Incoraggiata nel corso dei secoli da numerosi pontefici, si sviluppa come istituzione cavalleresca i cui membri, laici coraggiosi e fedeli, si pongono al servizio della Chiesa per la difesa della fede. Nel 1870 l’Ordine cavalleresco della Militia Christi si riorganizza a Roma attorno a una cerchia di ufficiali pontifici che, assistiti dal Maestro generale dei domenicani e incoraggiati da Pio IX, r
ilanciano lo spirito dell’antica istituzione orientando i suoi membri verso la costruzione del regno di Dio nella società. Il periodo di riforma vissuto tra il 1959 e il 1973 vede l’Ordine trasformarsi in associazione di fedeli e adattare le proprie finalità alle esigenze dell’apostolato dei laici nella prospettiva del Concilio Vaticano II. Il 21 novembre 1981 il Pontificio Consiglio per i Laici decreta il riconoscimento della Milice de Jésus- Christ come associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio. IDENTITÀ
La MJC riunisce laici – uomini e donne – di tutte le condizioni, desiderosi di impegnarsi singolarmente e in quanto associazione per far progredire lo spirito di fede e i valori cristiani nel mondo. I suoi membri si prefiggono di vivere i consigli evangelici secondo il proprio stato di vita e in un rinnovato spirito di cavalleria, praticando opere di formazione dottrinale ed ecumenica, di pietà mariana e di giustizia sociale. Al fine di sostenere questi tre campi di azione, la MJC ne affida la responsabilità a tre dipartimenti, ciascuno dei quali è guidato da un Direttore: il dipartimento della Verità, che assicura la formazione dei membri – basata sulla filosofia e sulla teologia tomista – sia mediante l’insegnamento sia mediante l’orientamento verso fonti sicure; il dipartimento del Rosario, che corrisponde alla vocazione mariana dell’associazione ed ha lo scopo di alimentare la vita interiore e la pietà dei singoli membri, grazie a ritiri spirituali, veglie di preghiera, momenti di meditazione; il dipartimento dell’Ospitalità, che ha il compito non solo di assicurare l’aiuto reciproco tra i membri e di organizzare l’accoglienza in occasione di incontri e capitoli, ma anche e ancor più di sostenere e promuovere opere di solidarietà e di ca**tà inseparabili dalla evangelizzazione. STRUTTURA
La MJC è diretta da un Maestro generale eletto per nove anni e rieleggibile che, coadiuvato da un Assistente generale, ha la responsabilità di prendere le decisioni relative alla vita dell’associazione. L’Assistente generale si avvale della collaborazione del Consiglio magistrale costituito dal Segretario generale, dai Responsabili provinciali, dai Direttori di dipartimento e da membri designati pro tempore. Ordinario ecclesiastico è l’Arcivescovo di Sens (Francia). Alla MJC si può aderire come membri affiliati, membri impegnati, membri consacrati. I membri affiliati sono persone che vivono la spiritualità dell’associazione senza esservi vincolati; i membri impegnati si legano per tappe successive allo spirito di servizio e di militanza propri della vocazione cavalleresca e alla spiritualità domenicana; i membri consacrati si votano in modo speciale a vivere i consigli evangelici di povertà e di castità secondo il loro stato proprio o le esigenze di obbedienza speciale al Papa e di difesa della Vergine Maria, pronunciando uno o più voti prima provvisori e poi definitivi. I membri sono raggruppati in case, dirette da Delegati locali. Le case presenti nello stesso Paese costituiscono una Provincia, affidata al Delegato provinciale. LA NASCITA DELLA MILIZIA ANTICA
La fondazione del nucleo originario della Milizia di Gesù Cristo può essere attribuita a Simone IV di Montfort (1170 -1218), comandante nel 1209 della crociata contro gli Albigesi. La crociata, bandita dal papa Innocenzo III nel 1208 nei territori della Linguadoca, mirava ad estinguere l'eresia catara e albigene nei territori della Francia e dell'Europa centrale. A rispondere alla chiamata del papa furono molti signori e baroni dell'Ile de France, dell'Orleanese e della Piccardia. L' INCONTRO CON DOMENICO DI GUZMAN
Tra i cavalieri dediti alla crociata, vi erano molti uomini timorati di Dio, desiderosi di combattere non solo per i diritti della Chiesa, ma sopratutto contro il peccato. Guidati dal vescovo di Tolosa, il cistercense Folco (1155 - 1231) si avvicinano alla predicazione di Domenico di Guzman (1170 - 1221). Già il beato Raimondo da Capua (1330 - 1399) ce ne dà testimonianza nella "Legenda Maior" di Santa Caterina da Siena. Scrive il beato Raimondo: "vi erano alcuni laici timorati di Dio e che Domenico ben conosceva, tanto da enumerarli fra i suoi, e del suo proposito di accordarsi con loro al fine di creare una milizia santa" e lanciarli nell'apostolato, una volta che fossero stati ben formati spiritualmente. Essi dovevano restare laici tra laici, senza il vincolo del triplice voto religioso e della vita comune, per agire nella società dall'interno delle famiglie e delle strutture da bonificare. Portavano però come segno distintivo un vestito speciale sul quale era visibile "una croce di colore bianco e nero". Raimondo fa anche notare che la motivazione della "Milizia" non era solo la difesa della fede dall'eresia e la pratica di una vita più cristiana nella famiglia e nella società, ma anche la liberazione della Chiesa e delle popolazioni dalle conseguenze temporali delle divisioni e delle lotte religiose, poiché "l'errore aveva talmente corrotto le anime (...) che in molti luoghi, i laici si erano impadroniti dei beni della Chiesa, trasmettendoli in eredità quali patrimoni privati; al punto che i vescovi, ridotti a mendicare, non avevano modo né di resistere all'errore né di assicurare il debito sostentamento ai loro chierici". Era una risposta alle necessità dei tempi, nei quali la Chiesa, e i cattolici rimasti fedeli alla sua dottrina e alla sua disciplina, si trovavano in condizione di guerra. Occorreva, quindi, che una milizia composta di "uomini timorati" si impegnasse a "riprendere e tutelare i diritti di santa Chiesa e resistere con tutta fermezza all'eresia", anche a costo del "sacrificio della loro persona e dei loro averi", come scrive Raimondo da Capua. Continua il beato Raimondo:
" Fatto questo, volle rafforzare con giuramento le promesse di quanti ebbe a trovare a ciò disposti, facendoli dichiarare che vi si sarebbero attenuti anche col sacrificio della loro persona e dei loro averi; e perché le loro consorti non avessero in verun modo a opporsi a opera tanto degna, indusse anch'esse a giurare che, lungi dal distogliere i loro mariti, li avrebbero invece coadiuvati secondo la loro possibilità; agli uni e alle altre promettendo il premio dell'eterna vita. Li chiamò poscia Fratelli della Milizia di Gesù Cristo: e, perché un segno li avesse a distinguere dagli altri laici, e potessero alle loro consuete opere di pietà aggiungere un'opera surrogatoria, diede loro il colore del proprio abito; dispose cioè che tanto gli uomini quanto le donne, qualunque fosse la foggia del loro vestire, portassero i colori bianco e nero in significazione di innocenza e di umiltà, pubblicamente; e, assegnando loro un numero fisso di Pater noster e di Ave Maria, volle che ogni giorno li recitassero a tempo fissato per le ore canoniche, in luogo appunto dell'officio divino."
UN CARISMA CAVALLERESCO
Storicamente, la Milizia di Gesù Cristo fu fondata agli inizi del XIII secolo come ordine cavalleresco militare. Oggi, rinnovata dopo il Concilio Vaticano II° e divenuta un'Associazione di diritto Pontificio, la Chiesa le riconosce “lo spirito cavalleresco rinnovato”. Attribuisce, cioè, alla cavalleria cristiana la dimensione di "attivismo spirituale” che la rende realmente al servizio della cristianità. La cavalleria cristiana è innanzitutto spirituale: non si tratta, cioè, di un desueto ricordo di secoli lontani, ma di una testimonianza cristiana viva e militante per Cristo e la Chiesa attraverso modalità di impegno che la rendono vicina agli uomini di oggi. La Milizia di Gesù Cristo si è vista riconoscere espressamente questo carattere nel 1981 dal Pontificio Consiglio per i Laici, il quale, mentre la erigeva e la elevava ad Associazione di Diritto Pontificio, ricordava l'impegno dei membi attivi :"in un rinnovato spirito di cavalleria in tempi moderni". Oggi, come in passato, l'etica cavalleresca ha le proprie esigenze, con modalità concrete che variano in funzione dei tempi e dei luoghi. Tra queste esigenze possiamo citare:
- la forza e il coraggio di proclamare la Verità al mondo, pur andando controcorrente, supportando incomprensione e sarcasmo, amando con lo stesso amore sia chi ci è favorevole sia chi ci contrasta. Il coraggio è un qualità dei "miles", Tale coraggio si nutre di esempi: quello di Cristo prima di tutto, di fronte a Satana edi fronte i suoi "giudici" e carnefici, ma anche quello di tutti coloro che hanno preso la loro croce seguendo i passi del Signore.
- la fedeltà a Cristo e alla Chiesa ma anche fedeltà all'impegno religioso liberamente scelto all'interno dell'Istituzione. La fedeltà implica la costanza nella lotta contro il peccato personale, e un'intensa vita spirituale che diventa intimità con Dio nella preghiera, cercando di far propria la massima evangelica: “Beati coloro i quali il Signore, alla sua venuta, troverà con gli abiti del servizio”
- l'invio nella missione personale nella messe del Signore, tenendo conto dei talenti di ciascuno e delle circostanze e opportunità. La missione apostolica, che appartiene a tutti i cristiani, è di annunciare la Buona Novella, di “rendere conto della nostra speranza”, e di donare agli altri “gratuitamente, così come gratuitamente avete ricevuto”
La Milizia di Gesù Cristo realizza l'obiettivo particolare in uno spirito di rinnovata cavalleria nei tempi moderni, per la crescita personale dei suoi membri nel loro ambiente di vita.