06/09/2026
GIORNATA DEL CREATO, DOMENICA 6 SETTEMBRE MESSA AL “CACCIATORI” PRESSO L’ALPE DEL VICERÉ
Alle 11.15 celebrazione per la Comunità pastorale Sant’Eufemia di Erba, presieduta da don Ettore Dubini presso lo storico Rifugio quasi centenario
Il legame tra i conflitti armati e il deterioramento dell'ambiente invita a scegliere lo sviluppo, la sostenibilità e la pace, piuttosto che la violenza e la distruzione: è la considerazione suggerita dal messaggio di papa Leone XIV per la Giornata mondiale di preghiera per la Cura del Creato (1 settembre), ricorrenza che per la Chiesa apre il Tempo del Creato, esteso fino al 4 ottobre, festa di San Francesco. La Comunità pastorale Sant’Eufemia di Erba celebra la Giornata con una Messa in programma domenica 6 settembre, alle 11.15, al Rifugio “Cacciatori” presso l’Alpe del Viceré, tra Albavilla ed Erba. Presiederà don Ettore Dubini, vicario della Comunità. Al termine pranzo al sacco o al Rifugio stesso.
La celebrazione è resa possibile dalla disponibilità di Bruno e Laura Leoni, gestori del Rifugio che ha quasi un secolo di vita. I lavori di costruzione iniziarono infatti nel 1930, per terminare intorno al 1935. Agli antichi frequentatori era noto come “Dopolavoro”, poi divenne “Cacciatori” per via del tiro al piattello praticato su una terrazza prospiciente l’accesso. I primi gestori furono Enrico e Giovannina Leoni, nonni di Bruno, che se ne occuparono per un quarto di secolo. Altre figure “storiche” furono Mariuccia e Lodovico Proserpio, che gestirono il “Cacciatori” per alcuni decenni. «All’epoca, oltre al ristorante, c’erano cinque camere che permettevano di alloggiare - racconta Leoni -. Venivano turisti, anche da Milano, e pure alcune scolaresche. Poi le camere vennero dismesse».
Bruno e Laura sono al “Cacciatori” da 25 anni, durante i quali sono stati testimoni del mutamento della loro clientela: «Fino a una quindicina di anni fa c’era una generazione di avventori del posto, che amavano i piatti tipici e le tradizioni come i canti di montagna e le partite a carte. Oggi si sono aperti i confini: accogliamo clienti da Milano, Varese, Bergamo, Lecco, chi per una scampagnata, chi per sfuggire alla calura delle città».
Il Rifugio è aperto tutto l’anno, a pranzo e cena: tra autunno e inverno è attivo da giovedì a domenica, nelle altre stagioni chiude solo il mercoledì. Il menù è ricco di piatti caratteristici, come il cinghiale alle castagne, l’involtino alla crema di noci, lo stinco di maiale (cotto al forno per 5 ore), i brasati, i piatti a base di polenta, le zuppe di cipolle e di legumi… Ma non mancano le new entry: «Recentemente abbiamo reintrodotto l’ossobuco e abbiamo aggiunto l’anatra al forno, un piatto che richiede una cottura elaborata e per il quale abbiamo ricevuto i complimenti di ospiti francesi, esperti in materia...». Negli anni non sono mancati clienti illustri, come la cantante Anna Oxa, e i dirigenti di una società elvetica, giunti al “Cacciatori” in limousine per festeggiare un importante anniversario dell’azienda.
In questi anni il Rifugio è stato anche presidio di tutela e di animazione del territorio: «Con i cacciatori di Albavilla abbiamo collaborato alla cura di boschi e prati fin sul Bolettone. Con gli Amici della Riserva Valle Bova abbiamo pulito diversi sentieri. Con loro e con i volontari di Crevenna anni fa abbiamo organizzato una festa con diverse attività: mostre fotografiche, un’esposizione di antichi attrezzi contadini con la dimostrazione di come costruirli, banchetti con miele, formaggi e funghi, degustazione di piatti tipici, una gara di pittura per i più piccoli, che hanno potuto anche cimentarsi a cavalcare un pony...».
Per i Leoni occuparsi del “Cacciatori” non è stato solo un ritorno alle origini, ma anche un atto d’amore per la propria famiglia. «Rispetto all’attività precedente, la gestione del Rifugio ci ha dato modo di seguire più da vicino la crescita delle nostre figlie: la secondogenita è nata qui - spiega Leoni -. Anche oggi, appena possono, arrivano a darci una mano e sono legatissime a questo luogo, ormai parte integrante della nostra vita».