poteri del mondo. Assume concretamente la nostra ingiustizia, che lo condanna, e per contro ci assegna la sua giustizia che ci salva. Il contatto tra Dio e la tua ingiustizia e tra Dio e l’ingiustizia del mondo è uno solo: il Signore Gesù Cristo sulla croce. La morte di Alessandro, che ha sconvolto una famiglia e il nostro intero paese… dov’era Dio? Dio Padre ha ascoltato il proprio figlio gridare: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Dio Padre ha visto il proprio figlio morire ingiustamente. Quindi, Dio, il Padre del Figlio crocifisso, era dalla parte dei genitori, completamente dalla parte dei genitori perché Dio, prima di loro, ha visto morire ingiustamente il proprio figlio. Ed è dalla parte dei genitori perché la consapevolezza viva della relazione, come se un genitore dicesse al figlio morto: “Io ti custodisco e non ti perdo del tutto”, in Dio questa relazione viva è diventata dono di vita nuova. La resurrezione. La Pasqua di Cristo. La morte zittita. La salvezza eterna della persona. Possibile solo in Cristo, nel primo dei richiamati alla vita nuova, e noi tutti già siamo in lui e aspettiamo di esserlo completamente. E così vediamo che tutte le ingiustizie che la gente ascrive a Dio vedono una presenza di Dio. Dio è presente nelle tragedie umane, in tutte le tragedie umane, ma è rivelato solo nella croce di Cristo. Lì dove Dio rivela la sua giustizia in mezzo all’ingiustizia del mondo e nostra. Nella croce di Cristo, e se non passi da lì, non vedrai mai quel regno di Dio in cui non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore perché le cose di prima sono passate (Apocalisse 21,4). Dunque, se questo è il Vangelo di Dio, e lo è, Paolo afferma: se questo vi ho annunciato, la distruzione del peccato mediante l’opera di Cristo, posso essere io a ricostruire il peccato mediante uno sdoganamento, o dicendo che non conta, non esiste, è “superato”? Se edifico quello che ho distrutto, mi dimostro trasgressore. Non vi ho predicato la fine della schiavitù del peccato per farvi peccare di più. Il Vangelo non è né indulgente né complice col peccato.
Ecco “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”. Tu sei morto. Sei stato ucciso con Cristo, il venerdì santo del 30 dopo Cristo. E ti è stata promessa una vita nuova ed eterna. Questo è il significato del Battesimo: dalla morte e sepoltura alla purificazione e alla vita nuova. Significa che la vita che ti determinerà è la vita di Cristo, la vita eterna di Cristo, e ne sei reso partecipe anche qui ora, mentre “la vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio”. Nella carne/ora/nella fede. L’essere nella carne, l’essere in un corpo, l’essere persone in carne ed ossa non impedisce di vivere nella fede in Cristo. Chiamati a essere sempre più in Cristo, noi sappiamo che la nostra completa purificazione non avverrà in noi stessi e non avverrà nella vita terrena. Avverrà e avviene in Cristo e avviene nel suo regno, cioè in quella dimensione presente, ma non ancora evidente, in cui tutto corrisponde alla sua volontà. Soprattutto, avviene in Cristo. C’è la vita eterna di giustizia di Cristo che modella la tua vita. Ma questo avviene con un’opera segreta, non evidente. Avviene nel mondo e avviene in te. Ma se metti la tua opera, se metti chi sei e quello che fai davanti a questo Vangelo, se a “Che cristiano sei?” rispondi: “Io faccio questo e quest’altro…”, allora annulli la grazia di Dio, allora Cristo sarebbe morto inutilmente, allora per te non ci sarebbe altro che condanna.