23/05/2026
SLOW FOOD
"Una visione del mondo che ha rovesciato gli stereotipi sul cibo, l'ambiente, la natura, l'agricoltura..."
BUONO, PULITO E GIUSTO
Sul concetto di GIUSTO ancora bisogna impegnarsi per arrivare al prezzo giusto per chi vende e anche per chi compra.
Nei luoghi di vendita di prodotti di qualità, non solo SLOW food, il cibo è sicuramente BUONO E PULITO ma non è ancora GIUSTO.
In Calabria il cibo buono e pulito arriva in piccoli ritrovi esclusivi, negozi sul corso principale o piccoli mercatini come quelli di Coldiretti, sono quasi spariti i mercati rionali.
I nuovi luoghi di acquisto spesso escludono, diventando luoghi simbolo di una condizione, di giusto c'è ben poco con prezzi impossibili e la spesa del sabato come momento di struscio.
"Mangiare bene è divenuto, sempre più, una pratica culturalmente desiderabile ma economicamente selettiva.
Il linguaggio della territorialità, della filiera corta, dell’artigianalità e della sostenibilità è stato incorporato dentro economie esperienziali che parlano prevalentemente alle classi urbane medio-alte. E mentre cresceva il prestigio culturale del cibo “giusto”, milioni di famiglie hanno iniziato a fare i conti con una realtà molto più semplice: non poterselo permettere." (Articolo nei commenti)
Il cibo buono e pulito deve ancora diventare GIUSTO: DEVE ESSERE PER TUTTI
"Presidi Slow Food" Calabria:
Caprino d’Aspromonte - Parco Nazionale d'Aspromonte (RC)
Arancio Biondo Tardivo - Trebisacce (CS)
Caciocavallo di Ciminà (CS)
Prùna di Frati - Piana di Gioia Tauro (RC)
Piparèlle di Villa San Giovanni (RC)
Gammùne di Belmonte Calabro (CS)
Pomodorino Siccagno - Zagarise (CZ)
Fagiolo Bianco Poverello - Mormanno (CS)
Capocollo Azze Anca Grecanico - Bovesìa (RC)
Arancia Belladonna San Giuseppe - (RC)
Pecorino del Monte Poro DOP (VV)
Moscato di Saracena (CS)
Bovino di razza Podolica Calabrese (CS, KR, CZ)
Fagiolo di Cortale (CZ)
Cipolla Bianca di Castrovillari (CS)
Melanzana Violetta di Longobardi (CS)
"Addio a Carlo Petrini ideatore di Slow Food. Il 3 novembre 1987 in edicola esce il Gambero Rosso, supplemento del quotidiano comunista Il Manifesto. In copertina campeggia una parola destinata a cambiare la storia della gastronomia mondiale: “Slow-food”. Con il trattino. E sotto, un’avvertenza politica: “Una proposta rivolta a tutti coloro che vogliono vivere meglio”. Nasce la rivoluzione di Petrini. Una visione culturale che mescolava sinistra, convivialità, contadini, vini popolari, antropologia, piacere e critica feroce alla modernità consumistica. Il manifesto pubblicato quel giorno sul Gambero Rosso – oggi documento fondativo di un movimento globale – era scritto come una dichiarazione di resistenza. “La nostra difesa deve cominciare dalla tavola con lo Slow Food contro l’imbarbarimento del Fast Life”. “Contro coloro, e sono la gran parte, che confondono l’efficienza con il frenetico, esaltiamo la cultura materiale”.
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