Un Rosario per l' Italia

Un Rosario per l' Italia Invito alla preghiera del ROSARIO il 21 NOV. 2013 alle ore 21 nella chiesa di San Francesco a Mantova
"Bisogna pregare sempre, senza scoraggiarsi mai"

preghiamo assieme il ROSARIO
il 21 NOVEMBRE 2013 alle ore
a Mantova in San Francesco per pregare con con Maria e tutti i Santi. Ogni giorno è sotto i nostri occhi la mancanza di un progetto per l'Italia. Come Credenti rivolti a Credenti, convinti che partendo dalla preghiera si può tornare a riconoscersi legati ad una stessa Vita. Chiediamo a Gesù,con Maria, di ottenere dal Padre la serenità e

la pace dei cuori. Sull'esempio del Beato Giovanni Paolo II, impugniamo il ROSARIO la nostra arma più potente, mettiamoci al riparo del mantello di MARIA,grazie su grazie scenderanno su di noi e sulla nostra Patria. E' il migliore punto di partenza per rifare l'Italia.

01/09/2026

Dalla Imitazione di Cristo,
Tu tuoni sopra di me i tuoi giudizi, o Signore, e di timore e tremore scuoti tutte le mie ossa. L'anima mia è molto sbigottita.
Rimango attonito e considero che i cieli non sono puri ai tuoi occhi. Se hai trovato difetti negli angeli (cfr. Gb 15, 15; 4, 18) e non li hai risparmiati, che cosa avverrà di me? Caddero le stelle dal cielo (cfr. Ap 6, 13), e io, polvere, che cosa presumo? Alcuni uomini che sembravano seguire una condotta sublime, caddero nel più basso; e chi mangiava il pane degli angeli, l'ho poi visto compiacersi delle ghiande dei porci. Non c'è, dunque, nessuna santità, se tu, Signore, sottrai la tua mano. Nessuna sapienza giova, se tu smetti di governare. Nessuna fortezza vale, se tu cessi di sostenere.
Se siamo abbandonati, affondiamo e periamo. Se invece siamo visitati, c'innalziamo e viviamo. Siamo instabili, ma da te siamo fatti saldi. Ci intepidiamo, ma tu ci riaccendi.

13/08/2026

Dal trattato «L'ideale perfetto del cristiano» di san Gregorio di Nissa, vescovo
(PG 46, 259-262)
Abbiamo Cristo che è la nostra pace e la nostra luce

«Egli è la nostra pace, colui che ha fatto di due un popolo solo» (Ef 2, 14). Pensando che Cristo è la pace, noi dimostreremo di portare degnamente il nome di cristiani se, per mezzo di quella pace che è in noi, esprimeremo Cristo con la nostra vita. Egli uccise l'inimicizia (cfr. Ef 2, 16), come dice l'Apostolo. Non dobbiamo dunque assolutamente permettere che essa riprenda vita in noi, ma mostrare chiaramente che è del tutto morta. Non risuscitiamola di nuovo dopo che è stata uccisa da Dio per la nostra salute, non adiriamoci a rovina delle nostre anime e non richiamiamo alla memoria le ingiurie subite, non commettiamo l'errore di riportare all'esistenza colei che è fortunatamente estinta.
Siccome possediamo Cristo che è la pace, così uccidiamo l'inimicizia per praticare nella nostra vita la fede in lui.

09/07/2026

D una omelia di Padre Cantalamessa o.f.m.
San Paolo, dunque, con quella
semplice affermazione: “la carità
sia senza finzioni!”, porta il discorso alla radice stessa della carità, al cuore. Quello che si richiede dall’amore è che sia vero, autentico, non finto. Anche in ciò l’Apostolo è l’eco fedele del pensiero di Gesù;
Egli, infatti, aveva indicato, ripetutamente e con forza, il cuore, come il “luogo” in cui si decide il
valore di ciò che l’uomo fa (cfr. Mt15,19). Possiamo parlare di un’intuizione paolina, a riguardo della carità; essa consiste nel rivelare, dietro l’universo visibile ed esteriore della carità, fatto di opere e di parole, un altro universo tutto interiore, che è, nei confronti del primo, ciò che è l’anima per il corpo San Paolo, dunque, con quella semplice affermazione: “la carità sia senza finzioni!”, porta il discorso alla radice stessa della carità, al cuore. Quello che si richiede dall’amore è che sia vero, autentico, non finto. Anche in ciò l’Apostolo
è l’eco fedele del pensiero di Gesù;
Egli, infatti, aveva indicato, ripetutamente e con forza, il cuore, come il “luogo” in cui si decide il
valore di ciò che l’uomo fa (cfr. Mt15,19). Possiamo parlare di un’intuizione paolina, a riguardo della carità; essa consiste nel rivelare, dietro l’universo visibile ed esteriore della carità, fatto di opere e di parole, un altro universo tutto interiore, che è, nei confronti del primo, ciò che è l’anima per il corpo

03/07/2026

Per una sana riflessione su quanto avviene nella nostra Chiesa oggigiorno
Il testo è di Francesco Agnoli

Ho conosciuto don Davide Pagliarani al suo primo anno di seminario. Ho avuto modo di conoscere, da ragazzo, anche mons. Lefebvre, anche se solo per pochi minuti. So abbastanza bene cosa è la Fraternità San Pio X e so anche chi è Tucho Fernandez.
Non per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, ma per realismo, credo che gli errori siano stati tanti, e da entrambe le parti.
La Fraternità può giustamente affermare di non essere stata trattata né con la stessa " gentilezza" con cui sono trattati tanti altri disobbedienti, né con la stessa attenzione con cui vengono trattati, per fare un solo esempio, i vescovi tedeschi, disobbedienti e, quel che è peggio, patentemente eretici ( quando non sporcaccioni, interessati al denaro...); né infine con quella premura con cui si dialoga persino con seguaci di altre religioni. Credo che Roma, per evitare uno scontro con il rabbino o l' Iman di Roma, avrebbe dimostrato più disponibilità e prudenza.
Quanto alla fretta con cui la Fraternità ha consacrato i nuovi vescovi dopo 13 anni di quasi silenzio nell' era Bergoglio (con cui vi era pieno disaccordo dottrinale, ma una simpatia umana dai tempi in cui don Davide dirigeva il seminario in Argentina), me ne sfugge il significato. Non era questo il momento per tentare più seriamente una via diplomatica? Le aperture di Leone alla messa in latino, il suo carattere cordiale, il suo ruolo di vicario di Cristo, le difficoltà in cui si trova essendo ancora circondato di uomini come Tucho, non avrebbero consigliato meno fretta e più prudenza?
Sta di fatto che anche questa volta mi sembra di vedere due partiti eccessivamente schierati, e se è vero che il papa è il papa, è anche vero che, come ha detto subito Parolin, il dialogo andrà ripreso.
È certamente vero che la Chiesa si fonda su Pietro, ed è certamente vero che alcune istanze della Fraternità sono oggi condivise non solo dai suoi 700 sacerdoti, ma da milioni di fedeli.
La storia ci dirà, ma non escluderei che da questa guerra intestina, triste e dolorosa, possano nascere riflessioni importanti all' interno della Chiesa, e che la ferita non porti qualcuno a capire che il malessere nel mondo cattolico è forte e non va ignorato.
Detto questo, le analisi che mi è capitato di ascoltare da parte di Giovagnoli, Melloni ecc e buona parte del cattolicesimo modernista, che collegano la Fraternità alla destra europea, fanno davvero sorridere. È ciò che devono dire, da uomini schierati anzitutto politicamente. Il mondo tradizionalista è certamente più a destra che a sinistra, ma nella sua sostanza è del tutto alieno dall' ideologia occidentalista. Lefebvre era un missionario, amava l' Africa e temeva l' islamizzazione dell' Europa, ma certamente non apprezzava la postura bellicosa degli Usa, né quella di Israele. Di fronte alla prima guerra del Golfo, poco prima di morire, riuscì ad esprimere la sua condanna. E davanti a politicanti di vita personale del tutto aliena da quella cristiana che brandiscono rosari e crocifissi, tra un' amante e l' altra, avrebbe tenuto la stessa distanza che aveva dalla sinistra politica. A parte quote minoritarie, il tradizionalismo è difficilmente classificabile con le categorie odierne ed è legato ad una visione prima religiosa che partitica ( salvo qualche ingenuità, sempre possibile). Basta aver frequentato qualche volta Saint Nicolas du Chardonnet a Parigi, per capirlo: chiesa aperta, almeno un tempo, anche di notte, e frequentata da francesi giovani e vecchi, bianchi e neri, con vestiti occidentali e africane...
Che Dio possa trarre, da un male, un bene maggiore. E che questa non sia ancora una volta l' occasione per scannarsi tra cattolici ( Benedetto parlò più volte a favore di una pacificazione, che voleva e riteneva necessaria)

28/06/2026

Dai Discorsi di Polo VI
Gesù Cristo è il principio e la fine; l'alfa e l'omega. Egli è il re del nuovo mondo. Egli è il segreto della storia. Egli è la chiave dei nostri destini. Egli è il mediatore, il ponte fra la terra e il cielo; egli è per antonomasia il Figlio dell'uomo, perché egli è il Figlio di Dio, eterno, infinito; è il Figlio di Maria, la benedetta fra tutte le donne, sua madre nella carne, madre nostra nella partecipazione allo Spirito del Corpo mistico.
Gesù Cristo! Ricordate: questo è il nostro perenne annunzio, è la voce che noi facciamo risuonare per tutta la terra, e per tutti i secoli dei secoli.

23/06/2026

Dal trattato «L'ideale perfetto del cristiano» di san Gregorio di Nissa, vescovo
(PG 46, 283-286)
Manifestiamo Cristo in tutta la nostra vita

Tre sono gli elementi che manifestano e distinguono la vita del cristiano: l'azione, la parola e il pensiero. Primo fra questi è il pensiero, al secondo posto viene la parola che dischiude e manifesta con vocaboli ciò che è stato concepito col pensiero. Dopo, in terzo luogo, si colloca l'azione, che traduce nei fatti quello che è stato pensato.
Se perciò una qualunque delle molte cose possibili ci porta naturalmente o a pensare o a parlare o ad agire, è necessario che ogni nostro detto o fatto o pensiero sia indirizzato e regolato da quelle norme con le quali Cristo si è manifestato, in modo che non pensiamo, né diciamo, né facciamo nulla che possa allontanarci da quanto ci indica quella norma sublime.
E che altro, dunque, dovrebbe fare colui che è stato reso degno del grande nome di Cristo, se non esplorare diligentemente ogni suo pensiero, parola e azione, e vedere se ognuno di essi tenda a Cristo oppure se ne allontani?.....

In questo dunque, a mio giudizio, sta la perfezione della vita cristiana, nella piena assimilazione e nella concreta realizzazione di tutti i titoli espressi dal nome di Cristo, sia nell'ambito interiore del cuore, come in quello esterno della parola e dell'azione.

07/06/2026

Dalle «Opere» di san Tommaso d'Aquino, dottore della Chiesa
(Opusc. 57, nella festa del Corpo del Signore, lect. 1-4)
O prezioso e meraviglioso convito!

L'Unigenito Figlio di Dio, volendoci partecipi della sua divinità, assunse la nostra natura e si fece uomo per far di noi, da uomini, dèi.
Tutto quello che assunse, lo valorizzò per la nostra salvezza.....
Perché rimanesse in noi, infine, un costante ricordo di così grande beneficio, lasciò ai suoi fedeli il suo corpo in cibo e il suo sangue come bevanda, sotto le specie del pane e del vino.......
Nella Chiesa l'Eucaristia viene offerta per i vivi e per i morti, perché giovi a tutti, essendo stata istituita per la salvezza di tutti.
Nessuno infine può esprimere la soavità di questo sacramento. Per mezzo di esso si gusta la dolcezza spirituale nella sua stessa fonte e si fa memoria di quella altissima carità, che Cristo ha dimostrato nella sua passione.

28/05/2026

Monastero di Bose
Commento al Vangelo di oggi Mc 10 ,42
..Al tempo stesso colpisce che coloro che hanno speso energie e zelo nel rimproverare Bartimeo, obbediscano poi immediatamente e senza fiatare quando Gesù li smentisce apertamente dicendo loro: “Chiamatelo”. Ecco allora che gli zelanti che stavano rimproverando, diventano i docili esecutori dell’ordine, e dicono al cieco: “Coraggio! Alzati, ti chiama”. Con sconcertante cambiamento di tono e di attitudine essi, come se niente fosse, si adeguano a ciò che Gesù dice ma come se questo fosse solo un ordine da eseguire e non un’indicazione per scoprire il buio interiore che li abita e che impedisce loro di vedere.

17/05/2026

Dai "Discorsi" di Sant'Agostino
Oggi nostro Signore Gesù Cristo è asceso al cielo. Con lui salga pure il nostro cuore.
Ascoltiamo l'apostolo Paolo che proclama: «Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio. Pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3, 1-2). Come egli è asceso e non si è allontanato da noi, così anche noi già siamo lassù con lui, benché nel nostro corpo non si sia ancora avverato ciò che ci è promesso.
Cristo è ormai esaltato al di sopra dei cieli, ma soffre qui in terra tutte le tribolazioni che noi sopportiamo come sue membra. Di questo diede assicurazione facendo sentire quel grido: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» (At 9, 4). E così pure: «Io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare» (Mt 25, 35).
Perché allora anche noi non fatichiamo su questa terra, in maniera da riposare già con Cristo in cielo, noi che siamo uniti al nostro Salvatore attraverso la fede, la speranza e la carità?

15/05/2026

Dai «Commenti sui salmi» di sant'Agostino, vescovo
(Sal. 148, 1-2; CCL 40, 2165-2166)

La meditazione della nostra vita presente deve svolgersi nella lode del Signore, perché l'eterna felicità della nostra vita futura consisterà nella lode di Dio; e nessuno sarà atto alla vita futura, se ora non si sarà preparato

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