24/10/2026
IL CUSTODE DELLE LANTERNE
C'era una volta un villaggio chiamato Pietrabuia.
Non si chiamava così perché fosse privo di luce. Al contrario.
Le sue strade erano illuminate da migliaia di lanterne.
Ma gli abitanti, con il passare degli anni, avevano smesso di alzare lo sguardo.
Camminavano chini sulle proprie convinzioni, certi di sapere già tutto ciò che c'era da sapere.
Le lanterne continuavano a brillare.
Loro non le vedevano più.
Ai margini del villaggio viveva il Custode delle Lanterne.
Era un uomo anziano, con una lunga giacca piena di tasche da cui spuntavano chiavi, mappe e piccoli oggetti raccolti durante la vita.
Nessuno sapeva quanti anni avesse.
Qualcuno diceva cento. Qualcun altro mille.
Lui sorrideva e cambiava argomento.
Il Custode aveva una strana abitudine.
Ogni volta che incontrava qualcosa che non conosceva, accendeva una nuova lanterna.
Una domanda diventava una lanterna.
Un dubbio diventava una lanterna.
Un incontro diventava una lanterna.
Per questo la sua casa era la più luminosa del villaggio.
Un giorno il Custode si accorse che molte persone avevano smesso di accendere le proprie luci.
Non perché non avessero domande.
Ma perché erano convinte di possedere già tutte le risposte.
Parlavano forte. Ascoltavano poco.
Giudicavano ciò che non comprendevano.
Ridevano di ciò che non avevano mai vissuto.
Ferivano gli altri con parole taglienti e poi si vantavano delle ferite lasciate dietro di sé.
E più parlavano, più le loro lanterne si spegnevano.
Il Custode ne rimase profondamente inquieto.
Non era la mancanza di sapere a spaventarlo.
Era la mancanza di meraviglia.
Perché chi non sa può ancora imparare.
Ma chi crede di sapere tutto ha già chiuso ogni porta.
Per molto tempo pensò di smettere.
Di ritirarsi nella sua casa piena di luce e lasciare il villaggio al proprio destino.
"Perché continuare ad accendere lanterne per chi ama il buio?" si domandava.
Una sera, mentre rifletteva, bussò alla sua porta una bambina.
"Tutti mi prendono in giro perché faccio troppe domande" disse.
Il Custode sorrise.
Le regalò una lanterna.
La sera dopo arrivò un ragazzo che voleva imparare a guardare il cielo.
Poi una donna che aveva deciso di ricominciare da capo.
Poi un uomo che aveva scelto di tendere una mano invece di puntare un dito.
Uno alla volta.
Pochi.
Ma veri.
Con il passare del tempo, attorno alla casa del Custode nacque una piccola comunità.
Persone che si emozionavano davanti allo stesso tramonto.
Che non si vergognavano delle lacrime.
Che preferivano comprendere invece di giudicare.
Che costruivano invece di distruggere.
Che sceglievano il rispetto anche quando sarebbe stato più facile la derisione.
Una notte il Custode salì sulla collina che dominava Pietrabuia.
Guardò il villaggio.
E vide qualcosa che non aveva mai visto prima.
Qua e là, nel buio, nuove lanterne stavano brillando.
Non ovunque.
Non abbastanza.
Ma abbastanza da cambiare il paesaggio.
Fu allora che comprese una verità semplice.
La speranza non nasce quando scompare l'ignoranza.
Nasce quando qualcuno continua ad accendere una luce, anche sapendo che non illuminerà il mondo intero.
Perché basta una sola lanterna per indicare una strada.
E basta una sola persona capace di vedere il bene per ricordare agli altri che esiste.
Da quel giorno il Custode non ebbe più paura del buio.
Cominciò invece a proteggere le luci.
Con la stessa cura con cui si protegge un sogno.
Con la stessa dedizione con cui si custodisce la conoscenza.
Con la stessa tenerezza con cui si custodisce l'Amore.