Chiesa Valdese di Forano

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Chiesa Valdese di Forano Annuncio del Vangelo, celebrazione dei sacramenti, istruzione religiosa, cura spirituale secondo la parola di Gesù Cristo.

Domenica 18 ottobre 2026. Culto domenicale e Assemblea di chiesa a seguire. 💒
18/10/2026

Domenica 18 ottobre 2026. Culto domenicale e Assemblea di chiesa a seguire. 💒

Domenica 18 ottobre 2026, Marco 2.23-28 (meditazione per l'assemblea di chiesa), pastore Emanuele FiumeMarco 2,23-28In u...
18/10/2026

Domenica 18 ottobre 2026, Marco 2.23-28 (meditazione per l'assemblea di chiesa), pastore Emanuele Fiume
Marco 2,23-28
In un giorno di sabato egli passava per i campi, e i suoi discepoli, strada facendo, si misero a strappare delle spighe. I farisei gli dissero: «Vedi! Perché fanno di sabato quel che non è lecito?» Ed egli disse loro: «Non avete mai letto quel che fece Davide, quando fu nel bisogno ed ebbe fame, egli e coloro che erano con lui? Com'egli, al tempo del sommo sacerdote Abiatar, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani di presentazione, che a nessuno è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche a quelli che erano con lui?» Poi disse loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato; perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato».

Partiamo dalla fine: Dice il Signore Gesù Cristo: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato; perciò il Figlio dell'uomo (cioè Gesù Cristo stesso) è signore anche del sabato». Il sabato non è quel tempo tra il venerdì e la domenica. Il sabato è il tempo di vita donato da Dio. Nel Decalogo dell’Esodo (capitolo 20) la motivazione della santificazione del sabato è il riposo di Dio. Dio, dopo aver creato l’universo, si riposò. Quindi, il giorno di riposo è condivisione del riposo di Dio. Nel Decalogo riportato nel Deuteronomio (capitolo 5) il sabato è motivato dalla liberazione dalla schiavitù d’Egitto, perché lo schiavo non ha riposo, al massimo ha una sosta, una sosta necessaria a riprendere la sua opera. Solo chi è libero può avere riposo, può avere tempo libero. E possiamo collegare le due motivazioni, perché il mondo intero, non solo i credenti, non solo gli esseri umani, il mondo intero ha bisogno di un tempo di libertà, un tempo di condivisione e non di accaparramento.
La legge, il “tu devi” o “tu non devi” è compiuta per noi dal Signore Gesù Cristo: in lui, nella sua persona e nella sua parola di libertà non vi è più la barriera tra purezza e profanazione, ma soltanto condivisione. Davide e i suoi, affamati, mangiarono il pane della presentazione a Dio, si sono sfamati condividendo il pane riservato a Dio e in Cristo questa prefigurazione eccezionale diventa realtà permanente e liberante. Il cibo e il tempo vengono liberati dall’alternativa tra purezza e profanazione, e vengono donati per essere condivisi.
Questa condivisione è libertà. Libertà da qualsiasi legge che controlla la tua dispensa e il tuo frigorifero… libertà di vita perché il cibo è vita. La nostra Riforma “riformata” cominciò con un banchetto di salsicce in quaresima, cibo proibito in tempo proibito. Zwingli difese i “Wuerstfrasser”, i mangiatori di salsicce, alla luce della libertà cristiana proclamata nel Nuovo Testamento: “Gesù dichiarava puri tutti i cibi” (Marco 7,19), il Consiglio comunale chiese al vescovo di giustificare lo scollamento tra la legge della chiesa e la parola di Cristo, e fu l’inizio della Riforma a Zurigo. Allo stesso modo vennero abolite decine di feste imposte alla popolazione dedicate ai santi, col risultato di più di un mese di giornate lavorative recuperate. Prima dell’etica del lavoro la Riforma scoprì la libertà del tempo del lavoro, e allo stesso tempo la libertà del tempo del riposo.
Gesù Signore del sabato. Signore del tempo del riposo e della vita di libertà. Il sabato della legge, il tempo codificato e controllato, il tempo della prestazione religiosa Gesù se l’è portato nella tomba, e con la sua resurrezione ci ha donato la domenica, scriveva il teologo americano Benjamin Warfield. Ma se è stato difficile liberare i cristiani dai carcerieri del sabato, dai carcerieri del tempo, dai farisei prima e dal clero poi, è assai più difficile liberarli da quel carceriere del tempo che ognuno di voi vede ogni mattina davanti allo specchio. Vite riempite da impegni, da cose da fare, tutte irrinunciabili, che ti tolgono la libertà del tempo di libertà che Dio regala a te. In una chiesa che ho servito tempo fa al culto di Natale c’erano metà dei presenti delle domeniche ordinarie… tutti a preparare il pranzo, non avevano tempo. Festeggi la nascita del Signore del sabato, e non hai tempo? Sei figlio di Dio, festeggi la sua incarnazione per la tua liberazione, e proprio quel giorno vivi come Cenerentola? La moglie del pastore metodista Bartolomeo Cassano, sei figli, senza frigorifero e senza lavatrice, cucinava il sabato anche per la domenica, per vivere meglio che poteva il giorno della libertà. Perché non si tratta di dovere o di morale, si tratta di esercizio consapevole di libertà. Chi è il signore del tuo sabato, del tuo tempo? Se è qualcuno o qualcosa che te lo riempie di cose che non riesci a terminare, allora non è Gesù. Gesù con la sua resurrezione inaugura il tempo della vita nuova, responsabile, condivisa, libera. Ma è un dono che puoi offuscare, che puoi dimenticare e trascurare. Se non lo eserciti con l’ascolto della parola di libertà, allora torna in auge il tuo padrone che vedi allo specchio, che riempie la tua agenda di cose che non si possono non fare (ma in realtà nessuno di noi salva il mondo, ricordiamocelo!) e ti deruba del dono di Gesù.
E allora, cara sorella, caro fratello, chi è il Signore del tuo sabato, del tuo tempo di libertà? Quello allo specchio grida “Io!” e mette i suoi artigli sul tuo tempo. Gesù dice anche: “Io!”, e libera il tuo tempo. I doni del Signore del tuo sabato sono pane e libertà. Non dimenticarlo. Senza Gesù oggi devi, devi, devi! Con Gesù oggi puoi. Puoi non dovere. Puoi potere.

Domenica 11 ottobre 2026. Culto domenicale. 💒• Letture bibliche Marco 2, 1-12: “Dopo alcuni giorni Gesù entrò di nuovo i...
11/10/2026

Domenica 11 ottobre 2026. Culto domenicale. 💒

• Letture bibliche

Marco 2, 1-12: “Dopo alcuni giorni Gesù entrò di nuovo in Capernaum. Si seppe che era in casa, e si radunò tanta gente che neppure lo spazio davanti alla porta la poteva contenere. Egli annunciava loro la parola. E vennero a lui alcuni con un paralitico portato da quattro uomini. Non potendo farlo giungere fino a lui a causa della folla, scoperchiarono il tetto dalla parte dove era Gesù; e, fattavi un’apertura, calarono il lettuccio sul quale giaceva il paralitico. Gesù, veduta la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, i tuoi peccati sono perdonati». Erano seduti là alcuni scribi e ragionavano così in cuor loro: «Perché costui parla in questa maniera? Egli bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non uno solo, cioè Dio?» Ma Gesù capì subito, con il suo spirito, che essi ragionavano così dentro di loro e disse: «Perché fate questi ragionamenti nei vostri cuori? Che cosa è più facile, dire al paralitico: “I tuoi peccati sono perdonati” oppure dirgli: “Àlzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”? Ma, affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha sulla terra autorità di perdonare i peccati, io ti dico», disse al paralitico, «àlzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e, preso subito il lettuccio, se ne andò via in presenza di tutti; sicché tutti si stupivano e glorificavano Dio, dicendo: «Una cosa così non l’abbiamo mai vista».”

• Efesini 4, 22-32: “avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità. Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo, perché siamo membra gli uni degli altri. Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra la vostra ira e non fate posto al diavolo. Chi rubava non rubi più, ma si affatichi piuttosto a lavorare onestamente con le {proprie} mani, affinché abbia qualcosa da dare a colui che è nel bisogno. Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela, affinché conferisca grazia a chi l’ascolta. Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione. Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria! Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.”

Testo per la predicazione

• Esodo 34, 1-10: “Il SIGNORE disse a Mosè: «Taglia due tavole di pietra come le prime; e io scriverò sulle tavole le parole che erano sulle prime due tavole che hai spezzato. Sii pronto domani mattina, e sali, al mattino, sul monte Sinai e presèntati a me sulla vetta del monte. Nessuno salga con te, e non si veda alcuno su tutto il monte; greggi e armenti non pascolino nei pressi di questo monte». Mosè, dunque, tagliò due tavole di pietra come le prime; si alzò la mattina di buon’ora, salì sul monte Sinai come il SIGNORE gli aveva comandato, e prese in mano le due tavole di pietra. Il SIGNORE discese nella nuvola, si fermò con lui e proclamò il nome del SIGNORE. Il SIGNORE passò davanti a lui, e gridò: «Il SIGNORE! il SIGNORE! il Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in bontà e fedeltà, che conserva la sua bontà fino alla millesima generazione, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato, ma non terrà il colpevole per innocente; che punisce l’iniquità dei padri sopra i figli e sopra i figli dei figli, fino alla terza e alla quarta generazione!» Mosè subito s’inchinò fino a terra e adorò. Poi disse: «Ti prego, Signore, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, venga il Signore in mezzo a noi, perché questo è un popolo dal collo duro; perdona la nostra iniquità, il nostro peccato e prendici come tua eredità». Il SIGNORE rispose: «Ecco, io faccio un patto: farò davanti a tutto il tuo popolo meraviglie, quali non sono mai state fatte su tutta la terra né in alcuna nazione; tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del SIGNORE, perché tremendo è quello che io sto per fare per mezzo di te.”

Domenica 11 ottobre 2026, Esodo 34,4-10, pastore Emanuele FiumeESODO 34,4-10Mosè, dunque, tagliò due tavole di pietra co...
11/10/2026

Domenica 11 ottobre 2026, Esodo 34,4-10, pastore Emanuele Fiume
ESODO 34,4-10
Mosè, dunque, tagliò due tavole di pietra come le prime; si alzò la mattina di buon'ora, salì sul monte Sinai come il SIGNORE gli aveva comandato, e prese in mano le due tavole di pietra. Il SIGNORE discese nella nuvola, si fermò con lui e proclamò il nome del SIGNORE. Il SIGNORE passò davanti a lui, e gridò: «Il SIGNORE! il SIGNORE! il Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira, ricco in bontà e fedeltà, che conserva la sua bontà fino alla millesima generazione, che perdona l'iniquità, la trasgressione e il peccato ma non terrà il colpevole per innocente; che punisce l'iniquità dei padri sopra i figli e sopra i figli dei figli, fino alla terza e alla quarta generazione!» Mosè subito s'inchinò fino a terra e adorò. Poi disse: «Ti prego, Signore, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, venga il Signore in mezzo a noi, perché questo è un popolo dal collo duro; perdona la nostra iniquità, il nostro peccato e prendici come tuo possesso». Il SIGNORE rispose: «Ecco, io faccio un patto: farò davanti a tutto il tuo popolo meraviglie, quali non sono mai state fatte su tutta la terra né in alcuna nazione; tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l'opera del SIGNORE, perché tremendo è quello che io sto per fare per mezzo di te.

«Tremendo è quello che sto per fare per mezzo di te». La vita di Mosè viene toccata, incrociata con la presenza di Dio. Mosè qui è un uomo solo. Non ha adorato il vitello d’oro, il dio creato dagli uomini, ma davanti a Dio deve rappresentare il popolo peccatore. Ma grazie a questa rappresentanza, grazie a questa ambasciata, Dio farà meraviglie davanti a tutto il popolo.
Grazie all’intercessione di Mosè, grazie al giusto che garantisce per i peccatori, Dio crea un patto. E creando un patto, crea il suo popolo.
Dio scende sul monte dove è Mosè, ma scende dentro una nuvola. E poi passa, senza fermarsi. Mosè non può fissarlo. Ma può ascoltarlo. Dio gli parla, Dio proclama la sua presenza. Non si fa vedere. Il vitello si vedeva, lì, sulla portantina, a disposizione della preghiera e dell’adorazione del popolo. Dio non è una statua fredda, sempre a disposizione. Dio scende sulla nuvola, Dio passa nella tua vita. Tu lo ascolti, come lo ha ascoltato Mosè. «Il Signore! Il Signore! Il Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in bontà e fedeltà...». L’autopresentazione di Dio. Dopo l’esodo dall’Egitto e dopo il tradimento del popolo, queste sono le parole che Dio dice di sé. Questa non è parola umana. Qualsiasi essere umano direbbe al popolo “Mi hai deluso. Non ti voglio più vedere!” o al massimo “Devi dimostrarmi di essere pentito”. No, Dio non dice questo. Dice “il Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in bontà e fedeltà”. Solo Dio può dire parole così. E Dio le dice di sé stesso. E senza questa parola, se Dio non parla così, del perdono di Dio non potremmo sapere nulla. La misericordia, la pietà, la bontà e la fedeltà sono le caratteristiche, sono il carattere di Dio. E Dio si presenta a Mosè e a tutti noi con questi attributi. Non è l’idea di bontà, non è la teoria del perdono. È di fronte ad un uomo che ama, ma che porta il peso di una rottura e di un tradimento. E in questa crisi tra Dio e il suo popolo, Dio non bara, Dio parla e proclama chi è. Queste parole solo Dio può dirle, e possono essere dette soltanto riguardo a Dio. Non è una percezione di Dio, non è una visione. È una parola forte e chiara, di una limpidezza sorprendente.
La risposta di Mosè è adorazione e invocazione. «Venga il Signore in mezzo a noi». Perché Mosè invoca la presenza di Dio? Non si può pensare che Dio sia già dappertutto, e comunque sia vicino? Sì. Anche noi abbiamo invocato la presenza di Dio all’inizio del culto. Perché? Perché altrimenti Dio non c’è? Se non lo chiamiamo, non viene? Allora, quando invochiamo la presenza di Dio, non gli chiediamo semplicemente di esserci, gli chiediamo di rivelarsi, di esserci per parlarci e per ascoltarci. Gli chiediamo di esserci mostrandoci la sua misericordia, la sua pietà, la sua bontà e la sua fedeltà. Non gli chiediamo semplicemente di esserci, ma di esserci per noi, di non essere indifferente, di non essere contro di noi. Di essere per noi secondo la parola che ha rivolto a Mosè. Mosè dice tre cose. La prima: questo è un popolo dal collo duro. Cioè che non ha intelligenza per cavarsela da solo. Senza il Dio misericordioso, sono perduti. E lo siamo anche noi. Secondo: il perdono dei peccati. Terzo, che Dio prenda possesso del popolo. La parola “eredità”, che trovate sulla Bibbia, indicava l’eredità inalienabile, il possesso imperituro. Il popolo diventi popolo di Dio, si regoli con la parola del Signore e abbia fiducia in lui. Dio lo istruisca, lo guidi, lo difenda, lo consoli. Il perdono di Dio e il suo essere Signore vanno assieme, il perdono rende Dio il Signore dei perdonati, rende il popolo dei perdonati sua eredità e suo possesso e mostra il suo Figlio Gesù, l’unica giustizia di noi peccatori, il Mediatore del nuovo patto.
La parola torna a Dio, che fa un patto. Si impegna a fare cose meravigliose per il suo popolo per mezzo di quell’uomo che è alla sua presenza. Che cos’è un patto? Una dichiarazione chiara, conosciuta e sottoscritta dalle parti. Un patto. Dio si rivela con un patto. Non con un destino cieco e misterioso, non con la magia, non con la percezione, non con la natura, non con la cultura, non con la società e nemmeno con l’identità. Con un patto, con una parola chiara, con una carta costituzionale. Dio ha la sovranità, Dio farà meraviglie per il suo popolo, gli darà in dono una terra per vivere in libertà, lo difenderà da tutti i nemici. E chiede ascolto, conoscenza e obbedienza. La chiederà con le parole dei profeti, dirette al suo popolo che l’aveva dimenticato, la affermerà nel suo Figlio Gesù Cristo, che con la sua obbedienza confermerà il patto per tutti i popoli, lo proclamerà con la predicazione degli apostoli a tutti i popoli del mondo. Il patto di Dio è un patto di dono, di benedizione, che ci chiede conoscenza. Molti si immaginano Dio come un’entità astratta, teorizzano che Dio non lo si può conoscere, mescolano in un calderone religione, superstizione, magia, filosofia, scienza e supermercati dei miracoli. Meno conoscono e più cose mettono insieme. Invece la rivelazione è rara, è selettiva, è chiara. Dio lo puoi conoscere solo perché Dio ha parlato. Scriveva Johann Heinrich Alsted, un grande teologo calvinista tedesco del Seicento, autore di libri di religione e latino per ragazzi e di un’enciclopedia 120 anni prima di quella, quella di Diderot), scriveva: la rivelazione nella natura è come guardare il sole di notte. La rivelazione della gloria è come guardarlo a mezzogiorno, la rivelazione biblica è come guardarlo mentre tramonta. Cioè, nella rivelazione della parola di Dio, Dio adatta la parola stessa al nostro comprendonio e ci parla per farsi capire da noi. È il Signore misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in bontà e fedeltà. Tutta la Bibbia ci parla di questo Dio e in tutta la Bibbia questo Dio parla a noi. Dio si è rivelato, e in un patto le cose essenziali sono chiare. Le cose meravigliose, le cose stupefacenti sono diventate Storia. E non è finita qui, perché è una Storia che continua, perché dove il nome di Dio è proclamato e la sua parola è ascoltata, lì questo patto è rivelato. E questo non fa meravigliare e temere gli altri, ma il suo stesso popolo. È un patto chiaro, una parola che puoi conoscere, ma che non ha mai esaurito il suo tesoro.
Ora, sul Sinai c’è Dio, c’è la sua parola, c’è un uomo solo all’ascolto. E questo basta perché cominci una Storia di meraviglie e di opere tremende. La parola potente di Dio incrocia una vita umana, una, e comincia la Storia di Dio Signore prima di un popolo, poi di tutti i popoli. Prima erano un branco di schiavi fuggiti, il patto di Dio li fa diventare popolo, con una costituzione, con una legge e con un sovrano riconosciuto. Quindi Dio è Dio per natura, ma è il nostro Dio per il patto che stringe. Il patto. Questo, mediato da Mosè. Il patto compiuto, definitivo, aperto a tutti i popoli mediante il Signore Gesù Cristo, che crea un popolo nuovo! Con il patto, con questo Mosè da solo in adorazione e in ascolto, avviene quello straordinario per cui gli ex schiavi diventano popolo testimone delle cose meravigliose e tremende di Dio. L’Onnipotente li rende suoi partner. E questa è una creazione. Dalla fede di un uomo Dio crea un popolo con cui stringe un patto di misericordia e di pietà. Una creazione. La stessa della Genesi. Dio disse: «Sia luce!» E luce fu. (genesi 1,3). La stessa della predicazione apostolica ai pagani. Voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia (I Pietro 2,10). Noi siamo figli di questo patto, di questa creazione. Quando la rivelazione di Dio: «il Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in bontà e fedeltà», intercetta la tua vita, diventi quello che prima non eri, sei ricreato. Prima c’era paura, imbarazzo, forse una timida ricerca. Ora ci sono conoscenza e fiducia. Prima Dio era un concetto vago, legato al mondo delle idee o al mondo della morale, ora a Dio dai del Tu e anche lui ti dà del Tu. Dopo questo incontro con Dio che mi si rivela, in me, nella mia vita c’è qualcosa che prima non c’era, qualcosa che quella parola ha creato. Gli occhi del tuo cuore si aprono, e ti riconosci dentro questo patto, dentro questa Storia e non fuori. Conosci e riconosci questo Dio, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio di Mosè, il Dio Padre del Signore Gesù Cristo. «Il Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in bontà e fedeltà». Questa parola eterna ti vuole incontrare, e da questo incontro comincia una Storia grande, una Storia di meraviglie di cui le nostre piccole vite diventano spettatrici, partner e gioiose testimoni.
E allora oggi dove sei, popolo di Dio? Popolo del patto, ti sei ricordato del patto? Che eri colpevole e che sei stato garantito dalla giustizia del Mediatore Gesù Cristo, che sei stato sostituito da lui nel Battesimo (dove è rappresentato quello che imparerai in ogni giorno della tua vita, cioè che il Signore Gesù Cristo è morto per te), Quando hai riconosciuto ufficialmente tutto questo? Di essere nel patto per grazia di Dio? Il giorno della tua Confermazione, che non è il giorno della scelta della fede (io non ho mai “deciso” di credere…), ma il giorno in cui hai dichiarato la tua consapevolezza e hai chiesto l’aiuto agli altri membri del popolo del patto per continuare a coltivarla. E i risultati sono statisticamente disastrosi. Le statistiche danno il 18% di membri di chiesa presenti al culto… le statistiche, con dentro Natale, Pasqua e 17 febbraio! Quindi, scendiamo… diciamo che oggi in tutta Italia circa un membro di chiesa valdese su dieci è presente al culto. Qui siete bravi, perché circa un terzo della comunità c’è sempre. Allora, oggi presumibilmente uno su dieci rispetto al dovere liberamente e personalmente assunto nel giorno della confermazione, cioè di partecipare, di essere, di vivere come corpo del Signore in terra. Sull’altro dovere collegato, quello della contribuzione… ne parliamo un’altra volta. Ora, quale è la parolina magica dimenticata da nove decimi dei valdesi in Italia e da due terzi dei valdesi di Forano? La parola… PATTO. Stai dentro un patto di perdono di Dio e di costituzione del suo popolo con milioni di altri credenti, come ti è stato figurato nel tuo Battesimo (e difatti per vivere il tuo Battesimo hai bisogno del ricordo e dell’annuncio degli altri, quindi hai bisogno degli altri per viverlo) e come sei stato accompagnato, istruito e formato fino alla tua Confermazione, quando davanti a Dio e con la chiesa hai dichiarato di avere consapevolezza di questo patto, dei suoi contenuti e di avere volontà di esserci e di restarci, di goderne i diritti e di assolverne i doveri. Che cosa è successo per ridurci così? Certo, i Consigli di Chiesa e Concistori non esercitano la disciplina interna sulla questione, fondamentale, della consapevolezza della membership o lo fanno troppo timidamente. Ma più, in profondità, abbiamo rinunciato ad essere il popolo del patto, che ragiona sul patto come rapporto con Dio e come rapporti nella chiesa, per salire sul comodo carrozzone della società cristiana, della cristianità, del “Qui tutti sono cristiani (o cattolici, o valdesi) e nessuno va in chiesa, nessuno prega e legge la Bibbia” e continua con “Qui tutti fanno religione a scuola (evidentemente gli stessi che tirano giù bestemmie in via del Passeggio il sabato sera tardi)”, e qui valorizziamo le nostre tradizioni e ci teniamo alla nostra identità… Insomma, la cristianità nella società, nella cultura, nella tradizione, nell’identità, nell’aria… solo che puzza di morto. Non è in crisi il cristianesimo in Europa, è in crisi la cristianità. Non tramonta Cristo, tramonta finalmente Costantino. Si chiama secolarizzazione. E Calvino l’aveva intuito, e aveva fatto giurare i sindaci, il potere, sulla confessione di fede della Chiesa di Ginevra… che non era la chiesa permeante Ginevra, quella c’era appena prima, col vescovo, il capitolo, i preti che dicevano centinaia di messe al giorno e le clarisse che si occupavano di diaconia, no, non era la chiesa della cristianità e dell’identità, era la chiesa RIFORMATA, era la chiesa del patto di Cristo in Ginevra. Non era lo sportello spirituale e sociale emanazione dello Stato, perciò anche i venerabili signori sindaci sono membri come tutti gli altri e la chiesa ha una costituzione, una disciplina propria, diversa dalla legge civile e dal sentire sociale. Calvino vede lontano, mentre Lutero, Zwingli e il papa sono ancora immersi nella “cristianità”. Ora, siccome quarantatré anni dopo “le serment” di Ginevra il teologo ugonotto Philippe Duplessis Mornay spiega ai suoi compatrioti che il patto può avere anche una interessante valenza politica, per esempio sostenendo che il cristianissimo re di Francia non è re per natura divina come i re merovingi, ma perché c’è un patto tra lui, Dio e il popolo, un patto con diritti e doveri. Sessantadue anni dopo i puritani inglesi tagliano la testa a re Carlo I, defensor fidei, in nome dell’integrità del patto, del Covenant violato dal sovrano. Insomma, roba forte, il patto. E noi nasciamo con questa concezione di chiesa che Calvino non si inventa ma, sapete, Calvino era uno che leggeva parecchio la Bibbia… Se non riprendiamo umilmente il patto con diritti e doveri, la cui prima parola a noi è la misericordia immeritata garantita da Cristo mediatore, se non siamo più in un patto vissuto e vivente, diventeremo un erogatore di servizi spirituali di minoranza, un po’ di diaconia e un po’ di cultura… e dai, anche un po’ di identità, di tradizione, di valori… e di altra paccottiglia clericofascista che possiamo identificare in questa cristianità già morta. Avremmo ancora bisogno di una cosa, di imparare da altri come si fa a convincere la gente che la chiesa sia gratis, che non si paga, che non si dà niente, mentre si riesce a beccare un sacco di soldi dello Stato, cioè di tutti. In questo dobbiamo imparare da chi è più bravo di noi…Ma per carità!
Facciamo un passo di lato. Siamo al servizio di questo paese, ma siamo tenuti insieme da un patto in Cristo oppure diventiamo fotocopia, e le fotocopie prima o poi si buttano via. E oggi, 11 ottobre, alla fine di questo sermone, cantare il Giuro di Sibaud potrebbe avere più senso che ingessarlo in ogni sacrosanto 17 febbraio. Amen.

Per la gioia del corpo e dello spirito...
08/10/2026

Per la gioia del corpo e dello spirito...

DOMENICA 25 OTTOBRE, ALLA PRESENZADEL PASTORE WILLIAM JOURDAN,Moderatore della Tavola valdese,inaugureremo il pacchetto ...
07/10/2026

DOMENICA 25 OTTOBRE, ALLA PRESENZA
DEL PASTORE WILLIAM JOURDAN,
Moderatore della Tavola valdese,
inaugureremo il pacchetto di lavori degli
ultimi quattro anni che hanno reso i nostri
spazi più accessibili e più accoglienti.
Nell’ordine: il muretto tra il giardino e le
sale, la rimessa in uso dell’orologio, la
risistemazione della sala delle riunioni, la
ritinteggiatura del salone delle agapi e la
costruzione di un bagno per persone
diversamente abili in posizione accessibile,
la dotazione di panchine per il giardino e
infine il restauro di quattro portoni.
Il luogo che abbiamo ricevuto in eredità
diventa più bello, più ospitale, più aperto
alle esigenze di tutti.
Il Consiglio di Chiesa, interpretando il
sentimento di riconoscenza della comunità
tutta, ha deciso di affiggere nella sala delle
agapi una targa in memoria di Paolo
Ricca.
Il salone diventerà la SALA PAOLO RICCA,
esprimendo così il riconoscente ricordo
della Chiesa di Forano per il servizio di
Paolo Ricca negli anni 1962-1966. Per
l’occasione, saranno presenti Stella, Laura
con Francesco e Alberto Ricca.

Programma
della giornata
del 25 ottobre:
ore 11.00: Culto
evangelico presieduto dal
Moderatore ;
• ore 12.30: Inaugurazione
della targa;
• ore 13.00: Agape ;
(prenotarsi presso il pa-
store o presso Marta
Pazzaglia)
• ore 15.00: Qualche parola
di ricordo e ringraziamento;
• ore 15.30: Estrazione dei
premi della lotteria.

Tutti sono invitati a partecipare.
Chi può, è invitato a collaborare.

Domenica 4 ottobre 2026, Deuteronomio 30,11-14, pastore Emanuele FiumeDeuteronomio 30,11-14Dice il Signore: Questo coman...
05/10/2026

Domenica 4 ottobre 2026, Deuteronomio 30,11-14, pastore Emanuele Fiume
Deuteronomio 30,11-14
Dice il Signore: Questo comandamento che oggi ti do, non è troppo difficile per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: "Chi salirà per noi nel cielo e ce lo porterà e ce lo farà udire perché lo mettiamo in pratica?". Non è di là dal mare, perché tu dica: "Chi passerà per noi di là dal mare e ce lo porterà e ce lo farà udire perché lo mettiamo in pratica?". Invece, questa parola è molto vicina a te; è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica.

Dice il Signore Gesù Cristo: “Beati quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Luca 11,28) come è sempre riportato sotto la testata de “La pazzia che salva”, il foglio domenicale con il sermone che viene distribuito alla fine del culto. Perché dobbiamo insistere sul fatto che nell’Antico e nel Nuovo Testamento la parola di Dio è chiara e certa, è comprensibile ed è attuabile? Che la parola di Dio non è mai oscura, troppo difficile, troppo lontana. Non lo era in forma di comandamento, di legge religiosa e civile, cultuale e sociale, personale e comunitaria come l’avevano ricevuta gli ebrei per mezzo di Mosè, lo è ancora di meno per noi. Questa parola è molto più chiara oggi che allora. Perché abbiamo anche la parola predicata dai profeti, che hanno annunciato il compimento del comandamento nel giudizio e nella misericordia di Dio. E soprattutto perché abbiamo avuto la notizia certa del compimento della legge, abbiamo la notizia di Gesù Cristo che sulla croce ha detto: “È compiuto!”. Tutte le richieste e tutte le promesse della legge sono compiute in Gesù Cristo. Perciò Giovanni scrive: “Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo.” (Giovanni 1,17) e la Lettera agli Ebrei, la predicazione più lunga del Nuovo Testamento, comincia con le parole: “Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Ebrei 1,1-2). Tutto questo è chiaro, è testimoniato, è spiegato in tutta la Bibbia ma… allora perché la tua Bibbia da troppo tempo è chiusa? Perché siamo immersi in un mondo moralista… quelli buoni, quelli dalla parte giusta, quelli che hanno a cuore le sorti del mondo e lo vogliono salvare… allora, in questa bolla, guardando attorno a noi e guardando dentro di noi, quanto è naturale che la parola di Dio sembri troppo difficile, troppo lontana, troppo celeste, troppo al di là del mare. Vorrei, mi piacerebbe, ma siamo umani, ma dubitiamo, ma non ce la facciamo… come se Dio fosse un maestro severo, che dà talmente tanti compiti che nessuno riesce a svolgere.
Invece Dio non pretende da noi con la sua parola. Con la sua parola Dio testimonia di sé. Con la sua parola Dio dona il compimento della sua parola. Dio dice: “La mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata” (Isaia 55,11). In Gesù Cristo, il comandamento della verità, della giustizia e della libertà è compiuto. Noi lo conosciamo come comandamento compiuto da Cristo e in Cristo.
Dio non ha parlato in modo oscuro o in modo incomprensibile o in modo incompleto. Non esistono dottrine segrete nel cristianesimo. Tutto è pubblico. Tutto è scritto chiaramente. E la chiesa antica ha riconosciuto che la rivelazione di Dio nelle Scritture ebraiche e nell’insegnamento degli Apostoli messo per iscritto sono testimonianze fedeli e sufficienti. Non abbiamo bisogno di altro. E sono comprensibili, sono chiare. Bisogna applicarsi, bisogna ascoltare, bisogna leggere, ma sono chiare. Dio ha adattato la sua rivelazione alle nostre capacità, ha parlato ai semplici in un linguaggio semplice, nell’ebraico dei contadini e degli allevatori e nel greco come lingua internazionale usata dai non greci, come l’inglese che parliamo noi al ristorante quando andiamo in vacanza all’estero. Di questa semplicità io chiamo a testimone un grande nemico della fede cristiana, Voltaire. Voltaire ha irriso la Bibbia proprio perché è stata scritta in lingue pedestri, in un ebraico che non ha concetti astratti e in un greco internazionale e commerciale, ma il grande filosofo coglie il punto. Dio non scrive il più bel libro del mondo, non parla le più raffinate lingue del mondo, Dio parla per farsi capire dai più semplici e da noi. Dio adatta la rivelazione di sé alla nostra comprensione. È come se Einstein dovesse spiegare la teoria della relatività a un bambino di prima elementare. Questo Dio lo ha fatto e lo fa. Dio è un buon maestro. E ci dà il nostro libro di prima elementare. Il libro per noi, per imparare. Noi corriamo a casa impazienti di cominciare a leggere il libro, di vedere le vocali, le consonanti, i primi numeri, di tutte le cose che ci serviranno sempre per tutta la vita. E mentre incominciamo, senza capire tutto, anzi, abbastanza poco la prima volta, arriva a casa nostra un amichetto, un amichetto che si chiama Pretino, e ci dice: “Guarda, io il libro lo conosco, adesso ti dico io che cosa c’è di importante, ma la cosa più importante è che tu faccia sempre riferimento a me, che sono l’unico autorizzato a spiegartelo” E noi gli rispondiamo: “Caro Pretino, il maestro ci ha detto di leggere il libro e non di ascoltare te che pretendi di essere l’unico ad averlo capito e a poterlo spiegare. Sparisci!” La professione di fede cattolica del Concilio di Trento dice: “Accolgo la Sacra Scrittura secondo il vero senso, che sempre la santa madre chiesa ha posseduto e possiede”. Ci rimettiamo a leggere questo libro, ma suona il campanello. Perché ci sono quelli che suonano il campanello… È uno sconosciuto, ma ha in mano proprio il libro che sto leggendo. E mi dice: “Mi fa piacere che leggi anche tu questo libro, apriamolo insieme, se leggi la prima riga di pagina 34 e poi al secondo capoverso di pagina 79, troverai la risposta a quanto è descritto a pagina 15. Poi a pagina 112, verso la fine…” e noi gli rispondiamo: “Caro amico, il tuo libro è molto consumato. Però il maestro mi ha detto di leggerlo, non di sfogliarlo come fai tu. Di leggere, non di piluccare versetti qua e là. Arrivederci”. Poi arrivano ancora degli amici, i fratelli Scettici, e ti dicono: “Ma sei ancora su queste cose vecchie? Ma pensa con la tua testa, che il maestro è arrivato all’età della pensione!”. E rispondiamo loro che l’alfabeto e l’aritmetica non vanno in pensione, che servono a vivere bene e che noi non scriviamo “che” con la Kappa. E sappiamo ancora poco, ma comunque abbastanza da sapere che l’ignoranza e la supponenza sono catene di schiavitù.
La verità di Dio supera, sormonta ogni spirito umano. Nessuno sforzo nostro potrà farci imparare bene il libro. Anche se è semplice, anche se è chiaro. Perché quante cose semplici e chiare abbiamo sbagliato nella scuola e nella vita? Allora dobbiamo umiliarci davanti al Maestro, chiedere il suo aiuto. Dio insegnerà agli umili la sua via, dice il Salmo 25. Noi dobbiamo essere quegli umili. Non superbi, e neanche rinunciatari, ma umili. Chi si esalta, chi sale al cielo si romperà il collo. E Dio ci insegna con il suo Spirito santo, con il quale sigilla la sua parola nel nostro cuore. Comprendiamo quello che prima non comprendevamo. Perché prima era un libro aperto, ma non sapevo leggere e vedevo solo righe e lettere. Da quando so leggere, capisco. Lo Spirito santo mi dà questa capacità di comprensione con cui parole ascoltate da fuori diventano parole che determinano la mia fede e la mia vita oggi e per sempre. E questo è così importante che il Maestro il suo libro l’ha fatto scrivere a persone come noi, un pezzo ciascuno, ma gente come noi, guidati e istruiti, mentre lo scrivere nel cuore lo fa lui personalmente, con ciascuno di noi. Sembrava lontano, su quella alta cattedra, ma me lo sono trovato accanto, a insegnarmi le domande e le risposte contenute nel suo libro.
Questa parola è molto vicina a te; è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica. Che cosa mettiamo in pratica? La parola di Dio compiuta in Cristo. Non la compiamo noi. Mettiamo in pratica il compimento in Cristo. L’apostolo Paolo riprende questo nella Lettera ai Romani (10,9): “se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato.” Come abbiamo ascoltato domenica scorsa. Quindi la messa in pratica con la bocca e con il cuore è necessaria per la salvezza. Quindi, la tua bocca deve dichiarare quello che il tuo cuore crede. Anche se non ti conviene. Anche se ne pagherai le conseguenze. E ugualmente la tua bocca non dichiari una fede inesistente. Bocca e cuore sono la pratica del comandamento adempiuto da Cristo, riconoscono Cristo come opera compiuta di tutte le promesse di Dio. Allora uno scettico direbbe: “Ma tu credi di possedere la verità?” E gli rispondiamo: “No, io credo l’esatto contrario. Credo che la verità debba possedere me”. La nostra verità non è e non sarà mai la Verità con la V maiuscola perché questa è la verità di Dio, ma se la verità di Dio è una luce, la nostra verità consiste nell’essere o nel diventare una finestra aperta tra quella luce e il mondo. Non ci siamo sempre riusciti, e dobbiamo ricominciare. Ricominciare a mettere in pratica il comandamento adempiuto diventando finestra tra Cristo e il prossimo. A casa, sul lavoro e in chiesa, anche in chiesa. Perché la chiesa, la vita della chiesa ha un grande bisogno di verità, di chiarezza, di lealtà, di correttezza, di fiducia reciproca che sono gli elementi del nostro essere finestra, del nostro essere di vetro per amore del comandamento. Ecco, la pratica del comandamento è una pratica semplice. Parla confessando la Verità con la V maiuscola e parla con verità con la v minuscola. In Cristo siamo chiamati tutti a una pratica semplice della sua parola, e chi la complica si allontana da Cristo stesso. Si può fare. La verità, guardate, la verità si può dire. La verità di Dio si può dire, e si può dire anche la verità. Si può credere con il cuore alla verità di Dio e si può amare sinceramente la verità. La verità non è creata dalla nostra parola, ma dalla parola di Dio, ma l’apostolo Paolo ci insegna che per essere salvati dobbiamo avere impressa nel cuore e dobbiamo confessare la verità. E possiamo farlo vivendo anche la nostra più piccola, più modesta verità tra di noi. Ed è una verità buona, una verità che ci fa bene, che ci fa vivere bene, che ci porta più vicini a Dio e alla vita eterna già qui e già adesso. Una verità che nasce al di fuori di noi e che vuole un’eco dentro di noi. Faccio un piccolo esempio: gli incarichi in un’associazione, o diciamo anche nella chiesa. Serve un… presidente. Alcuni chiedono a Pippo, convinti che lo possa fare bene. Pippo risponde: “Grazie della fiducia, ci devo pensare un momento…”. E intanto Gigi alza la mano e dice: “Io sono disponibile!”. Quale dei due è più vero? Non più spontaneo, più vero? Eh certo, Pippo, perché riceve una parola esterna che lo valuta e lo chiama, e che gli chiede una risposta di sensibilità. Se passa Gigi, è un disastro, perché Gigi si è autovalutato e autoconvocato e non ha ascoltato altri che sé stesso. Gigi è un problema, anche nelle nostro chiese, il problema della dittatura del volontariato. La parola, la vocazione, la verità, la risposta responsabile ci libera da questa mistificazione di servizio. E in tanto altro, e in tutto possiamo ascoltare e rispondere nella verità, e questo sarà l’eco della Verità con la V maiuscola che ci è stata proclamata. Facendo così, credendo, dicendo e vivendo la verità, noi glorificheremo Dio, noi gli renderemo una buona testimonianza, secondo la parola del profeta Isaia (43,21):
“Il popolo che mi sono formato proclamerà le mie lodi”.

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