08/06/2026
09 Giugno 1999. 27° anniversario dal trattato di pace e la firma in Kumanovo (Macedonia del Nord) che mise fine alla guerra.
Un umile e commosso ricordo a distanza di anni del mio contributo durante le due missioni di pace in Kosovo.
ALLEGO ALCUNE FOTO DIMOSTRATIVE DEL RACCONTO
PRIMA MISSIONE DENOMINATA “JOINT GUARDIAN”
DAL 11 MARZO 2000 AL 09 LUGLIO 2000
BRIGATA ALPINA “TAURINENSE”
Partenza dal porto di Savona su nave cargo mercantile carica di automezzi del Reggimento. Dopo sette giorni ed altrettanti notti sbarco al porto di Salonicco in Grecia, alcuni operai guardando il nostro cappello con la penna mimano l’arrivo degli indiani d’America. Si scarica e prende forma nel piazzale la lunga autocolonna di mezzi con le bandierine Italia sventolanti, legate ai retrovisori, alle antenne radio e scritta KFOR sulle fiancate per maggiore riconoscimento. Si attraversano passi e confini montani dalla Grecia (anche se eravamo un convoglio militare in transito Missione NATO ci toccavano lunghe attese e pignoli controlli dei documenti alle dogane per sconfinare verso la Macedonia (FYROM) e successivamente inoltrarci nel territorio Kossovaro. Attraversiamo una collina completamente spianata dal U.S. Army per fare spazio alla Base Logistica Operativa con tanto di piazzola di atterraggio e decollo degli elicotteri d’attacco APACHE. Il viaggio continua su strade tortuose a velocità ridotta con percorsi a zig zag per evitare buche causate dai bombardamenti aggirando ponti crollati e soste di controllo presso Check Point presidiati da soldati NATO. Finalmente si arriva presso la città di Pec (in Serbo) Peja (in Albanese Kosovaro) e dopo pochi chilometri entriamo nel villaggio serbo di Gorazdevac circondato da case a maggioranza di etnia musulmana albanese la nostra Base Logistica Operativa, dove ci aspettava un Reparto di paracadutisti per il cambio. Era un’area rurale da sorvegliare e tenere sotto controllo giorno e notte da intrusioni non autorizzate. Specialità del mio Reparto Batterie di artiglieria Obici semoventi M109 schierati in caso di richiesta intervento. Alloggio in container di metri 2 per 6 in lamiera e plastica del tipo “corimec” può contenere tre-quattro persone in letti brande a castello, tutti incastrati uno sopra l’altro così prendono la forma di un condominio. Gli ultimi focolai di guerra nella regione si erano spenti nel giugno forse dicembre 1999: ai nostri occhi increduli, case edifici palazzi fabbriche caserme tutto distrutto incendiato; nell’aria ancora quell’odore persistente acre di tetti bruciati, di morte, di putrefazione in quanto nei fiumiciattoli e terreni circostanti venivano ancora rinvenuti qualche ca****re e carcasse di animali. Si attraversa questo villaggio con muri e case ridotti a colabrodo, segni tangibili di esecuzioni fucilazioni rastrellamenti e combattimenti porta a porta che non hanno risparmiato niente. In quel momento la tua mente immagina scene da film ma è tutto drammaticamente reale quello che ti circonda. Gli “autoctoni” i sopravvissuti che incrociavi ti guardavano fisso in faccia per dirti e farti capire: “dove eravate prima si poteva evitare tutto questo?”. Impressionante la ressa dei bambini che si aggrappano alle portiere dei nostri automezzi durante i servizi di pattuglia per chiederti “cioccolata” e fare il segno delle mani alla bocca (mangiare) cose che hai sentito raccontare solo dai tuoi nonni durante la “nostra” seconda G.M. Ancora scolpito nella mia memoria un commosso ricordo di un bambino che portava scarpe usurate almeno di una misura tre volte in più del suo piedino, mi aspettava giornalmente fuori della base per un saluto/sorriso era loro prerogativa di scegliere un soldato NATO per accompagnarlo tutta la missione: alla fine ho deciso, in un mercatino alla prima occasione ne ho comprato un paio modello sport e questo semplice gesto di umanità rimane ancora in me sapendo che è impossibile rintracciarlo per riabbracciarlo. Nei miei occhi e nella mente stentavo a credere fin dove era arrivata tutta la bestialità odio e cattiveria dell’uomo, non si è fermata davanti a niente nella corsa sfrenata di distruggere di eliminare un popolo, una generazione, un'etnia. A bordo strada e nei campi buche di fosse comuni, cimiteri improvvisati, tombe profanate, lapidi con foto e nomi scolpiti nel marmo bianco, uomini donne e bambini anche in tenera età date di nascita e di morte che ti riempivano gli occhi di commozione guardando quel che ne rimaneva della sua famiglia sdraiati a terra in preghiera. Il compito principale della Missione era portare a buon fine un processo di pace tra serbi e musulmani, consegna materiale didattico e aiuti umanitari in genere, pattugliare strade con posti di blocco statici per evitare intrusioni non autorizzate, tenere a distanza ed evitare contatti fisici nelle loro rispettive “enclave”, a seguire le scorte a preti ortodossi e la sorveglianza dei millenari siti Patriarcati e monasteri da eventuali azioni vendicative di distruzione, triste sorte toccata per chiese e moschee distrutte e incendiate.
SECONDA MISSIONE DENOMINATA “JOINT ENTERPRISE”
DAL 13 GENNAIO 2005 AL 20 LUGLIO 2005
BRIGATA ALPINA “TAURINENSE”
La nostra Base Logistica è all’interno dell’aeroporto della Aeronautica Militare Italiana presso la Città di Gjacova Dakovica costruito nel 1999 per decolli e atterraggi di aerei tattici logistici C-130 G222. Ci lavorano anche civili autoctoni assunti con mansioni di addetti alle pulizie e interpreti, io personalmente ne gestisco cinque mi raccontano della guerra come sono riusciti a scappare e salvarsi e tu che provieni da un paese in pace stenti a credere a questi racconti. Ai miei occhi si intravedono piccoli passi per la rinascita del paese, ci sono case in costruzione tutte con bandiera albanese sventolante sui tetti, auto negozi bar e piazze frequentate dalla popolazione una situazione di apparente calma grazie alla nostra continua presenza con Check Point pattuglie e guardia a siti sensibili. Il Governo locale chiede l’indipendenza dalla Serbia, odio e vendette non finiranno a breve tra musulmani e serbi, focolai sempre pronti a riesplodere per futili motivi e atti improvvisi di violenza tra fazioni villaggi e paesi, una convivenza troppo vicina e confinante sparsa a macchia di leopardo in tutta la regione. Siamo costretti a specializzarci in attività di Ordine Pubblico Antisommossa per tenere a distanza le due etnie nei vari scioperi disordini e tafferugli nelle strade e piazze. Tutto sommato i contendenti apprezzano e rispettano la presenza dei soldati NATO. Nutro un commosso ricordo di un ragazzo musulmano mio interprete durante la missione, mi confidava di scappare in Europa terminato il mandato, non si fidava di un Kosovo libero e democratico il futuro era ancora molto incerto, non si fidava di chi abitava di fronte casa sua temeva di dover subire le atrocità di cui era stato testimone oculare. Conservo gelosamente un astuccio porta biro con dedica, un regalo per la fine missione e un biglietto scritto in kosovaro, era un invito a casa per conoscere le loro intere famiglie momenti di assoluta commozione che rimangono indelebili nella tua mente quando sei seduto su quell’aereo che ti riporta in Patria chiedendoti se hai fatto qualcosa di buono di utile sia per i locali sia per il territorio. Ma ricordi e orrori riemergono subito alle notizie negative provenienti ancora da quella regione attraverso tg e media.
Primo Maresciallo “Luogotenente” Gaetano GIUGLIANO
Sezione Alpini di Saluzzo