Parrocchia di San Giuseppe Lavoratore - Arcidiocesi di Ferrara Comacchio

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Parrocchia di San Giuseppe Lavoratore - Arcidiocesi di Ferrara Comacchio Parrocchia di S. Giuseppe Lavoratore. Orario S. Messe: feriali ore 18,30 preceduta alle ore 18 dalla recita del S. Rosario e vespro. Festiva S. Messa ore 10

Prefestiva ore 18,30 preceduta alle 18 dalla recita del S. Orari Sante Messe: feriali ore 18 precedute alle ore 17,30 dalla recita del Santo Rosario e vespri. Prefestive ore 18 precedute alle ore 17,30 dalla recita del Santo Rosario. Domenica e festività ore 11.

SANTISSIMA TRINITA’In ascolto della Parola.Dal Vangelo secondo Giovanni: 3,16-18.Dio ha tanto amato il mondo da dare il ...
31/05/2026

SANTISSIMA TRINITA’

In ascolto della Parola.
Dal Vangelo secondo Giovanni: 3,16-18.

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.

Risonanza

Il mistero della Santissima Trinità non è un’idea complicata riservata ai teologi, né un rompicapo da risolvere con la logica. È il modo concreto con cui Dio ha scelto di mostrarsi all’umanità: un Dio che ama, che si dona e che desidera entrare in relazione con ogni persona. Il Vangelo ci offre una chiave preziosa per entrare in questo mistero quando afferma: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito». Tutto parte dall’amore. Non da una legge, non dalla paura, ma da un amore così grande da spingere Dio a donarsi completamente.
La Trinità nasce proprio da questo dinamismo d’amore. Il Padre è colui che ama per primo, la sorgente della vita e della creazione. Non resta distante dal dolore umano, ma guarda il mondo con compassione e desidera salvarlo. Per questo manda il Figlio, Gesù Cristo, che rende visibile il volto del Padre attraverso la sua vita, le sue parole, la sua misericordia e infine il dono della croce. Gesù non viene per giudicare o schiacciare l’uomo sotto il peso della colpa, ma per salvarlo, rialzarlo e riportarlo alla vita. Nel Vangelo si legge infatti: «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui». È un annuncio straordinario: Dio non si avvicina all’uomo come un giudice severo, ma come un Padre che desidera la salvezza dei suoi figli.
Lo Spirito Santo è l’amore vivo che unisce eternamente il Padre e il Figlio. È il soffio di Dio che continua ancora oggi ad abitare la Chiesa e il cuore dei credenti. È lo Spirito che consola, illumina, dà forza, insegna ad amare e rende possibile vivere secondo il Vangelo. Senza lo Spirito, la fede diventerebbe soltanto una teoria; con Lui, invece, diventa esperienza viva di incontro con Dio.
Quando parliamo di Trinità non parliamo di tre dèi, ma di un unico Dio in tre Persone distinte e unite perfettamente nell’amore. La Chiesa, nei secoli, ha cercato immagini semplici per aiutare a intuire questo mistero. Come il sole che dona luce e calore: il sole richiama il Padre, la luce il Figlio che illumina il mondo, il calore lo Spirito Santo che si percepisce nel cuore. Oppure come l’acqua che può essere ghiaccio, liquido e vapore rimanendo sempre la stessa sostanza. Sono immagini limitate, ma aiutano a comprendere che in Dio tutto è comunione.
Anche il segno della croce acquista allora un significato profondo. Quando diciamo: «Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo», non stiamo ripetendo un gesto automatico, ma entriamo nel cuore stesso di Dio. È come ricordare ogni giorno che siamo immersi nell’amore del Padre, salvati dal Figlio e accompagnati dallo Spirito Santo.
Il Vangelo di oggi ci ricorda anche che la fede non è semplicemente credere che Dio esiste, ma fidarsi del suo amore. «Chi crede in lui non è condannato». Credere significa accogliere Gesù come luce della propria vita, lasciarsi salvare e trasformare da Lui. Il vero rischio non è essere rifiutati da Dio, ma chiudersi volontariamente al suo amore.
Infine, la Trinità ci insegna qualcosa di fondamentale anche sulla nostra vita. Se siamo creati a immagine di Dio e Dio è comunione, allora nessuno può vivere davvero chiuso nell’egoismo o nella solitudine. Siamo fatti per amare, per costruire relazioni vere, per vivere la fraternità. Ogni famiglia, ogni amicizia sincera, ogni comunità che vive nell’accoglienza e nel perdono diventa un piccolo riflesso della Trinità.
La Santissima Trinità non è dunque un mistero lontano dalla vita quotidiana: è il modello dell’amore a cui ogni cristiano è chiamato. Un amore che accoglie come il Padre, si dona come il Figlio e sostiene come lo Spirito Santo.

24/05/2026
Pentecoste.Dal Vangelo secondo Giovanni: 20,19-23La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse l...
24/05/2026

Pentecoste.

Dal Vangelo secondo Giovanni: 20,19-23

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Risonanza

Il Vangelo della Pentecoste ci porta dentro una stanza chiusa. I discepoli sono insieme, ma non stanno vivendo un momento di gioia: hanno paura. Dopo la morte di Gesù tutto sembra crollato. Quelle porte serrate non chiudono soltanto una casa, ma rappresentano il loro cuore: un cuore ferito, deluso, confuso. Hanno paura dei Giudei, paura di essere perseguitati, paura del futuro. Sono uomini bloccati.

Eppure è proprio lì che accade qualcosa di straordinario. Gesù entra. Il Vangelo sottolinea che le porte erano chiuse, ma questo non impedisce al Risorto di raggiungere i suoi discepoli. Cristo non aspetta che ritrovino il coraggio o che diventino perfetti. Viene Lui, prende l’iniziativa, entra nella loro fragilità e si mette in mezzo a loro. È una immagine bellissima della presenza di Dio nella nostra vita: il Signore non rimane fuori dalle nostre paure, ma entra dentro le nostre chiusure, dentro le ferite, dentro tutto ciò che ci blocca.

La prima parola che Gesù pronuncia è: “Pace a voi”. Non è un semplice saluto. È un dono. I discepoli avevano tradito, erano fuggiti, avevano lasciato solo il Maestro nel momento più difficile, ma Gesù non entra per accusare o rimproverare. Porta la pace. Mostra le mani e il fianco trafitti, le ferite della croce, ma non come segni di condanna: diventano invece la prova del suo amore. Le ferite del Risorto ci ricordano che il dolore, attraversato dall’amore di Dio, può trasformarsi in vita nuova.

Questa pace raggiunge anche noi. Quante volte nella vita ci sentiamo chiusi dentro le nostre paure, nei dubbi, nelle delusioni o nelle fatiche quotidiane. A volte ci sembra di non avere abbastanza forza, abbastanza fede o abbastanza speranza. Il Vangelo della Pentecoste ci ricorda che Cristo continua a entrare nelle nostre stanze chiuse per donarci la sua presenza e la sua pace.

Dopo aver donato la pace, Gesù affida ai discepoli una missione: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. È un passaggio fondamentale. I discepoli non possono restare chiusi per sempre. L’incontro con Cristo risorto trasforma il cuore e apre alla missione. La Pentecoste segna il passaggio dalla paura al coraggio, dalla chiusura all’annuncio, dall’immobilità al cammino.

Subito dopo, Gesù compie un gesto molto significativo: soffia su di loro e dice: “Ricevete lo Spirito Santo”. Questo soffio richiama il racconto della creazione nel libro della Genesi, quando Dio soffia nelle narici dell’uomo il respiro della vita. Con il dono dello Spirito Santo, Gesù inaugura una nuova creazione. I discepoli, spenti dalla paura e dalla delusione, ricevono una vita nuova. Lo Spirito Santo diventa forza, luce, consolazione e coraggio.

La Pentecoste ci insegna che lo Spirito Santo non elimina magicamente tutte le difficoltà, ma cambia il modo di viverle. Dona la forza di rialzarsi, di ricominciare, di non lasciarsi vincere dalla paura. Dove l’uomo vede una fine, lo Spirito apre un futuro. Dove c’è chiusura, crea comunione. Dove c’è tristezza, riaccende la speranza.

Infine Gesù affida ai discepoli il dono del perdono: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati”. La comunità che nasce dalla Pentecoste è una comunità capace di riconciliazione. Lo Spirito Santo rompe le catene dell’odio, del rancore e della divisione. Il perdono diventa il segno concreto della presenza di Dio nel cuore dell’uomo.

La Pentecoste, allora, non è soltanto il ricordo di un evento passato. È qualcosa che continua ancora oggi. Ogni volta che lasciamo entrare Cristo nelle nostre paure, ogni volta che ci apriamo alla forza dello Spirito Santo, ogni volta che scegliamo la pace, il perdono e l’amore, la Pentecoste si rinnova nella nostra vita.

I discepoli che erano chiusi nel cenacolo diventano uomini capaci di annunciare il Vangelo al mondo intero. Anche noi, attraverso lo Spirito Santo, possiamo passare dalla paura alla fiducia, dalla tristezza alla gioia, dalla chiusura alla testimonianza. Perché Pentecoste è il giorno in cui Dio continua a soffiare vita nuova nel cuore dell’uomo.

L 'iconografia della Pentecoste ci presenta il ritratto della primitiva comunità cristiana al completo: Mattia ha preso il posto di Giuda, tra i dodici troviamo tre nuovi volti: l'apostolo Paolo e gli evangelisti Marco e Luca. La Madre di Dio, presente nell'Ascensione,
fino al XVII secolo manca nelle icone della Pentecoste. Scrive al riguardo il vescovo Innocente: "Come poteva non essere presente al momento della venuta dello Spirito colei che ha concepito e partorito mediante lo Spirito?". Il posto tra Pietro e Paolo, lasciato vuoto in molte icone, evoca la presenza di Cristo. Infatti, la composizione con gli apostoli disposti a ferro di cavallo, richiama lo schema dell'icona di Cristo che insegna nella sinagoga: è lui il Consolatore (Parakletos), termine che in greco significa avvocato, difensore, intercessore, e che nel Vangelo di Giovanni designa lo Spirito Santo. Cristo stesso prima dell'Ascensione dice che salirà al Padre per mandare lo Spirito. Gli apostoli rappresentano la comunità dei credenti che si apre all'azione dello Spirito, e tale sarà anche l'iconografia dei concili ecumenici, che esprime il concetto russo di sobornost, cioè di comunionalità. Se in alto gli apostoli sono infiammati dalla luce divina, in basso il vecchio mondo prigioniero (il cosmo) attende di essere liberato dalle tenebre del male attraverso l'effusione dello Spirito.
In questa Icona: Gli apostoli sono seduti a emiciclo.
A sinistra dall'alto: Pietro, Matteo e Luca, Simone, Bartolomeo e Filippo.
A destra: Paolo, Giovanni e Marco, Andrea, Giacomo e Tommaso.
Lo spazio vuoto al centro, tra Pietro e Paolo, evoca Cristo, presente attraverso lo Spirito (I raggi che scendono dall’alto), energia increata e invisibile, luce che disegna una sottile trama d'oro sul coro a ferro di cavallo su cui siedono gli apostoli.

ASCENSIONE DEL SIGNORE Dal Vangelo secondo MatteoMt 28,16-20In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul...
17/05/2026

ASCENSIONE DEL SIGNORE

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 28,16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Nel silenzio medito la parola.

L'appuntamento sul monte
Il Vangelo di Matteo, ci porta in Galilea, sul monte.
Il monte è il luogo della vicinanza con Dio, ma la Galilea è la terra delle genti, una terra di confine, di passaggio. Gesù non convoca i suoi nel chiuso di un tempio, ma all'aperto.
Il primo insegnamento per noi oggi è questo: la fede non è un rifugio per isolarsi, ma un orizzonte che si spalanca.
Dio ci dà appuntamento lì dove la vita accade, dove i confini sono aperti.
"Essi però dubitarono".
C'è un dettaglio in questo testo che è una carezza per la nostra stanchezza: gli undici vedono il Risorto, si prostrano, eppure dubitano.
È la fotografia della nostra vita cristiana.
Possiamo pregare, ve**re a messa, servire i poveri, eppure sentire dentro quel tarlo che chiede: "Sarà vero? Sono all’altezza?".
Gesù non aspetta che il dubbio svanisca per agire.
Non dice: "Tornate quando avrete le idee chiare", al contrario, proprio a quegli uomini dubbiosi affida il mondo intero.
La nostra fragilità non è un ostacolo alla missione, ma il luogo dove la grazia di Dio può risplendere di più.
Non siamo scelti perché siamo forti, ma perché siamo amati.
"Gesù si avvicinò".
Davanti al dubbio dei discepoli, Gesù non risponde con una spiegazione teologica, ma con un gesto: si avvicina.
Egli dice: "A me è stato dato ogni potere", ma che potere è quello di Gesù?
Non è il potere che schiaccia, che impone o che controlla.
È il potere di chi ha dato la vita. È l'autorità di chi ha attraversato la morte ed è tornato per dire che l'Amore ha l'ultima parola.
Quando ci sentiamo impotenti di fronte al male del mondo, ricordiamoci che il "potere" di Cristo è la forza silenziosa del seme che germoglia.
Il mandato: Generare vita
"Andate dunque e fate discepoli", letteralmente, il testo suggerisce "imparate a fare della vostra vita un cammino per gli altri", battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo significa "immergere" le persone nell'amore di Dio.
Il nostro compito non è convincere qualcuno a cambiare idea, ma aiutare qualcuno a cambiare vita, facendogli sentire che è immerso in un amore infinito.
Insegnare a osservare i comandamenti non è imporre regole, ma mostrare la bellezza di vivere come Gesù: con le mani aperte e il cuore libero.
La conclusione è il cuore della nostra speranza: "Io sono con voi tutti i giorni".
Non dice "sono con voi nei momenti solenni", ma "tutti i giorni".
C'è Gesù quando sei nella gioia, ma c'è anche quando il lunedì mattina la vita pesa.
C'è nel pane spezzato, ma anche nella fatica del lavoro o nel silenzio della solitudine.
Noi non andiamo nel mondo a "portare" Dio come se Lui non ci fosse; andiamo a "scoprire" Dio che è già lì, che ci precede e che cammina al nostro fianco.
Andiamo allora da questo incontro non con un peso in più sulle spalle, ma con una certezza: non siamo soli. La missione non è un carico, è un dono. Siamo mandati a dire a ogni uomo e donna che incontriamo: "Tu sei amato, tu non sei solo".

ASCENSIONE

Guardo l'immagine e la contemplo.

«Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo » (Mt 28,11). Queste sono le ultime parole che Gesù lascia come un pegno ai suoi discepoli prima di ascendere al Padre. La sua presenza certa si attua nella Chiesa, "colonna e fondamento della verità" sulla terra, che nell'icona è raffigurata dalla Madre di Dio, asse centrale di tutta la composizione. L'atteggiamento di Maria è duplice, e viene espresso mediante il gesto delle mani: ella è l'Orante che intercede presso Dio, ed è la Purissima, la santità della Chiesa di fronte al mondo. Il duplice segno si fa invito ai discepoli, chiamati a cercare sempre «le cose di lassù» (Col 3, 1) mentre percorrono instancabilmente gli ardui sentieri della storia per annunziare Cristo a tutti gli uomini.
Gli apostoli circondano la Madre di Dio divisi in due gruppi uguali che, riunificati, formano un cerchio perfetto; mostrano così che la Chiesa, unita, è iscritta nel sacro segno della divinità. Tra gli Apostoli spiccano Pietro e Paolo; la presenza del Dottore delle genti è ovviamente simbolica, e vuole indicare la sua perfetta condivisione della fede apostolica, la piena comunione ecclesiale.
Due candide figure angeliche affiancano la Madre di Dio, sottolineando l'unicità del suo ruolo nel piano della salvezza. Gli Angeli paiono sfiorare appena il suolo, e mentre indicano risolutamente il cielo guardano con intensità gli Apostoli, come per esortarli a compiere la loro missione sulla terra.
Il paesaggio di fondo segna lievemente con il profilo della roccia il confine tra terra e cielo; oltre sta il mondo di Dio, come rappresenta il cerchio di luce e di fuoco che avvolge la figura di Gesù con i due serafini che lo servono. Cristo si trova sullo stesso asse della Vergine perché essa è la testimonianza viva della sua perenne compagnia con gli uomini. La linea verticale che unisce la testa del Salvatore a quella della Madre di Dio divide l'insieme in due parti esattamente uguali e si interseca con la linea dell'orizzonte così da formare una croce perfetta. La struttura cruciforme della composizione è motivata dalla teologia del vangelo di Giovanni: in esso l'ora di Gesù è indissolubilmente l'ora della sua croce e quella della sua esaltazione; i due eventi, pur se cronologicamente distinti, rivelano la medesima realtà: la gloria di Dio è l'amore oblativo, senza riserve. Perciò il Cristo ascende al Padre rivestito di gloria immortale, significata dalla veste aurea. Egli tornerà un giorno a giudicare i vivi e i morti, come indica il rotolo che tiene nella mano, ma ogni giorno accompagna i suoi, come esprime il braccio destro, disteso in un vasto gesto benedicente.
Molto bello ed esplicativo è il commento di Padre Raniero Cantalamessa nel suo libro Maria specchio della Chiesa (a pag. 173): Tale icona non fissa solo il momento dell'Ascensione, ma, attraverso di esso, coglie qual è il carisma e il posto proprio di Maria nel tempo della Chiesa, che si apre con la scomparsa di Gesù. Tanto è vero che nell’icona è rappresentato anche san Paolo (a destra di chi guarda la Vergine) che pure non era certo presente al momento dell’Ascensione di Cristo. Ella sta in piedi, con le braccia aperte in atteggiamento orante, isolata, dal resto della scena, dalle figure dei due angeli in bianche vesti che le fanno quasi da muro all'intorno.
Sta al centro, come l'albero maestro che assicura equilibrio e stabilità alla barca. Intorno a lei gli apostoli, tutti con un piede o una mano alzata, in movimento, rappresentano la Chiesa attiva, che va in missione, che parla e agisce. Maria sta immobile, sotto Gesù, nel punto esatto da cui egli è asceso, quasi a tenere viva la memoria e l'attesa di lui.

Infine, per le famiglie che desiderano fare una "sbiciclettata" ci ritroveremo alle 10,30 nel piazzale della parrocchia ...
03/05/2026

Infine, per le famiglie che desiderano fare una "sbiciclettata" ci ritroveremo alle 10,30 nel piazzale della parrocchia per raggiungere il Santiario del Poggetto.

Chi vuole partecipare a questa proposta mi può contattare direttamente: Andrea 3457968333.

Per chi desidera partecipare al pranzo trovate qui tutte le informazioni. Da domani in chiesa troverete il foglio per se...
03/05/2026

Per chi desidera partecipare al pranzo trovate qui tutte le informazioni.

Da domani in chiesa troverete il foglio per segnare la vostra partecipazione.

Carissimi di seguito trovate il programma per la giornata conclusiva dell'anno pastorale parrocchiale che si terrà domen...
03/05/2026

Carissimi di seguito trovate il programma per la giornata conclusiva dell'anno pastorale parrocchiale che si terrà domenica 31 maggio.

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Via D. Panetti 3
Ferrara
44122

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