03/06/2021
Abbiamo appena ascoltato il racconto dell’istituzione dell’Eucarestia: la Pasqua del Maestro coi suoi discepoli, cena nella quale è anticipata e contenuta l’alleanza nuova ed eterna che sarà suggellata col sangue del Signore sparso sulla croce. È la celebrazione dell’Eucarestia, Pasqua quotidiana, la fonte ed il culmine della vita di noi cristiani: è l’incontro con il Signore che, sempre e nuovamente, ci salva. Fare Pasqua, dunque, è il cuore della nostra Fede; celebrare il rito pasquale deve essere lo scopo della nostra Comunità, il fine di tutta la storia.
Ma i preti, come gli apostoli della prima ora, hanno un compito particolare in questa storia: “preparare” la Pasqua. Il brano del Vangelo di Luca inizia proprio con questo comando di Gesù e insiste sui particolari della sua esecuzione. Un prete, allora, per essere obbediente al suo Signore, per essere un “bravo prete”, questo deve fare: preparare la Pasqua. Domandarsi e domandare al Signore: “Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?”.
C’è una stagione della vita di un prete in cui preparare la Pasqua si intende come un darsi da fare, una dedizione operosa, un impegno costante e faticoso. Il prete, specialmente il prete ambrosiano, lavora, lavora molto. Lavora talora con orari sfibranti; lavora per tutti; lavora anche quando porta gli altri a fare vacanza; si dedica senza risparmio a preparare ogni cosa perché la gente possa fare Pasqua, perché i bambini possano conoscere la Pasqua, perché gli alunni possano accostare il Risorto. Lavora per incontrare le persone e convincerle che sono tutte invitate alla Pasqua del Maestro; lavora per la chiesa affinché sia bella e degna di ospitare la Pasqua; lavora per l’Oratorio perché sia una casa e nessuno si senta escluso dalla cena di Pasqua.
Il prete prepara la Pasqua lavorando molto ma talora, invece che gratitudine o familiarità, raccoglie le critiche dei benpensanti oppure incrocia gli scetticismi degli adolescenti, il gelido disinteresse dei giovani; a volte diventa il bersaglio di alcune antiche frustrazioni o il pretesto per attaccare la Chiesa… come se a molti non importasse un gran che di un uomo che lavora per loro. Ma il prete è discepolo di Gesù, deve obbedire a colui che lo ha scelto e mandato, e non alle mode o alle pretese della gente o degli altri preti. Perciò cosa può fare se non domandarsi: “Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?”. Il prete continua a lavorare per preparare la Pasqua.
C’è anche una stagione della vita del prete in cui si diventa più saggi, in cui si rallenta e si lavora di meno ascoltando di più, magari costretti dalle circostanze del tempo che passa o di una pandemia che sconvolge. Ma il prete rimane discepolo del suo Maestro e quindi continua a preparare la Pasqua. Forse diventa ancora più evidente che la Pasqua non si prepara soltanto con un gran lavoro e una instancabile dedizione, conta invece costruire rapporti, coltivare affetti, dare tempo alle persone, accompagnare il momento del lutto, godere degli incontri semplici ed essere presenti per i ragazzi nel momento in cui ne hanno bisogno loro e non solo quando si ha bisogno di loro. Per preparare la Pasqua occorre allestire la tavola ma anche asciugare le lacrime; è necessario predisporre tutto e contemporaneamente amare l’imprevisto. Forse per preparare la Pasqua la ca**tà e la pazienza, l’intensità degli affetti e la condivisione di pensieri e gioie e dolori sono più importanti dell’efficienza o dell’intraprendenza. Preparare la Pasqua significa anche pregare e sperare che il Signore chiami altri alla stessa missione, suscitando giovani a donare la vita come preti per preparare la Pasqua i fratelli.
Nessuno sa di preciso quale sia il modo più gradito al Signore Gesù di preparare la sua Pasqua: se il lavoro impegnato e generoso, se l’intensità degli affetti per costruire rapporti, se lo studio o l’insegnamento, se la resa all’impotenza che diventa consegna di sé. Però ci proviamo a preparare la Pasqua. Io ci ho provato a preparare la Pasqua per voi. Non so se ci sono riuscito sempre e bene. Ma ci ho provato.
Dopo cinque anni dal giorno in cui ho ricevuto il dono grande dell’Ordinazione, sono contento di preparare per voi la Pasqua del Signore su questo altare in Oratorio, celebrando l’Eucarestia per la duemilatrentesima volta.
Questa è anche la consolazione più grande per un prete: che la gente faccia Pasqua; che possa vedere tutta la sua vita come un entrare nella pasqua di Gesù; che possa vivere persino i dolori come un cammino che conduce alla Pasqua; che tutti, che ogni singolo ragazzo e ragazza, possano in sostanza vivere la vita contenti come una Pasqua.
dF
[cfr MARIO DELPINI, Omelia del 12 marzo 2015, Caccivio di Lurate]
Comunicazione al termine della Celebrazione
Nel 2015 la Comunità aveva accolto don Fabio come “prete novello”, inviato dal cardinale Scola con una missione precisa ed un mandato di sei anni (uno da diacono e cinque da prete) nei quali camminare insieme ai ragazzi, ai giovani, a tutti i membri della Comunità ed ai preti per valorizzare particolarmente l’aspetto educativo e l’Oratorio. Dopo sei anni e avendo portato a compimento l’incarico affidatogli, l’Arcivescovo Delpini ha chiesto a don Fabio di lasciare la Città di Cusano Milanino ed intraprendere un’altra missione.
L’Arcivescovo provvederà a nominare un nuovo coadiutore per gli Oratori di Cusano Milanino: sarà uno dei diaconi che verranno ordinati preti il prossimo 12 giugno in Duomo. Lo conosceremo il 24 giugno, e affiancherà don Fabio per tutte le esperienze estive di luglio oltre che per un preciso “passaggio di consegne”. Entrerà effettivamente in carica all’inizio di settembre: abbiamo, come Comunità tutta, la gioia e la responsabilità di accogliere e accompagnare un giovane prete.
Don Fabio è stato inviato dall’Arcivescovo come vicario parrocchiale nella Comunità Pastorale San Giovanni Paolo II in Milano, composta dalle parrocchie di Santa Maria Goretti (della quale sarà referente) e San Martino in Greco. Don Fabio, prima di iniziare il suo servizio a Milano, saluterà la Comunità di Cusano Milanino domenica 12 settembre alla Messa delle 10.00, nella quale ringrazierà Dio per questi anni di servizio pastorale intenso.
Sempre nel 2015 Cusano Milanino aveva ricevuto il dono della presenza di don Daniele, che nello scorso novembre è stato trasferito a Lissone per un’urgenza diocesana. L’Arcivescovo ci aveva temporaneamente mandato don Paolo come prezioso aiuto: lo ringraziamo e benediciamo il Signore per la sua straordinaria disponibilità in questi mesi.
Don Paolo a breve riceverà un nuovo incarico. Celebreremo insieme a lui una Messa di ringraziamento domenica 27 giugno alle 11.00 in Regina Pacis.
L’Arcivescovo ha provveduto a nominare un altro prete come nuovo vicario della nostra Comunità Pastorale (che risiederà nella parrocchia di Regina Pacis) ma prima di poter conoscere il suo nome dobbiamo lasciargli il tempo di avvisare la propria attuale Comunità. Lo accoglieremo a settembre.
Il comando del Signore Gesù dato ai discepoli, e in modo particolare ai presbiteri, è quello di andare a “preparare la Pasqua”: al di là dei nomi e degli anni, delle simpatie e delle nostalgie vogliamo ringraziare i preti che hanno “preparato la Pasqua” in questi anni per la nostra Città; desideriamo accogliere senza indugi altrettanti preti che realizzeranno la stessa missione affidata dal Maestro. Non perdiamo mai di vista il centro, il fine della “preparazione”: celebrare la Pasqua, vivere la Pasqua, testimoniare la Pasqua ai fratelli.
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