03/07/2026
Per una sana riflessione su quanto avviene nella nostra Chiesa oggigiorno
Il testo è di Francesco Agnoli
Ho conosciuto don Davide Pagliarani al suo primo anno di seminario. Ho avuto modo di conoscere, da ragazzo, anche mons. Lefebvre, anche se solo per pochi minuti. So abbastanza bene cosa è la Fraternità San Pio X e so anche chi è Tucho Fernandez.
Non per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, ma per realismo, credo che gli errori siano stati tanti, e da entrambe le parti.
La Fraternità può giustamente affermare di non essere stata trattata né con la stessa " gentilezza" con cui sono trattati tanti altri disobbedienti, né con la stessa attenzione con cui vengono trattati, per fare un solo esempio, i vescovi tedeschi, disobbedienti e, quel che è peggio, patentemente eretici ( quando non sporcaccioni, interessati al denaro...); né infine con quella premura con cui si dialoga persino con seguaci di altre religioni. Credo che Roma, per evitare uno scontro con il rabbino o l' Iman di Roma, avrebbe dimostrato più disponibilità e prudenza.
Quanto alla fretta con cui la Fraternità ha consacrato i nuovi vescovi dopo 13 anni di quasi silenzio nell' era Bergoglio (con cui vi era pieno disaccordo dottrinale, ma una simpatia umana dai tempi in cui don Davide dirigeva il seminario in Argentina), me ne sfugge il significato. Non era questo il momento per tentare più seriamente una via diplomatica? Le aperture di Leone alla messa in latino, il suo carattere cordiale, il suo ruolo di vicario di Cristo, le difficoltà in cui si trova essendo ancora circondato di uomini come Tucho, non avrebbero consigliato meno fretta e più prudenza?
Sta di fatto che anche questa volta mi sembra di vedere due partiti eccessivamente schierati, e se è vero che il papa è il papa, è anche vero che, come ha detto subito Parolin, il dialogo andrà ripreso.
È certamente vero che la Chiesa si fonda su Pietro, ed è certamente vero che alcune istanze della Fraternità sono oggi condivise non solo dai suoi 700 sacerdoti, ma da milioni di fedeli.
La storia ci dirà, ma non escluderei che da questa guerra intestina, triste e dolorosa, possano nascere riflessioni importanti all' interno della Chiesa, e che la ferita non porti qualcuno a capire che il malessere nel mondo cattolico è forte e non va ignorato.
Detto questo, le analisi che mi è capitato di ascoltare da parte di Giovagnoli, Melloni ecc e buona parte del cattolicesimo modernista, che collegano la Fraternità alla destra europea, fanno davvero sorridere. È ciò che devono dire, da uomini schierati anzitutto politicamente. Il mondo tradizionalista è certamente più a destra che a sinistra, ma nella sua sostanza è del tutto alieno dall' ideologia occidentalista. Lefebvre era un missionario, amava l' Africa e temeva l' islamizzazione dell' Europa, ma certamente non apprezzava la postura bellicosa degli Usa, né quella di Israele. Di fronte alla prima guerra del Golfo, poco prima di morire, riuscì ad esprimere la sua condanna. E davanti a politicanti di vita personale del tutto aliena da quella cristiana che brandiscono rosari e crocifissi, tra un' amante e l' altra, avrebbe tenuto la stessa distanza che aveva dalla sinistra politica. A parte quote minoritarie, il tradizionalismo è difficilmente classificabile con le categorie odierne ed è legato ad una visione prima religiosa che partitica ( salvo qualche ingenuità, sempre possibile). Basta aver frequentato qualche volta Saint Nicolas du Chardonnet a Parigi, per capirlo: chiesa aperta, almeno un tempo, anche di notte, e frequentata da francesi giovani e vecchi, bianchi e neri, con vestiti occidentali e africane...
Che Dio possa trarre, da un male, un bene maggiore. E che questa non sia ancora una volta l' occasione per scannarsi tra cattolici ( Benedetto parlò più volte a favore di una pacificazione, che voleva e riteneva necessaria)