Parrocchia di S. Maria Assunta in Erbusco

Parrocchia di S. Maria Assunta in Erbusco Attività di culto - Attività formative - ATttività di vita ecclesiale e comunitaria

La correzione fraterna è una espressione autentica di quell'Amore fraterno che Gesù ci ha insegnato ... certo, dovremmo ...
04/09/2026

La correzione fraterna è una espressione autentica di quell'Amore fraterno che Gesù ci ha insegnato ... certo, dovremmo avere il coraggio non solo di correggere ma anche di accettare la correzione, quando vediamo che chi ce la offre lo fa per il nostro bene ... Buona domenica e buona settimana.

02/09/2026

LE SCARPE CHE NESSUNO VEDE
C'era una volta un villaggio in cui tutti osservavano i passi degli altri.
Guardavano chi correva, chi si fermava, chi cambiava strada, chi inciampava.
E, come spesso accade, erano convinti di sapere tutto semplicemente guardando da lontano.
Ai margini del villaggio viveva una donna che camminava con un paio di vecchie scarpe.
Ogni tanto qualcuno la indicava.
«Se fossi stata al suo posto, avrei fatto diversamente.»
«Io non avrei mai scelto quella strada.»
«Se cammina così, è colpa sua.»
Lei ascoltava senza rispondere.
Perché certe storie sono troppo profonde per essere spiegate a chi vede solo la superficie.
Una sera, quando il cielo si tinse dei colori del tramonto, la donna si fermò nella piazza e si sfilò lentamente le scarpe.
Le posò a terra.
Poi disse soltanto:
— Venite. Mettetele voi.
La gente sorrise.
Qualcuno rise.
Ma un ragazzo fece un passo avanti e infilò quelle scarpe.
E accadde qualcosa di straordinario.
Non vide il sentiero.
Sentì.
Sentì la paura di certe notti.
Il peso di parole ricevute quando era troppo fragile per difendersi.
La solitudine di decisioni prese senza avere nessuno accanto.
Sentì il dolore di chi aveva continuato a sorridere mentre dentro si stava spezzando.
Dopo pochi passi si fermò.
Aveva gli occhi lucidi.
Poi toccò a una donna che l'aveva giudicata per anni.
Indossò le scarpe e sentì i sogni lasciati andare per amore.
Le occasioni perdute.
Le ferite nascoste.
Le volte in cui rialzarsi era costato più coraggio che restare a terra.
Quando se le tolse non riuscì più a parlare.
Uno dopo l'altro, gli abitanti provarono quelle scarpe.
E tutti scoprirono la stessa verità.
Che dietro ogni passo esiste una storia che nessuno vede.
Dietro ogni sorriso una battaglia sconosciuta.
Dietro ogni scelta una ferita, una rinuncia, un atto di coraggio che spesso rimane invisibile.
Quando l'ultimo abitante restituì le scarpe, nella piazza era sceso il silenzio.
Non il silenzio dell'imbarazzo.
Quello della comprensione.
La donna le rimise ai piedi.
Erano ancora consumate.
Ancora segnate.
Ma adesso nessuno le vedeva come prima.
Prima di andarsene si voltò e disse:
— Non vi chiedo di essere d'accordo con il mio cammino. Vi chiedo soltanto di ricordare che ogni persona che incontrate sta percorrendo una strada che voi non avete mai attraversato.
E mentre si allontanava, il vecchio custode del villaggio sussurrò:
"La gentilezza nasce quando smettiamo di guardare le scarpe degli altri e iniziamo a immaginare quanto possano aver fatto male i loro passi."
Da quel giorno, nel villaggio, si giudicò un po' meno.
E si comprese un po' di più.
Perché ogni essere umano porta ai piedi una storia che il mondo non ha ancora imparato ad ascoltare.

01/09/2026

Quasi ci siamo ... intanto in queste sere ci prepariamo con la Novena ... alle 20.30 alla Pieve...

Le rose del giardino della canonica quest’anno han fatto furori… alla faccia del caldo… e quindi le omaggiamo alla Madon...
31/08/2026

Le rose del giardino della canonica quest’anno han fatto furori… alla faccia del caldo… e quindi le omaggiamo alla Madonna della Pieve…

Gesù ci domanda di seguirlo sulla strada della Croce: non è assumersi in maniera eroica una sofferenza o un peso faticos...
28/08/2026

Gesù ci domanda di seguirlo sulla strada della Croce: non è assumersi in maniera eroica una sofferenza o un peso faticoso, ma l'entrare in una nuova mentalità che non è quella del mondo che vuole salvare se stesso, ma quella del Figlio di Dio che si è 'perso' per salvare noi ... abbiamo ancora tanto da camminare ... buona domenica!

28/08/2026
Ci vediamo domenica 6 settembre!
27/08/2026

Ci vediamo domenica 6 settembre!

27/08/2026

🥰❤️

26/08/2026

SULL’INUTILITÀ DEI PRETI

La gente pensa che fare il prete sia un mestiere.
Uno che magari si sveglia la mattina
ed è convinto di poter mettere su
una bancarella per vendere parole,
benedizioni,
e santini.

La gente pensa che fare il prete sia una roba fuori dal mondo.
Uno che magari fa fatica a stare dentro le cose
e per questo si rifugia in una qualche sagrestia.

Lo sanno tutti che certe volte con la scusa di amare Dio
alla fine si rischia di non amare nessuno.
Ma è vero anche che certe volte tu ti accorgi che Dio lo hai incontrato
perché non puoi fare a meno di amare tutti.

E amare non è un mestiere,
è sentirsi responsabili.

Fare il prete non è un mestiere.
È la stessa cosa che capita a chi perde la testa per amore:
non c’è più il calcolo
ma solo l’ostinato desiderio di non perderti il bandolo della matassa che pensi di aver incontrato in qualcuno o in qualcosa.

Uno pensa che basta mettersi una tonaca e la magia è fatta.
Ma la tonaca non funziona se sotto non c’è un uomo,
uno che sa che è il più miserabile di tutti,
eppure è stato scelto,
eppure è stato amato.

E quanto è difficile accettare il peso di quella tonaca che oggi appare più inzozzata dal tradimento di chi avrebbe dovuto amare
e invece se n’è solo servito.

Ma poco importa se bisogna caricarsi anche sulle spalle l’infamia degli altri.
Non si diventa preti per essere benvisti.
Si diventa preti per diventare servi inutili proprio come diceva Gesù.
Servi inutili a tempo pieno!
Servi senza un utile.
Servi gratuiti.

L’amore salva solo se è gratuito.
È questo lo scopo di ogni vero amore: amare senza contraccambio.
Amare a fondo perduto.
Amare e basta.
Come fa una madre, un padre, un vero amico, o chiunque fa le cose con amore.
Come in questi tempi così difficili tenuti in piedi dall’amore di medici, infermieri,
uomini e donne nascosti da tonache improvvisate, fatte di polipropilene e mascherine.

L’amore quando è gratuito fa miracoli.
Per questo ha senso un prete.
Perché è messo lì in mezzo alla gente a ricordare che c’è qualcosa per cui vale la pena vivere, combattere e in alcuni casi anche perdere.

È messo lì perché ognuno possa avere il diritto di avere anche paura della vita, della morte, delle cose belle e brutte che capitano e che molto spesso sono più grandi delle nostre forze e proprio per questo ci danno le vertigini.
Ma avere il diritto di poter avere paura non significa lasciare che essa decida al posto nostro.

Chi ti ama non ti dice che non soffrirai mai,
che non sbaglierai mai,
che non avrai mai paura delle cose che ti succederanno,
ma ti dice che tu puoi vivere tutto,
accettare tutto,
affrontare tutto.
E te lo dice perché è con te.

La sua presenza è la cosa più convincente,
non le sue parole,
i suoi ragionamenti,
le sue raccomandazioni.

Si diventa preti per essere una presenza.
Si diventa preti per rendere l’invisibile visibile.
Come accade sull’altare.
Come accade quando si ascolta, senza pretese, senza giudicare.
Come quando si stringe una mano per infondere forza.
Come quando si tiene in braccio un bambino che piange,
o come si accarezza la fronte di uno che muore.

Fare il prete non è un mestiere,
è un modo inutile di amare.
Inutile come ogni amore.
Inutile come l’aria.
(P.S.Preghiamo per i sacerdoti!!!! e vogliamoci bene!!!! Don Giovanni Zampaglione). Giovanni Zampaglione DON Giovanni Zampaglione

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25030

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