Associazione Ministranti Salesiani Sacro Cuore

Associazione Ministranti Salesiani Sacro Cuore Benvenuti nella pagina ufficiale dell'Associazione Ministranti Salesiani Sacro Cuore di Foggia.

Domenica delle Palme 2022
10/04/2022

Domenica delle Palme 2022

03/07/2019

MERCOLEDI 3 LUGLIO
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,24-29
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Parola del Signore

Spesso capita di sentire nelle pubblicità la famosa espressione “provare per credere” come se per credere non bastino le parole, ma si debba toccare, provare, vedere il prodotto. La fede di Tommaso era la fede del “provare per credere”, Tommaso voleva fare esperienza di Gesù solo attraverso i sensi umani (tatto, vista, udito), ma aveva dimenticato che la fede è cosa di cuore e non sono necessari i sensi per credere.
La fede che ci rende beati è quella di “amare per credere”, lontana dalla logica di Tommaso, desideroso di dare un senso, una prova tangibile dell’esistenza di Dio. Si tratta di una fede capace di vedere ciò che gli occhi non vedono, capace di vedere Dio nel mondo circostante, nel creato, nelle persone incontrate, nei momenti di difficoltà.

29/06/2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,22-35)

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

Simeone é un uomo giusto, uno che vive secondo lo Spirito del Signore: ecco che lo Spirito lo guida fino all'incontro tanto sperato che cambia la sua vita. Ecco il Signore della vita, un bambino, che però visto con gli occhi della fede é il Signore, il Re, della nostra vita. E dalla bocca di un uomo così non può uscire che una splendida lode per il Signore che sceglie di farsi uomo per farci come lui, che sceglie di soffrire per strapparmi al giogo della morte. Allora anche la spada che lacera il mio cuore nella quotidianità diventa "più sopportabile" se é offerta a chi mi ama immensamente.

17/04/2018

MARTEDI 17 APRILE
Gv 6,22-29
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Parola del Signore

COMMENTO

Non era bastato sfamare una folla immensa con la manna nel deserto, noi insaziabili esseri umani abbiamo sempre bisogno di segni e di prove per poter credere! Gesù però ci invita a non fermarci all’apparenza di un pane che sazia solo il corpo, ma capace di placare una fame più profonda: LA FAME Dell'anima. Nessun risultato umano, nessun riconoscimento, nessun sogno realizzato sarà un pane capace di saziare in eterno l’anima perché nel nostro cuore alberga un desiderio di pienezza che rischiamo di ignorare o di spegnere, riempiendoci la vita di desideri falsi e effimeri. Il vero pane che ci fa smettere di desiderare altro e ci fa sentire totalmente appagati è Dio: siamo fatti per Dio e solo in Dio il nostro cuore trova pace.
Fa, o Signore, che possiamo sperimentare la gioia di sentirci felici senza desiderare altro, così da poter dire “DACCI SEMPRE QUESTO PANE”.

16/04/2018

LUNEDI’ 16 APRILE
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,22-29

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?» .Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Parola del Signore

Saranno passati tanti anni da questo evento, ma l’atteggiamento di quella folla sembra così reale e attuale.
Alla folla spesso appartengo anche io che traghetto da Tiberiade a Cafarnao cercando il Signore in ogni dove per chiedere e ricevere qualcosa che sazi la mia fame, i miei desideri umani.
Non si tratta di una affannosa ricerca per incontrare Gesù, stare insieme a lui e godere della sua presenza, ma è una ricerca caratterizzata da un secondo fine che riempie la pancia, ma lascia vuoto il cuore.
Gesù oggi mi chiede di fare un profondo salto di qualità nella mia vita: DISTOGLIERE L’ATTENZIONE DAI MIEI BISOGNI UMANI e smettere di cercarlo soltanto quando mi serve qualcosa da mangiare, mi dice di credergli e fidarmi di lui, mi suggerisce di focalizzarmi su ciò che realmente conta e rimane eterno, senza affannarmi per le cose materiali che sono sottoposte all’usura del tempo e destinate a morire.
Eliminare il superfluo e credere in un amore così grande da donare la vita, è questo ciò che oggi ho imparato!

12/04/2018

Giovedì 12 aprile
Dal Vangelo di Giovanni (Gv 3, 31-36)

Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.

Noi veniamo dalla terra Gesù e capiamo le cose della terra. Misuriamo tutto dal nostro punto di vista, ecco perché facciamo così fatica a capire il tuo. Il tuo, come quello di tutti gli altri. Facciamo fatica a metterci nei panni degli altri, a prendere i comportamenti e valutarli in maniera oggettiva perché pensiamo sempre a come ci saremmo comportati noi. Lo stesso vale con te e con le cose di Dio. Come ci comporteremmo noi? Così, per noi, si comporta Dio. Un Dio a nostra misura, non un Dio mosso dallo Spirito. Aiutaci Gesù a non pensare che Dio sia come noi ma a cercare di essere noi sempre più come Dio.

10/04/2018

Mercoledì 11 aprile
Dal Vangelo di Giovanni (Gv 3, 16-21)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Parli di nuovo con Nicodemo Gesù, ma perché? Perché con lui? Forse perché parlare con Nicodemo è come parlare con me, con noi. E ci racconti quello che ci hai già raccontato tempo fa: nessuno deve andare perduto, proprio come il buon pastore con le sue pecore. Nessuno è stato perso, tu non hai perso nessuno dei tuoi... siamo noi che ci perdiamo le persone per strada! Amici, conoscenti, parenti, ragazzi... quanti ce ne perdiamo per orgoglio, convinzioni sbagliate, prese di posizione, parole non dette o troppe parole dette. Oggi voglio impegnarmi a fare come te, a non perdermi nessuno per la strada. Non ci riuscirò, ma ci voglio provare. E per uno solo che non mi sarò perso, un po' ci sarò riuscito.

Ritiro ministranti in preparazione alla Pasqua del Signore
29/03/2018

Ritiro ministranti in preparazione alla Pasqua del Signore

14/03/2018

MERCOLEDÌ 14 MARZO

Dal Vangelo secondo Giovanni ( Gv 5,17-30)

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

"Il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo".
Il brano del Vangelo di oggi è denso, ma insieme vogliamo soffermarci su queste poche parole che sintetizzano due grandi verità:
1) Ognuno di noi è quel figlio che deve vivere osservando il Padre, studiandone comportamenti, parola, gesti per imparare ad imitarlo...Per essere e vivere davvero a sua immagine e somiglianza!
2) Se è vero, come è vero, che "Dio ci ama, ma sempre tramite qualcuno" (Padre Pino Puglisi), nei nostri oratori, in famiglia, tra gli amici noi siamo quel qualcuno attraverso cui Dio si manifesta! Noi siamo quel qualcuno che ha l'arduo compito di manifestare al mondo comportamenti, parola, gesti di Dio! Da qui l'importanza di essere d'esempio, di dare l'esempio, di fare dell'esempio il nostro modo quotidiano di predicare!
Ciò che serve è quindi PRENDERE L'ESEMPIO DA DIO per DARE L'ESEMPIO AI FRATELLI e creare così una catena di amore che ci conduce alla vita eterna!

26/02/2018
26/02/2018

LUNEDI’ 26 FEBBRAIO
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.
Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».
Parola del Signore

COMMENTO
Oggi Gesù ci sta confidando un segreto molto importante: IL SEGRETO PER LA FELICITA’. Pochi e semplici ingredienti che potranno rendere migliore la TUA vita.
1. PIU’ MISERICORDIA E MENO RANCORE, la misericordia è una compassione che nasce dal cuore, è la capacità di stare cuore a cuore con la sofferenza dell’altro. Sei capace di essere misericordioso nei confronti dei fratelli che incontri ogni giorno?
2. NO AI GIUDIZI, NO ALLE CONDANNE. Quanti giudizi esprimiamo ogni giorno? Sulle persone che ci stanno vicino, sui post che pubblicano gli altri su facebook, sulle storie di instagram della ragazza/o che mi sta proprio antipatica/o. Ci sentiamo in dovere di condannare chi ha “una pagliuzza nell’occhio, senza guardare la trave che c’è nel nostro” , parliamo agli altri male di lui creando catene di pettegolezzo. Un cuore felice non giudica l’altro ma è consapevole che nessuno, neppure lui, è perfetto e senza peccato.
3. PIU’ PERDONO: “Non glielo perdonerò mai!” , “Me la pagherà”… Queste frasi ti sono familiari? Quante volte le abbiamo utilizzate nel nostro linguaggio quotidiano, quante persone abbiamo ferito! Gesù ci chiede di perdonare sempre perché il perdono genera amore e l’amore rende il cuore felice, liberandolo dal macigno del rancore.
Vi sembra difficile riuscirci? Beh … Dio non ci lascia soli, in balia del nulla! Ci dona il suo esempio, ci dice “fate come me”. E non solo! Ci dona il SUO SPIRITO per sostenerci nella prova… Sta solo a noi dire di sì, uniformandoci a Lui .Perché se AMIAMO, NON GIUDICHIAMO, NON CONDANNIAMO E PERDONIAMO, a nostra volta saremo amati e non condannati.

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