14/01/2023
ECCO L’AGNELLO DI DIO VIVENTE E OPERANTE
La mia riflessione sulla Parola della domenica l’ho fatta nella ca****la dell’ospedale che mi ha “accolto” in questo periodo natalizio. È un’esperienza forte: luogo del silenzio, linguaggio del dolore; tempi lunghi, sofferenza “a due metri da me”, lotta, fiducia e soprattutto ATTESA. Non vi si celebra tutti i giorni la Messa, soltanto la domenica e due giorni a settimana; spesso soltanto la liturgia della parola, l’adorazione eucaristica che si conclude con il canto del vespro. Pochissime persone accompagnano il sacerdote o il diacono. Ma ci siamo. Insieme cantiamo il Kyrie eleison, il Pater, il Magnificat… La Chiesa di Cristo è viva, in alcuni luoghi apparentemente ha poche forze, ma continua il suo pellegrinaggio e, “cammin facendo”, proclama, indica il Suo Signore, presente: «Ecco, l’Agnello di Dio» in mezzo a noi.
Questa lunga introduzione ci potrebbe dare la chiave di lettura per entrare nella Parola che proclamiamo in questa seconda domenica del tempo Ordinario. Gesù è il “servo sofferente” (Is 49, 3-6) che accetta il disegno di Dio e risponde: «Eccomi, sono pronto per compiere il tuo volere» (Sal 39). Giovanni il Battista lo riconosce presente tra i penitenti che si preparano a ricevere il battesimo di conversione e lo indica come il consacrato, il vero Servo sofferente. Dio non è soltanto lassù in cielo, non regna glorioso dal suo trono d’oro, ma si coinvolge con l’umanità…
«La notizia di Dio che si fa uomo in Gesù non ci lascia di sasso: Dio viene nel cuore della nostra vita, si lascia toccare dalla nostra sofferenza umana, si pone con noi le nostre domande, si compenetra della nostra disperazione: “Mio Dio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15, 34). Giovanni Battista dice di Gesù: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo”. Ecco questo Dio che si lascia ferire dalla cattiveria dell’uomo, che si lascia commuovere dalla sofferenza di questa terra. Egli ha voluto avvicinarsi il più possibile a noi, è nel seno della nostra vita, con i suoi dolori e le sue contraddizioni, le sue falle e i suoi abissi. È in questo che la nostra fede cristiana si distingue da qualsiasi altra religione. Gesù sulla croce: Dio nel mezzo della sofferenza umana; questa notizia è per noi un’incredibile consolazione. È vicino al mio dolore, egli mi capisce, sa come mi sento. Questa notizia implica allo stesso tempo un’esistenza scomoda: impegnati per coloro che, nel nostro mondo, stanno affondando, che naufragano nell’anonimato, che sono torturati, che vengono assassinati, che muoiono di fame o deperiscono… Sono tutti tuoi fratelli e tue sorelle! (lachiesa.it)».
La Chiesa di oggi si presenta un po’ provata, stanca, delusa secondo alcuni osservatori più pessimisti, direi più critici e poco amici della Chiesa. L’accogliere o non accogliere, credere o non credere da parte della gente fa parte della nostra storia. Nuova è la forma: “apostasia di massa” (masse che negano la fede senza un motivo grave o serio); “desertificazione spirituale” (è scomparsa l’assemblea, il numero di partecipanti); la rinascita del paganesimo (la domenica non è più il Giorno del Signore, ma quello della gita e delle attività “laiche” (come lo sport, i raduni di categorie e le attività culturali); ossia la moltitudine ha lasciato i templi sacri per nuovi templi pagani…
Tuttavia, in questo contesto brilla la luce di Cristo perché rimane sempre il “piccolo resto”, linguaggio profetico dell’Antico Testamento per indicare quel «piccolo gruppo rimasto fedele senza piegare le ginocchia agli idoli». Compito fondamentale della Chiesa oggi potrebbe essere INDICARE la presenza dell’Agnello di Dio, vivo ed operante in mezzo a noi, cominciando con i “mezzi poveri” dell’annuncio – dice frère Charles – come la conversione di vita, la preghiera e la vita di santità.
C. Oswaldo Curuchich jc