12/04/2023
Tra le varie leggi che troviamo nel libro del Levitico, eccone una veramente interessante, posta a salvaguardare la dignità della persona. Sappiamo molto bene che chi è soggetto alla maldicenza mostra la sua condizione spirituale in tutta la sua fragilità. Distruggere la reputazione di qualcuno, ovviamente alle sue spalle, è un atto che trova la sua radice nel comportamento del nemico, il quale, attraverso la seduzione del serpente, deturpò l'immagine di Dio, la Sua Parola e le Sue intenzioni, agli occhi di Eva. Ne conosciamo la conclusione della storia. Costoro sono talmente viscidi da non saper affrontare il prossimo in modo personale, gli è più comodo sparargli alle spalle. In questo modo si vendicano e si sentono migliori.
“Non andrai qua e la facendo il diffamatore”: Agire alle spalle, mostrarsi carini e gentili per poi fare tutto il contrario quando si è con altri, è sintomo di una malattia interiore distruttiva sia per chi la pratica, ma anche per chi la subisce. Crea sospetto, distacco, divisioni, finzione. Probabilmente un comportamento del genere è generato dalla mancanza di maturità, visto che non ci si sente capaci di affrontare il problema, allora si preferisce lavorare alle spalle.
In realtà non si è interessati al miglioramento delle cose o dei rapporti, ma ci si sente semplicemente bene nello sparlare degli altri.
In tutto questo lo Spirito Santo è grandemente contristato e, se non si provvede ad una reale trasformazione, lo Spirito si allontanerà dalla vita del credente.
17 “Non odierai tuo fratello nel tuo cuore; rimprovera pure il tuo prossimo, ma non ti caricare di un peccato a causa sua”:
Dando continuo spazio ad una tale immonda attività, come quella della maldicenza e della diffamazione, non ci si potrà preparare altro che per un solo scenario: nel cuore delle vittime e dei carnefici si farà spazio l'odio che si manifesterà, con indifferenza, distanza e ipocrisia, ma la Parola riprende: non odierai! Dobbiamo dominare il nostro cuore e i nostri pensieri e vivere per lo Spirito!
Non serberai rancore! Non ti muoverai di nascosto, non farai le tue manovre in segreto, lavorerai in comunione e in collaborazione, senza fare preferenze, evitando così di causare spaccature e divisioni.
Guardiamo adesso nel Nuovo Testamento, alla parola divisioni quanti versetti rispondono:
Rm 16:17 “Ora vi esorto, fratelli, a tener d'occhio quelli che provocano le divisioni e gli scandali in contrasto con l'insegnamento che avete ricevuto. Allontanatevi da loro”.
1Cor 1:10 “Ora, fratelli, vi esorto, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad aver tutti un medesimo parlare e a non aver divisioni tra di voi, ma a stare perfettamente uniti nel medesimo modo di pensare e di sentire”.
1Cor 11:18 “Poiché, prima di tutto, sento che quando vi riunite in assemblea ci sono divisioni tra voi, e in parte lo credo;
19 infatti è necessario che ci siano tra voi anche delle divisioni, perché quelli che sono approvati siano riconosciuti tali in mezzo a voi”.
Gal 5:20 “idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, 21 invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose; circa le quali, come vi ho già detto, vi preavviso: chi fa tali cose non erediterà il regno di Dio”.
Giuda 19 “Essi sono quelli che provocano le divisioni, gente sensuale, che non ha lo Spirito”.
Tutti questi versi meriterebbero, approfondimenti, ma tutti possiamo intuire che il Nuovo Testamento ne parla con un evidente tono negativo, solo in un versetto in 1 corinzi 11:19, ne parla come di un qualcosa che è inevitabile, ma se considerate bene nel contesto lo spirito della lettera, non favorisce mai la divisione. Possono esserci pareri diversi che però nel tempo devono essere risolti per comprendere bene dove si trovi ciò che è meglio!
Desidero insieme alla chiesa esaudire la preghiera sacerdotale di Gesù che troviamo in
Gv 17:11 “Io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, conservali nel tuo nome, quelli che tu mi hai dati, affinché siano uno, come noi”.
Gv 17:21 “[…] che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch'essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. 22 Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno come noi siamo uno”.
Se io e te siamo uno, stiamo esaudendo la preghiera di Gesù al Padre, credo che glielo dobbiamo, visto quante preghiere egli ci esaudisce!
Un abbraccio fr.llo Paolo Perone.