24/05/2026
LO SPIRITO SANTO E’ LIBERTÀ
Dio è libertà e creatività. Fa cose che non t'aspetti. E’ provvidenza e tenerezza. Dà a Maria di generare il suo figlio amato, a Elisabetta dà un figlio profeta. E a noi dona
tutto ciò di cui abbiamo bisogno per dare, a nostra volta, vita, o meglio ancora: per dare alla vita. La Parola di Dio oggi prova una sinfonia di linguaggi per tentare di dire qualcosa della vastità dello Spirito: non sono che semplici
fessure, feritoie aperte sul mistero. La prima lettura (Atti 2,1-11) racconta di Apostoli come "ubriachi", inebriati da qualcosa che li ha storditi di gioia, come un capogiro. La prima Chiesa, arroccata sulla difensiva, viene lanciata fuori e in avanti. La nostra Chiesa tentata, oggi come allora, di arroccarsi e chiudersi, perché in crisi di numeri, perché aumentano coloro che si dichiarano indifferenti o infastiditi, questa Chiesa, amata e infedele, può ancora attingere a quello slancio originario. Ed è lo Spirito ci dà lo slancio per affrontare le sfide di oggi. Non dobbiamo chiuderci e conservare l’esistente ma entusiasti testimoni. Il salmo tra le letture (Sal 104,30) apre la seconda fessura: "Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra". Non solo l'uomo, ma tutto ciò che esiste; non solo doni vita, ma semini santità nell'universo, santità della luce, l'umile santità del bosco, del bambino che nasce, del cuore che ama, dell'anziano che pensa. Una divina liturgia santifica l'universo. La terza finestra sulla Pentecoste la apre Paolo nella seconda lettura (1Cor 12,5). Lo Spirito dà a ciascuno
una manifestazione particolare per il bene comune. Sposa vite diverse, consacra vocazioni differenti, benedice la genialità e l'unicità di ogni vita. Lo Spirito non vuole banali ripetitori, ma discepoli geniali, edificatori di una Chiesa che trova unità attorno alla croce, varietà e creatività attorno allo Spirito. Infine il Vangelo racconta la Pentecoste come un incontro leggero nella sera di Pasqua: "soffiò su di loro e disse: ricevete lo Spirito santo" (Gv 20,22). In quella stanza chiusa e dall'aria stagnante, entra il grande, ampio e profondo ossigeno del cielo. Entra il respiro di Dio che
non sopporta schemi e chiusure, che viene per farci vivi, sottile e profondo come il respiro, umile e testardo come il battito del cuore.
Don Marco