04/05/2026
RICORDI DEL PRONIPOTE DI (MAMMA) ASSUNTA GORETTI.
(Marco Vassalli, figlio di Ma**ca Porfiri, che era figlia di Ersilia Goretti Porfiri la quale era, a sua volta, figlia di Assunta e sorella di Santa Maria Goretti, in questo suo articolo ci narra di alcuni interessanti ricordi della sua infanzia e di alcuni frammenti di storia vissuti nella casa in cui ha convissuto, per più di 10 anni circa, con la famosa bisnonna)
“Dopo aver scritto un libro ( "Racconti di Famiglia", Casa Editrice: Elle Di C) e diversi articoli su Santa Maria Goretti (mia prozia, o meglio Zia Mariettina) e Sua Madre (mia bisnonna o meglio Nonna Sunta, nome di battesimo, Assunta all’anagrafe.) mi sorge il dubbio se sia io riuscito a trasmettere il sentimento intimo di Nonna e di Zia.
Questo scritto tratterà del mio rapporto di conoscenza di Santa Maria Goretti , ovvero di Zia Mariettina e di Nonna Sunta..
Come tutti i bambini ero molto curioso e quando i grandi parlavano anche io tenevo le orecchie ben tese per non perdere neanche una sillaba e come tutti i ragazzini mi impregnavo dei racconti come una spugna.
In casa quando io ero bambino veniva sempre “Marietta del Tosto” (Maria Luzzi) amica d’infanzia di Nonna Sunta (anche Marietta la chiamava Sunta) e parlavano quasi sempre di avvenimenti passati e qualche volta del futuro con riferimento al passato.
Quando Nonna ricordava il suo passato con Marietta loro non ricordavano semplicemente il trascorso ma dal tono e dal sentimento che vi mettevano sembrava rivivessero in quel momento l’accaduto, si perché Marietta aveva vissuto quei momenti con Nonna e siccome anche lei era più o meno nelle stesse condizioni di vita di Nonna, miseria e privazioni.
Per esempio quando rivivevano il momento della rottura dell’orcio (otre di coccio) e che per poterlo ripagare Nonna dovette spendere tutti i soldi che faticosamente aveva risparmiato e messo da parte con piccoli lavoretti svolti nei rari momenti liberi, soldi che servivano per potersi comprare il vestitino della Cresima.
Marietta e Nonna parlavano come se la cosa fosse appena accaduta e Marietta parlava come se dovesse consolare la sua amica Sunta, la quale sarebbe rimasta senza vestitino ed a me che ascoltavo sembrava di vedere le due bambine una che quasi piangeva e l’altra che la consolava.
Così come quando ricordavano la morte di quella che Nonna chiamava” Madrina” ovvero colei che era la mamma affidataria e si trovò da sola ad accudire la famiglia, lei ed il padre adottivo Gattarello, come lo chiamava lei.
Ma quando parlavano del matrimonio di Nonna allora la cosa sembrava reale nelle loro parole.
Per Nonna la cosa stava accadendo in quel momento e nel parlare sembrava prendere le sembianze della giovane donna che stava per fare il passo più importante della sua vita.
Io non ero sempre in casa ma nei dieci anni vissuti in casa con Nonna Sunta ho ascoltato tanti racconti e ricordi sia da parte di Nonna come da parte delle altre persone che vissero quei momenti di vita alle Ferriere di Conca compresi i momenti di quel terribile fatto, l’uccisione di Zia Mariettina.
Ascoltai anche alcune interviste fatte a Nonna Sunta, compresa quella registrata da Don Carlo Fornaciari, i racconti sembravano gli stessi ma il tono era diverso, distaccato non coinvolto come quando parlavano tra di loro, Nonna, Teresa, Mario e Marietta.
Quando il mio libretto “Racconti di famiglia” doveva essere pubblicato dalla Casa Editrice mi telefonò la Signora che ne curava l’edizione, mi propose di togliere alcuna fotografie perché non rilevanti e simili tra di loro.
Mi propose di togliere anche una foto che mi bloccò e d’impeto dissi “NO! NOOO! Quella no!” e lei meravigliata mi chiese “ma perché no!” risposi “Lei ha di fronte a se la foto in oggetto?” mi rispose “si perché’” dissi “bene, vede quel signore alto dietro sulla destra?” “si “ rispose, “bene” dissi io “quel signore è Mario Cimarelli, quello che per primo soccorse la mia Prozia dopo l’accoltellamento, ora le ripeto le esatte parole ed il tono con il quale Mario riviveva il momento < Vidi la scena e rimasi di sale mi chinai per raccogliere quel corpicino straziato e grondante sangue e delicatamente lo posai sul letto>.
A quel punto la signora con voce rotta disse “NO non si può assolutamente togliere”. Il racconto di Mario l’inflessione e la voce strozzata mi trasportano alle Ferriere ed assisto a quel momento. Mai dimenticherò le parole di Mario, Grazie Mario per tutto quello che hai fatto per Zia Mariettina.
La stessa cosa mi accade quando ripenso ai ricordi dei momenti salienti della vita di Zia Mariettina quando Nonna Sunta ne parlava con Marietta, Teresa e Mario Cimarelli, io attraverso le loro parole ed il loro tono e l’inflessione della voce rivivevo e rivivo quei momenti ed è come comprendessi i sentimenti che allora li animavano è come se fossero adesso qui davanti a me, intuisco le loro emozioni, i loro sentimenti.
Capisco la reazione che Zia Mariettina ebbe quando Nonna Sunta le chiese al ritorno dalla fontana dove era andata a prendere l’acqua se Lei utilizzava quel linguaggio poco consono ad una ragazzina usato dai ragazzi e dalle ragazze alla fontana, vedo attraverso il tono delle loro parole le loro espressioni facciali quella bambina che si blocca, si fa estremamente seria e dice con tono dolce ma deciso che non ammette repliche “No!!!! Piuttosto la morte!!!!!!!!“.
Zia Mariettina usò lo stesso tono quando con Nonna parlarono della Prima Comunione “Mamma non voglio il vestito VOGLIO GESU’!!!!!!”.
Nel ricordo del perdono le loro voci, il tono, l’inflessione riportavano la dolcezza della bambina che perdonava non solo con gentilezza ma dalle loro parole traspariva nella bambina l’amore per Gesù e per gli uomini tutti i quali non voleva finissero all’inferno, il qual fatto offendeva terribilmente Gesù “Lisandro non farlo è peccato vai all‘Inferno, GESÙ NON VUOLE”, mi sembra ancora ora di sentire il tono della voce flebile ma deciso con una tenerezza indescrivibile, una voce che trasmetteva amore come diceva Teresa Cimarelli, quell’amore che Lisandro interpretò nel modo peggiore.
A proposito di Serenelli, così veniva chiamato in casa Alessandro Serenelli, pur avendolo conosciuto non lo sentii mai parlare e raccontare alcunché perché entrava in casa andava in camera di Nonna e parlavano solo tra di loro, mai si fermò a parlare con chi era in casa e subito usciva abbozzando un saluto. Quando parlavano di lui Nonna, Teresa, Mario e Marietta non si percepiva ne astio né freddezza nei suoi confronti ma usavano un tono normale come se stessero parlando di una qualsiasi persona conosciuta, anche se io intuivo che il loro parlare non era un parlare con distacco ma come di una persona infelice, infelice si perché ebbe una giovinezza difficile, senza la madre e con un padre-padrone con quel carattere astioso e prepotente.
Ora mi rendo conto che parlavano in quel modo perché comprendevano ma non giustificavano quel comportamento di Alessandro anche se stava passando un momento di transizione da ragazzo ad uomo, in più l’oppressione del padre che spinse quel ragazzo, che poi in fondo non era malvagio e buon lavoratore, ad esplodere senza rendersene conto del male che avrebbe creato a tutti, compreso se stesso. Nonna lo capì ed anche lui si rese conto di ciò ed anche se, con il suo modo riservato (e “da orso” come diceva Nonna) le fu sempre affezionato, anche se con qualche sbavatura, da quello che nei discorsi di Mario, Teresa e Marietta si intuiva.
Ora in tutto quanto ho scritto chiaramente nel fare memoria dei racconti di allora ho usato il filtro dei miei ottant’anni e dell’uso del buon senso e dell’umiltà che credo indubbiamente Nonna Sunta e Zia Mariettina hanno rafforzato dentro di me nel riferire i fatti.
Ora per chiudere devo dire che la spugna è asciutta, ho spremuto sino all’ultima goccia e posso solo aggiungere che per me Nonna Sunta e zia Mariettina sono vive e sono sempre per me presenti.
Grazie a Nonna a Zia Mariettina ed a tutti Voi che le amate. Grazie, Marco Vassalli.”