Comunità Santa Maria a Pugliano RnS Ercolano

Comunità Santa Maria a Pugliano RnS Ercolano Il gruppo S.MARIA a P. Nasce 1977 da un piccolo gruppetto di giovani, che insieme si incontrano pe

08/07/2020

MERCOLEDÌ XIV SETTIMANA T. O.
Mt 10,1-7 Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele.
Buongiorno fratelli e sorelle!
Il testo del Vangelo che la liturgia ci fa leggere è veramente meraviglioso! Ricordate ieri? Gesù chiedeva di pregare, perché dalla preghiera nascessero operai per la messe. Oggi Gesù ci dice chi è la prima messe: i dodici apostoli...
Solo Lui, che non sceglie come noi, avrebbe potuto mettere insieme un gruppo così diverso: ci sono i pescatori allenati alla fatica e intellettuali come Giovanni; rivoluzionari incendiati d'odio contro gli invasori come Simone zelota e collaborazionisti come Matteo Levi;
tradizionalisti come Giacomo e pubblici peccatori che seguono estasiati il Maestro che non condanna! Al gregge smarrito Gesù propone la via della comunità. Bellissimo! Ma come si può scendere in campo con una squadra così? Che figuraccia ci facciamo con gli allenatori di prima categoria e con i direttori tecnici? Loro abituati a scegliere i migliori, coloro che profumano per contratti di fior di quattrini. Di cosa profumano i discepoli che Gesù sceglie? Di fatica e di sudore, di peccato ed egoismo, di lotta e di spada, di tradimento e rinnegamento. Ora questi dovranno annunciare il Regno: di pace e comunione, di liberazione e guarigione, di mitezza e umiltà. Ecco la follia di Dio!!! Questi uomini si laveranno dal peccato e dal potere, dall'odio e dal tradimento, dalle reti e dai legami del mondo, per profumare non di quattrini, ma del buon profumo di Cristo dice san Paolo. E allora, coraggio!
Non si scandalizzi il mondo, non inorridisca il cristiano benpensante! La storia della Chiesa inizia con uomini così e coinvolgerà ancora uomini di questo spessore: per confondere i sapienti.
Ed è per questa logica, che anch'io sono nella Chiesa!
don Giovanni Cozzolino

07/07/2020

MARTEDÌ XIV SETTIMANA DEL T. O.
Vg di Matteo 9,32-38 La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!
Buongiorno amici!
Gesù guarisce, restituisce salute e dignità, annuncia la venuta del Regno. Ma non basta la sua azione, non basta la sua predicazione: le persone si radunano, affamate e assetate, a migliaia. Gesù prova compassione, si lascia coinvolgere emotivamente, affettivamente dalle tante persone che cercano una risposta, che cercano luce interiore. E chiede ai suoi di pregare perché il Padre mandi operai nella messe. Resto sempre spiazzato da questa affermazione: davanti allo smarrimento della folla Gesù propone come soluzione: la preghiera e la Chiesa. La preghiera: Gesù sa che la qualità della vita si misura sulla qualità della preghiera. Gesù non insegna una preghiera disincarnata, ma un cammino di intimità con Dio che porta ad umanizzare la vita, a riconoscere il bisogno di lui, a cercare la sua presenza. È importante cercare uno spazio e un tempo da dedicare alla preghiera. Non improvvisare. Cerca il modo che più ti aiuta a gustare la presenza di Dio.
La Chiesa : al gregge smarrito Gesù propone la via della comunità. Bellissimo! Gesù ama la Chiesa, ama questa Chiesa e non quello sgorbietto che i giornali, le televisioni, i social, si divertono tanto a ridicolizzare. Gesù ama la Chiesa, ama questa Chiesa fatta di uomini e donne che sotto la guida dello Spirito si mettono in cammino dietro a lui, che fanno della sua
presenza la bussola per orientare la vita.
Gesù sogna una Chiesa di fratelli e sorelle che provano con la loro vita ad essere la trascrizione storica dell'amore del Padre per ogni uomo. Coraggio, cari amici! Se ci sentiamo stanchi e delusi, Gesù ci chiede di far crescere nella nostra vita cristiana: la preghiera e la comunità. Scopriremo il suo Volto, ritroveremo la meta dei nostri passi e non ci sentiremo mai soli. Provare per credere!
don Giovanni Cozzolino

03/07/2020

Festa di San Tommaso, Apostolo
Mio Signore e mio Dio!
Vg Gv 20,24-29
Buongiorno amici!
Il nostro fratello Tommaso ha la nomea di essere incredulo. È incredulo perché a raccontare l'apparizione del Signore nel Cenacolo, sono quelli che come lui, sono scappati e si nascondono per paura. È incredulo perché mai nessuno è tornato dalla morte e una tomba vuota non dice che il Signore sia tornato. Tommaso crederà solo sé entrerà con la vita nelle ferite dell'amore. Sono quelle ferite a dire e a narrare la novità del Vangelo. Dammi una prova d'amore, abbiamo spesso chiesto, affinché il tuo amarmi non sia apparenza, ma autentico e vero. Cosa sei capace di fare per me? Anche questo abbiamo chiesto spesso in amore. Quindi l'incredulità di Tommaso sarà annullata quando colui che viene nel nome di Dio, porterà nella sua carne le ferite dell'amore. Infatti, Dio Padre non sanera' le ferite del Figlio, perché sono il segno distintivo che dicono chi è Colui che le porta, e quanto grande e profondo è l'amore che ha per te. È sciolto ogni dubbio, e annullata ogni incredulità in Tommaso. Solo l'amore crea e vince ogni morte. Grazie, Tommaso!
don Giovanni Cozzolino

02/07/2020

GIOVEDÌ XIII SETTIMANA DEL T.O.
Vg Mt 9, 1-8
Buongiorno amici!
Oltre alla paralisi fisica di questo povero uomo, c'è in lui un'ulteriore disabilità: il PECCATO. Il peccato ci porta alla paralisi totale. Ci impedisce di amare, innalza attorno a noi un muro fatto di nebbia che confonde la luce con le tenebre. Oggi si parla poco e male del peccato, come se fosse una innocente fragilità senza conseguenze. Non è così: in noi convivono luce e tenebra in proporzioni uguali. Siamo nati con questo fardello ma, questa è la buona notizia, possiamo liberarcene. La vita spirituale consiste proprio nel vedere noi stessi alla luce di Dio e, in questa prospettiva, chiamare ciò che ci allontana dal Signore con il proprio nome. Il peccato non è anzitutto una trasgressione ad un comando divino ma ad un progetto di bene, alla mia piena realizzazione. È Dio che mi ha creato e lui solo sa cosa mi costruisce e cosa mi distrugge. Il peccato è male perché ci fa del male, non perché qualcun altro lo ha deciso... In questa prospettiva, allora, scoprire le mie ombre, dar loro un'identità, diventare autentico per affrontarle, sono azioni possibili grazie all'illuminazione che ci procura lo Spirito Santo. Dio dona agli uomini il potere di perdonare i peccati. Ci spaventa questa idea: forse è più rassicurante farci perdonare da Dio che non vediamo e di cui non sentiamo la voce, piuttosto che da un prete peccatore come noi che, se illuminato dallo Spirito, magari qualche indicazione ce la dà, anche se brusca! Spaventa questo dono... Per chi lo deve gestire, perché lo obbliga ad essere servo del perdono e non despota, perché lo spinge ad essere misericordioso verso chi desidera il perdono, e non giudice malevolo. Il Signore ci aiuti ad affidarci a lui che ha il potere di liberarci da ogni colpa e da ogni tenebra!
don Giovanni Cozzolino

01/07/2020

MERCOLEDÌ XIII SETTIMANA DEL T. O.
Mt 8,28-34 Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?
Pace e bene fratelli e sorelle!
Se l'amore di Dio passa attraverso il bene espresso dall'uomo, anche il male si manifesta attraverso l'umanità. Anche il diavolo cerca cuori da abitare, ma teme fortemente Dio a tal punto che, come si avvicina Gesù, gli va incontro: "due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro". È Sempre il male ad andare incontro a GESÙ per piegarsi ai suoi piedi. Ogni forma di male, anche quella che potrà sembrarci forse banale, anche la più piccola ira, collera e rabbia, deve essere da noi spinta ai piedi di Cristo. La potenza del suo amore è liberazione; la forza della sua Parola è guarigione. Non permettere al male di accovacciarsi in te, perché il nemico del Signore, sa silenziosamente nascondersi, crescere, e poi insinuarsi e possederti fino a distruggerti e a ferire a morte le tue relazioni. E fuori dalle relazioni non c'è vita ma solo tenebre f***e che portano via la gioia di vivere. Anche oggi, oppure da oggi, donati un tempo per fermarti con Gesù, affinché il male che si è nascosto in te possa piegarsi e arrendersi all'amore di Dio. Lasciati liberare il cuore, vieni fuori dai sepolcri e vivere in pienezza i tuoi giorni e le tue relazioni!
don Giovanni Cozzolino

26/06/2020

VENERDÌ XII SETTIMANA T.O.
Mt 8,1-4 Se vuoi, puoi purificarmi.
Buongiorno Amici! Gesù non vede un immondo o uno scarto, ma un uomo e un fratello. C'è qualcosa di davvero magnifico in questo incontro, in quel toccare di Gesù che fa ricordare al lebbroso di essere vivo, di essere ancora una persona. E come se quel gesto strappasse il malato, prima ancora che dalla patologia, dalla sua solitudine. Prima di ritrovarsi cucita addosso una pelle lucente e fresca, il lebbroso si riscopre vivo. Mi incuriosisce e mi affascina la richiesta del lebbroso, perché è coraggiosa e timida allo stesso
tempo: «Se vuoi, puoi guarirmi!». Egli supera la barriera sociale e si mette in relazione con Gesù. Ha dentro un desiderio, non ha paura di portarlo davanti a Gesù. Ma allo stesso tempo sembra quasi che non voglia disturbarlo: «Se vuoi...». Forse il lebbroso pensa che incontrare Gesù sia un privilegio per pochi. Quante persone ho incontrato in questi anni che ragionano proprio così, come il lebbroso, persone che rileggono la loro storia di fede come una questione di punteggio e di merito. Dobbiamo seriamente convincerci che il Vangelo è diverso! Non sono i meriti accumulati o le perfezioni religiose che danno libero accesso a Dio. Se Lui fosse così, sarebbe la nostra fotocopia, sarebbe un Dio a nostra immagine e somiglianza. La condizione per fare esperienza di Lui, del suo amore, non è la mia perfezione o il mio merito, ma la disponibilità a lasciarmi raggiungere e il desiderio di incontrarlo riconoscendomi bisognoso. La mia povertà, la mia miseria, non sono ostacoli all'incontro con Lui, ma anzi possono
essere la porta d'accesso al suo amore. Se io lo lascio entrare, se accetto di perdere il controllo, se so riconoscermi a mani vuote, se riesco a dare un nome al bisogno che mi abita, posso fare l'esperienza della novità rivoluzionaria di Dio. Gesù, che conosce le nostre solitudini non si accontenta di darci una parola guaritrice, ma ci tocca, frantuma distanze e solitudini. E poi invita al silenzio. Bellissimo! II Signore non vuole passare per un santone guaritore: solo sotto la Croce si potrà comprendere fino in fondo qual è questa potenza e qual è il vero volto di Dio che Gesù è venuto a rivelare. Coraggio, cari amici! Lasciamoci raggiungere dalla mano del Signore, lasciamo che sia Lui a riplasmarci, a ricucire le ferite del nostro peccato, a ridare speranza e splendore al nostro vivere quotidiano. Ve lo dico io che, come il lebbroso, ho fatto tante volte esperienza della purificazione.
don Giovanni Cozzolino

25/06/2020

GIOVEDÌ XII SETTIMANA DEL T.O.
Mt 7,21-29 La casa costruita sulla roccia
Buongiorno fratelli e sorelle! Mi scuso con chi ieri non sono riuscito a rispondere. Grazie per il vostro affetto!
Diversi anni fa avevo proposto la parabola
che oggi la liturgia ci regala, per una riflessione ad un campo estivo per adolescenti. Alla fine del mio breve commento, un ragazzo alzò la mano e, per essere sicuro di aver capito bene, mi disse: «Insomma don: Gesù oltre al fumo, vuole anche l'arrosto! Giusto?», Beh, non è certo una definizione da manuale di teologia, ma penso che questa immagine renda bene l'idea. Ma andiamo con ordine. Gesù contrappone l'opera di due uomini che devono costruire la loro casa. In discussione non sono le rifiniture, le decorazioni, le qualità dei materiali impiegati, ma le fondamenta del lavoro. Sono queste che decidono la sorte della casa.Proprio nella scelta delle fondamenta sta la distinzione evangelica tra saggezza e stupidità, tra prudenza e stoltezza. Chi costruisce sulla roccia è chi ascolta la Parola e la mette in pratica, cioè sceglie Gesù come roccia sicura su cui costruire la sua vita: questa è saggezza. Chi costruisce sulla sabbia è chi ascolta la Parola ma non la mette in pratica, cioè costruisce allo sbaraglio: questa è stupidità. La parabola di Gesù contrappone, dunque, due atteggiamenti: ascoltare e fare, ascoltare e non fare. Proprio su questo, dice Gesù, si misura l'autenticità della fede. L'entusiasmo non basta. L'effervescenza spirituale non porta a nulla. Le sterili manifestazioni esteriori lasciano il tempo che trovano. La solidità della fede si decide nelle scelte domestiche e nella quotidianità riletta a partire dal Vangelo. Non contano le belle parole («Signore, Signore»), la perfezione della vita religiosa («abbiamo profetato») o le azioni prodigiose («abbiamo scacciato demòni e compiuto prodigi»), ma quanto amore metti in quello che fai. Bellissimo! E penso a te, sorella investita dai venti freddi della malattia, non temere e stai arroccata su di lui, il suo amore non traballa e non delude. Penso a voi, amici che avete sperimentato i temporali della solitudine e che ora stringete forte il vostro bambino. Penso a te, fratello che ancora non trovi la pace del cuore e passi da un eccesso all'altro senza mai sentirti saziato. Confida nel Signore e non sarai deluso. Penso a voi, amici che avete spremuto le ultime vostre risorse d'amore per stare vicini al papà ammalato. Come da giovani state scalando sulla roccia sicura. Una gran fatica, lo so. Ma il cuore trabocca di pace. Oggi cantiamo le parole del Salmo 18: «Ti amo, Signore, mia forza, Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore».
don Giovanni Cozzolino

24/06/2020

SOLENNITÀ-Natività di S. Giovanni Battista
Lc 1, 57-66.80
Buongiorno Amici!
«Giovanni è il suo nome». Anche il nome è scelto da Dio. Tutto di Giovanni è una missione. Giovanni mi ha sempre affascinato. E' un uomo asciutto, diretto, cristallino; è un profeta che non si lascia sedurre dalla tentazione di farsi passare per il Messia. La liturgia ci fa scontrare con la forza profetica del battista che ci chiama a smascherarci, a deporre le falsità o le mediocrità della nostra vita.
Un papà l'altro giorno mi diceva: "Sai don, in questi ultimi tempi ho bisogno solo di cose vere, non sono più capace di accontentarmi di nient'altro...". La forza profetica di Giovanni è proprio questa: non possiamo più giocare alle mezze misure o accontentarci. Siamo chiamati alla verità. Verità sulla nostra vita, sul nostro cuore, sulle nostre relazioni, sulle cose di cui ci circondiamo, su come investiamo il tempo, sull'uso del denaro... Puoi dirti discepolo di Gesù se sono trascorsi sei mesi che non parli con tuo fratello? Puoi dirti discepolo di Cristo se ti circondi di cose assolutamente inutili e sai che vicino a te c'è una famiglia che fa fatica a riempire i piatti della cena? Puoi dirti discepolo del Signore se passi più tempo su facebook che a giocare a calcio con il tuo bimbo?
Puoi dirti discepolo di Gesù se fai fatica a ricordare l'ultima volta che ti sei preso un po' di tempo per leggere una pagina del Vangelo? La forza profetica di Giovanni ci chiama a fare un salto di qualità, a imboccare il sentiero impegnativo e bellissimo della conversione. Non importa quante volte hai sbagliato strada, non importa quante volte sei caduto. La voce del Battista ti indica la via. La mano del Signore è pronta a rialzarti.
don Giovanni Cozzolino

23/06/2020

MARTEDÌ XII SETTIMANA T. O.
Matteo 7,6.12-14
Buongiorno carissimi!
Gesù disse: "Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro, perché questa è la legge ed i profeti." Un modo pratico per amare di più gli altri è immaginarci nelle loro circostanze. Quando ci fermiamo a pensare come ci piacerebbe essere trattati in una certa situazione, diventiamo più empatici nei confronti di coloro i quali stanno in effetti vivendo tale situazione. Ci piace essere trattati con amore e rispetto? Allora dovremmo dare questi doni agli altri. E dobbiamo mettere in conto che, nonostante ci impegneremo per applicare la regola d'oro, non sempre faranno lo stesso con noi. Noi ci proveremo lo stesso: il successo di una vita sta nelle scelte di bene che faremo, anche quando i frutti non si vedranno. Dobbiamo essere onesti: ci sono persone che ostinatamente si rifiutano di aprirsi alla parte luminosa di loro stessi e della vita: diventa difficile, se non impossibile, intavolare con essi una serena discussione, cercare di capirsi. In quei casi è meglio lasciar perdere, non gettare la perla preziosa del vangelo e l'autostima che ne deriva fra le zampe dei porci, di chi non apprezza il messaggio cristiano né intende mettersi in discussione.
don Giovanni Cozzolino

22/06/2020

XIII SETTIMANA DEL T. O.
Matteo 7,1-5
Non giudicate, per non essere giudicati
Buon inizio settimana carissimi!
Oggi permettiamo a Gesù di lasciarci correggere un atteggiamento che proprio non va. Siamo sempre molto abili nel giudicare chi ci sta accanto, e troppo spesso, il giudizio che diamo è negativo, eccessivo. Se una persona commette uno sbaglio, subito esce dal nostro affetto, e al massimo, gli rivolgiamo qualche salutino espressione di quell'amicizia di facciata. Ma il giudizio più terribile è quello dato in nome della fede, quando sottolineiamo i difetti o i peccati di un fratello o di una sorella, pensando di rendere onore a Dio. Gesù ci consiglia che prima di giudicare gli altri è meglio analizzare se stessi, togliere la trave che ci impedisce di vedere la pagliuzza nell'occhio del fratello. Non si tratta di evitare il giudizio, di non avere opinioni, certo. Sarebbe un rapporto falsato. Ma ci viene chiesto di avere lo sguardo misericordioso di Dio, che vede la possibile redenzione del peccatore. Oggi il mondo utilizza il termine gossip meno provinciale del nostro pettegolezzo per dare forza e spazio ad una violenza verbale mai vista in precedenza. La vita è per tutti un percorso dove facilmente si possono commettere degli sbagli, ma noi cristiani sappiamo bene, che ogni errore può essere superato, redento, riparato. Se noi cristiani, che abbiamo ottenuto misericordia, non siamo capaci di usare misericordia, di vedere le cose con lo sguardo di Dio, chi sarà capace di farlo? Vigiliamo onestamente su noi stessi perché il nostro giudizio non sia mai distruttivo, ma edificante per chi lo riceve, e costruttivo per la nostra vita...
Buon lavoro! don Giovanni Cozzolino

19/06/2020

Sacratissimo Cuore di Gesù-Solennità
Io sono mite e umile di cuore.
Dal Vangelo secondo Mt 11,25-30
Pace a voi amici! Oggi, nella solennità del Sacro Cuore di Gesù, abbiamo una pagina di Vangelo che mi lascia sempre senza fiato, conseguenza di quella corsa che faccio per abitare quel cuore umile e mite.
Gesù capovolge le regole del gioco. Le sue parole sono cariche di profezia e di sovversione. Quelli che hanno potere e intelligenza, quelli che sono convinti di possedere (o di sostituire) Dio, quelli che
si presentano gonfiati dai loro meriti e dalle loro belle pagelle, sono convinti di tenere Dio in pugno, di averlo conquistato, di essersi guadagnati un posto fisso in prima fila. Tutto da capovolgere, spiega Gesù. Certo:questa è la novità del Vangelo! II Dio di Gesù non va alla ricerca dei primi della classe, dei potenti, di quelli che contano. La sua rivelazione è per piccoli, a loro consegna il privilegio dell'intimità con Lui. Chi vede e ascolta Gesù intuisce che in lui c'è una novità irriducibile agli schemi di allora e in uso anche oggi nel mondo, e purtroppo, è triste dirlo, ma anche nella Chiesa. Gesù non può essere intrappolato nelle regole di un gioco deciso a tavolino. Gesù benedice il Padre, Signore del cielo e della terra, perché rivela il suo Vangelo a chi è disarmato, a chi si fida, a chi non presume di sapere già tutto, a chí si abbandona ad una parola esigente e
sicura, a chi è pronto ad accogliere un dono gratis e immeritato. I piccoli di Gesù sono quelli che riconoscono di avere bisogno di lui, che fanno esperienza della loro fragilità e sperimentano il bisogno
di fondare la propria vita sulla sua Parola.
I piccoli di Gesù sono quelli che abbandonano la pretesa di bastare a se stessi, che rinunciano a tenere tutto e tutti sotto controllo, che non hanno paura di ammettere la propria debolezza, ciò che portano nel cuore. I piccoli sono quelli che raccolgono l'invito di Gesù: «Venite a me!» Sono quelli che si liberano dell'orgoglio, che, purificati dalla fatica, accettano di lasciarsi amare da un cuore umile e mite.
Coraggio! Riprendete fiato e forza!Andiamo a lui, andiamoci insieme, scopriremo che solo Gesù dona quella forza che nessuno può rapire dal cuore: la mitezza e l'umiltà.
Don Giovanni Cozzolino

18/06/2020

GIOVEDÌ XI SETTIMANA T.O. Mt 6,7-15
Pace a voi, carissimi!
Spesso sento dirvi: "io non so pregare, ma
come fare? Mi insegni? I discepoli di Gesù sono ammirati dalla forza della sua preghiera. Sono tutti abituati, come noi, spesso, a vedere i devoti e i sacerdoti ostentare la loro preghiera, recitare una parte, svolgere un ruolo... Com'è, allora, la preghiera autentica? Gesù insegna ai suoi a pregare: non occorrono riti o fiumi di parole, strani gesti o vesti o la conoscenza di formule magiche. La preghiera è e resta un incontro intimo, un colloquio personale con Dio scoperto come padre. E Gesù ci consegna una preghiera. Le preghiere da mandare a memoria c'erano, è ovvio, ed erano i salmi. Gesù aggiunge alla Parola una nuova Parola e una preghiera che sintetizza tutta la sua predicazione su Dio. Dio che è un padre di tutti, a cui si chiede di farsi conoscere da tutti, a cui si chiede il pane, non la ricchezza smisurata, il perdono proporzionato alla nostra volontà di perdonare e la costanza nella prova. Una preziosa preghiera, la più preziosa, da ripetere e da meditare perché contiene in sé tutto ciò che ci è necessario per vivere...
Quando pregate dite: Padre nostro...
don Giovanni Cozzolino

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