La Stella del Castello

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03/06/2026

Può davvero stupire, nella pagina del Vangelo di oggi, la domanda che viene posta a Gesù: di chi sarà moglie, nella vita futura, una donna che è stata sposata con più uomini? È una domanda che nasce da una mentalità che continua a ragionare secondo le categorie di questo mondo e che fatica a comprendere la novità della risurrezione. Gesù, infatti, risponde spostando completamente la prospettiva. Dice che nella risurrezione non si prende né moglie né marito, perché la vita eterna non è una semplice continuazione della vita presente. È una realtà nuova, trasfigurata, pienamente immersa nell'amore di Dio. Ma dietro questa domanda si nasconde anche qualcosa di più profondo. Questa donna, infatti, viene trattata quasi come un oggetto da assegnare a qualcuno. È come se la sua persona contasse meno del problema teorico che i suoi interlocutori vogliono porre a Gesù. La risposta del Signore restituisce invece dignità alla persona. Gesù non ragiona in termini di possesso, ma di vita. Non guarda questa donna come qualcuno da attribuire a un uomo, ma come una persona chiamata alla pienezza della risurrezione. Quante persone, ancora oggi, possono sentirsi come lei: messe ai margini, ferite, utilizzate, considerate più per il ruolo che ricoprono che per la loro dignità. Quante persone, soprattutto le più fragili, finiscono per sentirsi definite dalle circostanze della loro vita anziché dal loro valore davanti a Dio. La grande novità del Vangelo è che nessuno è riducibile alla propria storia. La risurrezione significa anche questo: Dio restituisce a ciascuno la propria verità più profonda. Nessuno è destinato a rimanere prigioniero delle ferite, delle ingiustizie o delle etichette che il mondo gli ha imposto. Vivere nella logica della risurrezione significa allora imparare a guardare le persone come le guarda Dio. Significa aiutare chi è stato emarginato a rialzarsi, chi è stato usato a ritrovare la propria dignità, chi è stato ferito a riscoprire la propria bellezza. Perché il Dio annunciato da Gesù non è il Dio del possesso, ma il Dio della vita. E davanti a Lui ogni persona vale infinitamente più di qualsiasi ruolo, condizione o storia che porta con sé.

30/05/2026

Non si può comprendere Dio senza onestà interiore - 30 maggio

29/05/2026

Non esiste un tempo giusto per convertirsi - 29 maggio

26/05/2026

La santità non rende tristi - 26 maggio

25/05/2026

«Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». Bastano questi versetti del Vangelo di Giovanni per avere una delle definizioni più belle della Chiesa. La Chiesa nasce sotto la croce. Nasce nel momento del massimo dono di Cristo e nasce attorno a una madre. Oggi facciamo memoria della Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa. E questa memoria non è soltanto una devozione o un ricordo affettuoso, ma è una memoria viva, che ci ricorda da dove veniamo e chi siamo chiamati a essere. Maria è l’immagine più bella della Chiesa. La Chiesa è davvero Chiesa solo quando assomiglia a Maria. Quando sa ascoltare la Parola di Dio e dire il proprio “eccomi”, anche senza capire tutto fino in fondo. La Chiesa è Chiesa quando, come Maria, ha gli occhi aperti sui bisogni degli altri. Li ha avuti per Elisabetta, correndo da lei dopo l’Annunciazione. Li ha avuti a Cana, accorgendosi prima di tutti che mancava il vino salvando la gioia a due sposi sprovveduti. La Chiesa è Chiesa quando sa stare sotto la croce. Quando non fugge davanti al dolore degli uomini e delle donne del proprio tempo, ma rimane accanto ai crocifissi della storia. La Chiesa è Chiesa anche quando persevera nella comunione, nella preghiera e nell’unità, come Maria insieme agli apostoli nel cenacolo, nell’attesa dello Spirito Santo. Per questo Maria non è un elemento secondario della fede cristiana. È il volto materno della Chiesa, il modello concreto di ciò che ogni comunità cristiana dovrebbe diventare. Il Vangelo di oggi ci invita allora a domandarci se le nostre comunità assomiglino davvero a Maria: capaci di ascolto, di servizio, di fedeltà, di compassione e di perseveranza. Perché soltanto una Chiesa che rimane sotto la croce e attende lo Spirito può continuare a generare Cristo nel mondo.

23/05/2026

Non si è presentato all’appuntamento della sua terapia, alle porte di Milano, nel Centro specializzato dov’era ospite fisso, a prova di evasione. I suoi racconti di una vita passata dietro le sbarre, che si è fatta troppo pesante da portare avanti https://buff.ly/cepofpK

23/05/2026

BUON PRANZO arrivano tutti con una fame da lupi. Il tavolo è pronto la gioia aumenta, vedere chi ha fame che viene per assaggiare il nostro cibo è un dono del cielo

23/05/2026

Gesù non chiede di capire tutto, chiede di seguirlo - 23 maggio

22/05/2026

Santità è amare Gesù anche nella propria debolezza - 22 maggio

21/05/2026

Unità non significa uniformità - 21 maggio

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