Fermi nella dottrina

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La tale pagina resterà salda solo nella dottrina del Signore.
2Timoteo 4:3
Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie.

Buon pomeriggio a tutti.Oggi parliamo di una frase detta da Gesù ai suoi discepoli.Da questa frase,purptroppo.le chiese ...
25/05/2026

Buon pomeriggio a tutti.
Oggi parliamo di una frase detta da Gesù ai suoi discepoli.
Da questa frase,purptroppo.le chiese modeniste e le varie denominazioni,hanno fatto un odio tra gli Scribi e i Farisei.
Andiamo a vedere se questo odio è coerente con l'insegnamento di Gesù.

1. Il contesto immediato: Matteo 23
Il capitolo 23 di Matteo è un’invettiva di Gesù contro gli scribi e i farisei, presentati come guide religiose di Israele.
L’affermazione di 23,2-3 è la premessa di una serie di sette “guai” (vv. 13-36) che denunciano l’ipocrisia.

La frase chiave è:

“Sul trono (cattedra) di Mosè siedono gli scribi e i farisei.”

2. Che cos’è la “cattedra di Mosè”?
Non è un oggetto fisico reale, ma un’espressione rabbinica che indica l’autorità dottrinale e giuridica attribuita a Mosè come legislatore. Nella tradizione giudaica, Mosè aveva ricevuto sulla Torah non solo il testo scritto ma anche la sua interpretazione orale, trasmessa di maestro in maestro. Nel I secolo, scribi e farisei pretendevano di essere i legittimi eredi di questa catena interpretativa.

Sedersi sulla “cattedra di Mosè” significa quindi:

Insegnare la Legge (Torah) con autorità.

Interpretare i comandamenti.

Giudicare questioni di halakhah (norme religiose e civili).

Gesù riconosce che, nella sua epoca, questa autorità è nelle loro mani: essi sono i depositari ufficiali dell’insegnamento della Legge nella sinagoga e nel Sinedrio.

3. Il paradosso dell’obbedienza
Gesù dice:

“Fate dunque e osservate tutto ciò che vi diranno, ma non fate secondo le loro opere.”

Questo è sorprendente: Gesù distingue nettamente tra il contenuto del loro insegnamento (ciò che dicono) e la loro condotta personale (ciò che fanno).

3.1. Cosa “dicono”?
Dicono la Legge di Mosè (Torah). Non la loro dottrina personale, ma l’interpretazione della Torah allora accettata come normativa. Gesù non sta dicendo che tutto ciò che insegnano è giusto, ma che – nella misura in cui insegnano la Torah – va obbedito, perché la Torah è da lui stesso riconosciuta come volontà di Dio (cfr. Mt 5,17-19).

3.2. Cosa “non fanno”?
Non vivono secondo i precetti che insegnano. Applicano agli altri pesi giuridici che loro stessi non si assumono (cfr. v. 4). Qui l’accusa è di ipocrisia (teatralità religiosa), non di eresia dottrinale.

4. Analisi laicissima del senso teologico-politico
Laicamente, possiamo leggere la frase come un modello di separazione tra autorità formale e merito morale:

Autorità formale: Gesù riconosce una legittimità istituzionale agli scribi e farisei come interpreti ufficiali della Legge. Non propone un’immediata uscita dal sistema sinagogale, né un rifiuto totale del loro magistero.

Critica etica: Tuttavia, il loro insegnamento non è automaticamente validato dalla loro condotta. Anzi, la condotta è negativa, ma ciò non invalida in toto ciò che dicono.

Questa distinzione è notevole perché:

Evita sia l’anarchia religiosa (non tutto va rifiutato) sia l’ipocrita sottomissione (non tutto va imitato).

Introduce un criterio: l’obbedienza all’insegnamento è formale e istituzionale; l’imitazione della persona è facoltativa e anzi sconsigliata.

5. Possibile lettura strategica
Gesù sa di rivolgersi a una folla che rispetta i farisei come guide. Dire semplicemente “non obbedite loro” sarebbe stato inaccettabile e socialmente destabilizzante. Invece, egli:

Conferma la loro autorità (per non apparire un rivoluzionario anti-Torah).

Smonta il loro esempio morale, invitando a non copiarli.

In termini politici: si riconosce la posizione (cattedra di Mosè) ma si condanna l’uso che essi ne fanno. È una critica del potere religioso che si è trasformato in potere mondano di onori, primi posti, abiti vistosi (vv. 5-7).

6. Cosa non vuol dire
Non vuol dire che tutto ciò che dicono è vero: infatti poco dopo Gesù li accusa di interpretazioni assurde (es. giuramenti, decime, vv. 16-24).

Non vuol dire che la Torah debba essere seguita senza discernimento: in altri passi Gesù la adatta (es. sabato).

Non è un invito all’obbedienza cieca: è un invito a distinguere tra dottrina vincolante (ciò che viene dalla cattedra di Mosè) e condotta personale.

7. Conclusione
Gesù vuole dire:

“Riconoscete che costoro hanno una funzione ufficiale nell’insegnamento della Legge, e che tale insegnamento, in quanto Legge, va rispettato. Ma non prendete a modello la loro vita, perché sono incoerenti. L’autorità della cattedra non dipende dalla santità di chi vi siede.”

Questo è un principio critico-istituzionale valido anche al di fuori del cristianesimo: si può obbedire a una norma o a una funzione senza approvare la persona che la incarna. Non è un relativismo, ma un realismo etico-politico.

Su questo-mi puoi fare un sermone accademico fatto da un prof
Ecco un sermone accademico tenuto da un professore di studi storico-religiosi (laicissimo, non teologo confessionale) a un pubblico universitario o di alta formazione. Lo stile è quello della lectio magistralis con cattedra, note a piè di pagina implicite e una conclusione etico-politica.

1. Proemio filologico
Carissime colleghe e colleghi,amici e fratelli in fede, il testo che abbiamo analizzato — Matteo 23,2-3 — è uno dei passi più tecnicamente complessi e, a prima vista, più contraddittori di tutto il Gesù storico. Dice testualmente:

Ἐπὶ τῆς Μωϋσέως καθέδρας ἐκάθισαν οἱ γραμματεῖς καὶ οἱ Φαρισαῖοι.
πάντα οὖν ὅσα ἐὰν εἴπωσιν ὑμῖν ποιήσατε καὶ τηρεῖτε, κατὰ δὲ τὰ ἔργα αὐτῶν μὴ ποιεῖτε· λέγουσιν γὰρ καὶ οὐ ποιοῦσιν.

Traduciamo con precisione:
“Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Tutto quanto dunque vi diranno, fatelo e custoditelo, ma secondo le loro opere non fate, perché dicono e non fanno.”

Notiamo subito due particolarità greche:

Il verbo ἐκάθισαν è all’aoristo, con valore ingressivo: “hanno preso posto” — come a dire: attualmente occupano quella cattedra. Gesù non contesta il fatto, lo constata.

πάντα ὅσα — “tutte le cose quante” — è volutamente iperbolico. Vedremo che non può essere assoluto.

Ora, analizziamo il cuore del problema: che cos’è questa kathedra Mōϋsēōs?

2. La cattedra di Mosè: istituzione, non carisma
Nel giudaismo del I secolo non esisteva un clero nel senso moderno. L’autorità religiosa si basava su due pilastri:

Il sacerdozio (ereditario, templare).

L’interpretazione della Torah (accessibile per studio).

I farisei e gli scribi non erano sacerdoti (anche se alcuni potevano esserlo). La loro autorità derivava dalla pretesa di essere i successori di Mosè nella trasmissione orale della Legge. La “cattedra di Mosè” è una metafora rabbinica: significa il diritto di insegnare e giudicare secondo la Torah, come se Mosè stesso fosse seduto lì.

Nel mondo sinagogale, esistevano fisicamente delle sedie di pietra rivolte verso l’assemblea, su cui si sedeva il maestro quando insegnava. Ma l’espressione è tecnicamente istituzionale: indica una funzione, non una persona.

Ecco il primo punto, caro uditorio: Gesù riconosce la legittimità istituzionale della funzione. Non dice “hanno usurpato”. Dice “sono seduti”. Non dice “fuggite da loro”. Dice “fate ciò che vi dicono”.

Questo è sorprendente perché, nello stesso capitolo 23, Gesù li accuserà di essere ipocriti, sepolcri imbiancati, serpenti. Ma l’accusa non è dottrinale, è morale.

3. La separazione tra lex e exemplum
Qui abbiamo una cesura radicale:

Lex (ciò che dicono) → va obbedita.

Exemplum (ciò che fanno) → non va imitato.

Questa distinzione è rarissima nel mondo antico. I filosofi greci (Platone, Seneca) e i maestri ebraici (i rabbini stessi) tendevano a dire: “Non ascoltare chi non vive ciò che insegna”. Gesù inverte lo schema: ascolta, ma non imitare la persona.

Perché? Perché l’autorità della cattedra non dipende dalla santità di chi vi siede.
La Torah è valida indipendentemente dal suo interprete. Se un delinquente dice “non rubare”, la norma resta vera.

Questo ha implicazioni enormi:

Per l’epoca: Gesù salva l’obbedienza alla Legge ebraica, pur attaccando duramente i suoi custodi.

Per la teoria politica: si può riconoscere la legittimità di una funzione (il giudice, il professore, il governante) senza convalidare la sua condotta privata.

4. Ma è davvero “tutto” ciò che dicono?
Attenzione: l’imperativo πάντα (“tutto”) non può essere assoluto. Poco oltre (vv. 16-22) Gesù critica esplicitamente alcune loro dottrine: il giuramento per l’oro del tempio piuttosto che per il tempio stesso, le decime sulla menta e sul cumino trascurando la giustizia.

Quindi come interpretare πάντα?

Due ipotesi filologiche:

Iperbole retorica: “Tutto ciò che vi dicono in quanto seduti sulla cattedra di Mosè” — cioè, tutto ciò che è autentica interpretazione della Torah va osservato. Le loro aggiunte abusive (tradizioni umane) no. Infatti,Gesù li accusa con; per la vostra tradizione,trascurate i miei comandamenti- NON DICE: PER LA MIA TRADIZIONE TRASCURATE.

Distinzione tra precetti e consigli: Essi dicono cose giuste (la Legge) ma aggiungono pesi insopportabili (vv. 4). Obbedite alla Legge, non ai loro aggravii personalizzati.

La soluzione più coerente: obbedite all’insegnamento della Torah che essi proclamano ufficialmente, ma rifiutate le loro tradizioni che la svuotano e la loro ipocrisia inventata a loro piacimento.

5. Il nodo teologico-politico laico
Da un punto di vista rigorosamente laico — senza presupposti di fede — questa frase di Gesù contiene un modello di relazioni tra autorità e verità:

Autorità formale → deriva da una posizione (cattedra, ruolo, ufficio).

Verità sostanziale → può essere trasmessa anche da persone moralmente corrotte.

Obbedienza → non è mai personale, ma funzionale al contenuto normativo ad applicare la legge di Dio.

Traduciamo in termini contemporanei:
Se un ministro corrotto emana una legge giusta, si deve obbedire alla legge, non al ministro.
Se un professore incompetente insegna un teorema vero, il teorema resta vero.
Se un capo religioso ipocrita recita un precetto etico valido, il precetto va seguito — ma non si deve imitare la sua vita.

Questa è una teoria della separazione tra funzione e persona che anticipa concetti moderni come lo Stato di diritto e l’impersonalità della norma.

6. Contrappunto critico: non è un invito al quietismo
Tuttavia, non fraintendiamo: Gesù non dice “obbedite sempre e comunque”. Dice “fate tutto ciò che vi diranno” nel limite della cattedra di Mosè. Ma quando la stessa cattedra viene usata per insegnare cose contro la Torah (come le loro tradizioni che annullano il comandamento di onorare padre e madre, cfr. Mt 15,3-6), allora l’obbedienza cessa.

Dunque il criterio è:

Sì all’autorità istituzionale finché insegna la Legge.

No all’autorità quando la svuota.

Mai all’imitazione della condotta personale.

È un equilibrio sottile: né rivoluzione anarchica, né sottomissione acritica.

7. Conclusione

Cosa voleva dire Gesù con quelle parole?
Voleva dire che l’autorità religiosa va rispettata nella sua funzione normativa, ma severamente criticata nella sua prassi. Voleva salvare la Legge senza salvare i legislatori. Voleva che la folla non si sentisse sciolta dall’obbedienza alla Torah, ma nemmeno vincolata all’ipocrisia dei maestri.

Per noi, oggi, in un’aula laica, questo insegnamento insegna una cosa semplice e rivoluzionaria:
Ascolta ciò che è giusto anche se viene da una persona sbagliata. Ma non prendere quella persona a modello.

Ed è forse l’unica forma di realismo etico che sopravvive allo smascheramento del potere religioso che invade le nostre chiese.

Grazie.

25-5-2026
Mimmo Balestrieri

Buona domenica a tutti- Oggi,spiegherò in modo semplice,cosa sono i 613 comandamenti o "Mizvoth" dell'Antico Testamento-...
26/04/2026

Buona domenica a tutti-
Oggi,spiegherò in modo semplice,cosa sono i 613 comandamenti o "Mizvoth" dell'Antico Testamento-

Le 613 Mitzvot: Un Sistema Giuridico-Rituale Completo
Analisi della codificazione di Maimonide

1. Introduzione: Il concetto di “Mitzvah” come costrutto normativo

Il testo che stiamo per leggere , presenta l’elenco delle 613 mitzvot (תרי"ג מצוות), tradizionalmente attribuite alla rivelazione sinaitica e codificate da Moshe ben Maimon (Rambam, Maimonide) nel Mishneh Torah.
Da un punto di vista laico e accademico, questo corpus non viene valutato come rivelazione divina, ma come un imponente sistema normativo, frutto di secoli di stratificazione esegetica, che ha permesso al popolo ebraico di strutturare la propria identità collettiva, la coesione sociale e il rapporto con il territorio.

Il numero 613 (365 divieti, come i giorni dell’anno solare, e 248 obblighi, come le membra del corpo umano, secondo la tradizione rabbinica) è di per sé una costruzione ermeneutica.
La scelta di Rambam, sebbene la più accettata, non è unica; altre autorità (come Nahmanide) hanno proposto conteggi differenti, dimostrando che la "lista" è un’interpretazione umana del testo biblico, non un dato assoluto.

2. Struttura e organizzazione: una gerarchia di sfere esistenziali

L’ordine proposto dall’autore del testo (che dichiara "l'ordine e l'organizzazione sono opera mia") rivela una logica funzionale e pedagogica. La sequenza sposta il focus dall’astratto al concreto, dal divino al quotidiano:

Fondazione teologica (Dio, Torah): I primi comandamenti definiscono il monoteismo etico esclusivo (sapere che Dio esiste, è Uno, non bestemmiare). Questa è la premessa ideologica.

Segni identitari visibili (Segni, Preghiera): Circoncisione, tefillin, mezuzah, tzitzit. Sono marcatori corporei e domestici che rendono visibile l’appartenenza al patto.

Etica relazionale (Amore, Poveri, Gentili, Famiglia): Regole contro la calunnia, l’odio, l’indifferenza verso i poveri (lasciare le spigolature, fare ca**tà). Qui emerge una tensione costante: l’obbligo di amare il prossimo (“figli dell’alleanza”) e lo straniero, ma anche norme che delimitano rigidamente i confini (Es. divieto di sposare gentili).

Regolazione della materia e del tempo (Leggi alimentari, Pratiche commerciali, Volte, Shabbat, Festività): La halakhah governa ciò che si mangia (kashrut), come si commercia (divieto di usura tra ebrei), come si lavora (Shabbat) e come si scandisce l’anno (Pasqua, Yom Kippur). Il tempo viene sacralizzato.

La dimensione giuridica e punitiva (Tribunale, Lesioni, Proprietà, Leggi penali): Un intero sistema di diritto penale e civile è codificato: testimonianza, risarcimenti, pene capitali (decapitazione, strangolamento, fuoco, lapidazione) e punizioni corporali (frustate). Lo stato teocratico è presupposto.

Il culto e la purezza (Tempio, Sacrifici, Purezza rituale, Lebbra): La maggior parte dei comandamenti oggi inosservabili (mancando il Tempio di Gerusalemme) riguardano la complessa macchina sacrificale e il sistema di purezza/impurità (es. la v***a rossa, le contaminazioni da ca****re). Questo dimostra che la lista riflette una società agraria e templare del I millennio a.E.V.

3. Due categorie analitiche: comandamenti “condizionali” e “assoluti”

Un’analisi laica deve distinguere tra:

Mitzvot dipendenti dal contesto geo-politico: Il testo stesso segnala (CCI, CCN, CCA; e note come “oggi non è obbligatorio”) quelli applicabili solo in Israele (es. anno sabbatico, decime del raccolto) o quelli impossibili senza Tempio (sacrifici, Tempio, Sinedrio). Questo dimostra che l’osservanza è storicamente contingente.

Mitzvot etiche universali (secondo la prospettiva ebraica): Amare il prossimo, non rimanere inerti di fronte al pericolo, restituire oggetti smarriti, pagare il salario in tempo. Questi comandamenti (es. Levitico 19:18, Deuteronomio 22:1-3) sono stati storicamente interpretati come il nucleo etico.

4. I “vuoti” normativi e le priorità del sistema

Osservando l’elenco, emergono le priorità della società che lo ha prodotto:

Priorità alla memoria e all’identità: Comandamenti come “discutere dell’uscita dall’Egitto” (il Seder di Pasqua) o “scrivere un rotolo della Torah” sono atti performativi di memoria collettiva.

Controllo della sessualità e della riproduzione: Un’intera sezione (“Sesso proibito”) elenca 20+ divieti di incesto, sodomia, bestialità e rapporti durante il ciclo mestruale. L’eteronormatività e l’endogamia (non sposare gentili) sono pilastri.

Tensione tra inclusione ed esclusione: Da un lato si comanda di amare lo straniero (ger), dall’altro si esclude l’Ammonita, il Moabita, il mamzer (nato da unione proibita) dalla comunità per generazioni. Il confine etnico-religioso è rigido.

Diritto agrario sofisticato: Concetti come pe’ah (angolo del campo), leket (spighe cadute), shikchah (covone dimenticato) mostrano un welfare ante litteram, istituzionalizzato tramite la norma religiosa.

5. La questione della punizione e del libero arbitrio

Il testo elenca pene severe (morte per lapidazione, fuoco, strangolamento, frustate) e la nozione di karet (escissione, morte prematura per mano divina). Da un punto di vista laico, la minaccia di punizioni estreme (anche per reati come la stregoneria: “Non permettere che viva chi pratica la stregoneria”) non è diversa dai codici penali dell’antico Vicino Oriente (es. Codice di Hammurabi). La funzione è dissuasiva e disciplinare. Il sistema presuppone un alto grado di conformismo comunitario e una limitata tolleranza per la devianza.

6. Perché oggi osservare (o studiare) questo sistema?

Il testo distingue tra comandamenti “osservabili oggi” (es. non mangiare sangue, onorare i genitori, pregare) e quelli che non lo sono (Tempio, sacrifici). Questa distinzione è cruciale: il giudaismo rabbinico post-70 E.V. (distruzione del Tempio) ha dovuto reinterpretare radicalmente le mitzvot cultuali, trasformandole in preghiera e studio. Lo studio accademico di questa lista è quindi lo studio di un progetto di civiltà mai realizzato nella sua interezza (lo stato teocratico con Tempio), ma che ha continuato a funzionare come ideale regolativo e come matrice per l’etica e il diritto ebraico.

* Oggi, la maggior parte degli ebrei non ortodossi non osserva centinaia di questi comandamenti (es. sacrifici, leggi di purezza, pene capitali). Cosa rimane del concetto di mitzvah come “comandamento divino” quando la maggior parte sono inapplicabili o vengono ignorati? L’etica può sopravvivere senza il rituale?

A quali comandamenti i Cristiano dovrebbero obbedire?
Ne Parleremo in un altro studio che riguarderà i comandamenti nel N.T.

26-4-2026 - Mimmo Balestrieri

19/04/2026

Nessuno dovrebbe credere che Gesù sia il Padre!
Nessuno dovrebbe credere che Gesù sia Lo S. Santo!
Nessuno dovrebbe credere che lo S. Santo sia il Padre!

Oggigiorno, molte comunità e ideologie di eresie si stanno divulgando nelle chiese e nelle persone che non hanno una vera conoscenza biblica.
Già nei primi secoli del cristianesimo,ci furono dei personaggi che la chiesa condannò con la loro eresia del monarchianismo,o meglio decifrarlo in: patripassianismo.
Se volete sapere di cosa è,andate qui: https://www.treccani.it/enciclopedia/tag/patripassianismo/?fbclid=IwAR3qNLGtiHFhq87aWsRhVDUoc_c8Yt_Q0OOBwxEZqNEm8W6DO2upm_hVHJM

Sia i Testimoni di Geova , che altri gruppi negano erroneamente la divinità di Cristo, come i Pentecostali Uniti (noti anche come Apostolici o Solo Gesù), affermano la divinità di Gesù , insegnando erroneamente che i due personaggi del Padre celeste e del Signore Gesù, siano tutto uno.
I Testimoni di Geova accusano i cristiani che credono nella Trinità dicendo che insegniamo che Gesù è il Padre sono uno; mentre i Pentecostali Uniti dicono che Gesù è il Padre e che il Padre e il Figlio sono la stessa persona.
Gran parte della confusione dottrinale, a dir poco, è stata creata da questi gruppi e dai loro insegnamenti ARIANI.
Eppure, La Bibbia risponde affermativamente alla domanda: Gesù è Dio?


Oggi,voglio solo darvi un accenno sul tema: Nessuno deve dire o confondere che Gesù sia il Padre..solo perchè Gesù è Dio e il Padre lo è altrettanto,non vuol dire che siano la stessa persona.
Il Termine Dio è Elohim...che può significare al Plurale..Gli dii, o meglio come...più di Uno è Dio!
Dio non è una persona, ma una natura..in questa natura divina coesistono Tre Personalità divine chiamate: Padre,YHWH(Gesù),e la Ruach (S. Santo)
Diamo una spiegazione delle persone del Padre e del Figlio.
Due persone separate e pluralità

La parola indica entrambi la pluralità e si trova nella Scrittura che distingue il Padre dal Figlio:

Chi passa oltre e non dimora nella dottrina di Cristo, non ha Iddio. Chi dimora nella dottrina ha il Padre e il Figliuolo. (2 Giovanni 1: 9)
Se non avessi fatto tra loro le opere che nessun altro ha fatte mai, non avrebbero colpa; ma ora le hanno vedute, ed hanno odiato e me e il Padre mio. (Giovanni 15:24)
Di nuovo, i Cristiani che credono correttamente nella Trinità , non credono che Gesù sia il Padre anche se crediamo che Gesù sia la divinità come il Padre in NATURA. Inoltre, le parole noi e faremo indicano anche la pluralità tra il Padre e il Figlio:
Gesù rispose e gli disse: Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l'amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui.(Giovanni 14:23)

Che possano essere uno come noi siamo uno!

I cristiani devono essere uno come il Padre e il Figlio sono uno:
E io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, conservali nel tuo nome, essi che tu m'hai dati, affinché siano uno, come noi. (Giovanni 17:11)
Ho dato loro la gloria che mi hai dato, affinché possano essere uno come noi siamo uno: (Giovanni 17:22)
Questo si riferisce a uno in unità, non uno di persona. Gesù non è il Padre.

Gesù è Dio nella carne

Gesù ha insegnato quanto segue:16 E anche se giudico, il mio giudizio è verace, perché non son solo, ma son io col Padre che mi ha mandato. 17 D'altronde nella vostra legge è scritto che la testimonianza di due uomini è verace. 18 Or son io a testimoniar di me stesso, e il Padre che mi ha mandato testimonia pur di me. 19 Onde essi gli dissero: Dov'è tuo padre? Gesù rispose: Voi non conoscete né me né il Padre mio: se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio. (Giovanni 8: 16-19)
Due personaggi distinti e distinti sono mostrati in quel passaggio quando si riferiscono a Gesù e al Padre, proprio come nel brano dell'Antico Testamento di: Deut-17.6 e 19.15 a cui il Signore si riferiva. In altre parole, sono due come 1 + 1 = 2.

Gesù ha pregato a se stesso?

Inoltre, Gesù pregò il Padre. Questo dimostra anche che non può essere il Padre. Se lo era, allora pregava se stesso, il che è ridicolo:
E Gesù, gridando con gran voce, disse: Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio. E detto questo spirò. (Luca 23:46)
Dopo aver detto questo, guardò verso il cielo e pregò: "Padre , è giunto il tempo, glorifica il tuo Figlio, affinché il tuo Figlio ti glorifichi". (Giovanni 17: 1)

Gesù ha mandato se stesso?

Se credi che Gesù sia la persona del Padre, allora dovrai anche credere che Gesù si è auto inviato a:.come mai dite voi a colui che il Padre ha santificato e mandato nel mondo, che bestemmia, perché ho detto: Son Figliuolo di Dio? (Giovanni 10:36)
Come tu hai mandato me nel mondo, anch'io ho mandato loro nel mondo (Giovanni 17:18)
che siano tutti uno; che come tu, o Padre, sei in me, ed io sono in te, anch'essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. (Giovanni 17:21)
io in loro, e tu in me; acciocché siano perfetti nell'unità, e affinché il mondo conosca che tu m'hai mandato, e che li ami come hai amato me. (Giovanni 17:23)

Gesù è Dio e il Figlio unico, unico nel suo genere

I Pentecostali Uniti a volte sostengono che una persona può essere sia un padre che un figlio (così come un marito ) e tutti allo stesso tempo.
Mentre questo può essere vero in occasioni nel naturale, una tale persona non è mai un padre, un figlio (e un marito ) come fosse la stessa persona.
Inoltre, Gesù (la Parola) è una persona separata che era con il Padre prima che venisse sulla terra:
In principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. (Giovanni 1: 1)
E ora, Padre, glorificami nella tua presenza con la gloria che ho avuto con te prima che il mondo iniziasse. (Giovanni 17: 5)

La vita è apparsa; l'abbiamo visto e testimoniato, e noi proclamiamo la vita eterna , che era con il Padre e ci è apparso. (1 Giovanni 1: 2)
Il Signore Gesù in seguito ritornò al Padre:
Gesù disse: "Sono con voi solo per poco tempo, e poi vado da colui che mi ha mandato ". (Giovanni 7:33)

Il Padre e il Figlio devono essere intesi come due persone separate per dare un senso a tutte le Scritture .

2Pietro 1:2-grazia e pace vi siano moltiplicate nella conoscenza di Dio e di Gesù nostro Signore.
grazia, misericordia, pace saran con noi da Dio Padre e da Gesù Cristo, il Figliuolo del Padre, in verità e in ca**tà. (2 Giovanni 1: 3)

Grazia e pace a te da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo. (Fil 1: 2)
Quindi, gli apostoli Pietro, Giovanni e Paolo credevano che il Padre e il Figlio fossero due persone separate e scrissero in quel modo. Allo stesso modo, medita sulla seguente importante Scrittura che, come molti altri, dimostra che la salvezza è condizionale, così come la pluralità tra il Padre e il Figlio:

22 Chi è il mendace se non colui che nega che Gesù è il Cristo? Esso è l'anticristo, che nega il Padre e il Figliuolo. 23 Chiunque nega il Figliuolo, non ha neppure il Padre; chi confessa il Figliuolo ha anche il Padre. 24 Quant'è a voi, dimori in voi quel che avete udito dal principio. Se quel che avete udito dal principio dimora in voi, anche voi dimorerete nel Figliuolo e nel Padre. 25 E questa è la promessa ch'egli ci ha fatta: cioè la vita eterna.(1 Giovanni 2: 22-25)

[Chiaramente, una dottrina errata può far perdere a un cristiano la sua salvezza.
Vedi anche 1 Cor. 15: 2; 2 Giovanni 9 e Gal. 5: 2-4.
Questo fatto smentisce un'altra falsa dottrina (l' eresia della salvezza eterna ).]


Dio [il Padre] è Spirito, ma Gesù non lo è

Riferendosi al Padre, Gesù disse:
Dio è spirito e i suoi adoratori devono adorare in spirito e verità. (Giovanni 4:24)
Al contrario, Gesù ha detto di se stesso:
Guardate le mie mani ed i miei piedi, perché son ben io; palpatemi e guardate; perché uno spirito non ha carne e ossa come vedete che ho io. (Luca 24:39)
Quindi Gesù non poteva essere il Padre (che è spirito ), poiché ha la carne e le ossa che uno spirito non ha.

Nessuno ha sentito o visto il Padre,
ma ha sentito e ha visto Gesù

Inoltre, nessuno ha mai sentito o visto il Padre in nessun momento, secondo Gesù:
E il Padre che mi ha mandato, ha Egli stesso reso testimonianza di me. La sua voce, voi non l'avete mai udita; il suo sembiante, non l'avete mai veduto; (Giovanni 5:37)

Nessuna persona sana negherebbe che la gente abbia visto e ascoltato Gesù ad insegnare, ma Gesù ha detto che le stesse persone non hanno mai sentito il Padre e non hanno mai visto la sua forma o sembiante.
Ancora una volta, possiamo solo dedurre che Gesù non può essere il Padre.
Ecco le Scritture per mostrare che le persone hanno visto Gesù:

Ma io ve l'ho detto: Voi m'avete veduto, eppur non credete! (Giovanni 6:36)
Allora Gesù gli disse: "Poiché mi hai visto, tu hai creduto, beati quelli che non hanno visto e hanno creduto". (Giovanni 20:29)

"Chiunque mi ha visto ha visto il Padre"

Cosa intendeva Gesù quando pronunciò quanto segue?
Dovremmo credere che Gesù è il Padre da questo verso?
Gesù gli disse: Da tanto tempo sono con voi e tu non m'hai conosciuto, Filippo? Chi ha veduto me, ha veduto il Padre; come mai dici tu: Mostraci il Padre? (Giovanni 14: 9)
Gesù non stava dicendo che è la persona del Padre.
Lui non lo è. Invece ha detto che in lui vediamo come il Padre si sarebbe espresso nelle stesse circostanze.

Si noti quanto segue:
il quale, essendo lo splendore della sua gloria e l'impronta della sua essenza e sostenendo tutte le cose con la parola della sua potenza, quand'ebbe fatta la purificazione dei peccati, si pose a sedere alla destra della Maestà ne' luoghi altissimi, (Ebrei 1: 3)
Gesù è la rappresentazione esatta del suo essere , cioè Gesù è della stessa natura del Padre.

Padre eterno Ma non Padre celeste

In Molti credono al titolo che danno a Gesù , incluso il Padre Eterno:
..per dare incremento all'impero e una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno, per stabilirlo fermamente e sostenerlo mediante il diritto e la giustizia, da ora in perpetuo: questo farà lo zelo dell'Eterno degli eserciti. (Isa 9: 6)

Il testo ebraico dice : padre dell'eternità , che non è la stessa cosa della persona del Padre.
( Faremo in futuro la confutazione a questo brano)
È impossibile per Gesù essere la persona del Padre celeste, a causa di tutte le prove e delle affermazioni sopra citate.

Gesù è il Figlio, che è stato mandato dal Padre nel mondo per morire per i nostri peccati ed è ora seduto alla destra del Padre (Ebrei 1: 3).
Un contrasto simile, che è più facile da vedere, è tra Abramo e il Padre celeste.
Abrahamo è chiamato nostro padre (Romani 4:12) e padre di tutti noi (Romani 4:16), eppure nessuno penserebbe che sia il Padre celeste, che è chiamato nostro padre (Col. 1: 2; .) e il padre di tutti (Ef 4: 6).

Ognuno è chiamato padre con titoli simili, ma chiaramente non sono la stessa persona . Abramo non è il Padre celeste e ragionare su questi titoli è ridicolo.

Il termine Dio spesso si riferisce alla sola
persona del padre, ma non sempre

Un'altra verità che aiuterà molti a capire questa pluralità tra il Padre e il Figlio così come la divinità di Cristo è sapere che il termine Dio spesso si riferisce solo al Padre, ma altre volte al Figlio e altre volte allo Spirito Santo .
Questo è mostrato nei seguenti tre versi rispettivamente:
Grazia e pace a te da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo. (1 Cor 1: 3)
Poi disse a Toma: Porgi qua il dito, e vedi le mie mani; e porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente.Toma gli rispose e disse: Signor mio e Dio mio! (Giovanni 20: 27,28)

Ma Pietro disse: Anania, perché ha Satana così riempito il cuor tuo da farti mentire allo Spirito Santo e ritener parte del prezzo del podere? Se questo restava invenduto, non restava tuo? E una volta vendutolo, non ne era il prezzo in tuo potere? Perché ti sei messa in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio. (Atti 5: 3,4)

Gesù NON è il Padre – Dove è seduto?

Il Signore Gesù asceso è il più delle volte seduto alla destra del Padre, ma una volta è stato visto in piedi alla destra del Padre:
e disse: Ecco, io vedo i cieli aperti, e il Figliuol dell'uomo in piè alla destra di Dio. (Atti 7:56)
Stefano vide due personaggi mentre stava morendo. Inoltre, Gesù viene mostrato altrove prendendo il rotolo da Dio (il Padre) che era seduto sul trono:
Venne e prese il rotolo dalla mano destra di colui che sedeva sul trono. (Apo 5: 7)
Attraverso tutte le Scritture troviamo prove che Gesù non è il Padre, ma è divino
(Dio per natura) come il Padre.
Con tutte queste prove sulla pluralità tra il Padre e il Figlio, come le moltitudini siano state ingannate su questo è allarmante per non dire altro.
Sembra ancora una volta che un credo o una confessione dottrinale sia stata la base per propria convinzione personale piuttosto che per le Sacre Scritture .
La verità è: Gesù non è la persona del Padre, ma è una divinità come il Padre e lo Spirito Santo.

Credere che Gesù sia il Padre è irrazionale e non scritturale.

Indirizzo

Correggio
42015

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