05/09/2024
“Lasciarono tutto e lo seguirono”. Senza neppure sapere dove sarebbero andati, dove li avrebbe condotti! Lasciano un piccolo lago e trovano il mondo. Tutto è cominciato con una notte buttata, le reti vuote, la fatica infruttuosa. Stanchi con in mano proprio un bel niente. Un fallimento! Rassegnati nel cuore e incurvati nelle spalle nel portare una notte di lavoro inutile. Delusi e indifferenti se ne stanno a “riassettare” gli attrezzi del mestiere incuranti, persino, del chiasso di una folla eccitata che sta andando appresso a Gesù.
Gesù vede le due barche ormeggiate, sale su una delle due, quella di Simone. Così si introduce, con delicatezza, in quell’aria di fallimento, chiedendo a Pietro – spregiudicato, Gesù - di mettere a disposizione la propria barca e la cortesia di “scostarsi un poco da terra”. Magnifico! Viene lì, dove noi esattamente siamo, nelle cose che stiamo facendo, che è la nostra quotidianità, anche se è un momento brutto. Così si introduce nelle nostre vite, con delicatezza, qualsiasi cosa noi facciamo: pescando, andando all’università, stando in ufficio, risistemando casa e ci chiede la cortesia di “scostarci un po’ da terra”. Per uscire dalla malinconica rassegnazione è necessario che qualcuno ci dia fiducia. Ci raggiunge e chiede la nostra disponibilità. Per cosa? Per annunciare la sua Parola al mondo. Chiede la mia “barca” - chiede la mia vita – anche se la mia barca e piccina, malconcia e… vuota.
“Lo pregò di scostarsi”. Finezza dell’evangelista nello scegliere questo verbo. Infatti è delicato il momento che sta vivendo Simone con i suoi compagni. E’ il momento del fallimento, della tristezza. Quale parola dà più energia o speranza? Un comando, una imposizione, un rimprovero? O, piuttosto, qualcuno che ti prega? In quei pescatori intravvedo tutti i mei fallimenti, le mie scelte sbagliate e i miei giorni inutili e infruttuosi… vedo i miei peccati (fallimenti, appunto) ricorrenti. Eppure Gesù si “introduce” sulla mia barca, che è vuota, che ha tirato a secca, è ormeggiata e mi prega di ripartire.
Maestro di umanità mi insegna quali sono le parole che, nel momento difficile, trasmettono speranza ed energia: non l’imposizione o la critica, non il giudizio o l’ironia, neanche la “compassione”. Ma una preghiera che fa appello a quello che hai, per quanto poco sia; a quello che sai fare e ti appartiene, per quanto poco sia! Simone, sei un pescatore, hai una barca, hai delle reti: ripartiamo da questo, prendiamo il largo.
“Prendi il largo e gettate le reti per la pesca”. “Vai in profondità” (letteralmente dal greco). Vai al fondo della realtà. Osa maggior coraggio e fiducia. Per fare questo, però, occorre essere aperti alla possibilità che valga ancora la pena cercare, che vale la pena andare oltre la superficie delle cose che si vedono. Ma… “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla”. Denuncia la sua fatica e stanchezza, Simone, uomo libero, vero capace di dare voce a quello che prova. Possiede la capacità rarissima di dare alle cose il nome che hanno. “Preso nulla”. Dalla mattina alla sera corriamo, laureati, dottori, ingegneri, avvocati, camionisti, insegnanti, segretari, ragionieri… il sistema nervoso in perenne equilibrio precario. Tanta fatica, spesso, per nulla.
Ma dice anche la sua speranza ancora non del tutto morta, Simone: “ma sulla tua parola getterò le reti”. Vale ancora la pena provare. E così succede. Pesca una quantità enorme di pesce. Si riempie la sua barca e la barca dei suoi soci. E’ tutto un agitarsi di pesci catturati, il mare sembra non reggere le barche. Dio riempie la sua vita e la vita dei suoi amici. Riempie le reti di ciò che amo e la vita di futuro.
Dio si “introduce” nella nostra vita, ci chiama, magari nei momenti in cui siamo un po’ depressi, come lo si può essere alla fine di una nottata di pesca infruttuosa. Viene quando pensiamo di aver sbagliato, fallito. A me è successo. Viene e chiede, nella nudità e nella verità di ciò che siamo di rimetterci in gioco. E il vero miracolo, allora, è il nostro sguardo capace di vederLo, di accorgersi che Lui si è degnato di salire sulla mia barca. E’ il cuore che stabilisce il miracolo, non l’evento!
Simone è interdetto, preso da timore, stupito. Lui, grande, grosso, grezzo nel suo modo di comportarsi, davanti a questo segno non sa più cosa pensare e dire. Forse, resta più stupito della sua reazione che non di ciò che è successo! Ora ha capito che c’è qualche cosa di più grande che è messo in discussione. Quel Signore che lo ha invitato ad andare al largo, ora gli chiede qualche cosa di più. Si butta in ginocchio e si rende conto di quanto è peccatore: “Allontanati da me, Signore, perché sono un peccatore”. Quando sperimentiamo il nostro limite e conosciamo a fondo la nostra fragilità la prima tentazione è quella di dire: allontanati da me.
Bellissima la risposta di Gesù: “Non temere”, non avere paura, non sentirti indegno, incapace, lontano. “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. No, Gesù non si allontana. Anzi lo chiama a sé come mai prima. Non temere, vieni, lascia le reti. Vieni, ti farò pescatore di umanità. Sì, perché siamo chiamati a tirar fuori tutta l’umanità che c’è dentro di noi e dentro le persone che incontriamo.
Ma è importante “lasciare le reti”. Lasciare, cioè, tutto ciò che ci tiene ancora imbrigliati, legati alla fatica del vivere, alla fatica del muoversi, alla fatica del credere che il Signore è molto più grande dei nostri peccati.
Sulla riva di quel lago Gesù pronuncia due parole: “Non temere. Tu sarai”. Ed è il futuro che si apre, il futuro che conta più del presente e di tutto il passato. Non fermarti al peccato, al fallimento: il bene possibile domani vale più dell’infruttuosità di ieri. Le reti piene di oggi vale più di tutti i fallimenti passati. Non temere, anche la tua barca va bene! La tua vita va bene per fare qualcosa per gli uomini. Il peccato rimane, ma non può essere un alibi per chiudersi a Dio, alla vita e al futuro. Gesù dà fiducia, conforta la vita, ma poi incalza. Riempie le reti, sì, ma poi te le fa lasciare lì. Ti impedisce di accontentarti di quel “pieno” inaspettato. Sarai pescatore di uomini. Cercherai uomini, li raccoglierai da quel fondo in cui si trovano credendo di vivere ma non vivendo. Mostrerai loro che sono fatti per un altro respiro, un altro cielo, un’altra vita! Il miracolo di Gennèsaret non consiste nelle barche riempite di pesci e neanche nelle barche e reti abbandonate. Il miracolo grande è Gesù che non si lascia impressionare dai miei difetti, dai miei fallimenti, non è deluso di me, ma mi affida il suo Vangelo: Seguimi, anche tu puoi fare qualcosa per gli uomini e per Dio. Così si “riempirà” anche la tua vita. (Lc 5,1-11)