06/02/2026
La serenità della lentezza
di Don Igino Canestri
C’è una mimosa che da settimane si prepara con costanza a fiorire. Non ha fretta, schiva il vento e il freddo, ha superato le giornate di ghiaccio ed ora si affaccia alla fioritura. Segue il suo percorso verso la bellezza e si adegua al tempo della natura. Accanto grandi e piccoli, ognuno chiuso nel proprio bagaglio di pensieri, rivolgono uno sguardo furtivo alla meraviglia che annuncia la primavera e vanno oltre. Nel mondo odierno sembra che la gioia delle piccole cose sia tempo perso: un fiore, un saluto, una gentilezza non arricchiscono, non assicurano il benessere, non appartengono agli interessi dei potenti. Eppure le piccole emozioni, come una mimosa fiorita, o le nuvole che disegnano il cielo, sono gli occhi dell’anima: Dio è lì che attende per regalare un sorriso al bambino che piange, per incoraggiare l’adulto che fatica, per suggerire parole di pace al vecchio che si siede stanco della vita. L’impazienza corre veloce e cerca una serenità che invece richiede lentezza. L’essere umano, nella sua corsa frenetica verso un benessere effimero, come i commerci o i soprusi delle guerre, consuma le preghiere con un lamentoso elenco di doglianze, spregia la ca**tà come debolezza, schiva il prossimo come fastidioso inciampo, rincorre la ricchezza come salvezza. Dio sussurra all’anima di rallentare, di osservare la costanza della mimosa: la pace dello spirito è nella bellezza della vita, nella serenità di ciò che circonda l’essere umano, nella quiete della preghiera. La meraviglia e lo stupore della rinascita, superato il freddo della disperazione, sono la risurrezione che Dio attua in ogni istante nell’anima umana.