05/04/2026
Pubblichiamo le foto del triduo, per le quali ringraziamo Rossella Paolieri e il racconto della Veglia di Pasqua.
Sabato 4 aprile, alle ore 22:30, Piazza Don Bencini si è trasformata in un luogo di raccoglimento e speranza in occasione della solenne Veglia di Pasqua della Parrocchia di San Donato in Polverosa.
A presiedere la celebrazione è stato il parroco, Padre Giuliano Riccadonna; hanno concelebrato il cerimoniere Don Mauro Solbiati, Padre Gervais e Padre Lwanga.
Ad animare la liturgia è stata la corale diretta da Lisanna Paoli, che ha accompagnato con intensità e partecipazione i diversi momenti della celebrazione.
Il rito ha avuto inizio proprio in Piazza Don Bencini, con la benedizione del fuoco e l’accensione del cero pasquale, segno della luce di Cristo che dissipa le tenebre del mondo. Guidati da questa luce, i fedeli hanno fatto ingresso in chiesa, mentre il canto “Cristo Luce del mondo, rendiamo grazie a Dio” veniva intonato per tre volte.
Con l’illuminazione progressiva della chiesa e la proclamazione solenne dell’Exultet - antico inno pasquale attribuito a Sant’Agostino - si è aperto il cuore della Veglia. La Liturgia della Parola ha ripercorso le tappe fondamentali della storia della salvezza: dalla Creazione al sacrificio di Isacco, dal passaggio del Mar Rosso fino alle profezie messianiche, delineando il cammino dell’umanità verso la Redenzione.
Con l’introduzione del canto del “Gloria” e il suono festoso delle campane, la celebrazione ha raggiunto il suo momento culminante.
Durante l’omelia, Padre Giuliano ha offerto una profonda meditazione sul mistero della Pasqua, affermando: "Si chiede: che cosa è avvenuto oggi?
Oggi sulla terra c’è stato grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio, perché il Re dormiva.
La terra è rimasta come smarrita, attonita, e tace, perché Dio fatto carne si è addormentato; e, addormentandosi, ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è disceso a scuotere il regno degli inferi.
Egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Vuole scendere a visitare coloro che siedono nelle tenebre e nell’ombra della morte. Dio e il suo Figlio vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva e tutti coloro che, dopo di loro, hanno condiviso la stessa sorte.
E allora si leva una voce, una voce piena di autorità e di tenerezza:
“Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio. Per te e per tutti coloro che da te hanno avuto origine, ora parlo e, nella mia potenza, comando: uscite, voi che siete in carcere! Siate illuminati, voi che siete nelle tenebre! Risorgete, voi che eravate morti!
E a te comando: svegliati, tu che dormi! Non ti ho creato per rimanere prigioniero negli inferi. Risorgi dai morti: io sono la vita dei morti.
Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi, mia effigie, tu che sei stato fatto a mia immagine! Risorgi! Usciamo di qui: tu in me e io in te. Siamo infatti un’unica e indivisa realtà.”
Per te, o uomo, il tuo Dio si è fatto tuo figlio. Per te, il Signore ha rivestito la tua carne, ha assunto la tua condizione di servo. Per te, Lui che è al di sopra dei cieli è sceso sulla terra e fin sotto la terra. Per te ha condiviso la debolezza umana ed è entrato nel silenzio della morte, per diventare libero tra i morti e aprire a tutti la via della vita.
E questo dialogo continua, tra Dio e la sua creatura. Esprime in modo straordinario ciò che Dio ha voluto compiere attraverso la persona di Gesù in questo Triduo pasquale.
Abbiamo celebrato il dono immenso dell’Eucaristia. Abbiamo contemplato Gesù che non solo è venuto in mezzo a noi, ma si è fatto servo, fino a lavarci i piedi, per insegnarci che la vera grandezza risiede nell’amore che serve.
Servire con amore, servire con gioia, servire con umiltà: è questa la strada che Egli ci ha indicato. Ed è una strada feconda, perché dal servizio, quando è vissuto con cuore sincero, sgorgano frutti di vita nuova, di comunione e di speranza. Meravigliosi!
Lasciamoci dunque prendere per mano da Lui. Accogliamo la sua luce e, rinnovati da questo mistero, diventiamo anche noi segno di speranza per gli altri".
Una notte di grazia, rinascita e bellezza, che ha rinnovato nel cuore della comunità diocesana la forza della speranza e il senso più profondo della Pasqua: la vittoria di Cristo sulla morte per ciascuno di noi.